Il supermercato dei bambini

. . . Sul leitmotiv della filosofia sulla morte,  mio figlio ieri sera a bruciapelo mi ha chiesto se l’avessi preso in un supermercato di bambini. La mia espressione un pò inebetita deve averlo un pò spiazzato, così ha raffinato la domanda: “. . . e hai scelto me nel supermercato?”

Mi sono passate tante spiegazioni belle e ad effetto, pensavo a Tagore, al Karma. . .
. . . alla fine ho cercato di rispondere come sentivo, mentre era seduto in braccio a me e gli chiedevo se giustamente avesse valutato da solo questa ipotesi sulla sua origine o gli fosse stata suggerita.

Ovviamente produzione propria.

Gli ho detto quello in cui credo, mio figlio non voglio crescerlo in una religione -le religioni generano guerra- ma nella spiritualità e nella fede(L’ altro giorno non so come gli è uscito, mi ha chiesto se anche lui aveva un angelo vicino che lo proteggeva, ed io ovviamente gli ho detto di si, perché ci credo fortemente).
Gli ho detto che prima di nascere noi siamo in una dimensione diversa, come le fate nelle favole.  Che siamo un pò come gli angeli, e che lui è arrivato perché si è sentito chiamare dall’Amore che mamma sentiva ed è diventato bambino.

“È cominciata quel giorno, la mia Storia?”, mi ha chiesto.

“Si, amore. . . diciamo di si”

“È finirà il giorno che moriro’?”
(Eccolo qui, mi son detta, lo aspettavo. . .)

“La Storia non finisce quando si muore, amore. . . poi quando impari a leggere bene ti faccio capire perché…ma sicuramente non finisce soprattutto perché si è nel cuore di chi ti vuole bene. . . “

Non è sembrato molto convinto. Mi ha abbracciato forte e mi ha detto che lui non vuole andare da nessuna parte senza di me. Ed io gli ho detto che ovviamente non ci va!
Ma a tratti certi discorsi fanno paura più a me che a lui.

“Comunque se ci fosse stato un supermercato dei bambini, con tanti bimbi, io avrei scelto sempre e solo te, amore!”

Così, il suo sorriso ha dissipato ogni paura ed il successivo argomento di conversazione è diventato come superare un labirinto di un giochino sul tablet.

Qualcosa di indubbiamente più gestibile. . .

image

Published in: on 21 agosto 2014 at 8:21 AM  Lascia un commento  

Pendolare d’agosto

. . .Freschi i mattini di agosto, quando è ancora troppo presto e le rondini aspettano che il sole ricordi loro che no, non è già tempo di migrare, per uscire e decidere del monopolio quotidiano del tuo filo d’antenna.
Lo specchio rimanda un’immagine di te pensierosa, perché aspettare di partire per le vacanze a fine estate vuol dire anche che, dopo, l’autunno con le sue partenze ed i suoi arrivi ti sommergerà  un pò come il mal tempo di mare di questa atipica estate.
Solo i passeri sono temerari subito dopo l’alba, loro che sono avvezzi al clima di collina. Ed è con il loro allegro buongiorno all’ultima decade del mese che passi le vie sileziose del piccolo borgo, dove la vita è più lenta, dove scorgi sguardi di piccoli amici un pò ovunque, e  gatti come spiriti delle strade ad ogni incrocio.
Scendere giù dalla collina è come fare un viaggio nella storia e nella geografia della città, con il Vesuvio che sembra cingere ogni cosa con il suo abbraccio di mare.
Giri i canali della radio distrattamente, e compagnie di bollettini e notiziari riempiono l’auto di un mondo più grigio.
Così finisci su “the sound of silence”ed ogni cosa ritorna al suo posto: l’azzurro, i sampietrini, i pensieri. . . un topolino che hai lasciato a dormire da solo e che sai la sua prima parola al risveglio sarà “mamma, dove sei?” e tu speri si ricorderà che dovevi tornare a lavoro.. . vorresti sapesse già leggere come si deve, per potergli lasciare un messaggio per il risveglio… poi ti ricordi che lui sa leggere i tuoi pensieri -almeno sovente ti sembra così – e allora tutto ti sembra veramente apposto.
Così, via, al mattino, in agosto, in otto minuti sei alla stazione.
Ed il treno ovviamente è in ritardo.
Ma ora ci sono le rondini. . .

