Pensieri da settenne nel 2017

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi
sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve
un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo
tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon
che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del
disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro
destino”.

James Hillman

…La sera del 31 mio figlio, a cavallo della mezzanotte, ne ha dette tante.
Come gli capita spesso, come se fosse posseduto da un daimon filosofico, che prende e pone domande difficili da gestire, o si sofferma su cose che ti toccano profondamente…e la sera di fine anno, poco prima della mezzanotte, il mio settenne mi ha chiesto se questo crescere lo avrebbe portato a non giocare più, a diventare troppo preso in cose serie e tristi, come vede attorno a lui.
Si sente sempre un pò più grande, lui. Ed è solo in mezzo ai grandi, e troppo preso in pensieri e preoccupazioni che cerca di decifrare anche se non sono sue.
Alla sua domanda ho risposto che si può crescere senza invecchiare.
Mi ha chiesto come.
Gli ho elencato una decina di modi, così che lui, abbaccinato dal numero, si sentisse al sicuro e che vedesse la luce dell’ascesa, non l’oscurità del declino che ora, per esempio, intravede negli occhi di mio padre che non riesce, dopo l’infarto, a poter giocare come il bimbo vorrebbe.

E dopo la mezzanotte, mentre era in braccio a me, mentre a mezzanotte in modo istintivo mi ha stretto forte e dato bacini… mentre tra le mie braccia, aggrappato come un koala, guardava i fuochi di artificio, immediatamente dopo aver ricevuto una telefonata a cui non voleva rispondere e che, invitato da me invece a rispondere per dare almeno gli auguri, ha chiuso in modo molto veloce e brusco, infastidito…mentre tutto ciò accadeva mi ha detto, stringendomi forte: “mamma…sono felice di poter vedere questo spettacolo con te.”

Non mi dilungo su questa sua esternazione. Io l’ho guardato, e mi è veramente sembrato che leggesse nel mio cuore tutte le paure e le preoccupazioni per un anno che ci aspetta non definito.
Mi piacerebbe almeno con una certezza…invece…bisogna solo sperare.

Così ho guardato il mio piccolo pompiere dai saggi pensieri che mi stringeva, e per la prima volta mi sono detta di pensare all’attimo invece che all’avvenire…

…e abbiamo guardato i fuochi da dentro la nostra stanzetta per un’ora intera.

 

collage 2017.jpg

 

Essere e non fare…nell’anno che viene

Se prendo la morte nella mia vita, la riconosco,
e l’affronto a viso aperto,
mi libererò dall’angoscia della morte
e dalla meschinità della vita
– e solo allora sarò libero di diventare me stesso.
Martin Heidegger

…poco fa la tutor Ileana, negli auguri per il nuovo anno, ci augurato di “essere” e non di “fare”. Parlava della professione di psicologo, ma penso che il suo augurio possa essere applicato a tanti ambiti della nostra vita. Auguro a me e a tutti voi la capacità di “essere” sempre, nonostante tutte le difficoltà. Essere, e non apparire. Essere, e non avere. Essere qualcosa, e non fare qualcosa. Essere qualcuno e non fare come qualcuno. Perché è dall’ Essere (qualche filosofo di mia conoscenza avrebbe aggiunto e “dall’esserci”) che scaturisce l’azione più genuina.

Vi auguro per questo 2017 di poter essere quello che adesso siete in potenza o in incompletezza, per un divenire compiuto della vostra vita.

 

Di un anno che se ne va lungo un giorno -ed un secondo- in più

– Tu sei un’ eroina.
Perché? Non ho salvato nessuno.
– Ogni volta che cadi, ti rialzi da sola.
Hai salvato te stessa milioni di volte
e non te ne sei mai accorta.

Maria  Vincenti

…Tu ci speri sempre, che sia un anno migliore. Specie quando vieni da molte difficoltà.
E’ la natura umana.
E se è vero che l’ homo è faber, è pure vero che tante cose non dipendono da noi.
Quello che puoi fare è provare a cambiare con tutte le tue forze il giro della ruota…se però non hai preso un abbaglio e quella non è la ruota del destino, è solo uno dei mulini a vento di Don Quichote.
Quindi osserva bene, fermati a pensare, ragiona…e poi agisci.
Non farti sopraffare dal turbine delle emozioni  subitanee, troppo spesso foriere di antiche pulsioni che, comune agli animali, servivano a garantirci la sopravvivenza, ma non sono molto funzionali se non stemperate col raziocinio nella società umana attuale.
Mi vien da dire: “prega, spera, ama”.
Personalmente…a pregare, prego…e per fortuna c’è pure chi prega per me.
A sperare spero pure troppo.
Ad amare anche…l’unico motivo che mi spinge ad andare avanti.

