Nel cuore di una madre

Nel cuore di una madre ci sono sempre due mani che giocano al tiro alla fune. Una saluta il proprio bambino che prende un pulman e va ad esplorare il mondo; l’altra si tende per poterlo tenere ancora un poco con sé, preoccupata per come affronterà tutto da solo.
Sarà per la disattenzione, per l’iperattività, per il suo essere per metà tempo in un mondo fuori dalla realtà… o sarà semplicemente perché è così.
È sempre così per una madre.
E quindi vince la mano che saluta, e che accompagna un bus che va via con il sorriso di una splendida giornata di maggio♡

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#25aprile

La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore.” (Malcom X)

…Mi raccontavi di Vittorio Veneto. Hai anche fatto il cuoco per i soldati. Mi dicevi che la vita in quel periodo era un soffio nel vento. Ricordavi le corse sotto i bombardamenti. E ridevi, sempre, perché un po’ buffone hai fatto tutto facile…Tanto era passato.

Ma il 25aprile era il tuo compleanno, per me.
Solo questo.
Il giorno in cui festeggiavamo insieme.
Oggi, in un sole che sembrava estate, mi sono ricordata ancora una volta delle nostre passeggiate qui in collina a cercare piantine ad ombrello e pratoline.

Ovunque tu sia, nonno, li’ con mamma, buon compleanno ♡

Passare

Pasqua tanto desiata
in un giorno è già passata.
(Antico Proverbio)

…Quest’ anno gli auguri vorrei farli a chi non ha niente da festeggiare.
A chi non si sente amato, a chi anche solo vagamente sta pensando che non ne vale la pena.
A chi sente di aver perduto tutto, incluso se stessi.
A chi vorrebbe svegliarsi al martedì in Albis.
A chi è solo, o si sente esattamente così anche in un casino di gente.
A chi è considerato fuori di testa, e a chi non viene mai visto per quello che è veramente.
A chi è di altra religione, e agli atei.
A chi, come me, è disincantato e forse con Dio ci parla di meno.

E poi vorrei fare gli auguri agli invidiosi, che per essere felici devono guardare alla felicità degli altri.
A chi serra i figli in casa per paura di malattie al primo cielo grigio o per un raffreddore del vicino e poi li imbottisce di vaccini e farmaci, senza sapere quanto li massacra.
A chi sta sempre a guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro senza guardare la trave nel proprio.
A chi serra la manina all’estraneo e al parente, quando dovrebbe e potrebbe essere più generoso, e pare che goda alla sofferenza di chi stenta.
A chi disprezza gratuitamente, a chi si sente superiore ed esclude con leggerezza gli altri… Ai superbi, secondo le Scritture la peggior razza, di angeli e di umani.

A tutte queste persone, io auguro che la rinascita della bella stagione aiuti la propria rinascita interiore.
Ci sarà un motivo per cui la Pasqua si festeggia in primavera…

In solidarietà

I due maggiori tiranni del mondo: il caso e il tempo.

(Johann Gottfried Herder)

Oggi sono in solidarietà. Un ammortizzatore sociale. Per alcuni una perdita di soldi. Per altri, come me, una banca del tempo.

Oggi piove. La tentazione era restare a letto, lasciando dormire il bimbo… ma lo scolaro ha il pon, ed era peccato perderlo. L’ho accompagnato e sono tornata a casa, tra l’immancabile marasma di auto che si forma tra Gragnano e Castellammare appena cadono due gocce d’acqua…

… In questo momento piove molto, ma in modo gentile, come solo Aprile sa fare. Con gocce sottili, a ritmo di danza.

Così mi sono fermata. In auto, in collina. Ad ascoltarlo, questo movimento di acqua che suona in modo diverso toccando i tetti, gli alberi, la terra… L’auto. Gli uccelli che non si arrendono alla pioggia e cantano la primavera. E i capini delle rondini spuntare dai loro centenari nidi, aspettando il sole. E le colombaie di animali stretti l’uno all’altro, per farsi calore…

…Man mano la voce dei passerotti supera quella della pioggia. Gocce ora più lievi. Una campana lontana: è passata un’ora.

Qualcuno direbbe che l’ho persa, in macchina, quest’ora.

Io dico che me la sono ripresa.

Uno spicchio di sole, un pezzo di arcobaleno… Ora si, che posso uscire dall’auto 🙂

Dietro le quinte

Il teatro non è il paese della realtà : ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco.
(Victor Hugo)

Nella mia lunga carriera accademica da studente (che dura ancora, a dire il vero) ho avuto la fortuna di poter studiare le arti da diversi punti di vista.
Per esempio: il teatro.
Nelle ore vuote dei miei corsi a filosofia mi intrufolavo nelle lezioni di letteratura italiana e straniera. E ho seguito le narrazioni di Pirandello, Cervantes, Moliere, Shakespeare, con gli occhi della filologia, dell’ermeneutica dei testi… e dell’importanza delle parole.
Ho dovuto perfino mettere in scena con colleghi un testo modernista, per lingua e letteratura inglese…
Poi, passando a Psicologia, ho studiato l’importanza della catarsi grazie alle arti . Il lavoro dell’attore sul personaggio come capacità dell’essere umano di poter lavorare su se stesso. E la capacità delle arti -vera e propria- di essere terapeutica: musica, arti figurative… narrazione.
E, ovviamente ( e lo si sa da migliaia di anni) il teatro.

