Cose che ho imparato in 42 anni (ma a portare i tacchi no)

​Cose che ho imparato in 42 anni:

1) che ogni giorno è un dono;

2) che Michelangelo ha fatto una faticaccia a modellare il marmo per quei capolavori (me ne sono accorta quando, scalpellino e martello alla mano, ho dovuto rimodellare il marmo sulla finestra) e secondo me era un dio;

3) che nell’era 2.0, 3.0 etc. basta un tutorial su Utube e puoi da sola stuccare pareti e legno, dipingere pareti e legno…peccato  che poi sempre a te tocca pulire il pavimento…

4) che da’ più soddisfazione una porta pitturata o un pavimento lucidato da te che un 30 e lode;

5) che troppo spesso la gente preferisce la ruffianeria alla genuinità, forse per l’incapacità di mettersi in discussione o di costruire legami reali;

6) che un conto è tirare avanti ed un conto è non arrendersi. Perché ci sono momenti che proprio non sai come andare avanti.Ma non ti arrendi.

7) che no, non li riuscirò mai a portare i tacchi. Il massimo è 5 cm e a blocco,  belli larghi. Forse perché sono sempre di corsa. Forse perché mi piace poter saltare gli ostacoli, non farmi fermare da una storta. E mi piace camminare per chilometri a piedi.Forse perché mi piace guidare l’auto, e il traffico non mi stressa.Forse perché con unghie lunghe e tacchi alti non si può suonare la chitarra e poter ballicchiare sulle scarpe camminando con la cuffia nelle orecchie. 

Forse perché non posso improvvisare una partita di calcio con un sasso con mio figlio…

…Mio figlio che è la lezione più importante di questa vita. Innanzitutto d’Amore. Poi di tante altre cose. Per esempio per la lotta per l’inclusione.

?) tante cose ancora da imparare…

Il destino di un’illusione

Non siamo mai così indifesi verso la sofferenza,
come nel momento in cui amiamo.

L’amore è il passo più vicino alla psicosi.

Sigmund Freud

Una settimana di passione, la mia.
Fai il pittore, il falegname, la donna delle pulizie, l’arredatore di interni.
Oggi, che è Pasqua, butta le cose e conserva, imballando, quelle che magari potranno servire un giorno… ma che ora stanno in mezzo per niente.

Pulisci, pulisci, e trovi un piccolo bouquet nascosto, lasciato ad essiccare.
Da romanticona quale sono, adoro i fiori.
In verità, anche le piante, visto che considero come regalo più bello che abbia mai ricevuto (mio figlio a parte)  una pianta di gelsomino del madacascar recapitatami dal fiorista da parte di un mio carissimo amico il giorno del mio quarantesimo compleanno, che cresce rigogliosa.
Aveste visto la mia faccia, quel giorno, quando arrivo’ la consegna davanti alla porta nelle prime ore del mattino, io che dormivo ancora… No, non era del mio ex partner che era impegnato a cornificarmi da mesi, ovviamente facendo attenzione a non farsi scoprire e approfittando dei miei problemi familiari e lavorativi.
Era di questo mio amico, che mi fa pure da commercialista a gratis … quel giorno sono arrivata ad invidiare (sentimento che mai mi appartiene) la moglie.

Mancano dieci giorni al mio quarantaduesimo compleanno, e… tornando a quel piccolo bouquet essiccato che è la ragione di questo post, bouquet con una rosa sola, che per me valeva quanto un intero giardino in fiore… esso mi fu regalato al mio compleanno di cinque anni fa.
Un brevissimo momento in cui una persona forse incapace di amare veramente -o forse semplicemente immensamente egoista – divenne l’illusione di un destino finalmente felice, dopo cinque anni precedenti trascorsi in perenne via crucis.

