Rappresentante ai referendum

​Sono apartitica e, come mi ha insegnato Fromm, sono “dalla parte dell’uomo”.

Sono stata fondamentalmente sempre fuori dalle diatribe politiche, un po’ perché la penso come Platone (la democrazia ed i suoi paradossi) e Vico (corsi e ricorsi storici) un po’ perché in Italia, più che in altri paesi, vale che chi sale in politica, pur con tutti i buoni propositi di partenza, riesce velocemente a corrompersi e corrompere.

 Prima di tutto questo caos mi ero tuttavia impegnata come rappresentante di lista di fronte ad un referendum costituzionale, io che sono molto “patriottica”…

Così ieri, per la prima volta ho assistito alle operazioni preliminari per l’apertura dei seggi. E debbo dire che è stato… bello. 

Se ci si ferma e si pensa a quello che rappresenta il voto, specie per le donne, è emozionante poter partecipare alle operazioni che permettono la possibilità di esprimere la propria, personale, volontà…e tra poco assistero’ all’apertura di un’urna che darà parte ad un risultato che contribuirà ad un pezzo di storia del mio paese.

Lo so…sono una sentimentale🙂

Qui hanno votato più del 50% delle persone: e se si pensa che siamo su un’amena collina dove ci si doveva recare per rispondere ad un quesito parecchio difficile da “sciogliere”, a mio parere è un risultato sorprendente….

Voglia di normalità

​#vogliadinormalitá di un bambino di 7 anni.

Bimbo che, visto che la nonna materna è morta e quella paterna pare non abbia mai avuto -e ancora non ha!- diritto di conoscerla, oggi si è creato anche per iscritto una nonna, nella lezione di inglese.

Non più solo nelle sue fantasie.

È la sorella di mia madre….e gli ha dato qualche anno in più.

“Visto che zia Michela ha i capelli tutti bianchi, sarà lei la mia nonna”.

Un anno, alla festa dei nonni, l’altro lavoretto lo diede a mia zia che abita su…che non poté non piangere.

Fu lo stesso “anno” (più di un anno, per la precisione) in cui il padre non si fece vedere nemmeno in fotografia e mio figlio, alla festa del papà, diede il lavoretto al suo unico nonno che conosce ed ama…fu commovente il modo in cui glielo diede…”dai nonno, prendilo tu…è uguale no?”senza nemmeno nominare il fatto di avere un padre assente.

Forse faceva troppo male.

Come oggi capire che la sua vita affettiva è atipica non per Fato ma per volontà di qualcuno…

…Io non so più se ammirare la grandezza d’animo, la plasticità emotiva, la capacità di reinventare il mondo di questo bimbo o disperarmi per il suo continuo anelo alla normalità … per quello che non posso dargli…per cio’ che non dipende da me… e per cui non ho modo di compensare, nonostante mi faccia in quattro tutti i giorni, anche come presenza, e che faccia di più di quanto possa -anche economicamente- pur di non fargli mancare più di quanto già manchi alla sua vita.

Qualcosa in più

#Novembre
#November

Fa più freddo,
il cielo è più azzurro,
il sole è più caldo
più foglie che cadono
più stormi di uccelli neri di primo mattino,
più esuli pensieri,
più gocce di rugiada…brina ancora troppo calda per ghiacciare tra i fiori fuori stagione.
Più odore di camini
più vicino è il Natale,
più voglia di persone accanto,
più speranza per i giorni a venire.
Finalmente
un giorno di fine Novembre
con qualcosa in più.

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Accadono cose

​Canta con la Vita

per non tacere mai.

(Agostino da Ippona)



Accadono cose.

Ad esempio un meraviglioso giorno di primavera il giorno di Santa Cecilia, patrona della musica (così importante per me e mio figlio), il rinvio di un “esame” di vita stranamente il giorno di San Benedetto… quando da giorni mi son trovata la sua croce sulle acquasantiere in alcune chiese mai visitate e  mio figlio che ieri sera mi chiede un crocifisso in camera per poter pregare…Infine, una mia amica mi parla di un carismatico che fa benedizioni “speciali”…

…così, tornata inaspettatamente presto, mi sono detta che questo giorno era sicuramente un dono.

Se aveste visto gli occhi di mio figlio illuminati come il golfo a Capodanno, quando mi ha visto inaspettatamente fuori la scuola!!! 

Mi è saltato al collo, nel sole di questa primavera di Novembre; mentre poi andavamo all’auto mi ha baciato la mano e mi ha detto “sono fortunato ad avere una mamma come te!”

Lui non lo sa, che la fortunata sono io.