Così vi auguro e mi auguro di finire il 2017 sperando che il 2018 sia come il 2017.
Il che vuol dire che sarà stato migliore di quello che se ne sta andando, 2016 che ha lasciato troppi sogni e speranze a vedersela nera nelle sabbie mobili della sfiga.

Bello il doodle di Google di fine anno…speriamo che per ogni palloncino che si libera si realizzi un desiderio del nostro cuore.

Auguri!

new-years-eve-2016-5637797688901632-hp

Vigilie e Feste

…Queste feste mi sono cadute addosso come ti cade addosso un appuntamento dimenticato.
Ti danni pure per averlo scordato…ma in fondo, poi, ti dici che se l’hai scordato tanto importante per te non era.
Ho avuto anni difficili… credevo di aver esaurito l’onda negativa nel 2013… ma non sapevo che il peggio ancora doveva venire.
E ancora mi dico che finché c’è la salute di te e chi ami va ancora tutto bene, un po’ come il Giobbe della Bibbia…solo che anche quella (la salute di me e chi amo) comincia a traballare.
Così ho dimenticato vigilie e feste, troppo assorbita dal tirare avanti nel migliore dei modi possibili.
E se non mollo, se ho finito gli esami nonostante tutto -pronta per la laurea che sognavo- se ancora studio di notte, non solo psicologia, e leggo, e suono,  e  sorrido a quasi tutti – anche a chi, vista la condotta deplorevole e distruttiva con me e mio figlio, dovrebbe non avere nemmeno il saluto ed invece viene addirittura aiutato se in difficoltà- è per tre motivi fondamentali.
Uno è per mio figlio. Per lui ho addobbato la casa a mille luci, per lui mille regali e per lui mi dico che Natale deve essere la magia ogni anno in più e non di meno…lui che è il mio, di Natale.
Un altro è che quando mi viene da dire “non ce la faccio più” (specie quando corro come una trottola e quando faccio i conti e mi dico che non bastano) mi viene in mente che mia madre proprio prima di morire mi disse che ce la dovevo fare, e se avessi voluto avrei potuto fare qualsiasi cosa.
E poi c’è un altro motivo…che ha il nome di molte persone, vicine fisicamente e molte con il cuore, visto che grazie al web mi sono vicine ogni giorno. Grazie a Lucia, a Mary, a Tina, a Mariangela, ad Eleonora. A Samantha in particolare: una sorella perduta nell’ultima vita e ritrovata grazie al nostro gruppo di mamme. E grazie alle mamme della nostra casa del Sole, che sono un supporto quotidiano. 
Vorrei ringraziare tanto le mie colleghe di lavoro, il mio capo ed anche “il capo sopra il capo”: un tempo venivo a lavoro con un altro spirito (visto che potevo girare per l’edificio serena, non come ora) e soprattutto senza la necessità di gestire un così critico bilanciamento vita-lavoro, che oggi mi crea tanta difficoltà. E se non fosse grazie al sorriso che loro mi dedicano ogni giorno, all’affetto e alla simpatia, probabilmente sarei troppo depressa per alzarmi ed andare a lavorare…invece è sempre come se fossi a casa. 🙂

Penso che sia veramente Natale quando e là dove tu possa sentire il senso profondo dell’Umanità -incarnata nell’Avvento del Cristo- nel volto e nel gesto degli altri. Forse ho sentito poco il “rumore” che fanno le festività -shopping, luci per le città, corse per i negozi e traffico – ma il Natale lo sento…proprio grazie a tutte le persone vicine e lontane che mi rappresentano questo Senso.
Vi auguro la stessa luce nel cuore che avete dato a me.
Auguri!

vigilie-e-feste

 

Rappresentante ai referendum

​Sono apartitica e, come mi ha insegnato Fromm, sono “dalla parte dell’uomo”.

Sono stata fondamentalmente sempre fuori dalle diatribe politiche, un po’ perché la penso come Platone (la democrazia ed i suoi paradossi) e Vico (corsi e ricorsi storici) un po’ perché in Italia, più che in altri paesi, vale che chi sale in politica, pur con tutti i buoni propositi di partenza, riesce velocemente a corrompersi e corrompere.

 Prima di tutto questo caos mi ero tuttavia impegnata come rappresentante di lista di fronte ad un referendum costituzionale, io che sono molto “patriottica”…

Così ieri, per la prima volta ho assistito alle operazioni preliminari per l’apertura dei seggi. E debbo dire che è stato… bello. 

Se ci si ferma e si pensa a quello che rappresenta il voto, specie per le donne, è emozionante poter partecipare alle operazioni che permettono la possibilità di esprimere la propria, personale, volontà…e tra poco assistero’ all’apertura di un’urna che darà parte ad un risultato che contribuirà ad un pezzo di storia del mio paese.

