Ci sono sere

Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo.

(Giacomo Leopardi)

Ci sono sere che, naso all’insù, il cielo ti appare troppo lontano anche solo per il luccichìo di una stella.

La luna chissà dove se ne è andata, con chi ha tradito il tuo bisogno di luce.

Trascini stanca le gambe, ti chiedi cosa mai ti avrà sfiancato tanto quella giornata.

E quella volta celeste così lontana pure ti pesa: come se fosse il mondo intero a pesarti sulla schiena, non il tuo zainetto.

Così ti inventi un sorriso, lo rubi dal cane che ti osserva dal balcone, dal bambino che ti carezza, dalla brezza della sera, dal riff di una canzone,

Dovresti fare tante cose ma hai solo voglia di poterti riposare, sfruttando la scia del sorriso per inventare un sogno.

Dormendo, così che nessuno te lo possa sgualcire come sgualcita è la tua anima,
certe sere.

Di canzoni ed emozioni

 

So many adventures couldn’t happen today
So many songs we forgot to play
So many dreams swinging out of the blue
We let them come true...

(Alphaville, Forever Young)

 

La cosa più bella che possa capitare ad una persona che come me vive di musica è scoprire che una canzone che ti emozionava ed era la colonna sonora dei tuoi giorni ma che nel tempo era diventata una pugnalata al cuore per il dolore e l’amore perduto che evocava, tanto da non poterne ascoltare più nemmeno la prima nota senza cominciare a piangere, oggi ti emoziona di nuovo e ancora.

E la pugnalata è ora trasformata come la brezza al tramonto, che ti mette nel cuore un respiro più profondo, come quando metti i piedi in acqua, al mare, ed è fresco ma è quello che cercavi… rigenerarti e rinfrescarti.
Come quando senti un odore e ti riporta a qualcosa di antico, conosciuto e caro, di cui non hai ricordo, né immagine, né nome, ma ti dà la sensazione indefinita e immotivata di allegrezza e sai che è legato a qualcosa di importante, di bello, ma soprattutto di tuo, che nulla e nessuno ti potrà mai rubare.
Così prendi la tastiera, la chitarra, ti trovi gli 11 accordi che compongono quell’armonia e improvvisi un canto, come quando facevi un pò di tempo fa, quando cantavi per non essere triste…e cantavi al bambino che avevi in grembo, ogni giorno una nuova canzone, per insegnargli che la felicità è un’affannosa ricerca quotidiana.
Ora canti per celebrare che sei felice, e che si può far pace con una canzone…che significa in fondo far pace con noi stessi.

E il tuo bimbo ti guarda e sorride…e vuole suonare con te.

 

. . . curioso.

. . . Curioso.
Il  viaggiatore alla mia sinistra legge un libro di Salvatore di Giacomo, quello alla mia destra legge un libro di Gabriel Garcia Marquez.
Ed io in mezzo.
Che scrivo.
Su un tablet.
Scrivo un romanzo che forse nessuno leggerà mai, ma che in fondo è  forse già pubblicato.
Scrivo di nuvole rosa appoggiate sul settembre malinconico di Napoli, di ricordi che bruciano come la neve al sole, di un treno che mi porta a casa ma anche lontano.
Scrivo di pensieri grigi per un’amica in ospedale, di sorrisi luminosi di quel bimbo rom per il quale giocare seduto a terra nel vagone é come volare, scrivo di rinunce, speranze e paure.
Scrivo una pagina del romanzo della mia vita.

#iovivoconnesso

Il supermercato dei bambini

. . . Sul leitmotiv della filosofia sulla morte,  mio figlio ieri sera a bruciapelo mi ha chiesto se l’avessi preso in un supermercato di bambini. La mia espressione un pò inebetita deve averlo un pò spiazzato, così ha raffinato la domanda: “. . . e hai scelto me nel supermercato?”

Mi sono passate tante spiegazioni belle e ad effetto, pensavo a Tagore, al Karma. . .
. . . alla fine ho cercato di rispondere come sentivo, mentre era seduto in braccio a me e gli chiedevo se giustamente avesse valutato da solo questa ipotesi sulla sua origine o gli fosse stata suggerita.

Ovviamente produzione propria.

