Lettera a mio figlio – 29 luglio 2014

29 luglio 2014

Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed e’ una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose.
(Antoine de Saint Exupéry)

 

Amore mio,
cinque anni fa sapevo solo che ti volevo con me, e che eri tutto ciò che di Amore mi restava.
Non avevo capito, per il dolore che vivevo, la portata del dono che avevo ricevuto.
C’è voluto tempo, il dover attraversare il buio, affrontare i miei fantasmi…e c’è voluto il tuo amore.
Oggi, un lustro dopo, io riconosco la Meraviglia in ogni giorno attraverso i tuoi occhi.
Grazie a te ha assunto tutto un colore, un sapore, un odore ed un senso veri.
Mi stai insegnando a tornare bambina ogni giorno un pò di più ed ogni giorno a crescere, con te.
Ma soprattutto mi stai insegnando a ricercare la felicità in ogni filo d’erba ed in ogni goccia di pioggia.
Ed io? Che posso dare a te?
Spero di poterti dare, per ogni giorno, radici per crescere e ali per volare.
” A te che hai dato senso al Tempo, senza misurarlo…A te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei…A te che sei il mio amore grande…Ed il mio grande amore “.(L. Cherubini).
La tua saggezza da bambino mi sta insegnando più di tutti i miei libri…ed è bello quando tu mi chiedi di leggerti qualcosa…Quando prima di me senti l’odore del mare e la voce del vento.Quando tutto al tuo orecchio sembra una canzone.
Allora capisco, dal tuo sorriso, che forse ci contagiamo a vicenda, in quell’istinto che condividi con me dal tuo primo battito e che caparbiamente ti ha portato al mondo, che non è solo pulsione di vita ma è Amore, per la vita…
…Buon compleanno, topolino K.I.M. che ogni giorno diventi sempre più, come ti definisci, un “cavaliere”.
Il mio guerriero della luce.
La tua mamma
L’amore materno, (…) fa sentire al bambino che è bello essere nato; instilla nel bambino l’amore per la vita e non solo il desiderio di restare vivo. (… ) Il latte è il simbolo del primo aspetto dell’amore, quello per le cure e l’affermazione; il miele simboleggia la dolcezza della vita, l’amore per essa, e la felicità di sentirsi vivi. La maggior parte delle madri è capace di dare “latte”, ma solo una minoranza di dare anche “miele”. Per poter dare latte una madre non deve soltanto essere una “brava mamma”, ma una donna felice, e non tutte ci riescono. L’amore della madre per la vita è contagioso, così come lo è la sua ansietà; ambedue gli stati d’animo hanno un effetto profondo sulla personalità del bambino; si distinguono subito tra i bambini – e gli adulti – coloro che ricevono soltanto “latte” e coloro che ricevono “latte e miele”.

(Erich Fromm)

 

festa kim 2014 kim luglio 2014

Pensieri di questo mattino

. . . Ci si dimentica troppo spesso che il futuro non ci é assicurato, è che questo giorno è un dono, anche quando piove.
Questa mattina mi sono svegliata pensando ancora ad un’amica che avrebbe compiuto 38 anni ieri e che invece già sorride dalle nuvole da un annetto.

I miei pensieri di questo mattino sono per i miei amici, che dico ogni volta ” poi ci dobbiamo vedere” e invece rimandiamo sempre.

Sono per questo sole e per le risate di mio figlio che mi fa sentire la persona più fortunata e ricca al mondo.

Sono per Riccardo che abbracciandomi ogni volta mi ricorda, assieme a mio figlio, che l’Amore non va mai perduto, e che in un modo o nell’altro torna sempre indietro.

Sono per questo momento in treno, in cui tutto è fermo ed in movimento, in cui fuori brilla l’estate che ripaga tanti estati perdute, di perdita e dolore.

Sono per questo respiro aria di mare che è un pò un sospiro, una preghiera per chi non ha un momento sereno, affinché possa conquistarlo e sentirsi salvo. . . O sentirsi vivo.

