Della morte, dell’ amore

La vita è una ciliegia
Lmorte il suo nòcciolo 
L’amore il ciliegio.
(Jacques Prévert)

Cose che capitano lo stesso giorno.

Inizio giornata.
Una cliente a telefono: “scusa se prima tu ho liquidato in malo modo…ma volevo evitare di dirti cosa stessi facendo…non volevo suggestionarti negativamente…”
Non so perché (anzi, forse lo so) ma il mio pensiero è volato subito a cimiteri e a riesumazione dei resti.
“Ma si figuri, signora, nessun problema…. Tanto eccoci qua…Ma ora, mi perdoni, per mera curiosità… Le è possibile condividere quello che stesse facendo?”
“Oh…beh…ehm..e’ che stavo lavorando…sono un’ anatomopatologa…ero nel mezzo di un’autopsia , all’ obitorio”
“Ah beh, signora, e che problema c’è… Penso che la Sua specializzazione Le piaccia, e che comprenda anche questo delicato lavoro…”
La signora è un po’ basita dalla mia flemmatica reazione. Non sa che sono appassionata di crime e che sono un filosofo, abituata a pensare la morte.
“Si…amo il mio lavoro…”
“Benissimo signora…questo conta sopra ogni cosa”.
E siamo andati avanti.

Fine giornata.
Dopo tredici ore fuori casa, sempre di corsa, siamo io e mio figlio lavati, pigiamati e a letto.
Mi toccano due fiabe.
Tanto per impararle meglio a memoria, Hansel e Gretel e Cappuccetto Rosso.
Mio figlio non le sceglie mai a caso, è un inconsapevole psicanalista in erba.
Hanno in comune il bosco. La paura della morte divorante. Il perdersi/esser lasciati soli.
Alla fine della seconda fiaba, mi dice:
“Mamma, posso chiederti una cosa?”
“Dimmi amore”
“Ma tu…mi abbandoneresti mai?”
Ho risposto di getto, sorridendo e prendendogli le mani. Non ho usato ipotetici o “ma secondo te…ma che ti viene in mente…”
Gli ho semplicemente detto ” Certo che no amore. Tu sei il mio Amore, la cosa più importante del mondo, sei il mio unico tesoro che mi tengo stretto” e me lo sono abbracciato…e lui mi ha stretto forte.
È stato in quel momento che ho pregato che avessimo fortuna.
Ho pensato ai miei 28 anni e mia madre morta tra le mie braccia, alla fortuna rispetto a tutti quei bambini che perdono i genitori troppo presto…e a quelli che ce li hanno, ma in modo formale o informale li hanno abbandonati.
La più annichilente, ancestrale angoscia. L’ abbandono, che vuol dire divorante distruzione.

Questa mattina mio figlio si è svegliato sorridente.
“Sai mamma, ho fatto un sogno…visitavamo le misteriose piramidi, piene di cunicoli e passaggi segreti…c’erano anche le mummie!”
E non ha avuto paura.

Potenza delle fiabe. E dell’amore.

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Published in: on 5 febbraio 2016 at 11:46 AM  Lascia un commento  
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Filosofia da seienni#2

Non chiederti di cosa ha bisogno il mondo
Chiediti che cosa ti rende felice e poi fallo
Il mondo ha solo bisogno di persone felici.
(dal film “Il piccolo Principe”)

Due giorni fa, nel giorno della Memoria, mi figlio e’ andato con la classe a vedere “Il piccolo principe” al cinema.
Conosce la favola del Piccolo Principe da quando aveva quattro anni.
Quando era tornato, entusiasta per questa particolare versione, mi ha raccontato tutta la trama.
Ieri sera, pero’, prima di andare a letto, ha tirato fuori una frase del film.
O, meglio, l’ho dedotto, che era del film…poi l’ho trovata su internet quasi letteralmente.
Come sempre, lui prende quello che vede, sente e tocca nel mondo e ne fa una particolare declinazione nella sua esistenza.
Così, ieri sera, mentre parlavamo degli amichetti che non vede più e che gli mancano, e del fatto che dovessi rassicurarlo che non ci sarà pericolo che non li riconosca quando si rivedranno (per esempio di recente ha rivisto un amichetto che non vedeva da più di un anno, e non è che non si sono riconosciuti) lui mi ha spiazzato sospirando, all’improvviso:

” Infatti il problema, mamma, non è diventare grandi. Il problema è dimenticare”.

