Cose da dire ai figli

L’autrice di questo scritto è  Penny. Impossibile non condividerlo.

“Ci sono cose da dire ai nostri figli. Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità.

Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sè. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi.

Dovremo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che  il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini ad uccidere.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono nè vinti nè sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.”

(Penny)

Comunque vada “siam tutti in fila indiana”

…Ce ne sarebbero di parole…e anche no, per questo capolavoro di musica ed intelligenza. 🙂

#puntadipenna

Francesco Gabbani rompe gli schemi a Sanremo 2017 e fa ballare gli italiani

Alla vigilia del Festival di Sanremo 2017, l’attenzione era sui conduttori presenti sul palco, forte della presenza di Maria De Filippi al fianco di Carlo Conti.

E così è stato. Con l’enfasi del bacio di Robbie Williams che ha fatto parlare e che rischia di entrare nella storia della tv.

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Ma ciò che si è sottovalutato è la presenza di un matto da legare tra gli artisti in gara, uno che all’apparenza chiameresti Massimo Lopez e che conciato d’arancio scambieresti per il testimonial della Fanta.

E per Francesco Gabbani, già conosciuto lo scorso anno per aver vinto tra le Nuove Proposte con “Amen”, è stato un bene. Bene, anzi benissimo.

Perché l’effetto sorpresa è stato sorprendente, spalleggiato da un uomo vestito da gorilla che con la sua coreografia ha accompagnato le note di “Occidentali’s Karma

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Published in: on 18 febbraio 2017 at 12:57 AM  Lascia un commento  

Filosofare con Oscar Brenifier

L’importante non è imparare

ma disimparare.

(Oscar Brenifier)
​Cose che ho imparato(?!) con Oscar il primo giorno:

1)la filosofia, come pratica, è un im-pietoso specchio che aiuta a riconciliarsi con la propria visione del mondo…e con l’idea che siamo finiti ed imperfetti;

2)la pratica filosofica e la psicanalisi(con molta parte degli approcci psicoterapeutici) sono agli antitesi per impostazione e approccio alla persona;

3)che in certi contesti problematicizzare una pseudo-certezza vuol dire dare e darsi la possibilità di conoscersi – per funzionamento e punti critici- e poter prendere coscienza di sé;

4)che un conto è parlare ed un conto è pensare… bisogna imparare ad usare la parola. E bisogna imparare anche a porre domande meno “avide”;

5)che fare filosofia come Socrate non solo è possibile, ma è necessario…specie “con” e “per” i bambini;

6)che solo ora, dopo 25 anni di filosofia, ho capito perché Socrate è stato messo a morte;

7)che per fortuna non so niente: quindi ho tutta la vita per capire ed imparare.

Cominciamo bene! 


Cose che non si comprano #1

I napoletani cavano l’arte dal sole.
(Camillo Boito)

Ci sono cose che non si possono comprare.

Come scendere dalla Freccia e sentire i viaggiatori partenopei cantare tutti insieme “O sole mio” accompagnati dalla splendida intuizione del pianoforte in stazione.

O come un luminare che ti dice “per Suo figlio qua non si tratta di plusdotazione o meno, ma di una straordinaria creatività da gestire”.

Certe cose, come la musica spontanea in un crepuscolo mozzafiato su Napoli e la voce lieta di tuo figlio a telefono che ti ricorda dove è  casa, indubbiamente non hanno prezzo.

Published in: on 7 febbraio 2017 at 6:37 PM  Lascia un commento  

Filosofare con un settenne

La filosofia implica una mobilità libera del pensieroè un atto creativo che dissolve le ideologie.

(M. Heidegger)
Mio figlio pone sempre domande troppo difficili.

Stasera: cos’è il Tempo?

Gli ho chiesto lui cosa pensa che sia. Ha risposto che si sta facendo un’idea, ma che voleva sapere la mia. A questo punto ho detto che la mia idea non è certo più illuminante della sua, e gli ho proposto che appena è più grande e ha voglia gli faccio leggere dei pezzi di due libri: Le confessioni di S. Agostino e Essere e Tempo di Heidegger.

Mi ha risposto con altre due domande difficili:

cosa sono le Confessioni e cos’è l’Essere.

A questo punto gli ho detto che gli regalo un libro di filosofia adatto alla sua eta’ e si legge direttamente tremila anni di tentativi di spiegazioni a queste domande.

E lui mi ha risposto che non gli interessano le risposte degli altri: vuole trovarle da solo.

Nato filosofo, insomma 😒

Cara mamma…

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto,
sento i tuoi passi esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
Fernando Pessoa

Cara mamma,
sono già passati 14 lunghi anni…ma certi giorni sembra ieri.
Non che morivi, ma che vivevi.
Così a volte ti scrivo sull’etere, invece che nella mia mente, perché spero forse che le “onde” possano bucare questa dimensione e divenire una foglia dorata, lieve tra le tue mani di luce, come un regalo…sai…a volte non basta il pensiero…
…Ultimamente ti sogno spesso…sarà per il momento molto molto difficile.
Penso che se ci fossi stata tu di problemi ne avremmo avuti la metà… specie KIM.
Ma le cose stanno così. Tu sei oltre l’orizzonte, e noi siamo qui.