Frammenti di un’estate autunnale

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

(P. Neruda)

…Adoro la mia città.
Anche in un luglio di grandine e temporali tropicali.

Perché il “dopo”…
…il “dopo” è di montagne come disegnate a denti aguzzi, a mordere nuvole basse come castelli difesi da draghi e cavallucci marini che lottano con i gabbiani, silenziosi e leggeri sul mare ancora brontolante della passata tempesta.

Il “dopo” è di pozze di cielo tra palme e ulivi, e schizzi d’acqua di fontanine e passerotti festosi dopo la pioggia, e il sole all’orizzonte che ferisce occhi e anima in un’istantanea di bambini che si rincorrono felici, e che preghi nessun giudice cieco, sordo e sessista divida mai.

Il “dopo” è l’aria d’autunno frammista di salsedine, che forse è una cosa nuova ma è  anche una cosa che sa di antico, di ricordi sfumati come in un sogno… ed è un attimo, che ogni rumore scompare, resta solo il battito del cuore, il ritmo di un tramonto perfetto…

…è il ritmo di un tramonto normale, di sole come se la tempesta fosse stata inventata in un momento di noia così, per scherzo o per dispetto…

…Anche il “dopo” finisce, ma ti resta la lezione.
Quando nemmeno te l’aspetti, il “dopo”può essere il senso del Tutto…Incanta proprio perché arriva dopo, ed è l’essenza della Speranza.

…Volerò 
tra sogno e reale
e mi farò male 
quando cadrò,
ma tu, poi, 
mi resterai accanto,
nel riso e nel pianto, 
e mi rialzerò…

(P. Carone)

 

La pioggia, d'estate, in Stabiae.

La pioggia, d’estate, in Stabiae.

Meditazioni peri-psicologiche -2- (Mamma, ti voglio sposare io)

Già da piccolo, il figlio comincia a sviluppare un’affettuosità particolare per la madre, che considera come cosa propria, e ad avvertire nel padre un rivale che gli contrasta questo possesso esclusivo; e, allo stesso modo, la figlioletta vede nella madre una persona che disturba il suo affettuoso rapporto con il padre e che tiene un posto che lei stessa potrebbe occupare molto bene. Apprendiamo dall’osservazione quanto sia precoce l’età cui risalgono questi atteggiamenti. Li designiamo col nome di “complesso edipico”, perché la leggenda di Edipo realizza con un’attenuazione minima i due desideri estremi risultanti dalla situazione del figlio: uccidere il padre e prendere in moglie la madre[...] Che cosa si può dunque scoprire del complesso edipico mediante l’osservazione diretta del bambino, all’epoca della scelta oggettuale che precede il periodo di latenza? Ebbene, si vede facilmente che il maschietto vuole avere la madre soltanto per sé, avverte come incomoda la presenza del padre, si adira se questi si permette segni di tenerezza verso la madre e manifesta la sua contentezza quando il padre parte per un viaggio o è assente. Spesso dà diretta espressione verbale ai suoi sentimenti, promette alla madre che la sposerà. Si penserà che ciò è poca cosa in confronto alle imprese di Edipo, ma di fatto è già abbastanza, in germe è la stessa cosa. L’osservazione viene spesso offuscata dalla circostanza che in altre occasioni lo stesso bambino manifesta contemporaneamente una grande affezione per il padre; tuttavia, simili atteggiamenti emotivi opposti  o per dire meglio, “ambivalenti”  – che nell’adulto porterebbero al conflitto, nel bambino sono del tutto compatibili tra loro per un lungo periodo, così come più tardi trovano posto permanentemente l’uno accanto all’altro nell’inconscio.

Sigmund Freud – Introduzione alla psicoanalisi / Lezione 21. Sviluppo della libido e organizzazioni della sessualità,  1915-17, Opere Vol.  8

Da “addetta ai lavori” sapevo che prima o poi sarebbe successo, e curiosa come sono mi chiedevo se avrebbe assunto connotazioni diverse per un bambino che vive solo con la mamma.