Ho guardato mio figlio.
Mi sono seduta di fronte a lui, l’ho guardato negli occhi e gli ho detto “Pochi se ne ricordano…ma se vuoi ricorderai. Per esempio, mamma non ha mai dimenticato. Ce la puoi fare anche tu”, e gli ho sorriso, col suo viso tra le mie mani.
“Hai ragione mamma!” ha sorriso lui.
“Ma come faccio?” Insiste poi.
“Come stai facendo, KIM…non preoccuparti…continua così…”
“Ho capito, mamma: per non dimenticare mi devo dire che devo ricordare…”
” Una cosa del genere amore. E ora che ce lo siamo ricordati, andiamo a letto.”
Ha sistemato dietro di lui ben bene i suoi peluches preferiti (un ariete, un leone, un gufo) e contento delle considerazioni si è tuffato sotto le coperte.

Lo so.
Lui non dimenticherà.

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Il piccolo principe e la sua volpe.

Come se fosse niente…come se fossi qui.

Alla sua tomba
come
a tutte quelle su cui piansi,
il mio dolore fu dedicato anche
a quella parte di me stesso che vi era sepolta.
(I. Svevo)

Sai, mamma, oggi è capitata una cosa curiosa.
Uscendo dal supermercato, ho visto all’ingresso che hanno cominciato a vendere dei mazzolini di fiori.
Mi sono fermata e mi sono detta che, anche se non erano fresie, ti sarebbero piaciuti…e ho fatto il gesto di prenderne un fascio.
Poi mi sono fermata.

E sai perché?
Perché non volevo portarteli al cimitero, nel prenderli.
No, no.
In un angolo della mia mente, per uno strano scherzo del cervello, o forse per una strana curvatura spazio-temporale, che per un attimo ha messo in congiuntura due universi paralleli, o forse solo il paradiso e la terra…sotto un cielo azzurro che profumava di primavera…tu eri da qualche parte, a respirare lo stesso giorno, ed io volevo portarti i fiori.
Ho immaginato addirittura la tua solita, noiosa nenia del “perché hai sprecato questi soldi!!” che era il tuo modo distorto per dire “grazie”…mi è sembrato addirittura di sentire la tua voce….
…Un momento, e mi è sembrato che una mano si poggiasse sulla mia spalla, a guardare con me quei fiori.
Ho preso la mia, di mano, e l’ho portata alla spalla, quasi certa di sfiorare quel tocco.

E’ stato solo in quel momento che  mi sono  ricordata che moristi in uno splendido 26 Gennaio, pieno di sole, bello come oggi, e domani saranno tredici anni.
Eppure sai, mamma, anche quando sono tornata in questa dimensione, quel calore, di quell’attimo, mi è rimasto ancora.
Sarà perché anche se manchi nel fattivo, nel quotidiano, nell’aiutarmi a crescere mio figlio, io da tredici anni ti ho sentito in ogni cosa. Un pò come gli angeli custodi.
In un modo o nell’altro ho sempre come sentito la tua mano sulla spalla…forse più di quando, vivendo distrattamente, eri qui con me con gambe e braccia.

Avrei potuto comprarli per la tomba, quei fiori…ma non l’ho fatto.
Perché non erano stati pensati per ricordare la morte.
Erano stati pensati per ricordare l’Amore, che è la Vita.
E’ per questo che tu vivi, è come se tu fossi qui.
Come se fosse niente…

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Published in: on 25 gennaio 2016 at 11:59 PM  Lascia un commento  

Bello e’

La vita è un’enorme tela: rovescia su di essa tutti i colori che puoi.
(Danny Kaye)

… Sapete cos’è bello?
Bello è avere consapevolezza di aver scansato non un fosso, ma un abisso, anche se hai sofferto per la rovinosa caduta e certi lividi pare non vadano via…ma assieme a loro hai avuto il privilegio del calore dell’amicizia vera.
Bello è che il giorno si allunga, e a Napoli il sole pare addirittura più bello nel freddo Gennaio.
Bello è dimenticarti di quanti anni perché non li senti, e testarda andare avanti ad inseguire i sogni che avevi lasciato alcuni ti seppellissero sotto una coltre di finto amore.
Bello è decidere di “stringersi” in un part time guadagnando meno per investire nel tuo tempo e per sperare di dare un futuro migliore a te e al tuo bambino…e sentirsi dare dai tuoi clienti attestati di stima difficili da eguagliare, per il lavoro svolto.
Bello è aver paura, in tutto quello che non c’è e non va, che tuo figlio sia ancora più inquieto di quanto ti sembri… e la notte, quando sogna, sentirlo poi ridere sereno.
Bello è decidere di dare lo stesso giorno due esami e dare proprio quelli che ti sconsigliavano assolutamente di dare insieme…ma nella tua testa hanno un fil rouge che decidi di dipanare…Studiare fino alle tre di notte per non togliere tempo a tuo figlio…prendere ferie per finire i programmi…E prendere due ventinove.
Bello è trovare l’occasione di una giornata di esame per riabbracciare un grande amico, e ricordarti che manca parecchio nella tua vita ma è in fondo come una bella fetta di formaggio svizzero, con tanti buchi ma tanto buona… hai tanto amore, di svariate forme, perché l’amore è un diamante dalle mille facce.
Bello è sperare ancora che domani possa essere meglio…
…Ed è bello anche fermarsi a ringraziare chi di voi crea i colori dal grigio 💜