Come ti ho detto, sembra ieri. Ma il tempo, curiosamente, conserva quasi tutto, nei sensi…eppure la tua voce, così squillante che certe volte era così forte che quando chiamava sembrava un soprano nel suo acuto migliore, quella, col tempo, si affievolisce nei ricordi. 
Le parole, quelle non le scordo: specie le ultime.
Ma il suono della tua voce…beh, forse dovresti trovare il modo di farmi una telefonata…uno streaming via skype…un fonogramma via seduta spiritica, che so…
…scherzo, dai.

Così in questi giorni mi è girata una cosa per la testa.
Il difficile è stato trovare un mangianastri funzionante…Alla fine, l’ho dovuto comprare in un negozio vintage. 
Ho scovato qualche cassettina. KIM era incantato dal nastro, che non aveva mai visto dal vivo: su uno di quelli c’era la sua mamma a 4 anni che cantava “Goldrake” con il suo nonno alla chitarra e al controcanto.
Ed su uno di quelli, ho sentito la parte migliore di te.
Avevi vent’anni. E cantavi. Con papà e lo zio.
Fin da piccola quando ti ascoltavo cantare su quel nastro immaginavo a cosa pensavi, così spensierata.
D’altronde, hai cantato finché potevi.

Così, vedi, ho recuperato un altro “senso” di te.
Ho riascoltato la tua voce.
Ho cantato insieme al nastro.
E ho sorriso.
Perché sono sicura che riascoltandola,stasera, hai sorriso anche tu.


PER
 ASCOLTARE LA CANZONE CLICCA QUI:  26gennaio2017

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Pensieri da settenne nel 2017

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi
sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve
un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo
tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon
che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del
disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro
destino”.

James Hillman

…La sera del 31 mio figlio, a cavallo della mezzanotte, ne ha dette tante.
Come gli capita spesso, come se fosse posseduto da un daimon filosofico, che prende e pone domande difficili da gestire, o si sofferma su cose che ti toccano profondamente…e la sera di fine anno, poco prima della mezzanotte, il mio settenne mi ha chiesto se questo crescere lo avrebbe portato a non giocare più, a diventare troppo preso in cose serie e tristi, come vede attorno a lui.
Si sente sempre un pò più grande, lui. Ed è solo in mezzo ai grandi, e troppo preso in pensieri e preoccupazioni che cerca di decifrare anche se non sono sue.
Alla sua domanda ho risposto che si può crescere senza invecchiare.
Mi ha chiesto come.
Gli ho elencato una decina di modi, così che lui, abbaccinato dal numero, si sentisse al sicuro e che vedesse la luce dell’ascesa, non l’oscurità del declino che ora, per esempio, intravede negli occhi di mio padre che non riesce, dopo l’infarto, a poter giocare come il bimbo vorrebbe.

E dopo la mezzanotte, mentre era in braccio a me, mentre a mezzanotte in modo istintivo mi ha stretto forte e dato bacini… mentre tra le mie braccia, aggrappato come un koala, guardava i fuochi di artificio, immediatamente dopo aver ricevuto una telefonata a cui non voleva rispondere e che, invitato da me invece a rispondere per dare almeno gli auguri, ha chiuso in modo molto veloce e brusco, infastidito…mentre tutto ciò accadeva mi ha detto, stringendomi forte: “mamma…sono felice di poter vedere questo spettacolo con te.”

Non mi dilungo su questa sua esternazione. Io l’ho guardato, e mi è veramente sembrato che leggesse nel mio cuore tutte le paure e le preoccupazioni per un anno che ci aspetta non definito.
Mi piacerebbe almeno con una certezza…invece…bisogna solo sperare.

Così ho guardato il mio piccolo pompiere dai saggi pensieri che mi stringeva, e per la prima volta mi sono detta di pensare all’attimo invece che all’avvenire…

…e abbiamo guardato i fuochi da dentro la nostra stanzetta per un’ora intera.

 

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Essere e non fare…nell’anno che viene

Se prendo la morte nella mia vita, la riconosco,
e l’affronto a viso aperto,
mi libererò dall’angoscia della morte
e dalla meschinità della vita
– e solo allora sarò libero di diventare me stesso.
Martin Heidegger

…poco fa la tutor Ileana, negli auguri per il nuovo anno, ci augurato di “essere” e non di “fare”. Parlava della professione di psicologo, ma penso che il suo augurio possa essere applicato a tanti ambiti della nostra vita. Auguro a me e a tutti voi la capacità di “essere” sempre, nonostante tutte le difficoltà. Essere, e non apparire. Essere, e non avere. Essere qualcosa, e non fare qualcosa. Essere qualcuno e non fare come qualcuno. Perché è dall’ Essere (qualche filosofo di mia conoscenza avrebbe aggiunto e “dall’esserci”) che scaturisce l’azione più genuina.