Si può fare

 

…e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome
come la valle canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
(K. Gibran)

 

 

Stamattina mi sono svegliata con mille pensieri sul futuro, ho più di una cosa da dover sistemare, e non è tanto facile farlo.
Guardavo mio figlio dormire beato, come quei gatti stiracchiati sui parapetti al sole, col faccino sereno, e all’improvviso la mia unica domanda, è stata: “ma se non avessi fatto tutti quegli errori in questa mia vita “sgangherata”che alla fine mi hanno portato a te, oggi cosa sarebbe della mia vita?”

Ho avuto a lungo una vita grigia fuori e colorata dentro.
Mio figlio ha portato i colori anche fuori, facendo della mia vita la grande avventura che nemmeno avrei pensato poter vivere.

Allora mi sono detta che qualunque cosa debba sistemare, con questi colori si può fare :)

 

meekimago2014

Filosofeggiare della morte a 5 anni

Non temiamo la morte,
ma il pensiero della morte.

(L. A. Seneca)

…Non mi sono sorpresa.

Avevo l’età di mio figlio ed ero anemica (quindi ero soggetta a prelievi di sangue frequenti) e forse fu questo, assieme  alla solitudine al sole nell’orto di mio nonno, all’ alternarsi lento dello sfiorire e fiorire della natura,  il terreno fertile per i miei primi “filosofeggiamenti” sulla vita e sulla morte.
E poiché mio padre già mi considerava una bambina “strana”, io che stavo sempre ad inventare storie e a leggerle (quando sono andata in prima elementare,  a sei anni e mezzo,  già avevo letto mezzo mondo di favole, miti e leggende, ed il retroterra cattolico mi parlava da tempo di angeli e regno dei cieli) ben mi guardavo a condividere dubbi e paure su un mondo sconosciuto ed impenetrabile come la morte.
Quindi lo tenevo per me e ci perdevo i pomeriggi assieme all’idea di universo infinito, visto che proprio mio padre mi parlava di costellazioni e di catasterismo.
Sapevo solo che non si torna, dalla morte, non almeno quaggiù, e mi chiedevo come potesse essere il mondo senza me che lo vivevo…solo dopo più di dieci anni da quei pensieri avrei scoperto che erano considerazioni legittime con cui più di un filosofo si era trovato a scendere a patti…

…Dicevo, non mi sono sorpresa quando, da un apparente insignificante fenomeno collinare di mezza estate (una foglia di platano morta che cadeva prematuramente da un albero verde sull’onda della brezza calda) mio figlio ha cominciando a chiedermi della morte.

E’ sicuramente difficile per tutti, pensare la morte. Figuriamoci per un bambino, figuriamoci per un genitore che ci deve argomentare su.
Io che ho visto passarmi accanto la morte sovente nei primi trent’anni della mia vita, che ho vissuto numerose esperienze di lutto reali e figurate, una tra le più  importanti con mio figlio in grembo, non è che ho più facilità di altri a gestire le domande di un bambino…anche se sono laureata con lode in filosofia…

Ma sicuramente mio figlio è più fortunato di me.

Perché con me ne può parlare. Può avere paura di quello che non capisce e che non conosce. Può fare domande pur percependo che per alcune una risposta non ce l’ho. Può trovare riparo ed un pò di contenimento ad angosce che svelano paure d’abbandono, per chi non c’è e per chi teme di perdere.

Più che pregare che io, mio padre e le poche persone che sono per mio figlio il punto di riferimento, possiamo star bene il più a lungo possibile, umanamente non posso fare.
Ma come madre, sono lì ad ogni sua domanda, ad ogni sua considerazione,  ad ogni sua supposizione, e più che dare risposte cerco di insegnargli a non aver timore di domandare. E cerco di fargli capire che ci sono certi pensieri che fanno paura, ma che se si passa tutto il tempo ad aver paura ci si dimentica di vivere. E per lui che ama tanto, come me, le favole, lo capisce, che la storia è importante… non solo il finale…

…ci torna spesso, in questi giorni, sull’argomento. Ed ogni volta cerco di confermargli certe nostre argomentazioni.
Subito dopo, quasi sempre, lui sente la necessità di raccontarmi una storia. Inventata lì, su due piedi.
Con un eroe, un antagonista, una trappola, un incidente, una soluzione, un lieto fine per uno ed una triste fine per l’altro.