 

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Acquista Mika, “No Place in Heaven”

Published in: on 22 gennaio 2016 at 5:41 PM  Lascia un commento  
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Cose che non tornano (ed è meglio tenerele strette dentro)

Non c’è alcun fiore, in nessun giardino del mondo, bello come un bambino seduto sulle ginocchia della madre.
Nel cielo ci sono stelle splendenti, sul fondo dei mari perle meravigliose, ma la bellezza del mondo è nel sorriso dei bambini.
Romano Battaglia

…Finché verrà, non gli dirò di no.
Facile a dire “ma sei grande!”.
Il fatto e’ che, se lo chiede, grande non si sente ancora.
Un giorno lo sarà, e chiedera’ perfino di non essere tenuto per mano, che si imbarazza…e allora lascero’ la mano, nonostante il tonfo al cuore, con un sorriso, perché allora si, che stara’ cercando di diventare grande…e questo grazie al fatto che e’ stato tenuto stretto tra le braccia tutto il tempo che lo ha richiesto.
Mio figlio ieri sera è venuto in braccio come un gatto, ha appoggiato la testa sul mio petto, si è raggomitolato e si è addormentato.
Era tanto tempo che non lo faceva.
Non l’ho posato subito a letto, l’ ho tenuto a lungo.
Lo guardavo e ogni tanto gli davo qualche bacino in fronte.
Ho ricordato come, di pochi mesi, lui guardasse me di uno sguardo severo e fiero con i suoi immensi occhi, recuperando la mia anima alla vita dall’abisso buio in cui stava sprofondando con il solo potere del legame…con la sua manina con unghiette appuntite mentre stava al seno.
Lo guardavo dormire, ieri, e mi sono detta che capiterà sempre più di rado il privilegio di tenerlo in braccio, perché ha sei anni e mezzo ormai.
Forse per il carattere che si ritrova non smetterà mai di chiedere e dare abbracci.
Ma sentire di poterlo proteggere tutto, stretto in  braccio…beh, sta crescendo.
E poiché queste sono tra le cose che non tornano, io me le tengo strette al cuore quando capitano, a dispetto di tutto il resto. Di tutto.
Mi tengo stretta a lui.

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Epifanie #2

La famiglia è la patria del cuore. (Giuseppe Mazzini)

Ogni famiglia ha un segreto, e il segreto è che non è come le altre famiglie. (Alan Bennett)

Strane coincidenze.
Nel giorno dell’epifania sono successe cose piccole e cose grandi.
Di quelle piccole non è il caso di parlarne, perché magari non avranno seguito.
Ma delle grandi bisogna parlarne.

La prima.
C’era un film in TV di una coppia americana di due donne conviventi e la loro figlia che combattevano contro l’intolleranza di integralisti cattolici.
Mio figlio mi ha chiesto come è possibile che quella bambina avesse due mamme.
Gli ho spiegato che ci sono tanti tipi di famiglie: persone che amano persone dello stesso sesso, e quindi non c’è una mamma e un papà in quella famiglia ma c’è un papà ed un papà o una mamma e una mamma. Ci sono persone che crescono i bimbi da soli perché non hanno un fidanzato o una fidanzata, e bimbi che per diversi motivi non hanno i genitori e sono cresciuti da persone che li vogliono bene, come nonni, zii…o se non hanno nessuno trovano dei genitori che li vogliono con loro e diventano una famiglia.
Ho cercato di spiegargli che la famiglia è dove ti senti al sicuro, dove c’è l’amore, non importa come sia fatta.
È stato un poco in silenzio, poi mi ha chiesto se queste famiglie avessero comunque nonni, zii…e ovviamente ho detto di si.

A quel punto ha dichiarato la seconda grande cosa.
Ha detto sorridendo: “Io sono fortunato. Ho una mamma, un nonno, tanti zii, una nonna in paradiso, e anche un papà, anche se non c’è mai”.

Nel suo cuore sono tutti vicini.
E questo è il più grande regalo che poteva lasciarmi un difficile 2015 e il miglior modo in cui il 2016 poteva iniziare.
Sapere che mio figlio è, nonostante tutto, sereno.

