Aforisma del giorno #1: la menzogna e gli ignoranti

Brutta macchia nell’uomo la menzogna,
si trova sempre sulla bocca degli ignoranti.
(Siracide, 20:24)

*Dedicato ad un patentato millantatore e mistificatore che ha trovato pure chi appoggia e rinforza le sue menzogne.
Ma la Verità ha prove e testimoni: per questo è solida.
E vincera’ sempre*

Published in: on 24 luglio 2016 at 11:39 PM  Lascia un commento  
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Giornate di Luglio

Da bambini, il “forse” ha la cifra della Speranza.
Da grandi lo deturpiamo come sinonimo di “no”.
(Don Dino Pirri)

…Ci sono giorni che sembrano infiniti. Settimane senza fine.
Il Tempo, avaro, centellina la frescura dell’anima in mezzo ad un’afa di paure e preoccupazioni.
Passerà, certo.
Come l’estate.
E vorresti avere una sfera magica per sapere se la Verità potrà avere giustizia, per esempio…e dormire finalmente la notte.
O per capire se riuscirai a trovar pace per ogni “giorno dopo”…per la serenità di tuo figlio prima che della tua.
Nel frattempo, una pausa di colori ed emozioni sono riuscita a crearla.
Anzi due.
La prima, tra appena una settimana: mio figlio compirà sette anni, e alla sua festa riceverà un regalo che lo illuminerà come il sole…una cosa che desidera tanto e che si aspetta solo ad inoltrato autunno.
Immaginare la sua meraviglia e la sua gioia fuga ogni nebbia del cuore.
La seconda riguarda sempre il suo sorriso. Lui che sogna solo parchi di divertimento, che vede il mondo come se indossasse perennemente delle lenti multicolorate, multisonore e multidimensionali… forse grazie ad un’amica speciale quest’estate potrò realizzargli un altro piccolo grande sogno: la riviera dei parchi.

E allora Luglio che scorre pigro rivela il suo animo generoso.
Perché basta non perdere la speranza, che piccoli miracoli possono avvenire ogni giorno.
E c’è ancora estate…

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Elie Wiesel

…quando cominciai a studiare Filosofia all’Università, mi allontanai dalla pratica religiosa.
Avevo iniziato un viaggio tra ragione e fede che sarebbe durato anni.
Grazie ai Maestri di Napoli, ho potuto fare mie confessioni religioni disparate (scoprendo poi che tutte sono mosse dallo stesso senso di Divinità) e sprofondare anche negli  abissi più oscuri dei pensieri umani.
Quando arrivai a filosofia morale, incontrai la Shoah e i totalitarismi. Studiai Heidegger e Levinas. Ed incontrai Elie Wiesel. La notte. L’ebreo errante.
Tornai nella mia Trieste e San Sabba mi impressiono’ talmente tanto che quando l’università organizzo’ il viaggio ad Auschwitz non ebbi il coraggio di andare.
Ero in crisi Religiosa. Dov’era Dio durante Auschwitz?
Averi voluto scrivere al papa. Chiedere. Capire.
Invece scrissi a Wiesel.
Che vide morire la sua famiglia e quasi moriva anche lui. Che aveva ascoltato il silenzio di Dio e visto l’orrore dell’uomo. Come Primo Levi, come  Bruno Bettlheim. Ma loro non hanno retto. Lui si. Premio Nobel per la pace 1986.
Gli scrissi e gli chiesi se ancora credeva in Dio, e se si come faceva ancora, dopo tutto ciò.

Lui mi rispose con due righe brevi e coincise, in una lettera che conservo nel suo libro sul Golem.
Mi disse che onestamente non sapeva come faceva…che era una cosa che non poteva scegliere…ma non solo ci credeva…ci litigava pure ogni giorno.
Capii che la fede non è la religione.
E che non fa differenza la religione per la fede in Dio. Un po’ come diceva Nicolo’ Cusano.
Perché tutti hanno nella loro imperfezione solo un frammento della Verità.
Così, quando morì mia madre dopo dieci anni di malattia, fu un ebreo di Sighet a sostenere la mia fede.
A lui debbo la mia idea di filosofia come pratica di vita. E a lui debbo la mia cresima cattolica, la mia ecumenicita’ cristiana, la mia idea di fede oltre la religione che quindi abbraccia tutte le confessioni.
E ora che è tornato dal Dio di tutti noi,  al mondo siamo tutti po’ più soli.