Lo so…sono una sentimentale 🙂

Qui hanno votato più del 50% delle persone: e se si pensa che siamo su un’amena collina dove ci si doveva recare per rispondere ad un quesito parecchio difficile da “sciogliere”, a mio parere è un risultato sorprendente….

Voglia di normalità

​#vogliadinormalitá di un bambino di 7 anni.

Bimbo che, visto che la nonna materna è morta e quella paterna pare non abbia mai avuto -e ancora non ha!- diritto di conoscerla, oggi si è creato anche per iscritto una nonna, nella lezione di inglese.

Non più solo nelle sue fantasie.

È la sorella di mia madre….e gli ha dato qualche anno in più.

“Visto che zia Michela ha i capelli tutti bianchi, sarà lei la mia nonna”.

Un anno, alla festa dei nonni, l’altro lavoretto lo diede a mia zia che abita su…che non poté non piangere.

Fu lo stesso “anno” (più di un anno, per la precisione) in cui il padre non si fece vedere nemmeno in fotografia e mio figlio, alla festa del papà, diede il lavoretto al suo unico nonno che conosce ed ama…fu commovente il modo in cui glielo diede…”dai nonno, prendilo tu…è uguale no?”senza nemmeno nominare il fatto di avere un padre assente.

Forse faceva troppo male.

Come oggi capire che la sua vita affettiva è atipica non per Fato ma per volontà di qualcuno…

…Io non so più se ammirare la grandezza d’animo, la plasticità emotiva, la capacità di reinventare il mondo di questo bimbo o disperarmi per il suo continuo anelo alla normalità … per quello che non posso dargli…per cio’ che non dipende da me… e per cui non ho modo di compensare, nonostante mi faccia in quattro tutti i giorni, anche come presenza, e che faccia di più di quanto possa -anche economicamente- pur di non fargli mancare più di quanto già manchi alla sua vita.

Qualcosa in più

#Novembre
#November

Fa più freddo,
il cielo è più azzurro,
il sole è più caldo
più foglie che cadono
più stormi di uccelli neri di primo mattino,
più esuli pensieri,
più gocce di rugiada…brina ancora troppo calda per ghiacciare tra i fiori fuori stagione.
Più odore di camini
più vicino è il Natale,
più voglia di persone accanto,
più speranza per i giorni a venire.
Finalmente
un giorno di fine Novembre
con qualcosa in più.

IMG_20161128_091939.jpg

Accadono cose

​Canta con la Vita

per non tacere mai.

(Agostino da Ippona)



Accadono cose.

Ad esempio un meraviglioso giorno di primavera il giorno di Santa Cecilia, patrona della musica (così importante per me e mio figlio), il rinvio di un “esame” di vita stranamente il giorno di San Benedetto… quando da giorni mi son trovata la sua croce sulle acquasantiere in alcune chiese mai visitate e  mio figlio che ieri sera mi chiede un crocifisso in camera per poter pregare…Infine, una mia amica mi parla di un carismatico che fa benedizioni “speciali”…

…così, tornata inaspettatamente presto, mi sono detta che questo giorno era sicuramente un dono.

Se aveste visto gli occhi di mio figlio illuminati come il golfo a Capodanno, quando mi ha visto inaspettatamente fuori la scuola!!! 

Mi è saltato al collo, nel sole di questa primavera di Novembre; mentre poi andavamo all’auto mi ha baciato la mano e mi ha detto “sono fortunato ad avere una mamma come te!”

Lui non lo sa, che la fortunata sono io.

Così abbiamo cantato a squarciagola le sue canzoni preferite in auto, abbiamo fatto un pranzetto a due, ci siamo stesi in un prato pieno di margherite in fiore con “principalla” (la nostra palla-principessa che abbiamo prima simulato di salvare in un gioco di salvamento e poi abbiamo preso a calci in un partitone one-to-one).

Abbiamo avuto un esperienza di realtà aumentata e 5d su ottovolante…e poi sul tramonto al dojo, a provare la forma per il prossimo esame di cintura…

…E scoprire quanto la musica stia regalando un ritmo interiore alle emozioni di mio figlio, che sta imparando sempre più a coniugare  concentrazione ed emotività, quando mi confida”ascolto il ritmo che ho dentro”.

Prima di andare a dormire, mio figlio mi ha detto: “mi fai un sorriso? quando mi sorridi c’è più sole in questa stanza che oggi per strada”.

Ed io vorrei fargli capire perché, quando mi dice cose così sovrumane anche per un adulto, figuriamoci per un bambino, i miei occhi diventano orli di fiume pronti a straripare.