Così abbiamo cantato a squarciagola le sue canzoni preferite in auto, abbiamo fatto un pranzetto a due, ci siamo stesi in un prato pieno di margherite in fiore con “principalla” (la nostra palla-principessa che abbiamo prima simulato di salvare in un gioco di salvamento e poi abbiamo preso a calci in un partitone one-to-one).

Abbiamo avuto un esperienza di realtà aumentata e 5d su ottovolante…e poi sul tramonto al dojo, a provare la forma per il prossimo esame di cintura…

…E scoprire quanto la musica stia regalando un ritmo interiore alle emozioni di mio figlio, che sta imparando sempre più a coniugare  concentrazione ed emotività, quando mi confida”ascolto il ritmo che ho dentro”.

Prima di andare a dormire, mio figlio mi ha detto: “mi fai un sorriso? quando mi sorridi c’è più sole in questa stanza che oggi per strada”.

Ed io vorrei fargli capire perché, quando mi dice cose così sovrumane anche per un adulto, figuriamoci per un bambino, i miei occhi diventano orli di fiume pronti a straripare.

Perché se Dio ha un modo di manifestarsi, questo di parlare tramite un bambino mi sembra assoluamente il più convincente.

Fenomenologia della resilienza

Quando la vita rovescia la nostra barca, alcuni affogano, altri lottano strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi connotavano il gesto di tentare di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo ‘resalio’. Forse il nome della qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità, la resilienza, deriva da qui.
(Pietro Trabucchi)

Le ultime quattro settimane sono state per me particolarmente esemplificative per quella misteriosa capacità che viene definita “resilienza”.

In ordine: preoccupazioni per la salute dell’unico genitore rimasto, che presumibilmente permarranno; l’incompetenza di quello che doveva essere un professionista che invece danneggia e ferisce in modo pressoché irreversibile; la consapevolezza di essere l’unico genitore, perche’ essere un genitore significa preoccuparsi in primis del bene dei propri figli, non del proprio portafoglio o dei propri interessi personali; l’incipit dei miei “disturbi”di salute, che necessitano di approfondimenti … ma che potro’ fare quando avro’ denaro e tempo; un cavillo che esce all’improvviso e che impedisce di trovare uno spiraglio di serenità di fronte alla tempesta imminente.

Ciliegina sulla torta, questo magnifico, assolato mattino di Novembre: uscita di casa 8e15, arrivo previsto alla scuola del bimbo 8e30 per 4 chilometri…invece arriviamo alle 9e15, dopo aver preferito un giro di 10 chilometri senza code. Senza preavviso, tutte le gallerie chiuse. Tutto il traffico Napoli-Sorrento riversato tra le già inflazionate strade cittadine stabiesi.

Cosa ho fatto io?

Ho pensato di distrarre i miei pensieri bui lasciandoli nella coda di chilometri, mentre io e mio figlio siamo corsi verso il mare, strade vuote e musica che lui ama.

Il suo sorriso per il percorso inusuale, l’insegnargli che c’è sempre il lato positivo in ogni cosa…anche se tu in questi giorni non è  che lo vedi…ma non glielo dici.

Dopo aver “circumnavigato” tutta la città e lasciato il bimbo a scuola, ora restava arrivare alla stazione…e tra me e la vesuviana ora due città (anche Gragnano) paralizzate.

Così, ancora una volta, ho pensato diversamente da troppi. E sono passata per quelle che una volta erano campagne e che ora sono stradine che aprono a quartieri e orti. Un bel po’ di altri chilometri…pieni di sole, vuoti di traffico e che paradossalmente mi hanno fatto raggiungere la destinazione in meta’ tempo.

Così, mi sono ricordata che in fondo c’è sempre un’altra strada.

O quasi.

O almeno un’altra interpretazione del percorso.

Ed ora che sono nel treno, nella speranza che non passi qualche accidente pure lui, con quel buio lasciato nel traffico nella mia fuga verso il mare, mi dico che sono un po’ meno angosciata per  quello che mi aspetterà nei prossimi giorni e che purtroppo non posso che affrontare.

Sperando che se la tempesta sia tanto forte da rovesciarmi in mare, io riesca in qualche modo a risalire.

Ho studiato…

La conoscenza si acquisisce leggendo i libri; ma quello che è veramente necessario imparare, la conoscenza del mondo, si può acquisire soltanto leggendo gli uomini e studiando tutte le loro diverse edizioni. (Lord Chesterfield)


​…Ho studiato seduta tra le scale di un ospedale.

Oppure di notte.

O con mio figlio in braccio che più piccolo sognava, poi guardava la TV, poi giocava, da ultimo studiava al mio fianco, la domenica.

