19marzo2015…pensieri.

…Vorrei fosse almeno “un uomo”, mio figlio, non un grande uomo. Vorrei che crescesse con un patrimonio di gioia e con la capacità di riconoscere l’onestà, la verità e l’amore nella vita per farne il suo comandamento. A questo sono volti tutti i miei sforzi…crisi d’ansia incluse causate dalla mia coatta frequentazione venefica…

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Le fresie

Il profumo delle fresie ha una strana magia.
Mi ricorda i grigi e luminosi occhi di mia nonna Amalia.
Mi ricorda la voce di mia madre che cantava Baglioni.
Mi ricorda il sole dell’orto di mio nonno Giuseppe, la sua tartaruga di terra frusciare tra i pomodori come unica compagnia, il calore di Marzo sulle mie piccole mani ed il passaggio della Vesuviana che imboccava la galleria dietro casa, che sembrava un uragano per il vento che sollevava, e le foglie morte danzavano come se salutassero l’inverno.
Mi ricorda l’odore di Bobi, vecchio cane morente e l’umido della vineria.
Perché anche da lì arrivava l’odore di fresie.
Le fresie che mia nonna adorava. Le fresie, che appena fiorivano mia madre comprava e teneva in un piccolo vaso rosato, come per poter fermare la primavera.
Avevo l’età di mio figlio.
Mio figlio che questa mattina ha colto una pratolina e ne l’ha porta.
“Per te mamma, che sei il fiore più bello e più profumato”.
Quando poi dopo, avendolo gia’ lasciato a scuola, ho sentito il profumo delle fresie da un carrettino che le vendeva, ho sentito di aver aggiunto un ricordo unico: il sorriso caldo e luminiso del mio bimbo che, nel sole di marzo, mi porge un fiore inodore e mi stringe forte al suo cuore, mentre sono inginocchiata per abbracciarlo e ringrazio la grandezza divina per una tale grazia.
L’amore di madre.

E vinci due volte

Questa è una dimostrazione
del giusto giudizio di Dio,
affinché siate ritenuti
degni del regno di Dio
per il quale anche soffrite,
poiché è cosa giusta,
da parte di Dio,
rendere afflizione
a coloro che vi affliggono.
(2Tessalonicesi 1,5-6)

…E ho imparato
che si può scoprire
un incomparabile tesoro
tra le macerie di un momento di difficoltà:
la lealtà di chi ti ha sempre amato,
inattese ed inaspettate attestazioni di stima,
umana e lavorativa,
la scoperta di nuovi affetti e legami
che rinfrancano l’anima
e danno più valore alla vita.
Non diventi solo più forte,
diventi anche più ricco.
E vinci due volte.
Anzi tre. Visto che per fortuna l’onestà vince sull’idiozia, l’invidia e la gelosia.

Non è mai stato facile

Essere donna è così affascinante. 
È un’avventura che richiede tale coraggio, 
una sfida che non annoia mai. 
Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. 
Per incominciare,
avrai da batterti per sostenere
che se Dio esiste 
potrebbe anche essere una vecchia 
coi capelli bianchi o una bella ragazza. 
Poi avrai da batterti per spiegare 
che il peccato non nacque il giorno
in cui Eva colse la mela: 
quel giorno nacque una splendida virtù
 chiamata disubbidienza. 
Infine avrai da batterti per dimostrare 
che dentro il tuo corpo liscio e rotondo 
c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata.

Oriana Fallaci

 

… Non è mai stato facile essere donna, personalmente.
Socialmente e psicologicamente parlando.
Fin dalla nascita.
Mia madre non ha mai fatto mistero che avrebbe voluto un maschio.In linea con la concezione patriarcale della società, nonostante (e forse proprio per questo) fosse adolescente nel famoso ’68 delle libertà, lei era in gabbia. Invidiava il maschio, certo, i suoi cinque fratelli, il suo amatissimo padre, e quale riscatto più grande per una donna  generare un uomo e crescerlo come si desidera! Ma il desiderio del maschio era anche eminentemente psicanalitico, a mio parere, in relazione al suo essere donna ma anche in relazione al mio papà.

Ad ogni modo ha avuto una femmina.
Quindi non è che andavo bene. Sono stata cresciuta più come un maschietto che una femminuccia, anche perché mi è stato insegnato che essere donna non è che era funzionale. Eri più debole, più esposta. Con tutti i bigottismi -e il peggio della religione- annessi  all’essere femmina.
Mia madre trascurava la mia femminilità e lo ha fatto anche dopo aver avuto il maschio desiderato perché non mi vedeva molto, come forse vedeva male se stessa…e nonostante questo aveva una “rivale in amore”.
Mio padre era innamorato della sua bimba.
Almeno lo è stato fino a quando non ha capito che ero un maschiaccio, che volevo essere una ribelle ed una persona indipendente… come gli uomini.Non ero arrendevole e accondiscendente come la mamma.
Insomma, fuori sembravo Calimero e dentro sembravo un rivoluzionario in guerra perenne.