Il destino di quell’illusione oggi mi pare rappresentato egregiamente nei colori sbiaditi, quasi tetri, di foglie e bocciolo.
Se solo lo avessi capito allora, non avrei sprecato anni di lacrime.
Una mia carissima amica qualche tempo fa ha visto le mie foto prima e dopo l’incontro di questa persona e mi ha detto che questa anima maledetta mi aveva rubato il sorriso… che da quando ho conosciuto lui il mio sorriso ha perso luce… per questo, solo per questo, sicuramente non poteva avermi amato nemmeno per un giorno… mi disse che sicuramente aveva sempre mentito.
Ora so che ha ragione.

Quindi ecco: io che speravo di conservare un ricordo prezioso come un anello mai ricevuto in dono, oggi ho aperto la pattumiera.

Ecco la fine che fanno le illusioni.
Sognate in grande, ma non illudetevi mai.
Felice rinascita a tutti.

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Breve favola triste convertita in dolcezza

Se vuoi cambiare il tuo destino,
cambia il tuo atteggiamento.
(Amy Tan)
Come trasformare una breve storia triste in una cosa buona buona 🙂
Giorno libero al lavoro e sveglia alle 5 e 30 perché, giustamente, per la gita del bimbo si parte alle 7 proprio quando a lavoro non devi andare.
Ne approfitti per andare a trovare il tempo e andare a fare quella maledetta rx esofago stomaco duodeno in trendelenburg …alle 7 e 50 sei in un centro laser deserto…
…e la macchina per gli rx non funziona.
Ho cominciato a bestemmiare in aramaico antico.
Volevo andare dal dottore, ma apre alle 9e30.
E che ci faccio un’ora e mezza tra il traffico di una città svegliatasi con un cielo così carico d’acqua che per farsi luce il sole spara pezzi di arcobaleno qua e la ?
Me ne risalgo sulla montagna, và.
Ma prima…visto che per quel maledetto esame SONO A DIGIUNO…mi merito una bella colazione.
Tra liceali ad aspettare la campanella e clacson assordanti per auto fuori posto, mi rifugio in un bar. Un cornettino, un cappuccino…e qualcosa mi fa l’occhietto dalla vetrina.
La scintillante, avvolgente, carta di un uovo di Pasqua.
Cioccolato fondente con nocciole.
“Ma sai che ti dico, Amalia?
Visto che nessuno te lo regala, mò sto uovo te lo regali da sola!
Rendiamo utile questa luuunga mattinata!”
Ci ho messo quasi 42 anni, ma ho imparato.
Ho imparato che la persona che ti ama di più devi essere sempre tu.
🙂
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2 Aprile

Un tipo sta volando in mongolfiera e si perde. Si abbassa sopra un campo di granoturco e grida a una donna:  
risponde la donna. <E’a 41 gradi, 2 minuti e 14 secondi a nord, 144 gradi, 4 minuti, 19 secondi a est; è a un’altitudine di 762 metri sopra il livello del mare, e in questo momento sta volando a punto fisso, ma era su un vettori di 234 gradi a 12 metri al secondo>
<Sorprendete! Grazie! A proposito, lei ha la sindrome di Asperger?>
<Sì!> risponde la donna.
<Perché tutto quello che ha detto è vero, è molto più dettagliato di quanto occorre e me l’ha detto in un modo che non mi serve affatto.,>
La donna aggrotta la fronte.
<Sì> risponde l’uomo.
 (Jodi Picoult)