Ma la cosa più bella l’ho “studiata” solo ora: il poter esperire il “dietro le quinte”.
Il fascino di stanze ricolme di vestiti di scena. Pannelli per scenografie. Mobili d’epoca. Materiale che aspetta solo di diventare un tavolo, una finestra, una porta…quella porta che ci fa entrare in un mondo diverso.
La gioiosa confusione dei camerini, dove tutto deve essere rigorosamente in disordine.
L’immane sforzo dei Maestri, che ci mettono tutto se stessi per i propri ragazzi.
Essere lì, dove nasce la magia. E la passione, la tenacia…la rabbia, a volte. E le prove, le prove, le prove, e ancora le prove…
…Urla liberatorie. Eccitazione ed emozioni. Riprovare ancora una volta.
E poi il surreale silenzio della compagnia, poco prima di salire sul palco.
Dietro le quinte ci sono stata con un bambino speciale: il mio.
Il mio, che oltre a teatro alterna musicoterapia e arteterapia, perché la neuroatipicità ha bisogno di coltivare il proprio -immenso, sovrabbondante – mondo immaginifico.
Ringrazio la pazienza di Sergio, Agostino, Cristina…ma soprattutto quella di Marcella.
Li ringrazio con tutto il cuore, per aver accolto la sfida di arruolare nella scuola di teatro il mio bimbo.
Un bimbo che all’inizio diceva”mi ci vuole far venire mamma, a teatro, perché altrimenti devo fare logopedia”… e stasera, invece, dopo il grande debutto, applauditissimo, visto che era silenzioso al ritorno gli ho chiesto cosa avesse, se fosse felice.
Lui prima ha risposto “certo” e poi ha aggiunto: “sto pensando che un giorno voglio scrivere anche io una commedia”.
Lui che ora non vede l’ora di tornare in scena, dove riesce a tenere l’attenzione per il tempo necessario per dire le proprie battute. E riesce a rimanere in quella dimensione, invece di volare in quelle sue nascoste ai più.
Drammatizzare, per la neuroatipicità, è uno dei modi migliori per costruire un ponte tra il mondo magico interno e quello magico esterno, mediato dal palco.

…E meno male che c’è il teatro.

„’A vita è tosta e nisciuno ti aiuta, o meglio ce sta chi t’aiuta ma una vota sola, pe’ pute’ di’: “T’aggio aiutato…“

(E. De Filippo)

…e meno male che c’è il teatro.

Una giornata come quella appena trascorsa non la ricordavo da tempo.
Treni in ritardo, coincidenze perdute.
Permessi che finiscono.
L’ansia che non ce la farai a far quadrare tutto, dentro e fuori il lavoro.
La preoccupazione per la tua creatura.

E poi c’è la gente.
Quella dalla vita facile, che non ha problemi ad arrivare a fine mese.
Che fa una telefonata et…voila’! Si parcheggia il figlio da qualche parente.
Gente il cui unico problema è come far finire i compiti ai figli o cosa cucinare la sera e poi dicono”tutti abbiamo i nostri problemi”.
Gente che nemmeno lontanamente comprende il tuo ” smazzo “…
…Gente che ridicolizza le problematiche di tuo figlio e che pensa basti un rimprovero…come lo facesse apposta.

Non lo fa apposta, se si muove di continuo.
Se non riesce a star fermo.
Se in questo periodo sembra una gabbia per topolini, ed appena sfiorato scatta e sbatte, sbatte chiunque. Sbatte cose, persone…ed è lui, quello chiuso in gabbia.
Mettetevelo in testa: solo perché parla come un membro della Crusca e guarda e sorride, non è che lo fa apposta, “il resto”.

E quando non capiscono, non puoi nemmeno avere in momento di sclero.
Non puoi cedere…che ogni tanto ne hai bisogno pure tu.
Almeno piangere, su.
Lusso che ci si concede praticamente mai, da molto tempo.
Non sai nemmeno dove nasconderti per farlo.
Ma ci sono momenti che non puoi scegliere se farlo o meno…specie se lo sclero è alle stelle.

E allora pianto sia.

E poi c’è il teatro, che ti fa ridere, alla fine di una giornata estenuante non solo fisicamente…ti fa ridere tanto.
E un po’ si ristabilisce l’equilibrio, si fa pace con la vita.
Perché l’arte è l’unica cura contro la desertificazione che ci circonda.

Lo sa anche la tua creatura, che riesce a vedere, incantato, tutta la rappresentazione, su un palco che terapeuticamente sta imparando a calcare.