Quindi: non andavo bene come uomo e non andavo bene come donna. Di questo ho preso consapevolezza abbastanza presto.Quando al liceo, in un seminario sull’erotismo, ho scoperto la psicanalisi, ho imparato anche a dare un nome a quello che dentro di  me pareva assomigliare alla “idiozia” che mi attribuiva stabilmente mio padre – a suo dire, solo per non farmi credere di poter fare e diventare chissà chi o cosa.
Sono sempre stata con pantaloni.
Da più piccola li desideravo, i vestitini e le gonne. Mia madre, invece, diceva che non era il caso e che dovevo vestirmi in modo più serio e pratico.Solo che lei era in sovrappeso, ed io ero quasi androgina.
Addirittura mi comprava maglie 48 quando vestivo 42.
Col tempo avevo smesso di pensare di poter essere a mio agio con una gonna, e ho cominciato a preferire maglie larghe ed evitato cose attillate.
Come fosse un peccato.E mi ci sentivo pure, nel peccato, quando ci provavo…

…Sui tacchi  non so andare, sono trampoli per me.
In questa identità apparentemente vacillante, c’era pure l’aggravante dell’emotività. ” Non piangere sempre, non dire stupidaggini, sembri una cretina, non ti vergogni?”.
Non era accettato nemmeno per il lato psicologico, il mio essere donna. L’avere quella sensibilità fuori dal comune, la maggiore capacità di accogliere e sorprendersi per le piccole cose, la predisposizione all’amore, alla pazienza e al perdono…”
Dicevo “apparente identità vacillante” perché in queste situazioni la differenza la fa il temperamento, e con quello ci nasci, come una anomalia genetica.O ti perdi o ti metti, e fai della tua vita la ricerca di te.
Nella ricerca ovviamente ti fortifichi. Cosi passi dal fatto che ti dicono “fai la ragioneria che con la testa vuota che ti ritrovi a 18 anni trovi un deficiente e ti sposi” al “se ti bocciano una sola volta al liceo ti mando a fare la sarta come tua madre” al “si, ma che stupidaggini sono la filosofia e la psicologia” al “voglio capire quando ti fermi, prendi pezzi di carta su pezzi di carta “…

… Ti fortifichi anche perché se sei una femmina e mamma preferisce il maschio, e a papà non vai bene perché sei una femmina venuta male, impari fin da piccola a prenderti cura da sola di te e a prenderti cura dei tuoi genitori e degli altri, che forse  tanto bravi a farlo non sono.Quindi da un lato diventi forte e indipendente troppo presto solo perché non hai alternative, perché non hai il diritto di essere piccola, di essere femmina e via dicendo…col tempo, però, diventi anche troppo preoccupata di lasciarli soli.
Ho lasciato volontariamente fuori l’argomento della sessualità perché ovviamente chi ha letto tra le righe avrà capito che è stata legata alle problematiche del femminile.
Ma una persona che è sempre alla ricerca di se stesso non si arrende mai.E col tempo scopre che il grosso di quello che cerca fuori di  sé è in realtà è sempre stato dentro.

Come l’Amore.
Con il tempo impari anche ad amare meglio le persone.
Lo impari nel dolore,  specie quando ami perché riconosci negli altri quella linea d’ombra che ti fa sentire a casa.

Ad un certo punto della mia vita, mi sentivo pronta a diventare madre e non lo sapevo, anche perché le condizioni sociali erano di certo atipiche. Era perché la ricerca del mio esser donna era arrivato a buon punto, inconsapevolmente. Ma anche allora, con sensibilità ed amore mai provati prima che mi ritrovavo, la persona che amavo  non riconosceva il mio essere donna.
Anzi, faceva di peggio.
Mi trattava come un oggetto: che è di proprietà o non è niente, non ha valore, non ha dignità.
Anche per lui, non si capiva bene se come uomo o come donna, ma non avevo molto senso.

Fu allora che avvenne il miracolo, e poiché credo molto nel fenomeno della sincronicità, so che non è avvenuto a caso, ma è avvenuto proprio nel momento migliore, quando di fatto stavo peggio. Ho scoperto di essere donna dal di dentro.

Diventando madre.