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Per la tua prima pagella

Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola, mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi “felice”. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita.
(John Lennon)

…Se ti conosco bene, non vedrò mai una tua  pagella da “tutti 10”, come ne vedo in questi giorni in giro…
So perché, e…ne sorrido.
Sorrido e non te lo dico, ti ho anche redarguito e detto che la promozione va guadagnata e sudata…
…Sorrido perché so che tu vedi il mondo da un’altra prospettiva, in una perenne capriola, dove tutto, a testa in giù, assume colori e forme diverse…
…Sorrido perché tu sei un guerriero, lo sei stato fin dal tuo primo giorno da fagiolino in pancia, hai sempre dovuto combattere per la tua vita ed il tuo sorriso.
Ultimamente ancora di più.
Sorrido perché tua madre, due cicli la prima della classe, un ciclo l’invisibile, un altro ciclo con lode e rifiuto del dottorato per inseguire altri sogni, che studia ancora, sa che ciò che è importante nel mondo non è quanto prendi, ma cosa ne fai della tua curiosità…e dei pezzi di carta.
Cosa ne fai della tua passione e dei tuoi sogni.
Ma soprattutto sorrido perché so che sarai da “10”, da “30” e da “110 e lode” solo quando sarai veramente felice della tua vita.
Altrimenti non serve che tu li collezioni.
Quando ho avuto la tua pagella tra le mani mi sono guardata la copertina, incantata. I voti me li hanno dovuti far vedere…non mi interessavano, considerando l’anno faticoso, doloroso che hai avuto.
Io mi sono fermata li’.
Al tuo bellissimo nome sulla tua prima pagella.
Tu che sei il mio orgoglio.
Perché riesci a vedere la poesia in un filo d’erba al fruscío del vento…e non importa se qualche amichetto ti considera “strano” perché preferisci inventarci una storia sopra, invece di calpestarlo con un pallone per giocare….
…Se il mio orgoglio perché sorridi sornione…nonostante tutto.
E sorrido perché sorridi, e perché tante cose le hai capite molto prima di me:)

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“…Ti sta una favola!”

Lo sguardo di un bambino: un buon conduttore che lascia passare la sua anima senza dispersione
(F. Caramagna)

Negozio di abbigliamento.
Mi piace il colore del vestitino ma di quella fantasia c’è solo taglia s/m.
Il negoziante insiste per farmelo provare, dicendo che calza come m/l.
Mio figlio è li con me, impegnato a fare lo slalom tra gli stands di abiti.
Viene con me a provarlo.
Mentre mi guardo allo specchio, sbofonchiando a bassa voce di tutti i miei difetti, dove si appoggia, dove segna….mio figlio, un piccolo uomo di quasi sette anni, esclama: “MAMMA…TI STA UNA FAVOLA!”
Lo guardo esterrefatta.
Aggiunge:” ti sta benissimo mamma…bella scelta!”
Mi è venuta in mente “i vestiti nuovi dell’imperatore”.
E mi sono detta che se per mio figlio stavo “una favola”, il vestito potevo prenderlo…nonostante tutti i miei difetti.
Perché è infinitamente più importante quello che pensa di te un bambino, che un adulto che ti misura i centimetri di grasso sulla pancia o di cellulite sulle cosce per hobby.
Un bambino vede Oltre.

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Seppellire due volte

“La tomba è un monumento posto al confine tra due mondi.”
(Jacques-Henri Bernardin De Saint-Pierre)

…per capire di cosa sto parlando dovete leggere questo eccezionale articolo di paleopatologia.it , in particolare al punto 2.2:

Doppia sepoltura: esperienza popolare della morte nella Napoli contemporanea

…Avevo saltato la ricognizione, nel 2010, in un freddo giorno di gennaio, gravido di pioggia.
Avevo un bambino di pochi mesi e cercavo di tenere a bada sconforto e depressione dovuti al fatto di dover crescere un bambino da sola.
O forse, semplicemente, non ero ancora pronta.
L’elaborazione del lutto è un processo lungo e doloroso. Ed era stato riattivato, allora, dalla perdita dell’ “amore della vita”.