Oggi mio figlio mi ha detto solenne” Ma mamma, ti voglio sposare io!!”

E’ che eravamo sul lungomare, e c’erano due sposi. Mio figlio ammirava l’abito della ragazza, bianco scintillante sotto il sole con il lungo  strascico, poi però ho scoperto aveva notato anche l’abito dello sposo.

Mi ha chiesto che aveva “quella signorina” addosso.
“E’ una sposa, amore”, e gli ho detto che in genere le persone che si amano sovente si sposano, prima o dopo aver avuto dei figli…anticipando i pensieri che tradivano i suoi occhi, gli ho spiegato che mi sarebbe piaciuto sposare il suo papà, ma non è andata così e ora…chissà…magari avrei sposato Riccardo…

…”Ma mamma, voglio sposarti io!”
Sorrido. “Okkei amore…va bene!”
“Tu, mamma, mi metti un gran bel fiocco come quel signore…e tu ti metti un abito bello bello come quello lì…”
“Va bene amore…”
“Allora…mamma…quando ci travestiamo?”
“Intendi con gli abiti da sposi? Ma non so amore, dobbiamo fare i soldini per sposarci…bisogna fare una bella festa…”
“Io non la voglio fare la festa, mamma! Travestiamoci adesso, dai!!!”

Come se non camminassimo già mano nella mano, io e lui…come due bambini nel sole.

E’ stato bello  sentirsi dire dal proprio figlio che ti vuole sposare.
Io che ho lavorato da sempre con i bambini, come formatrice o animatrice , ho avuto spesso il narcisistico compiacimento per un bambino che mi diceva “da grande ti voglio sposare”, e la cosa mi inteneriva sempre. Mi dava l’idea, tra le varie cose,  che si sentisse, che ci mettevo il cuore con loro…e che mi sentivano un pò come il sostituto materno.

Ma quando te lo dice tuo figlio, la cosa ti sembra inconsapevolmente la più normale del mondo.

Lui che tra dieci giorni compie cinque anni.
Il suo desiderio di sposarmi oggi, mi ha dato l’idea che sta per cominciare un nuovo capitolo della sua vita…
“…Tu un pò più grande, un pò più grande anch’io” (P.Mango)

. . . A te che sei la miglior cosa che mi sia successa... (L.Cherubini)

. . . A te che sei la miglior cosa che mi sia successa… (L.Cherubini)

Psicofilosofia della vita amorosa -2

. . .mi emoziona sempre, ascoltare la voce di mio figlio a telefono.
Anche qualche anno fa, quando a malapena esprimeva qualche suono articolato, sotto il primo anno di vita, dicendo”palla”, “mamma”, “miao”, ed io da lavoro lo chiamavo e videochiamavo. . . La sua voce ha riempito di luce stanze buie stordite dal silenzio dell’Assenza, ed è diventata la mia canzone  più bella.
Lui che mette le mani vicino agli occhi  cantando e dice “guarda, faccio come Mika!”
Più cresco e più mi rendo conto che è l’Amore, che salva la vita…

Di stanze, di tesori e di pirati nelle quattro mura

“La creatività consiste nel mantenere nel corso
della vita qualcosa che appartiene all’esperienza infantile:
la capacità di creare e ricreare il mondo. ”
(Donald W.Winnicott)

 