Hans Asperger dichiarò, cito testualmente, che “un pizzico di autismo è necessario per il successo nelle arti e nelle scienze“. E, considerando il numero di persone che hanno avuto successo nelle arti e nelle scienze le cui abitudini e la cui capacità “altra” sociale ha fatto pensare all’Asperger, direi proprio che aveva ragione.
Basta fare un giro in rete per capire a quanta gente illustre si lega l’Asperger: perfino ai più storicamente vicini Steve Jobs e  Bob Dylan.
Mi sono avvicinata all’Asperger, in particolare da poco: laureanda in psicologia, i disturbi dello spettro li ho visti sotto innumerevoli punti di vista… ma è accaduto, ad inizio anno, che un notevole neuropsichiatra infantile, sensibile ed attento,  ha visto – in quel bimbo che solo a settembre scorso un altro competente e lungimirante medico aveva definito essere “tante cose” e la cui composizione variegata avevo personalmente identificato fin da piccolino- i pezzi del puzzle della complessità Asperger.
E’ ancora tutto da definire, ma quando la prospettiva ti cambia e non studi le cose ma le vivi, accade che cerchi persone con cui parlare della cosa…persone che le vivono anche loro.
In particolare, in questi mesi ho conosciuto giovani donne (forse perché ai maschi non piace molto parlare di sé) cui è stato diagnosticato la sindrome di Asperger o quanto meno un autismo ad alto funzionamento (che non è proprio la stessa cosa, ma i confini identificativi sono parecchio labili). Raccontandomi la  loro infanzia, ci ho visto tante cose del mio bimbo.
Sono giovani donne complesse e meravigliose.
Qualcuna di loro mi ha rappresentato la difficoltà-e sovente il male- di vivere. Il peso di essere diverse. Di non capire le battute, di non condividere gli interessi dei coetanei, di essere un pò più irascibili degli altri.
Oggi vorrei dire a queste giovani donne che la difficoltà e il male di vivere è di tutti noi, e soprattutto che per chi funziona in modo diverso (non solo autismi, asperger ma anche tanti altri neurofunzionamenti e altro ancora) è sempre più difficile vivere. Non perché siano “fatti male”, ma perché tutto ciò che è diverso non viene mai fino in fondo compreso da chi non ci somiglia. 
E lo so che per alcuni è davvero difficile vivere. Ma oggi ho visto una mamma con tutti e  due i figli nello spettro autistico, con interazione sociali diverse,  che raccomandava di impegnarsi ogni giorno per migliorare la propria vita e quella dei propri figli.
Non è una malattia, è un modo d’essere.

E c’è questo bellissimo video di Marco Ripà che dice quanto sia “borderline” ai neurotipici l’eccentrico, profondo, e variegato universo dei neurofunzionamenti altri.
Vi invito infine a sentire quanto colpisca al cuore il quadro ed i versi di Zegalvis Torukh ,  nei “moti del sentire” della neurodiversità.

Adam, capire l’Asperger

Castelluoni’s Karma, Occidentali’s Karma made in Stabiae

Item in Stabiano quae Dimidia vocatur calculis medetur
Con l’acqua che nel territorio stabiano chiamano Dimidia si curino i calcoli
Plinio il Vecchio
Naturalis Historia 31, 2, 9

Una perla rara incastonata tra i monti ed il golfo di Napoli, annerita dal tempo e dall’incuria di chi non l’ama, Castellammare di Stabia, in passato una delle “cento città” di Italia, medaglia d’oro al merito civile, madre della nave-scuola Amerigo Vespucci   e della nave da battaglia Caio Duilio , l’antica e gloriosa Stabiae , grande città prima sannitica, poi etrusca, poi greca, sede privilegiata dei patrizi romani all’epoca dell’eruzione del 79 d.c., custode di uno dei più famosi affreschi dell’area pompeiana, la Primavera di Stabia, o “Flora”.
Piena d’Acqua , la mia città, vantando storicamente 28 sorgenti di acqua minerale, sede privilegiata di imperatori (Federico II aveva un casino reale, i d’Angiò ci avevano tutta la corte, gli Aragonesi e i Borboni non sono stati da meno), location per opere d’arte ed artisti (una di queste: la VI novella della X giornata del DECAMERON di Boccaccio) un tempo città industriale e turistica al contempo, viene da decenni di latrocinio e depauperamento da parte di malavita organizzata e autorizzata, ovvero amministrazioni disastrose.
Ma i veri stabiesi non si arrendono, la città è viva, si organizza in gruppi pro-città, e i Social aiutano il coinvolgimento degli “uomini di buona volontà”, come SOS Stabia.
E a volte anche una canzone, o meglio una parodia, aiuta a pensare sorridendo e a prendere maggior consapevolezza.