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per Epifanie #1:
Epifanie (6gen2010)

Fenomenologia della fede (e della speranza)

Il mio bambino anche l’ultimo giorno del 2015 mi ha sorpreso per la sua profondità e la sua saggezza.
Per la prima volta in sei anni, dopo tutto quello che abbiamo passato (specie quest’anno) mi viene vicino e mi dice: “Mamma, puoi farmi un fratellino o una sorellina? Puoi far crescere un altro bimbo nella tua pancia?”
La sua richiesta mi ha lasciata senza parole.
Lui che ha sempre dichiarato che doveva essere solo lui, che tutti i giocattoli sono suoi e basta, ora mi ha chiesto compagnia.
Penso che quel mio lungo momento di silenzio, con il mio sorriso lucido, gli abbia detto più di mille parole.
Mi sono inginocchiata davanti a lui, per essere alla sua altezza, e gli ho spiegato che mamma ha bisogno di un fidanzato che voglia bene a lei e a lui per poter avere un fratellino o una sorellina…sempre se il buon Dio vorrà poi mandare un dono -come è lui – di un bambino…
…Allora lui ha fatto una cosa spiazzante.
Il mio bambino non ancora battezzato perché la mamma lo sta crescendo nella fede, ha chiesto dov’era il crocifisso…doveva pregare.
Sorpresa, gli ho proposto di rivolgersi all’icona dell’angelo custode che abbiamo vicino al letto, che era maggiormente alla sua portata, il crocifisso e’ in cucina e troppo in alto.
Allora è andato vicino all’immagine, e si è messo a pregare ad alta voce con una tenerezza soprannaturale:
“Angelo di Dio, per favore, puoi far trovare un fidanzato a mamma così lei può farmi un fratellino o una sorellina?Grazie.” Ha fatto la croce e gli ha mandato un bacio.
La fede è qualcosa di naturale, non di acquisito come la religione. Penso come alcune correnti protestanti che sia un dono della Grazia divina.
La prima preghiera di mio figlio lo insegna.
Lui che entra in chiesa e vuole l’acqua in fronte perché”vuole lo spirito”…vorrei capire chi gliel’ha detto…non io…
…Sto ricevendo tanti auguri per l’anno nuovo, ma indubbiamente l’augurio più grande sta nella preghiera di mio figlio.
Quello che prego io invece è che ce la possiamo fare…con meno soldi, con la salute e con le piccole gioie che vengono dall’Amore che ci lega.
Che è la mia più grande benedizione.

Auguro tanta gioia a tutti voi.

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Culla per la vita

Se non puoi tenere il tuo bambino, un’alternativa c’è!
Presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II è disponibile la “culla per la vita”. All’ingresso di via De Amicis, la culla termica è collegata ad una telecamera 24 ore su 24 e ad una eventuale apertura, scatta automaticamente l’allarme in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), dove è presente un monitor collegato con la telecamera che inquadra la culla. A quel punto, parte l’ambulanza con il neonatologo e la vigilatrice che prendono il bambino e lo portano in TIN. Inoltre, va ricordato che la legge, in particolare il DPR 396/2000, art.30 comma 2, consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato, affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.
Lo Speciale di Ida Padolecchia Martucci, Referente per la comunicazione esterna dipartimentale del DAI di Pediatria dell’AOU Federico II, su Area Comunicazione:

Culla per la vita

La culla per la vita non è solo a Napoli.
Puoi chiamare in modo anonimo e gratuito e sapere quella più vicina a te:

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Fenomenologia degli auguri

…Anche quando va tutto storto…quando hai un bambino vicino Natale resta sempre la festa della Speranza.
Quest’anno quindi mi sono concentrata sui micro-fenomeni che mi accadono attorno, per cercare di cogliere il Natale delle piccole cose.
E c’è qualcosa, anche nelle persone più scoraggiate, in questi giorni, quando per strada per un qualsiasi motivo li invogli a parlare (la salumiera, la commessa del negozio di abbigliamenti, l’automobilista parcheggiato di fianco a te) che si accende negli sguardi, anche in quelli che hanno squarci di dolore ancora da sanare.
Quella luce si vede quando invece di congedarti come accadrebbe in qualsiasi altro giorno, ti dicono, anche se ti hanno appena conosciuto, “Auguri!”

Gli auguri erano il presagio per il futuro presso gli antichi romani.
E ancora oggi, in fondo, parla di questo.
La fenomenologia dell’augurio è la Speranza che regali e che speri baci anche te.

Per questo a tutti voi vanno i miei Auguri più sentiti. Perché la speranza è che ci sia un futuro di luce per tutti noi.

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Il mio 2015 in breve

Mancano 7 giorni alla fine dell’anno.

…Un anno che ha tolto così tanto
a me e mio figlio
da lasciare solo spazio da riempire con il nuovo e bello.
E noi lo aspettiamo…

Il mio 2015 in breve

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