Questa sera, mio figlio mi ha proposto un gioco.
Ero stanca morta, ma mi toccava.
Avevamo una mappa, lui era il capitano pirata ed io l’aiutante.
Ha tracciato l’itinerario davanti a me, con l’elenco delle stanze. Prima la cameretta, poi la stanza del nonno, poi la “sua” stanza (così chiama il soggiorno), poi il bagno, il corridoio, ed infine la cucina.
Non lo sapevo, ma in cucina aveva già nascosto uno scrigno con monete pirata che gli ho regalato un annetto fa.
In ogni stanza un pezzo del tesoro, ed un pericolo. Ha preferito non avere armi (odio che usi armi giocattolo, il massimo che tollero per il gioco sono spade, e lui sembra condividere il  mio disprezzo), ha usato polvere magica e bacchetta. Più di una bacchetta. Una per ogni occasione (e non ha mai visto Harry Potter, ancora…).
Quindi abbiamo fatto fuori qualche fantasma e qualche pericolo generico non identificato.
Ogni stanza aveva un nome molto suggestivo, coniato da lui, come il “bosco del silenzio” e la “montagna della paura”, ma la cosa che più mi ha fatto ridere è stato il “picco del gabinetto” (pareva non trovasse nome più originale) dove l’ho fatto ridere a crepapelle coprendomi la testa con la mappa temendo volassero “cacchine”…
…tra le fughe e i combattimenti, ad un certo punto io ho fatto finta di piangere dalla paura.
Lui serio serio, svestendo un attimo i panni del capo,  ha detto “Mamma, tu non puoi piangere. Sei un’adulta”.

Adulta. Proprio questo termine.

Allora gli ho chiesto se gli adulti giocassero ai pirati.
Lì per lì è rimasto un attimo pensieroso.
Poi ha risposto “mentre giochi fai finta di non essere adulta, allora puoi piangere”.
Mi è sembrato un ottimo compromesso.
Mi è venuto in mente, in un attimo, che lui mi ha visto (e probabilmente sentito precocemente, con tutto quello che può sentire un bimbo in pancia) parecchio piangere.
Allora en passant  gli ho chiesto se non si ricordava che mi avesse visto piangere.
E lui ha detto secco e diretto, senza nemmeno pensarci un attimo: “NO”.
Poiché mio figlio mi legge l’anima, alla mia espressione ha aggiunto: “Piangevi quando eri piccola. Ora sei grande. Anche io ora piango meno. Sono un pò più cresciuto”.
Il mio leoncino di quasi cinque anni…tra due settimane precise.
La mia più grande avventura.
Ho avuto un flash back lungo quasi trent’anni, mi son venute in mente le astruserie che inventavo con mio fratello quando aveva l’età di mio figlio, dove i libri in fila diventavano una biblioteca o la centralina di chissà cosa con tanti bottoni da premere…Chissà se mio fratello, che domani compie gli anni, se le ricorda anche lui…
…forse no, perché è cresciuto un pò più velocemente di ( e diversamente da ) me.
Io ne ricordo un pezzettino sempre in più, con la guida di mio figlio. E più torno indietro, più cresco un pochino.

Ah…il tesoro l’abbiamo trovato, poi.
Due volte.
Il capitano, lo ha trovato.
Era sotto il divano una volta, sotto il tondo della tavola un’altra.
E mi sono meritata pure una moneta d’oro per l’avventura…

 

“Ogni giorno un pò più grande,
un pò più grande anch’io”
(Mango)

 

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Meditazioni peri-psicologiche -1-

Un “trauma” è un qualcosa che ti accade e che sulle prime sembra esser circoscritto al momento o che comunque sembri archiviare come qualsiasi altro ricordo. . . Magari credendolo sempre più sfumato.
In realtà non si è sfumato.
L’emozione ad esso legata si è un ritirata, come l’acqua prima di un maremoto.
E ti sommerge improvvisamente quando sei sulla sul lungomare, sulla riva, quando provi a prendere il largo.
E quando sei lontano dal mare, torna nei sogni, quello tzunami, con modi diversi.
Per sommergerti.
A me è capitato così.

Come se fosse l’alba

Come una bella arancia
su di un’ immensa cesta d’acqua
appesa ad un filo così sottile
da confondersi con i colori del cielo
questo sole di luglio
che profuma l’aria di mare sul far della sera
di ricordi e sfumature
e la città si fa rosa
e la brezza si fa azzurra e l’anima si rischiara come se fosse l’alba. . .
(Amalìe C.75)

 

Amalia.Conte.75 photographer

Amalia.Conte.75 photographer

Chi vive di musica

La musica è per l’anima
quello che la ginnastica è per il corpo.
(Platone)

. . . Non v’è dubbio che vive di musica veda il mondo in modo diverso. Talvolta atipico. Sicuramente con più punti luce.