Vi racconto l’ultima, fresca fresca:

“Ascolta, mamma: c’era una spada magica, che veniva inseguita da un leone. Per non essere catturata, la spada crea una trappola di rete con una lunga corda…quando sta per avvicinarsi il leone…ZAC! la taglia ed il leone rimane intrappolato!!E la spada ha vinto!”(K.I.M, 5 anni)

Mi piace pensare che questo esercizio gli serva per com-prendere la realtà e trasformare i pensieri in qualcosa di gestibile.
Era più facile ammazzarlo, il leone…no? :)

Tra madre e figlio

…Per esempio al posto di insegnare ai bambini che il sole è rosso,
si potrebbe mostrare loro una fotografia a colori del tramonto
o mostrare loro un filmato del sole che cala lentamente.
La cosa migliore, però, sarebbe andare insieme
in un posto dove si può vedere il tramonto del sole e,
tenendosi per mano,
guardare il sole che scompare a poco a poco…
(Bruno Munari)

Scambi al miele tra madre e figlio.

KIM : “Mamma, a che ora torni dal tuo lavoro?”
Mamma: “Amore, torno presto. . . “
KIM: “Mamma, non tornare quando è buio, altrimenti perdi la strada di casa… “
Mamma: ” … Ma ci sei tu che brilli come una stella amore, non mi perderei, stai certo!”

(momento di silenzio… è la prima volta che gli dico che brilla come una stella, in genere gli dico che è il mio amore)
KIM: ” E. . .  tu sei il mio cuore, mamma!”

(lui non lo sa, che è la mia stella polare)

 

@sea August 2014

@sea August 2014

Lettera a mio figlio – 29 luglio 2014

29 luglio 2014

Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed e’ una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose.
(Antoine de Saint Exupéry)

 

Amore mio,
cinque anni fa sapevo solo che ti volevo con me, e che eri tutto ciò che di Amore mi restava.
Non avevo capito, per il dolore che vivevo, la portata del dono che avevo ricevuto.
C’è voluto tempo, il dover attraversare il buio, affrontare i miei fantasmi…e c’è voluto il tuo amore.
Oggi, un lustro dopo, io riconosco la Meraviglia in ogni giorno attraverso i tuoi occhi.
Grazie a te ha assunto tutto un colore, un sapore, un odore ed un senso veri.
Mi stai insegnando a tornare bambina ogni giorno un pò di più ed ogni giorno a crescere, con te.
Ma soprattutto mi stai insegnando a ricercare la felicità in ogni filo d’erba ed in ogni goccia di pioggia.
Ed io? Che posso dare a te?
Spero di poterti dare, per ogni giorno, radici per crescere e ali per volare.
” A te che hai dato senso al Tempo, senza misurarlo…A te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei…A te che sei il mio amore grande…Ed il mio grande amore “.(L. Cherubini).
La tua saggezza da bambino mi sta insegnando più di tutti i miei libri…ed è bello quando tu mi chiedi di leggerti qualcosa…Quando prima di me senti l’odore del mare e la voce del vento.Quando tutto al tuo orecchio sembra una canzone.
Allora capisco, dal tuo sorriso, che forse ci contagiamo a vicenda, in quell’istinto che condividi con me dal tuo primo battito e che caparbiamente ti ha portato al mondo, che non è solo pulsione di vita ma è Amore, per la vita…
…Buon compleanno, topolino K.I.M. che ogni giorno diventi sempre più, come ti definisci, un “cavaliere”.
Il mio guerriero della luce.
La tua mamma
L’amore materno, (…) fa sentire al bambino che è bello essere nato; instilla nel bambino l’amore per la vita e non solo il desiderio di restare vivo. (… ) Il latte è il simbolo del primo aspetto dell’amore, quello per le cure e l’affermazione; il miele simboleggia la dolcezza della vita, l’amore per essa, e la felicità di sentirsi vivi. La maggior parte delle madri è capace di dare “latte”, ma solo una minoranza di dare anche “miele”. Per poter dare latte una madre non deve soltanto essere una “brava mamma”, ma una donna felice, e non tutte ci riescono. L’amore della madre per la vita è contagioso, così come lo è la sua ansietà; ambedue gli stati d’animo hanno un effetto profondo sulla personalità del bambino; si distinguono subito tra i bambini – e gli adulti – coloro che ricevono soltanto “latte” e coloro che ricevono “latte e miele”.