Gli ho detto quello in cui credo, mio figlio non voglio crescerlo in una religione -le religioni generano guerra- ma nella spiritualità e nella fede(L’ altro giorno non so come gli è uscito, mi ha chiesto se anche lui aveva un angelo vicino che lo proteggeva, ed io ovviamente gli ho detto di si, perché ci credo fortemente).
Gli ho detto che prima di nascere noi siamo in una dimensione diversa, come le fate nelle favole.  Che siamo un pò come gli angeli, e che lui è arrivato perché si è sentito chiamare dall’Amore che mamma sentiva ed è diventato bambino.

“È cominciata quel giorno, la mia Storia?”, mi ha chiesto.

“Si, amore. . . diciamo di si”

“È finirà il giorno che moriro’?”
(Eccolo qui, mi son detta, lo aspettavo. . .)

“La Storia non finisce quando si muore, amore. . . poi quando impari a leggere bene ti faccio capire perché…ma sicuramente non finisce soprattutto perché si è nel cuore di chi ti vuole bene. . . “

Non è sembrato molto convinto. Mi ha abbracciato forte e mi ha detto che lui non vuole andare da nessuna parte senza di me. Ed io gli ho detto che ovviamente non ci va!
Ma a tratti certi discorsi fanno paura più a me che a lui.

“Comunque se ci fosse stato un supermercato dei bambini, con tanti bimbi, io avrei scelto sempre e solo te, amore!”

Così, il suo sorriso ha dissipato ogni paura ed il successivo argomento di conversazione è diventato come superare un labirinto di un giochino sul tablet.

Qualcosa di indubbiamente più gestibile. . .

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Pendolare d’agosto

. . .Freschi i mattini di agosto, quando è ancora troppo presto e le rondini aspettano che il sole ricordi loro che no, non è già tempo di migrare, per uscire e decidere del monopolio quotidiano del tuo filo d’antenna.
Lo specchio rimanda un’immagine di te pensierosa, perché aspettare di partire per le vacanze a fine estate vuol dire anche che, dopo, l’autunno con le sue partenze ed i suoi arrivi ti sommergerà  un pò come il mal tempo di mare di questa atipica estate.
Solo i passeri sono temerari subito dopo l’alba, loro che sono avvezzi al clima di collina. Ed è con il loro allegro buongiorno all’ultima decade del mese che passi le vie sileziose del piccolo borgo, dove la vita è più lenta, dove scorgi sguardi di piccoli amici un pò ovunque, e  gatti come spiriti delle strade ad ogni incrocio.
Scendere giù dalla collina è come fare un viaggio nella storia e nella geografia della città, con il Vesuvio che sembra cingere ogni cosa con il suo abbraccio di mare.
Giri i canali della radio distrattamente, e compagnie di bollettini e notiziari riempiono l’auto di un mondo più grigio.
Così finisci su “the sound of silence”ed ogni cosa ritorna al suo posto: l’azzurro, i sampietrini, i pensieri. . . un topolino che hai lasciato a dormire da solo e che sai la sua prima parola al risveglio sarà “mamma, dove sei?” e tu speri si ricorderà che dovevi tornare a lavoro.. . vorresti sapesse già leggere come si deve, per potergli lasciare un messaggio per il risveglio… poi ti ricordi che lui sa leggere i tuoi pensieri -almeno sovente ti sembra così – e allora tutto ti sembra veramente apposto.
Così, via, al mattino, in agosto, in otto minuti sei alla stazione.
Ed il treno ovviamente è in ritardo.
Ma ora ci sono le rondini. . .

Si può fare

 

…e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome
come la valle canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
(K. Gibran)

 

 

Stamattina mi sono svegliata con mille pensieri sul futuro, ho più di una cosa da dover sistemare, e non è tanto facile farlo.
Guardavo mio figlio dormire beato, come quei gatti stiracchiati sui parapetti al sole, col faccino sereno, e all’improvviso la mia unica domanda, è stata: “ma se non avessi fatto tutti quegli errori in questa mia vita “sgangherata”che alla fine mi hanno portato a te, oggi cosa sarebbe della mia vita?”

Ho avuto a lungo una vita grigia fuori e colorata dentro.
Mio figlio ha portato i colori anche fuori, facendo della mia vita la grande avventura che nemmeno avrei pensato poter vivere.

Allora mi sono detta che qualunque cosa debba sistemare, con questi colori si può fare :)

 

meekimago2014

Filosofeggiare della morte a 5 anni

Non temiamo la morte,
ma il pensiero della morte.

(L. A. Seneca)

…Non mi sono sorpresa.