Perché se Dio ha un modo di manifestarsi, questo di parlare tramite un bambino mi sembra assoluamente il più convincente.

Fenomenologia della resilienza

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi connotavano il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo ‘resalio’. Forse il nome della qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, la resilienza, deriva da qui.
(Pietro Trabucchi)

Le ultime quattro settimane sono state per me particolarmente esemplificative per quella misteriosa capacità che viene definita “resilienza”.

In ordine: preoccupazioni per la salute dell’unico genitore rimasto, che presumibilmente permarranno; l’incompetenza di quello che doveva essere un professionista che invece danneggia e ferisce in modo pressoché irreversibile; la consapevolezza di essere l’unico genitore, perche’ essere un genitore significa preoccuparsi in primis del bene dei propri figli, non del proprio portafoglio o dei propri interessi personali; l’incipit dei miei “disturbi”di salute, che necessitano di approfondimenti … ma che potro’ fare quando avro’ denaro e tempo; un cavillo che esce all’improvviso e che impedisce di trovare uno spiraglio di serenità di fronte alla tempesta imminente.

Ciliegina sulla torta, questo magnifico, assolato mattino di Novembre: uscita di casa 8e15, arrivo previsto alla scuola del bimbo 8e30 per 4 chilometri…invece arriviamo alle 9e15, dopo aver preferito un giro di 10 chilometri senza code. Senza preavviso, tutte le gallerie chiuse. Tutto il traffico Napoli-Sorrento riversato tra le già inflazionate strade cittadine stabiesi.

Cosa ho fatto io?

Ho pensato di distrarre i miei pensieri bui lasciandoli nella coda di chilometri, mentre io e mio figlio siamo corsi verso il mare, strade vuote e musica che lui ama.

Il suo sorriso per il percorso inusuale, l’insegnargli che c’è sempre il lato positivo in ogni cosa…anche se tu in questi giorni non è  che lo vedi…ma non glielo dici.

Dopo aver “circumnavigato” tutta la città e lasciato il bimbo a scuola, ora restava arrivare alla stazione…e tra me e la vesuviana ora due città (anche Gragnano) paralizzate.

Così, ancora una volta, ho pensato diversamente da troppi. E sono passata per quelle che una volta erano campagne e che ora sono stradine che aprono a quartieri e orti. Un bel po’ di altri chilometri…pieni di sole, vuoti di traffico e che paradossalmente mi hanno fatto raggiungere la destinazione in meta’ tempo.

Così, mi sono ricordata che in fondo c’è sempre un’altra strada.

O quasi.

O almeno un’altra interpretazione del percorso.

Ed ora che sono nel treno, nella speranza che non passi qualche accidente pure lui, con quel buio lasciato nel traffico nella mia fuga verso il mare, mi dico che sono un po’ meno angosciata per  quello che mi aspetterà nei prossimi giorni e che purtroppo non posso che affrontare.

Sperando che se la tempesta sia tanto forte da rovesciarmi in mare, io riesca in qualche modo a risalire.

Ho studiato…

La conoscenza si acquisisce leggendo i libri; ma quello che è veramente necessario imparare, la conoscenza del mondo, si può acquisire soltanto leggendo gli uomini e studiando tutte le loro diverse edizioni. (Lord Chesterfield)


​…Ho studiato seduta tra le scale di un ospedale.

Oppure di notte.

O con mio figlio in braccio che più piccolo sognava, poi guardava la TV, poi giocava, da ultimo studiava al mio fianco, la domenica.

Ho studiato con il cuore massacrato dall’abbandono, poi dal tradimento, senza forze fisiche ed emotive, dopo inondazioni di bugie ed offese gratuite, da chi è convinto che la mia sensibilità e la mia flessibilità siano sinonimo di stupidità…

Ho studiato dopo giornate di lavoro ed ore di treno, dopo aver corso su e giù tra colline e città per fare da madre, da padre e da tutto il resto che non c’è, tra una sorpresa ed una giostra per il mio bimbo…

…Ho studiato e studiero’ ancora, forse sempre: è la mia passione preferita.

Gli esami non finiscono mai…specie nel mio caso, mai frase è stata più vera.

Ma quelli della magistrale sono finalmente finiti.

Ed ora solo la terza tesi di Laurea della mia vita mi separa da un sogno lungo venticinque anni: nato in un giorno assolato in quell’aula del liceo scientifico, durante il seminario di un prof. del classico, in cui per caso incontrai un personaggio sconosciuto nella grande biblioteca paterna: il padre della psicanalisi.

Fu allora, che mi innamorai della psicologia.

Non è mai troppo tardi per inseguire un sogno…