Se volete fare un tuffo nel cuore della nostra città, andate su questo bellissimo sito:

Castellammare di Stabia: Storia, Cultura, Natura e Tradizioni Stabiesi

E adesso, Castelluoni’s Karma!!

TESTO                                              TRADUZIONE

Mago del gelo o K2?
Il dubbio amletico
contemporaneo come l’uomo del neolitico
e mo’ sta Smart 2×3                     (ed ora questa smart 2×3)
dove la colloco
quanto stress per un caffè,
chiamo la neuro
c’è l’abusivo minaccioso
ca vo’ l’euro                                       (che pretende l’euro)
ormai il grattino è démodé
parcheggi facili,
problemi inutili
AAA cercasi (cerca sì)
un po’ di strisce bianche
sperasi (spera sì)
e non è certo una follia
si a lasc mmiez ‘a via                    (se la lascio per strada)
Marò che settimana                      (Madre, che settimana)
tra auto e vesuviana
mi serve un’ora d’aria, che noia
(alè)
qualcuno se la rischia
c’è il vigile che fischia
sì bbell e nun abball                     (Sei bella ma non balli)
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
sì bbell e nun abball                      (Sei bella ma non balli)
mo vac a parking stabia               (ora vado al “Parking Stabia”)
piovono graffe di pupett’
in corpi obesici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili.
Tutti tuttologi col web
ncopp a sto fesabukk                      (Sopra a questo Facebook)
occhio a sti comici                           (occhio a questi comici-i politici-)
AAA cerca di (cerca dì)
non fare l’animale
spera che (spera che)                                                        
di non trovarla miez’ a via          (di non trovare per strada)                             
a sacchett’ e zi maria                    (la spazzatura di zia maria)
Marò che settimana                       (Madre, che settimana)
tra auto e vesuviana

mi serve un’ora d’aria, che noia
(alè)
qualcuno se la rischia
a mappina se ne infischia           (la “mappina”se ne infischia!)
sì bbell e nun abball                      (Sei bella ma non balli)
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
sì bbell e nun abball                      (Sei bella ma non balli)
chiamm a sos stabiaaa                 (Chiamo SOS Stabia!!)
Senza rispetto pa città,                 (Senza rispetto per la città)
non siamo uomini
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
la cacca si riaaaalza
E chest’è… Alè !                                 (E questo è/Tutto qui ..Alè)
Marò che settimana
tra auto e vesuviana
mi serve un’ora d’aria, che noia
(alè)
qualcuno se la rischia
c’è il vigile che fischia
sì bbell e nun abball
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
sì bbell e nun abball …
…è il castelluoni’s karma …
omm!

*Ed ecco il video musicale eccezionale!!! (Cliccate sul link se non vi appare il video)*

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FSplitLab%2Fvideos%2F1141909342605121%2F&show_text=0&width=560

   youtube:     CASTELLUONI’S KARMA
Canta: Alessandro Criscuolo
Testo: Stabia 2020 – Giochi olimpici / Alessandro Criscuolo
Musica: Francesco Gabbani  Filippo Gabbani, Fabio Ilacqua, Luca Chiaravalli
Progetto, riprese e montaggio: Split Lab

Legenda:

Castelluono, o meglio Castelluoneco , come ben dice il nostro “scugnizzo” stabiese, Raffaele Viviani , è uno dei modi dialettali per definire quelli che ufficialmente vengono definiti “Stabiesi” per distinguerli dai “Castellammaresi” di Castellammare del Golfo(TP), termine questo, “castellammarese”, usato spesso anche per noi .

Si’ bell ma nun abball stabiese per il dialettismo partenopeo  sì bell ma n’ abball’ , si usa in genere per indicare una ragazza molto bella ma che ha un carattere così scontroso da renderla insopportabile. Utilizzo anche metaforico per dire che qualcosa che è “bello”, di fatto, non riesce a splendere della sua bellezza.

Il Mago del Gelo  e il K2 sono le gelaterie storiche della città, che da sempre si contendono il titolo di miglior gelato.