Avevo l’età di mio figlio ed ero anemica (quindi ero soggetta a prelievi di sangue frequenti) e forse fu questo, assieme  alla solitudine al sole nell’orto di mio nonno, all’ alternarsi lento dello sfiorire e fiorire della natura,  il terreno fertile per i miei primi “filosofeggiamenti” sulla vita e sulla morte.
E poiché mio padre già mi considerava una bambina “strana”, io che stavo sempre ad inventare storie e a leggerle (quando sono andata in prima elementare,  a sei anni e mezzo,  già avevo letto mezzo mondo di favole, miti e leggende, ed il retroterra cattolico mi parlava da tempo di angeli e regno dei cieli) ben mi guardavo a condividere dubbi e paure su un mondo sconosciuto ed impenetrabile come la morte.
Quindi lo tenevo per me e ci perdevo i pomeriggi assieme all’idea di universo infinito, visto che proprio mio padre mi parlava di costellazioni e di catasterismo.
Sapevo solo che non si torna, dalla morte, non almeno quaggiù, e mi chiedevo come potesse essere il mondo senza me che lo vivevo…solo dopo più di dieci anni da quei pensieri avrei scoperto che erano considerazioni legittime con cui più di un filosofo si era trovato a scendere a patti…

…Dicevo, non mi sono sorpresa quando, da un apparente insignificante fenomeno collinare di mezza estate (una foglia di platano morta che cadeva prematuramente da un albero verde sull’onda della brezza calda) mio figlio ha cominciando a chiedermi della morte.

E’ sicuramente difficile per tutti, pensare la morte. Figuriamoci per un bambino, figuriamoci per un genitore che ci deve argomentare su.
Io che ho visto passarmi accanto la morte sovente nei primi trent’anni della mia vita, che ho vissuto numerose esperienze di lutto reali e figurate, una tra le più  importanti con mio figlio in grembo, non è che ho più facilità di altri a gestire le domande di un bambino…anche se sono laureata con lode in filosofia…

Ma sicuramente mio figlio è più fortunato di me.

Perché con me ne può parlare. Può avere paura di quello che non capisce e che non conosce. Può fare domande pur percependo che per alcune una risposta non ce l’ho. Può trovare riparo ed un pò di contenimento ad angosce che svelano paure d’abbandono, per chi non c’è e per chi teme di perdere.

Più che pregare che io, mio padre e le poche persone che sono per mio figlio il punto di riferimento, possiamo star bene il più a lungo possibile, umanamente non posso fare.
Ma come madre, sono lì ad ogni sua domanda, ad ogni sua considerazione,  ad ogni sua supposizione, e più che dare risposte cerco di insegnargli a non aver timore di domandare. E cerco di fargli capire che ci sono certi pensieri che fanno paura, ma che se si passa tutto il tempo ad aver paura ci si dimentica di vivere. E per lui che ama tanto, come me, le favole, lo capisce, che la storia è importante… non solo il finale…

…ci torna spesso, in questi giorni, sull’argomento. Ed ogni volta cerco di confermargli certe nostre argomentazioni.
Subito dopo, quasi sempre, lui sente la necessità di raccontarmi una storia. Inventata lì, su due piedi.
Con un eroe, un antagonista, una trappola, un incidente, una soluzione, un lieto fine per uno ed una triste fine per l’altro.

Vi racconto l’ultima, fresca fresca:

“Ascolta, mamma: c’era una spada magica, che veniva inseguita da un leone. Per non essere catturata, la spada crea una trappola di rete con una lunga corda…quando sta per avvicinarsi il leone…ZAC! la taglia ed il leone rimane intrappolato!!E la spada ha vinto!”(K.I.M, 5 anni)

Mi piace pensare che questo esercizio gli serva per com-prendere la realtà e trasformare i pensieri in qualcosa di gestibile.
Era più facile ammazzarlo, il leone…no? :)

Tra madre e figlio

…Per esempio al posto di insegnare ai bambini che il sole è rosso,
si potrebbe mostrare loro una fotografia a colori del tramonto
o mostrare loro un filmato del sole che cala lentamente.
La cosa migliore, però, sarebbe andare insieme
in un posto dove si può vedere il tramonto del sole e,
tenendosi per mano,
guardare il sole che scompare a poco a poco…
(Bruno Munari)

Scambi al miele tra madre e figlio.

KIM : “Mamma, a che ora torni dal tuo lavoro?”
Mamma: “Amore, torno presto. . . “
KIM: “Mamma, non tornare quando è buio, altrimenti perdi la strada di casa… “
Mamma: ” … Ma ci sei tu che brilli come una stella amore, non mi perderei, stai certo!”