Ho studiato con il cuore massacrato dall’abbandono, poi dal tradimento, senza forze fisiche ed emotive, dopo inondazioni di bugie ed offese gratuite, da chi è convinto che la mia sensibilità e la mia flessibilità siano sinonimo di stupidità…

Ho studiato dopo giornate di lavoro ed ore di treno, dopo aver corso su e giù tra colline e città per fare da madre, da padre e da tutto il resto che non c’è, tra una sorpresa ed una giostra per il mio bimbo…

…Ho studiato e studiero’ ancora, forse sempre: è la mia passione preferita.

Gli esami non finiscono mai…specie nel mio caso, mai frase è stata più vera.

Ma quelli della magistrale sono finalmente finiti.

Ed ora solo la terza tesi di Laurea della mia vita mi separa da un sogno lungo venticinque anni: nato in un giorno assolato in quell’aula del liceo scientifico, durante il seminario di un prof. del classico, in cui per caso incontrai un personaggio sconosciuto nella grande biblioteca paterna: il padre della psicanalisi.

Fu allora, che mi innamorai della psicologia.

Non è mai troppo tardi per inseguire un sogno…

La giornata dei bimbi mai nati

«Cercavo una parola che mi definisse, […] ma non c’è ‘genitore di un figlio morto’. C’è chi sostiene che questa parola non sia stata coniata perché un dolore così non è definibile in nessun modo che non diventi riduttivo, c’è chi pensa che non sia logico cercare di definirsi in qualche altro modo se non ancora genitore, perché genitori si è sempre, anche se i propri figli muoiono e c’è chi sostiene che questa parola nella nostra cultura non esista perché la nostra cultura rifiuta di affrontare questo tipo di lutto, di dargli il peso che ha, di dargli lo spazio di cui necessita». 

(Erika Zerbini)

Pochi lo sanno, ma oggi è la giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale.
Un giorno la mia psicologa mi disse che uno dei più grandi doni che avevo, l’empatia, era anche una delle mie maledizioni. E che avevo così condiviso la sorpresa, la gioia, l’emozione della pancia che cresce, del bimbo che si muove…e poi il grande dolore della perdita di un bimbo alla nascita, che era diventato tutto mio.

Come si quel figlio l’avessi perso io, alla trentottesima settimana.

Il silenzio assordante del blocco parto. Quel bimbo che dormiva, e che non avrebbe mai sorriso.Le braccia vuote. Nessuna culla. La lacerante sensazione che il cuore ti sia stato strappato e buttato via. Le persone che non sanno che dire, se non uno scomodo”dai, ne fate subito un altro…”

Mentre tu sai che nulla sarà più come prima.

“E che sarà mai”, dice qualcuno. 

Forse una volta, quando si moriva per una bronchite, questo lutto era necessariamente elaborato alla velocità di una stagione che passa: troppi figli cui badare, ma soprattutto cui trovare da mangiare.

Oggi, invece, un figlio per molti è quasi un privilegio. Per altri un miracolo. Il rapporto con la vita e con la morte è diverso. La donna ha un altro rapporto con se stessa, il proprio ruolo ed il proprio corpo.

Altro che “e che sarà mai”…

…Fu come se lo persi io, quel bimbo. Così tanto che tra le varie difficoltà emotive della mia, di gravidanza, ci fu il terrore di perdere quel maschietto che mi cresceva-già iperattivo- dentro. Avevo davanti agli occhi sempre l’immagine di quell’angelo, che come un santo pregai tutti i giorni affinché fosse il custode di mio figlio.

Forse proprio quel dolore vissuto per procura ha aiutato il mio istinto di vita-è quello di mio figlio-ad esser forte in una prospettiva di monogenitorialita’.

E quell’angelo è sempre nei miei pensieri.

Il lutto perinatale

Filosofia da settenni

​Se non hai fede, non capirai.

(Isaia,7:9)
In un cartone, un personaggio femminile dice che ha sconfitto il padre demone ed è diventata una dea protettrice dei mondi. Un altro personaggio gli chiede: “quindi sei immortale?”Il settenne commenta: “Certo che è immortale. E’ già morta, per cui è puro spirito e lo spirito è immortale”.