Pupetta è il posto migliore al mondo per le “graffe”, cornetti, ciambelle e quant’altro al cioccolato. Se non la provate, non potete saperlo.

La Vesuviana, o meglio Circumvesuviana, croce e delizia del trasporto campano, collega praticamente tutta la zona vesuviana. In particolare, per quanto riguarda Castellammare di Stabia, è servita dalla linea Sorrento-Napoli, che attraversa luoghi di interesse paesaggistico, storico  e culturale come, tra i vari, Vico Equense, Pompei (e gli scavi), Oplontis/Torre Annunziata, Torre del Greco ed i suoi magnifici coralli, Ercolano Portici/Pietrarsa, e permette di arrivare al palazzo di Giustizia di Torre Annunziata.

Mappina è un termine denigratorio partenopeo: persona di poco conto, sporca, che vale niente.

SOS Stabia è un’associazione di stabiesi per Stabia.

Il traffico di Castellammare, che ha un’alta densità demografica se consideriamo i metri quadri di superficie della città, è famoso…addirittura Pino Daniele lo ha cantato °_°

…E chest’ è … That’s all folks! Enjoy!!!

La scimmia nuda balla

Namaste
(Ale’!)
*Ancora sulla mia canzone “effetto Mozart” ed effetto “Prozac” 😄 *

Morphè

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Questa maledetta canzone mi è entrata nella testa e non credo che riuscirà facilmente ad uscire… Mi chiedo io: perchè? Secondo i “grandi geni” della musica, questa canzone piace perchè è semplice, quasi bambinesca. In effetti sembra essere così: testo originale, melodia accattivante, ritmo travolgente… tutti gli elementi per una canzone dello zecchino d’oro ci sono! Ma no, non è così: vi assicuro che il successo di Occidentali’s Karma risiede proprio nella profondità del testo, ricco di riferimenti culturali e di simboli vari. Ma procediamo con calma, dando un’occhiata più da vicino al testo:

Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l’uomo del neolitico

Cominciamo subito con una citazione di ispirazione Shakespeariana: “essere o dover essere“: l’interrogativo che da sempre interessa l’uomo (e che peraltro è considerato essere contemporaneo come l’uomo del neolitico, ossia vecchissimo…)! Essere o dover essere? Vivere seguendo ciò che…

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Published in: on 22 marzo 2017 at 3:31 PM  Lascia un commento  

Memorie sonore #1

La musica ha un grande potere:
ti riporta indietro
nel momento stesso
in cui ti porta avanti,
così che provi,
contemporaneamente,
nostalgia e speranza.
(Nick Hornby)

Questa notte,compilation speciale.

L’effetto mozart è a cura di Francesco #Gabbani, con “Occidentalis’s Karma”.
E questo è il presente.
Quello che sono ora, che ho imparato a guardare con ironia alla vita…e sono in equilibrio su una gamba, senza più cadere.
Rileggendo “la scimmia nuda” di Morris, lavorando, cercando di tenere “up” la salute e terminando la laurea dei miei sogni.

Poi, la canzone che non fa più male ma sorridere  e addolcire: “Forever Young” versione Youth Group, che la canta anche mio figlio, e che mi ricorda che sono stata fortunata, perché ho amato.

“Freedom!90”, del grande George Michael: 15 anni, e l’idea che nulla era impossibile. Avevo incontrato Freud e la filosofia, e il mondo mi sembrava finalmente spiegato. Così come il mio destino.

“Happy” di Pharrel: il grande sorriso di mio figlio, la gente che balla ovunque, un pò come ora con Gabba, e la positività di una parola inglese. E i minions, che tornermo a vedere al cinema.

Il mio magico Mika e “Grace Kelly”: per seguire un illustre sconosciuto, oggi tanto famoso, nel 2007 girai per Italia ed Europa. Per riscoprire, dopo la morte di mia madre, l’amore per la musica: e ritornai a suonare…e più di uno strumento!