Per la prima volta mi sono guardata allo specchio e mi sono vista. Non mi sono vergognata di indossare scarpe con la zeppa o vestitini, mi sono vista anche del genere femminile oltre al fatto che, da donna, me l’ero sempre cavata da sola, e, oltre ad altre milioni di passioni (come la musica)   mi ero laureata col massimo dei voti rispetto a molti maschi -incluso mio fratello- e non smettevo di studiare perché avevo tanti sogni,  avevo sempre lavorato formando bambini che ora sono uomini e donne che mi adorano, mi ero trovata da sola un lavoro stabile. Proprio nel momento in cui il mio corpo cambiava riconoscevo tutto questo.

Per tante donne l’ essere “donna” è una consapevolezza che hanno fin dalla nascita. Fin dall’asilo, le differenzi per carattere dai maschietti.
Non hanno bisogno di un figlio per riconoscersi donna allo specchio, anzi molte ne fanno a meno per necessità o scelta. Io non lo sapevo, non l’ho cercato, un figlio in quel momento della mia vita, anche se ho sempre desiderato dei bambini… e per di più avevo sempre desiderato una femmina, ovviamente.

Invece ho un figlio maschio, e nemmeno per un minuto, appena ho scoperto di aspettare un bambino, mi sono fatta il problema del suo sesso. Avrei cresciuto un uomo o una donna.

Che avessi raggiunto un buon risultato nella ricerca del mio esser donna è stato chiaro dopo aver messo mio figlio in piedi e ho cominciato a vederlo correre felice: guardandomi allo specchio, l’ho riconosciuta ancora, quella persona che ha faticato a crescere, che ha dovuto combattere anche contro se stessa, che rispetto ad altre donne del mondo è stata comunque fortunata tanto da poter decidere, a dispetto di quanto volesse chi l’ha generata, che tipo di persona essere, e che ogni giorno sceglie e combatte per il suo posto nel mondo, anche se per natura ama la pace della collina.
Quella donna che da sola è cresciuta e che a quasi 40 anni, da sola sta crescendo un figlio, affinché lui sia un uomo che sia rispettoso ed amante dell’Alterità, come della Divinità.

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Marzo si vede

Marzo si vede
Dalla rugiada e dalle pratoline
Mio figlio le guarda come se vedesse un miracolo
e poi mi dice:
“Mamma, ritornerà ancora
La primavera sugli alberi e tra le nuvole
Ma io mi sento ancora dormiglione come un orso in letargo..quindi l’inverno ancora deve finire!”
Io gli dico  che è questione di giorni
Lui mi rispondeche sarà come la neve:
“La troverai in un mattino in fiore”…

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Non mi abituo mai

I fanciulli trovano il tutto nel nulla,
gli uomini il nulla nel tutto.

(Giacomo Leopardi)

C’è una cosa a cui non mi abituo mai,
per me è sempre un’emozione che mi infiamma il cuore
e mi ricorda, specie quando tutto sembra un disastro,
che nella mia vita c’è un grande capolavoro.
Non mi abituo mai alla voce di mio figlio
che al mattino alza la testa, mi cerca ovunque,
e appena mi scorge mi sorride e mi dice “Buongiorno, mamma!”
E poi con il suo sguardo indagatore
comincia a decifrare un nuovo giorno
raccontandomi di nuove avventure che già immagina alla luce del mattino.

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SIMONE IL LEONE, UN BAMBINO SPECIALE

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È difficile non farsi coinvolgere dalla storia di Simone, di mamma Lorena e di papà Francesco, perché quando sei genitore sei consapevole di quanto l’amore per un figlio vada al di là di ogni ragionevole dubbio. Un figlio lo ami a prescindere, è una parte di te, non è solo sangue del tuo sangue, è molto di più. È il tuo respiro, i tuoi pensieri, le vibrazioni, il cuore che pare batta all’unisono gioendo e soffrendo in contemporanea. Lorena e Francesco sono genitori fortunati perchè Simone li ha scelti come genitori due volte. Appena nato “il leone” muore. Per pochi secondi a causa di un arresto cardiorespiratorio il cuore smette di battere ed è solo grazie all’intervento tempestivo dei medici che Simone si rianima. Decide di vivere la sua vita e sceglie per la seconda volta mamma Lorena e papà Francesco, portando con sé una sorpresa: la sindrome di Lenz-Majewski…

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Published in: on 1 marzo 2015 at 2:17 PM  Lascia un commento  

28 febbraio e mezzo, mezzo 1 marzo

…Avresti sette anni ora.
Non c’è mai un giorno
In cui il tuo frullo d’ali d’angelo
Non carezzi i nostri cuori.
E questa notte che sei venuto tra i miei sogni
Gioioso come quel bimbo
che non abbiamo mai visto correre e giocare
E che mio figlio non ha mai potuto abbracciare
Ti chiedo ancora, piccolo nipotino
nato dormendo
che mai hai sorriso e stretto tua madre
Di sorridere e abbracciarci ogni giorno
con le  tue immense ali.