Espressione della mamma: 😱

Se lo sentissero Agostino, Anselmo o Cartesio, direbbero  che hanno riscontro delle loro prove ontologiche. La sua idea della precarietà e corruttibilita’ delle cose è sempre stata legata all’idea che c’è qualcosa di eterno dentro di noi…infatti le sue domande sull’argomento sono sempre spiazzanti e di difficile risposta 😶

E questa cosa non si impara. O la senti dentro, da qualche parte, o non farà mai parte di te.

il 29 Settembre

29 Settembre (Mogol-Battisti)
Quando è il 29 settembre, almeno da trentacinque anni, a me piace cantare la canzone di Battisti. La suonava mio padre (è tanto che non suona più e che non lo facciamo più insieme, soprattutto). Ogni anno ha un portato sempre maggiore di ricordi: l’orto del nonno, mia madre che cantava, i compiti di inizio anno scolastico e l’entusiasmo che vive con tutti gli inizi e rende il tempo instabile più frizzante. Gli odori di San Michele, questo santo speciale, un arcangelo armato, che dà l’idea della potenza divina (racchiusa tutta nel suo nome): i peperoni della sagra, la terra umida, e i gatti accartocciati come foglie secche tra i cumuli di legna raccolta per i camini. I pomeriggi spensierati con le amiche dell’Università…e poi la morte che si porta via man mano le persone che ami, l’ Amore che si nega perché riposto in un cuore malato, i sogni che rispolveri dal cassetto, la vita che ha assunto un altro senso (quello degli occhi di tuo figlio), la voce che se ne va a furia di parlare a lavoro e a gridare dal dolore…
…e la voglia di cantare, che resta.
Ancora oggi.
Nonostante tutto.
In un 29 settembre pieno di sole e di speranze.
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Madre e figlio nel settimo autunno

La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro.
(Frank A. Clark)

…Questa mattina l’aria aveva un odore nuovo, di quelli che ti riportano a trent’anni indietro…quelli della terra di collina pesta di foglie colorate, umida e fresca, che ti resta dentro assieme ai mattini sempre meno luminosi, alle sgridate di mamma perché non ti alzi, alle corse al pulmino nel viale di ippocastani.
Ovviamente a mio figlio non poteva sfuggire l’odore della nuova stagione. Ne abbiamo parlato mentre andavamo a scuola, con un cielo stratificato, di azzurri e grigi, camminando mano nella mano.
Gli ho preso la cartella, me la sono messa sulle spalle con la mia borsa. Mi ha ringraziato, ma ha aggiunto che era preoccupato che tutto il peso fosse sulle mie spalle, mentre mi baciava la mano, ogni tanto: è il suo modo per farmi carezze.
Mi è venuto da pensare che è così, anche simbolicamente: tutto sulle mie spalle.
Gli ho detto sorridendo che non c’è problema, che ce la faccio, che quando sarò “vecchiarella” e non ce la farò sarà lui a portare le borse per me.
Lui mi ha dato un altro bacio sulla mano e mi ha detto che da grande si prenderà lui cura di me come io faccio con lui.

Nessun autunno è mai stato così mite.

Mentre camminiavamo, poi, mi  ha chiesto quanti anni avrà quando io sarò vecchia come il nonno.
Gli ho risposto che ne avrà quasi quanto me ora.
Mi ha poi chiesto come ho fatto io…senza la mamma.
Gli ho detto che avevo il papà…
Lui contrariato mi ha ribattuto che non è lo stesso. Che la mamma non è il papà. Che lui non saprebbe come fare…
Mi ha chiesto se mi sono sentita sola.
E’ difficile rispondere ad un bambino di sette anni riguardo una cosa del genere. Specie ad un bambino come mio figlio.

Ho baciato io la sua mano.
Gli ho detto che la mamma mi è mancata, ma non mi sono sentita sola perché sapevo che mi vuole bene ovunque ora lei sia,  e che avevo altre persone che mi volevano bene… poi è nato lui, la mamma sono diventata io, quindi sola non potevo proprio mai sentirmi.
Allora lui mi ha detto che non vuole che io muoia prima di diventare vecchia, come ha fatto mia madre.
Io gli ho risposto che ce la metterò tutta ma non dipende da noi, la vita come la morte…e che l’importante è che quando ami e sei amato non sei mai solo, anche se le persone non sono più vicino a te.
Il mio profondissimo bambino di sette anni a questo punto ha risposto che lo sa, che la vita e la morte non dipendono da noi…ma di preoccuparmi di me per fare in modo di non ammalarmi…che almeno questo lo potevo fare, per poter stare il più possibile con lui.
Tipo non farmi venire mal di schiena anche con la sua borsa.
A questo punto gli ho stretto la mano nel sole, e ho fatto una cosa che non faccio mai con lui: cambiare discorso.
“Visto che bello, il primo giorno di autunno?”
E lui mi guardava come un saggio, mentre io guardavo il cielo per non piangere.

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