(Erich Fromm)

 

festa kim 2014 kim luglio 2014

Pensieri di questo mattino

. . . Ci si dimentica troppo spesso che il futuro non ci é assicurato, è che questo giorno è un dono, anche quando piove.
Questa mattina mi sono svegliata pensando ancora ad un’amica che avrebbe compiuto 38 anni ieri e che invece già sorride dalle nuvole da un annetto.

I miei pensieri di questo mattino sono per i miei amici, che dico ogni volta ” poi ci dobbiamo vedere” e invece rimandiamo sempre.

Sono per questo sole e per le risate di mio figlio che mi fa sentire la persona più fortunata e ricca al mondo.

Sono per Riccardo che abbracciandomi ogni volta mi ricorda, assieme a mio figlio, che l’Amore non va mai perduto, e che in un modo o nell’altro torna sempre indietro.

Sono per questo momento in treno, in cui tutto è fermo ed in movimento, in cui fuori brilla l’estate che ripaga tanti estati perdute, di perdita e dolore.

Sono per questo respiro aria di mare che è un pò un sospiro, una preghiera per chi non ha un momento sereno, affinché possa conquistarlo e sentirsi salvo. . . O sentirsi vivo.

Frammenti di un’estate autunnale

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

(P. Neruda)

…Adoro la mia città.
Anche in un luglio di grandine e temporali tropicali.

Perché il “dopo”…
…il “dopo” è di montagne come disegnate a denti aguzzi, a mordere nuvole basse come castelli difesi da draghi e cavallucci marini che lottano con i gabbiani, silenziosi e leggeri sul mare ancora brontolante della passata tempesta.

Il “dopo” è di pozze di cielo tra palme e ulivi, e schizzi d’acqua di fontanine e passerotti festosi dopo la pioggia, e il sole all’orizzonte che ferisce occhi e anima in un’istantanea di bambini che si rincorrono felici, e che preghi nessun giudice cieco, sordo e sessista divida mai.

Il “dopo” è l’aria d’autunno frammista di salsedine, che forse è una cosa nuova ma è  anche una cosa che sa di antico, di ricordi sfumati come in un sogno… ed è un attimo, che ogni rumore scompare, resta solo il battito del cuore, il ritmo di un tramonto perfetto…

…è il ritmo di un tramonto normale, di sole come se la tempesta fosse stata inventata in un momento di noia così, per scherzo o per dispetto…

…Anche il “dopo” finisce, ma ti resta la lezione.
Quando nemmeno te l’aspetti, il “dopo”può essere il senso del Tutto…Incanta proprio perché arriva dopo, ed è l’essenza della Speranza.

…Volerò 
tra sogno e reale
e mi farò male 
quando cadrò,
ma tu, poi, 
mi resterai accanto,
nel riso e nel pianto, 
e mi rialzerò…

(P. Carone)

 

La pioggia, d'estate, in Stabiae.

La pioggia, d’estate, in Stabiae.

Meditazioni peri-psicologiche -2- (Mamma, ti voglio sposare io)

Già da piccolo, il figlio comincia a sviluppare un’affettuosità particolare per la madre, che considera come cosa propria, e ad avvertire nel padre un rivale che gli contrasta questo possesso esclusivo; e, allo stesso modo, la figlioletta vede nella madre una persona che disturba il suo affettuoso rapporto con il padre e che tiene un posto che lei stessa potrebbe occupare molto bene. Apprendiamo dall’osservazione quanto sia precoce l’età cui risalgono questi atteggiamenti. Li designiamo col nome di “complesso edipico”, perché la leggenda di Edipo realizza con un’attenuazione minima i due desideri estremi risultanti dalla situazione del figlio: uccidere il padre e prendere in moglie la madre[...] Che cosa si può dunque scoprire del complesso edipico mediante l’osservazione diretta del bambino, all’epoca della scelta oggettuale che precede il periodo di latenza? Ebbene, si vede facilmente che il maschietto vuole avere la madre soltanto per sé, avverte come incomoda la presenza del padre, si adira se questi si permette segni di tenerezza verso la madre e manifesta la sua contentezza quando il padre parte per un viaggio o è assente. Spesso dà diretta espressione verbale ai suoi sentimenti, promette alla madre che la sposerà. Si penserà che ciò è poca cosa in confronto alle imprese di Edipo, ma di fatto è già abbastanza, in germe è la stessa cosa. L’osservazione viene spesso offuscata dalla circostanza che in altre occasioni lo stesso bambino manifesta contemporaneamente una grande affezione per il padre; tuttavia, simili atteggiamenti emotivi opposti  o per dire meglio, “ambivalenti”  – che nell’adulto porterebbero al conflitto, nel bambino sono del tutto compatibili tra loro per un lungo periodo, così come più tardi trovano posto permanentemente l’uno accanto all’altro nell’inconscio.