Vi auguro per questo 2017 di poter essere quello che adesso siete in potenza o in incompletezza, per un divenire compiuto della vostra vita.

 

Di un anno che se ne va lungo un giorno -ed un secondo- in più

– Tu sei un’ eroina.
Perché? Non ho salvato nessuno.
– Ogni volta che cadi, ti rialzi da sola.
Hai salvato te stessa milioni di volte
e non te ne sei mai accorta.

Maria  Vincenti

…Tu ci speri sempre, che sia un anno migliore. Specie quando vieni da molte difficoltà.
E’ la natura umana.
E se è vero che l’ homo è faber, è pure vero che tante cose non dipendono da noi.
Quello che puoi fare è provare a cambiare con tutte le tue forze il giro della ruota…se però non hai preso un abbaglio e quella non è la ruota del destino, è solo uno dei mulini a vento di Don Quichote.
Quindi osserva bene, fermati a pensare, ragiona…e poi agisci.
Non farti sopraffare dal turbine delle emozioni  subitanee, troppo spesso foriere di antiche pulsioni che, comune agli animali, servivano a garantirci la sopravvivenza, ma non sono molto funzionali se non stemperate col raziocinio nella società umana attuale.
Mi vien da dire: “prega, spera, ama”.
Personalmente…a pregare, prego…e per fortuna c’è pure chi prega per me.
A sperare spero pure troppo.
Ad amare anche…l’unico motivo che mi spinge ad andare avanti.

Così vi auguro e mi auguro di finire il 2017 sperando che il 2018 sia come il 2017.
Il che vuol dire che sarà stato migliore di quello che se ne sta andando, 2016 che ha lasciato troppi sogni e speranze a vedersela nera nelle sabbie mobili della sfiga.

Bello il doodle di Google di fine anno…speriamo che per ogni palloncino che si libera si realizzi un desiderio del nostro cuore.

Auguri!

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Vigilie e Feste

…Queste feste mi sono cadute addosso come ti cade addosso un appuntamento dimenticato.
Ti danni pure per averlo scordato…ma in fondo, poi, ti dici che se l’hai scordato tanto importante per te non era.
Ho avuto anni difficili… credevo di aver esaurito l’onda negativa nel 2013… ma non sapevo che il peggio ancora doveva venire.
E ancora mi dico che finché c’è la salute di te e chi ami va ancora tutto bene, un po’ come il Giobbe della Bibbia…solo che anche quella (la salute di me e chi amo) comincia a traballare.
Così ho dimenticato vigilie e feste, troppo assorbita dal tirare avanti nel migliore dei modi possibili.
E se non mollo, se ho finito gli esami nonostante tutto -pronta per la laurea che sognavo- se ancora studio di notte, non solo psicologia, e leggo, e suono,  e  sorrido a quasi tutti – anche a chi, vista la condotta deplorevole e distruttiva con me e mio figlio, dovrebbe non avere nemmeno il saluto ed invece viene addirittura aiutato se in difficoltà- è per tre motivi fondamentali.
Uno è per mio figlio. Per lui ho addobbato la casa a mille luci, per lui mille regali e per lui mi dico che Natale deve essere la magia ogni anno in più e non di meno…lui che è il mio, di Natale.
Un altro è che quando mi viene da dire “non ce la faccio più” (specie quando corro come una trottola e quando faccio i conti e mi dico che non bastano) mi viene in mente che mia madre proprio prima di morire mi disse che ce la dovevo fare, e se avessi voluto avrei potuto fare qualsiasi cosa.
E poi c’è un altro motivo…che ha il nome di molte persone, vicine fisicamente e molte con il cuore, visto che grazie al web mi sono vicine ogni giorno. Grazie a Lucia, a Mary, a Tina, a Mariangela, ad Eleonora. A Samantha in particolare: una sorella perduta nell’ultima vita e ritrovata grazie al nostro gruppo di mamme. E grazie alle mamme della nostra casa del Sole, che sono un supporto quotidiano. 
Vorrei ringraziare tanto le mie colleghe di lavoro, il mio capo ed anche “il capo sopra il capo”: un tempo venivo a lavoro con un altro spirito (visto che potevo girare per l’edificio serena, non come ora) e soprattutto senza la necessità di gestire un così critico bilanciamento vita-lavoro, che oggi mi crea tanta difficoltà. E se non fosse grazie al sorriso che loro mi dedicano ogni giorno, all’affetto e alla simpatia, probabilmente sarei troppo depressa per alzarmi ed andare a lavorare…invece è sempre come se fossi a casa. 🙂

Penso che sia veramente Natale quando e là dove tu possa sentire il senso profondo dell’Umanità -incarnata nell’Avvento del Cristo- nel volto e nel gesto degli altri. Forse ho sentito poco il “rumore” che fanno le festività -shopping, luci per le città, corse per i negozi e traffico – ma il Natale lo sento…proprio grazie a tutte le persone vicine e lontane che mi rappresentano questo Senso.
Vi auguro la stessa luce nel cuore che avete dato a me.
Auguri!

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