Attese

La vita è una fiamma che via via si consuma, ma che riprende fuoco ogni volta che nasce un bambino.
(George Bernard Shaw)

Ci sono attese che durano pochi attimi,
come quelle di un test di gravidanza.
Alcune durano mesi, alcune giorni, come aspettando il Natale.
Altre durano anche anni, come quelle di una donna che sogna di incontrare lo sguardo del proprio figlio…
…Che sia lunga o breve, ogni attesa porta con sé un qualcosa di impagabile:
la speranza.

Ed ecco, due occhi scuri nati il pomeriggio della prima luna di primavera, così belli da far piangere, ci ricordano che la Grazia di Dio si fa visibile ogni volta che nasce un bambino, per quanto i suoi disegni restino sempre nascosti e difficili da comprendere.

Io lo sapevo che nascevi prima, nipotino mio.
Sapevi che la mamma non vedeva l’ora di abbracciarti.
C’è il cuginetto che spera che sia il suo nome, la tua prima parola…
…benvenuto, raggio di sole nella fredda coda dell’ inverno che scivola via.

La zia già ti adora.

11 anni da quel 28 febbraio

E’ per te
questo bacio nel vento
te lo manderò lì
con almeno altri cento

(E.Ramazzotti)
11 anni
Tu che nascendo non perdesti le ali
E volasti via dormendo
Tu sai che la zia non ti dimentica mai.
Tu che fosti piccolo piccolo
Ed ora sei immenso, dall’ Alto
proteggi cuginetto e fratellino…
…E abbraccia la tua mamma nei sogni.

26 gen: 2003-2019

C’è qualcosa nella perdita di una madre che è permanente e inesprimibile – una ferita che non guarirà mai del tutto.
(Susan Wiggs)


Sai, mamma, stanotte ho sognato che ho cercato ovunque delle fresie per te. Non sapevo bene dove te le avrei portate ma avevo necessità di trovarle. Ne ho trovato un unico mazzo, coloratissimo…Ma era veramente costoso. L’ ho comprato comunque, ben ricordando i tuoi rimproveri ad ogni regalo di compleanno…
…ed oggi non lo è. I cristiani dicono che lo sia, l’anniversario della nascita in Cielo, cosi’ lo chiamano. Il tuo compleanno era il 31 scorso.
Ma quel sogno l’ho fatto stanotte.
E i fiori dove li ho portati?
A casa. In un vaso a centro tavola.
Era curioso, ma così li avevo portati a te. Anche se non c’eri.
Perché in verità ci sei. Sei nella letterina di Natale di mio figlio, tu che per lui sei l’unica nonna, e che spera tu sia felice in Paradiso. Sei nei racconti, nelle foto che sfoglio col mio bimbo…e sei nel mio carattere, nei miei limiti e nella mia forza, io che spesso sono stata tua madre più che tua figlia…e proprio per questo sono quel che sono.
Ecco, mamma, tu che spesso vieni a parlarmi nei sogni, queste fresie sono per te.

La via dei cuori

L’infanzia è come un cuore: i suoi battiti troppo veloci ci spaventano. Facciamo di tutto perché il cuore s’infranga. Il miracolo è che sopravvive a tutto.
(Christian Bobin)

…Ho le tasche piene di pietre.

Da almeno sei anni e mezzo circa, da quando mio figlio ha cominciato a parlare.
Anche le borse, la casa…
…Sono tutte a forma di cuore.
Mio figlio trova cuori ovunque: nella forma delle nuvole, in un morso dato al gelato, nei pezzi di un puzzle gettati a caso sul tavolo, nelle molliche cadute al pane, in una pozzanghera d’acqua o in una buca di strada, nel riflesso del tramonto sul mare…e nelle pietre.
Le pietre, soprattutto.
Lo vedi che all’improvviso, mentre cammina, si impunta guardando un punto imprecisato per terra: tu gli chiedi che abbia e lui nemmeno ti sente. Comincia a girare attorno a qualcosa -e non c’è verso di riprendere la strada- poi si cala e te lo prende. “Guarda mamma, un cuore per te”.
A volte sono cuori perfetti. Ma a volte no. Lui però ti gira la pietra tra le mani finché non lo vedi anche tu, il cuore.
Ed in effetti, se pensi sia un cuore…te ne ricorda la forma.
Una volta mi ha chiesto perché trova sempre dei cuori.
Poiché da qualche parte lessi che secondo alcuni sono i nostri angeli custodi che ci lasciano dei segni, gli ho raccontato questo piccolo mito.
Lui, che è molto spirituale, lo ha ritenuto una spiegazione ovvia, che quasi si rammaricava non ci fosse arrivato da solo.
Perché li dà tutti a me e non se li mette in tasca lui?
Perché dice che la via dei cuori è per me.
Lui ha solo il compito di illuminare il percorso…come la luna di notte con i sassolini di Hansel e Gretel.
Ed ecco che, quando ci penso su, mi dico che la neurodiversità, in questo mondo troppo spesso freddo e vuoto, in certi casi è una benedizione.
Nel mio caso, per esempio, mi regala una via piena di cuori.
Sono molto fortunata 🙂