“Dragonstea din tei”, by O Zone: ricordo un tour tutto di casa, in costiera amalfitana, tra bus e barchetta, in un agosto di schizzi e sole, ed una bambina  in piedi, come tutti in un pullman serrato di gente grondante, che sembrava fresca come una rosa di maggio, sorridente come la primavera, che con quelle manine ballava ed intonava “numa numa iei”…e a noi tutti sembrava un miraggio di oasi.

“I can’t be with you” dei Cranberries.
Le prime scelte difficili.
La malattia di mia madre.
E camminare.
Dalla città di provincia alla Neapolis ombelico del mondo, pozzo delle meraviglie: ogni volta percorrere una strada diversa nel paradiso degli storici, perché come insegnava il maestro di Storia Medievale “A Napoli ogni pietra racconta una storia millenaria”.
“Just my imagination”.

“Shiny Happy People” dei R.E:M.: i miei primi esami all’università, il correre a piedi alla stazione (4 km di corsa), in un marzo di nuovi amori e di passione sempre più forte per lo studio dei meccanismi della mente. E mia madre, che mi ascoltava spiegare Piaget e Platone.

“Lucky man” dei Verve.
Happiness, more or less. E dirsi “nonostante tutto, ce la posso fare”

“Fatti bella per te” di Paola Turci. 
Che mi somiglia molto.
E’ la mia canzone.
Torniamo al presente.
Con la speranza in un domani più sereno.

Vigilia_ndo

Si dice che la verità trionfa sempre,
ma questa non è una verità.
(Anton Čechov)

Non temere il terrore improvviso
la tempesta degli empi quando si avvicina;

 perché il Signore sarà il tuo baluardo,
proteggerà dal laccio il tuo piede.
(Proverbi 3: 25-27)

…Probabilmente d’estate avrò un’altra seduta di laurea…La terza della mia vita, forse la più importante.

Tuttavia penso che nessuna”notte prima degli esami” potrà essere come quella che mi attende in questa vigilia di San Benedetto.
Perché dover spiegare a persone che non ti conoscono, che non sanno cosa hai patito e patisci, come ti sei arrampicata fino ad ora nella giungla della vita, da sola, con tuo figlio nel marsupio, a mani nude, con qualche straccio, combattendo contro ogni tipo di difficoltà, facendo quasi l’impossibile per vivere, di giorno e di notte, sacrificando sonno e salute, solo per una causa: il sorriso di un cucciolo…spiegare, dicevo, a chi non lo sa, che c’è chi recita per denaro e chi azzecca garbugli per mestiere, senza rispetto per la verità…e chi invece non ha altro che la forza, la sua  testardaggine, le sue cicatrici ed il suo cuore ma, soprattutto, quella verità calpestata dalla sua, non è per niente facile.

Perché c’è chi pensa che esistono molte verità.
Invece per certe cose non v’è scelta. O  “è ” o  “non è”.
L’unica sfumatura in questo caso è tra cattiveria e malattia mentale.
Ho sempre voluto pensare fosse la seconda.
Ma la realtà di un folle non è la verità.

Di errori ne ho fatti tanti. Il più grande, però,  è stato credere che l’amore potesse curare una ferita antica. E che gli occhi di un bambino fossero – per chi non è stato amato e si è perduto crescendo- una sorta di “educazione sentimentale”.

Invece niente.
Il buio.
Anaffettività. O, meglio, una patologica incapacità di costruire legami.
E non c’è nulla che danneggi di più un bambino del cosiddetto “doppio legame”:

“Un giovanotto che si era abbastanza ben rimesso da un accesso di schizofrenia ricevette in ospedale una visita di sua madre.     Contento di vederla, le mise d’impulso il braccio sulle spalle, al che ella s’irrigidì.  Egli ritrasse il braccio, e la madre gli domandò :«Non mi vuoi più bene?».   Il ragazzo arrossì, e la madre disse ancora: «Caro, non devi provare così facilmente imbarazzo e paura dei tuoi sentimenti». Il paziente non poté stare con la madre che per pochi minuti ancora, e dopo la sua partenza aggredì un’inserviente e fu messo nel bagno freddo”
(da “Ecologia della mente” di Gregory Bateson)