Sigmund Freud – Introduzione alla psicoanalisi / Lezione 21. Sviluppo della libido e organizzazioni della sessualità,  1915-17, Opere Vol.  8

Da “addetta ai lavori” sapevo che prima o poi sarebbe successo, e curiosa come sono mi chiedevo se avrebbe assunto connotazioni diverse per un bambino che vive solo con la mamma.

Oggi mio figlio mi ha detto solenne” Ma mamma, ti voglio sposare io!!”

E’ che eravamo sul lungomare, e c’erano due sposi. Mio figlio ammirava l’abito della ragazza, bianco scintillante sotto il sole con il lungo  strascico, poi però ho scoperto aveva notato anche l’abito dello sposo.

Mi ha chiesto che aveva “quella signorina” addosso.
“E’ una sposa, amore”, e gli ho detto che in genere le persone che si amano sovente si sposano, prima o dopo aver avuto dei figli…anticipando i pensieri che tradivano i suoi occhi, gli ho spiegato che mi sarebbe piaciuto sposare il suo papà, ma non è andata così e ora…chissà…magari avrei sposato Riccardo…

…”Ma mamma, voglio sposarti io!”
Sorrido. “Okkei amore…va bene!”
“Tu, mamma, mi metti un gran bel fiocco come quel signore…e tu ti metti un abito bello bello come quello lì…”
“Va bene amore…”
“Allora…mamma…quando ci travestiamo?”
“Intendi con gli abiti da sposi? Ma non so amore, dobbiamo fare i soldini per sposarci…bisogna fare una bella festa…”
“Io non la voglio fare la festa, mamma! Travestiamoci adesso, dai!!!”

Come se non camminassimo già mano nella mano, io e lui…come due bambini nel sole.

E’ stato bello  sentirsi dire dal proprio figlio che ti vuole sposare.
Io che ho lavorato da sempre con i bambini, come formatrice o animatrice , ho avuto spesso il narcisistico compiacimento per un bambino che mi diceva “da grande ti voglio sposare”, e la cosa mi inteneriva sempre. Mi dava l’idea, tra le varie cose,  che si sentisse, che ci mettevo il cuore con loro…e che mi sentivano un pò come il sostituto materno.

Ma quando te lo dice tuo figlio, la cosa ti sembra inconsapevolmente la più normale del mondo.

Lui che tra dieci giorni compie cinque anni.
Il suo desiderio di sposarmi oggi, mi ha dato l’idea che sta per cominciare un nuovo capitolo della sua vita…
“…Tu un pò più grande, un pò più grande anch’io” (P.Mango)

. . . A te che sei la miglior cosa che mi sia successa... (L.Cherubini)

. . . A te che sei la miglior cosa che mi sia successa… (L.Cherubini)

Psicofilosofia della vita amorosa -2

. . .mi emoziona sempre, ascoltare la voce di mio figlio a telefono.
Anche qualche anno fa, quando a malapena esprimeva qualche suono articolato, sotto il primo anno di vita, dicendo”palla”, “mamma”, “miao”, ed io da lavoro lo chiamavo e videochiamavo. . . La sua voce ha riempito di luce stanze buie stordite dal silenzio dell’Assenza, ed è diventata la mia canzone  più bella.
Lui che mette le mani vicino agli occhi  cantando e dice “guarda, faccio come Mika!”
Più cresco e più mi rendo conto che è l’Amore, che salva la vita…

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 243 follower