(momento di silenzio… è la prima volta che gli dico che brilla come una stella, in genere gli dico che è il mio amore)
KIM: ” E. . .  tu sei il mio cuore, mamma!”

(lui non lo sa, che è la mia stella polare)

 

@sea August 2014

@sea August 2014

Lettera a mio figlio – 29 luglio 2014

29 luglio 2014

Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed e’ una noia che i bambini siano sempre costretti a spiegar loro le cose.
(Antoine de Saint Exupéry)

 

Amore mio,
cinque anni fa sapevo solo che ti volevo con me, e che eri tutto ciò che di Amore mi restava.
Non avevo capito, per il dolore che vivevo, la portata del dono che avevo ricevuto.
C’è voluto tempo, il dover attraversare il buio, affrontare i miei fantasmi…e c’è voluto il tuo amore.
Oggi, un lustro dopo, io riconosco la Meraviglia in ogni giorno attraverso i tuoi occhi.
Grazie a te ha assunto tutto un colore, un sapore, un odore ed un senso veri.
Mi stai insegnando a tornare bambina ogni giorno un pò di più ed ogni giorno a crescere, con te.
Ma soprattutto mi stai insegnando a ricercare la felicità in ogni filo d’erba ed in ogni goccia di pioggia.
Ed io? Che posso dare a te?
Spero di poterti dare, per ogni giorno, radici per crescere e ali per volare.
” A te che hai dato senso al Tempo, senza misurarlo…A te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei…A te che sei il mio amore grande…Ed il mio grande amore “.(L. Cherubini).
La tua saggezza da bambino mi sta insegnando più di tutti i miei libri…ed è bello quando tu mi chiedi di leggerti qualcosa…Quando prima di me senti l’odore del mare e la voce del vento.Quando tutto al tuo orecchio sembra una canzone.
Allora capisco, dal tuo sorriso, che forse ci contagiamo a vicenda, in quell’istinto che condividi con me dal tuo primo battito e che caparbiamente ti ha portato al mondo, che non è solo pulsione di vita ma è Amore, per la vita…
…Buon compleanno, topolino K.I.M. che ogni giorno diventi sempre più, come ti definisci, un “cavaliere”.
Il mio guerriero della luce.
La tua mamma
L’amore materno, (…) fa sentire al bambino che è bello essere nato; instilla nel bambino l’amore per la vita e non solo il desiderio di restare vivo. (… ) Il latte è il simbolo del primo aspetto dell’amore, quello per le cure e l’affermazione; il miele simboleggia la dolcezza della vita, l’amore per essa, e la felicità di sentirsi vivi. La maggior parte delle madri è capace di dare “latte”, ma solo una minoranza di dare anche “miele”. Per poter dare latte una madre non deve soltanto essere una “brava mamma”, ma una donna felice, e non tutte ci riescono. L’amore della madre per la vita è contagioso, così come lo è la sua ansietà; ambedue gli stati d’animo hanno un effetto profondo sulla personalità del bambino; si distinguono subito tra i bambini – e gli adulti – coloro che ricevono soltanto “latte” e coloro che ricevono “latte e miele”.

(Erich Fromm)

 

festa kim 2014 kim luglio 2014

Pensieri di questo mattino

. . . Ci si dimentica troppo spesso che il futuro non ci é assicurato, è che questo giorno è un dono, anche quando piove.
Questa mattina mi sono svegliata pensando ancora ad un’amica che avrebbe compiuto 38 anni ieri e che invece già sorride dalle nuvole da un annetto.

I miei pensieri di questo mattino sono per i miei amici, che dico ogni volta ” poi ci dobbiamo vedere” e invece rimandiamo sempre.

Sono per questo sole e per le risate di mio figlio che mi fa sentire la persona più fortunata e ricca al mondo.

Sono per Riccardo che abbracciandomi ogni volta mi ricorda, assieme a mio figlio, che l’Amore non va mai perduto, e che in un modo o nell’altro torna sempre indietro.

Sono per questo momento in treno, in cui tutto è fermo ed in movimento, in cui fuori brilla l’estate che ripaga tanti estati perdute, di perdita e dolore.

Sono per questo respiro aria di mare che è un pò un sospiro, una preghiera per chi non ha un momento sereno, affinché possa conquistarlo e sentirsi salvo. . . O sentirsi vivo.

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