Mandare due messaggi opposti, automatici, inconsapevoli, con il corpo e con le parole, entrambi affettivamente importanti da rendere difficile capire qual’è quello veritiero, o poterlo chiedere criticamente.
Si pensi se fatto ad un bambino: sorridergli, proporre il suo coinvolgimento,  mentre lui si accorge che tutti i gesti che gli vengono rivolti sono vuoti o distorti. La mente dell’adulto è altrove, è costretto a stare lì, o non sa bene cosa vuol dire costruire un rapporto, per cui le azioni sono senza un fine…ed un bambino sente il contraddittorio.
Il bambino sperimenta confusione e vuoto. E diventa aggressivo e nervoso.
Quindi viene considerato “selvaggio” e punito fisicamente: schiaffi, sculacciate.
E il bambino diviene ancora più insicuro e arrabbiato.

La verità è una sola.
E’ questa.
Che non si impara ad amare. 
Non si può che amare.
Specie un bambino.
E se non ci riesci, se non sai gestire una relazione, se diventi distruttivo, hai un problema.
Ma soprattutto il problema maggiore diviene proteggere il più debole nella relazione – specie se è troppo piccolo da potersi proteggere da solo- da chi ha questo grave problema, un problema così subdolo da essere perfettamente camuffato per normalità.

Forse far capire questo sarà la cosa più difficile.
Da cristiana confido nel carisma della Sapienza a chi deve comprendere.
Sapienza è vedere le cose con gli occhi di Dio(Papa Francesco)

Proverbi, Bibbia

Fase di latenza on

Che cosa si può dunque scoprire del complesso edipico mediante l’osservazione diretta del bambino, all’epoca della scelta oggettuale che precede il periodo di latenza? Ebbene, si vede facilmente che il maschietto vuole avere la madre soltanto per sé, avverte come incomoda la presenza del padre, si adira se questi si permette segni di tenerezza verso la madre e manifesta la sua contentezza quando il padre parte per un viaggio o è assente. Spesso dà diretta espressione verbale ai suoi sentimenti, promette alla madre che la sposerà. Si penserà che ciò è poca cosa in confronto alle imprese di Edipo, ma di fatto è già abbastanza, in germe è la stessa cosa. L’osservazione viene spesso offuscata dalla circostanza che in altre occasioni lo stesso bambino manifesta contemporaneamente una grande affezione per il padre; tuttavia, simili atteggiamenti emotivi opposti  o per dire meglio, “ambivalenti”  – che nell’adulto porterebbero al conflitto, nel bambino sono del tutto compatibili tra loro per un lungo periodo, così come più tardi trovano posto permanentemente l’uno accanto all’altro nell’inconscio.

(Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi )

 

“Mamma…non ti dispiacere…ma non voglio sposare più te…vorrei sposare un’altra persona…solo una però!”
“Ah meno male che è una sola! (Almeno non hai preso da chi so io…)
  Ma no, amore…sono contentissima! E -ridendo-l’hai già scelta?”
“Si…mamma…ma non glielo dire!”
“Sarò una tomba(serissima)! Ma la conosco?”
“Si…è Alice…(tutto rosso)…è bellissima”.
“Bene…e perché ti piace?”
“Perché è bellissima”
“E solo questo? Tutte le tue amiche sono bellissime…”
“No…lei è gentile…e non mi prende in giro…ed è bellissima..:”
“Tutto chiaro amore!”
“Ah…sono contento che te l’ho detto!”
“Pure io amore, che me l’hai detto!”
E ci siamo abbracciati.
Edipo andato.
Fase di latenza on.

 

 

2017-02-26 18.21.55 marioluigi

 

Il mio pensiero,questa mattina

…Il mio pensiero questa mattina va ad un bambino che il 29 febbraio avrebbe compiuto nove anni…
…che invece è nato angelo e non bimbo, e che ci protegge dall’alto con le sue immense ali.