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“Sei speciale, diversa”

Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date.
(Matteo, 10; 8)

Si chiama Francesca.
E’ una mia coetanea.
Una collega, niente più.
Una “vicina di sala”.
Conosciuta per la mia “insana” abitudine di essere sempre a disposizione, di interrompere il mio lavoro per aiutare quello altrui, anche a rischio di apparire poi quella caotica, quella che fa di meno, quella che non finisce mai un compito…
Ogni volta che ci siamo fermate a parlare, è stato per un cliente disperato, visto che lavoro i reclami.
Solo mezza volta, in una pausa, per dieci minuti i nostri mondi personali si sono incrociati: i bambini, i sogni, le paure per il futuro a lavoro.
Forse però ho sottovalutato quanto ci siamo dette guardandoci, tutte le volte. Un sorriso, una carezza al braccio passando per i corridoi.
Così, in questo periodo così particolare per me, in questo momento che definisco di “trapasso” -e nessun trapasso è scevro da sofferenza- venerdi scorso, passando davanti ad un’ascensore, con il cuore e la mente il più lontano possibile da quell’edificio, c’era Francesca, che al mio saluto un pò distratto mi ha sorriso, mi ha presa e mi ha abbracciata forte.

Ho vissuto tanti momenti dolorosi nella mia vita. E debbo dire che ogni volta ho guardato al cielo arrabbiata con quel Dio che sembrava sempre mettermi davanti prove più grandi di me.
Ma ogni volta, ogni volta, Lui mi ha mandato un abbraccio, una carezza, una parola.
Ha scelto una persona e me l’ha mandata.
Per un minuto, un’ora, o un pò di più…magari per la vita.
Per sentire ogni volta che c’è sempre, a vegliare su di noi, l’Amore.
Per dire: “ce la puoi fare”…

…Così, in quel momento, infinito, eterno, di quell’abbraccio, inaspettato, forse per tutte e due, in quella gratuità ci ho scorto l’abbraccio di Dio. 

Lei non sta su internet. Così con la “rif”  le ho mandato un messaggino, spiegandole quanto mi ha scaldato il suo abbraccio di qualche giorno fa.
La sua risposta:
“Sei speciale, diversa. Ti sento vicina e volevo dirti che ti voglio bene, in quell’abbraccio :* A presto e un bacio al tuo cucciolo”

Non sono speciale, sono fortunata.
Aldilà di tutto, nonostante tutto.
Perché ricevere gratuitamente l’Amore è un privilegio raro.
E Francesca non potrà mai capire quanto abbia fatto lei per me con un solo gesto in un solo attimo, dato proprio in quel determinato momento.
Quando mi ha scritto, commossa,  ho ripensato alla frase di Matteo: “Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date”.
E’ sempre stato un principio per me.
Ma da venerdi, grazie a Francesca, è diventato un comandamento.
Gratuitamente do, gratuitamente ricevo; per questo, ancora, gratuitamente sarò ancora in grado di dare di più e ancora…

ABBRACCIO

 

Come la luna

Per essere grande, sii intero: non esagerare.
E non escludere niente di te.
Sii tutto in ogni cosa.
Metti quanto sei
nel minimo che fai.
Come la luna in ogni lago tutta
risplende, perché in alto vive.

Fernando Pessoa

Più vivo e più imparo che anche le condizioni più avverse
possono diventare esse stesse foriere di un qualcosa di diverso da quello che appaiono, che possono trasformarsi in qualcosa di straordinario. Che possono essere, per usare una metafora, come quel masso che improvvisamente si stacca dal costone e ti invade la via…tu credi di essere bloccato, oltre allo spavento che ti sei beccato, oltre allo sconforto perché temi che il tuo percorso sia terminato o  compromesso… ma poi scopri che là dove manca il grosso sasso, si è aperta una strada nuova.
Che magari accorcia la salita.
Che è più ripida, forse, ma che ti porta direttamente sulla cima.
Non ci avresti mai pensato…non lo avresti mai sperato…non avresti mai creduto che quella grande difficoltà diventasse un’immensa opportunità.
Penso che comunque questo dipenda dal modo in cui vedi il Mondo.

Probabilmente, ci si nasce, con questo dono. Eppure, da life coach, penso che si possa imparare, a guardare tutto come le immagini figura/sfondo: almeno da due diversi punti di vista.
Per darsi sempre un’alternativa.

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