Non ho ricordi di infanzia, per quanto i miei genitori non abbiano brillato sempre per affettività, in cui non ci sia la musica. Questo, non volendo, mi ha fatto crescere con l’idea che tutto avesse armonia, anche il silenzio, il buio. . . Il dolore.
Ricordo i 45 giri, mia madre che cantava in cucina per tenere a bada la malinconia, l’organo tiger e la chitarra eko di mio padre, la tammuria arruginita in garage e la fisarmonica e l’armonica dello zio.
Ricordo la luna al cannocchiale e l’idea che camminando lenta nel cielo potesse fare rumore ed essere da ninna-nanna agli animali. . .
. . . Il canto del mare e la natura con i cori e le voci. . .
. . . Ecco perché mio figlio ha cominciato ad ascoltare musica che era un fagiolo di otto settimane, in pancia. Ecco perché non mi sorprende ora che, se pure stranamente ancora stonato, anche mentre dorme sogna canzoni. .  E le canta  anche, dormendo, come una nenia antica, spesso indecifrabile.

Perché la musica cambia il terreno su cui cammini.
E se per un attimo ti manca il respiro, per un momento d’ansia che nemmeno sai formalizzare a parole, una canzone attiva un’emozione e l’anima si placa.

Come diceva Beethoven, la musica è più profonda di qualsiasi filosofia o saggezza.

Certe sere come questa, che ritorno da lavoro che è notte, con una falce di luna che si culla a peli d’acqua sul golfo ed il treno lento e deserto, sembra che ogni cosa risuoni dei pensieri e delle note che ti manda la cuffia.
Arriverò  a casa e la voce di mio figlio, la musica in assoluto più bella dell’universo, mi rimprovererà per essere tornata tardi.
Ed insieme ascolteremo e vedremo un dvd delle sue canzoni preferite.. .

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Mio figlio che pizzica la chitarra. . .

Una banana in due

I bambini s’incontrano sulla spiaggia di mondi sconfinati
Lassù il cielo infinito è immobile
e l’instancabile acqua è agitata.
I bambini s’incontrano con grida e danze
sulla spiaggia di mondi sconfinati.

Costruiscono castelli di sabbia
e giocano con conchiglie vuote.
Con foglie secche intrecciano le loro barche
e sorridendo le fanno galleggiare nell’immenso mare.
I bambini giocano sulla spiaggia dei mondi.

Non sanno nuotare, non sanno gettare le reti.
I pescatori di perle si tuffano per cercare le perle,
i mercanti navigano sulle loro navi,
mentre i bambini raccolgono sassolini e li sparpagliano di nuovo
Non cercano tesori nascosti, non sanno gettare le reti.

Il mare ondeggia ridendo
e pallido riluce il sorriso della spiaggia.

Le onde portatrici di morte cantano ai bambini delle ballate senza senso,
come una madre che dondola la culla del suo bambino.
Il mare gioca con i bambini
e pallido riluce il sorriso della spiaggia.

La tempesta vaga nel cielo senza sentieri,
le barche naufragano nell’acqua senza rotte.
La morte è in giro e i bambini giocano.
Sulla spiaggia di mondi sconfinati
c’è il grande incontro dei bambini.

(R.Tagore)

*pensieri sparsi su mio figlio quasi cinquenne (-30)che stamattina vedendomi parecchio a terra mi ha detto”mamma, io non ti renderò mai triste. .  . Solo felice! Facciamo così…ti regalo qualcosa!” E ha aperto il frigo. Ed io gli ho detto “basta che mi abbracci amore!” E lui è corso ad abbracciarmi. E poi ha detto con un gran sorriso: “Facciamo così: facciamo una banana per due, così siamo felici?”
Ed io mi sono detta che dovrei essere più felice.

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Nella foto:il mio bambino in spiaggia, ieri.

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