Sono passati sei anni.
Tre giorni prima mi hanno comunicano la riesumazione.
Fino all’ultimo mi sono chiesta se fossi pronta a rivivere e poi a lasciare andare quel carico di immagini e di emozioni.
Quel dolore che prima e’ sordo e poi diviene sottile e sotterraneo…e che col tempo diventa caro ricordo.
Le sue istruzioni per le esequie.
La sua morte tra le mie braccia.
La veglia.
Il canto che desiderava e la sepoltura.
E i giorni a venire, tutti quelli senza mia madre, che diventano poi anche senza la nonna di mio figlio.

Mi hanno aiutato a capire che fare Lucia e Annarita.
E il ricordo delle parole di quella mamma che aveva la quinta elementare, ma così curiosa ed intelligente che mi dico che ho preso tutto da lei. Che senza avere lauree in antropologia culturale o psicologia, un giorno mi disse che doveva esserci, per suo padre, che anche se ne aveva dolore per rivederlo in quello stato “mortifero” di teschi ed ossa da raccogliere in una scatolina doveva farlo: altrimenti, nel suo cuore, non sarebbe mai riuscita a seppellirlo veramente.
E su questa frase (e sul rituale in genere, comune solo ad alcune parti di Italia ed Europa) Freud ci avrebbe scritto un trattato.

Così, in una meravigliosa giornata di maggio, con farfalle, pratoline e papaveri al vento, ho potuto rivivere tutti questi tredici anni…e lasciare andare il residuo dolore. Lasciarlo fluire nella consapevolezza che al suo posto ondeggiano come le spighe al sole l’amore e il ricordo.
E ho imparato che non bisogna avere paura delle proprie emozioni, anche quando hai il terrore che non riuscirai a gestirle…fuggire non serve, decidere di accoglierle ti arricchisce e ti trasforma in una persona migliore.

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Anniversari da festeggiare

…Conta
i passi che hai fatto
l’amore che hai dato
la sete che hai spento
e ricambia
i baci che hai preso
e a volte rubato
cosciente o distratto…
lascia
indietro un errore, uno sbaglio d’amore
ce l’hai sulla pelle
Pensa
che da ogni ferita c’è Luce che entra…
(L. Fragola)

…Partiamo da una differenza fondamentale.  La differenza tra un uomo della malavita ed uno psicopatico omicida.
Sono entrambi assassini seriali.
Ma il primo sceglie di esserlo, consapevolmente e a suo tornaconto, il secondo ha invece un funzionamento psichico tale da essere incapace di fare altro.
Ecco. La differenza serve per capire come, a distanza di un anno, io mi trovi a poter dire che perdere una persona che aveva il funzionamento emotivo di un uomo della malavita è stata la mia salvezza.

Ovviamente, sulle prime, quando ti trapassano quasi a morte e ti lasciano a terra in un lago di sangue (per usare una metafora a tema) non la pensi certo così. Il mondo finisce li’.
Il buio.
Poi però c’è chi ti raccoglie.
L’ Amore lo vedi lì, in chi to raccoglie a pezzi da terra e ti aiuta a ricomporti…non in quello che credevi perduto…perché là avevi perso solo una cosa: il Tempo.
Non l’Amore.
Tempo prezioso con un malavitoso emotivo.
(Che gli altri non riconoscono a meno che non sono per necessità costretti a guardare nell’Abisso che ha dentro…vedono solo chi, alla stregua dei malavitosi reali, “fa del bene”e porta il santo in processione. Mica riconoscono il killer spietato…)

“…E nemmeno un secondo può andare sprecato…La vita passa troppo in fretta, e va’…”

E ti dici, per la prima volta in 41 anni,  che tornando indietro non sprecheresti due anni. Nossignore.
Ma due mesi si.
Il tempo di conoscere due bambini speciali e tante persone preziose (come Susy e i suoi, Giusy e la sua grande e bella famiglia, Luigi, Mariangela e tanti altri…anche fuori regione) che hanno arricchito ed arricchiscono la mia esistenza.
E la’ ti dici che è vero, che anche dal letame nascono i fiori…
…Questi 12 mesi sono stati importanti.
Importanti per rinascere, per scegliere chi essere. E per imparare a non tradire mai più il proprio intuito: rileggendo lettere e diari dell’epoca mi sono resa conto che ci aveva visto giusto tempo fa, purtroppo, ma scelsi di ignorare il mio impareggiabile intuito forse per un’ autostima ancora troppo traballante.
Ora ” non mi perdo neanche un giorno” per dirla con le parole della canzone che apre questo post.

La lezione è proprio quella: da ogni ferita c’è Luce che entra.

E la Luce crea prospettive nuove ed entusiasmanti per la propria esistenza.☺

                      Luce che entra

Memorie dal social

Abbi cura dei tuoi ricordi
perché non puoi viverli di nuovo.
(Bob Dylan)

Ieri mattina Facebook mi ha cacciato fuori una delle sue memorie.
Questa qui, per la prima volta, mi ha commossa.
Era una delle prime condivisioni, ero da poco sul social, mi ero iscritta per cercare di arginare l’isolamento emotivo e sociale in cui ero sprofondata, mentre il più grande miracolo cresceva dentro me.
Mi sono commossa perche’, tirando le somme (ed alla fine sono quelle, che vedi), il periodo di Grazia di una donna per eccellenza è stato per me doloroso e ricolmo di solitudine. Ma, ecco, quel ricordo fermato nel tempo mi ha riportato anche la forza, il coraggio, l’amore per la vita e per quel figlio che né l’abbandono, né il disprezzo, né la solitudine che mi sommersero hanno mai messo a tacere. E la memoria di quei giorni di maggio al mare di Scauri, in compagnia di una persona preziosa che mi ha insegnato quanto l’amore cristiano e altruista possa veramente esistere, tra il suono del mare, del vento, delle canzoni, mi hanno prepotentemente restituito al cuore tutto il dolce, il calore, la meraviglia di quella gravidanza, fermata per mio figlio in un diario giornaliero che un giorno potra’ leggere per vivere la sua storia.
Ora, dopo sette anni, quel miracolo ha una bacchetta magica per le mani e ne combina delle belle…Si vede, che ha preso tutta l’energia di chi non si arrende mai e va, nemmeno controvento…e trova anche il tempo di riposarsi.

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Ombrellando pensieri filosofici

KIM con l’ombrello di Cars, nuovo nuovo, tutto colorato.
Mamma con un vecchio ombrello grigio preso in saldo qualche anno fa che ha all’interno disegnate delle stelline. Che se prendevano luce, una volta, diventavano fosforescenti…Ora non più.
Mio figlio contentissimo del suo ombrellino…quando vede il mio dice “eh no…mamma! Facciamo cambio?”
Lo guardo stranita. ” E perché? Lo vuoi più grande?”
” No, perché voglio le stelle sopra di me”
( E ci sarà un motivo per cui ti chiami come Kant, no? ) 😅

********************************

Giustamente per chi non conosce Kant:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Immanuel_Kant

Sulla sua tomba vi è un epitaffio che recita l’explicit della Critica della ragion pratica:

(DE)
« Zwei Dinge erfüllen das Gemüt mit immer neuer und zunehmender Bewunderung und Ehrfurcht, je öfter und anhaltender sich das Nachdenken damit beschäftigt: Der bestirnte Himmel über mir und das moralische Gesetz in mir. »

(IT)
« Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. »

(Epitaffio sulla tomba di Immanuel Kant dalla Critica della ragion pratica)

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La settimana della produttività emotiva

Tra la nostra anima e il nostro corpo vi sono tante piccole finestre, da lì, se sono aperte, passano le emozioni se sono socchiuse, filtrano appena, solo l’amore le può spalancare tutte insieme e di colpo, come una raffica di vento.
Tommaso d’Aquino

…La settimana che termina ha avuto giorni intensi, anche se fuori dal lavoro. Ho sostenuto il mio terzultimo esame universitario, che mi avvicina un po’ di più ad un’altra tappa fondamentale e al raggiungimento di un altro sogno; ho imparato da mio figlio una volta di più che la saggezza dei bambini va di pari passo con la loro memoria…e con la loro sensibilità. Ho avuto il tempo per una mattinata con la mia immensa amica gragnanese e quello di un caffè con una persona preziosa e grande amico…che ha ben pensato di congedarsi con un cuore “per la festa della mamma”. Ho ascoltato due carissimi amici -una coppia eccezionale oltre che due geniacci- dissertare sulle frequenze e sul dominio del Tempo…e anche mentre parlavano di cose incomprensibili, ogni volta che si guardano capisci che l’Amore esiste.
Infine, contro ogni previsione, mi sono trovata a raggruppare un gruppo di madri amiche in un luogo virtuale che è il punto di partenza di un altro dei miei sogni: quella “casa del sole” che un giorno spero diventi un luogo fisico dove le mamme sole possono sentirsi al sicuro …
…Mai settimana fu più emotivamente produttiva:)

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