Tempo di bilanci

… c’è poco da dire per questo 2019.
Preferisco dire un anno di passaggio più che un anno di stallo.
Ho perso persone che amavo perché nasciamo e muoriamo…e per queste persone era tempo di andare.
Nessuno di noi conosce quanto tempo ci è stato donato, e tanto spesso lo sprechiamo.
Soprattutto, lo sprechiamo senza abbracciarci.
Ho soppesato maggiormente i miei limiti e quelli di alcune persone, specie quelle che dicono che ti amano, adorano tuo figlio…ma in realtà esistiamo solo se non hanno altro da fare.
Ho apprezzato maggiormente certe piccole cose e altre persone forse non valorizzate opportunamente.
Ho deciso di cambiare colore, per aiutare l’umore.
Questa sera però il mio pensiero va all’unica persona che per la prima volta, dopo quasi 28 anni, non potrò abbracciare per Capodanno… perché è giusto un po’ più su nello Stivale.
Perché ha preso coraggio ed ha spiccato il volo.
Perché so che volerà alto, e che per quanta gioia si può sentire, come ti manca un figlio, senti sempre un po’ di nostalgia.
Buon anno, cuginetto, ci riabbracciamo presto♡
@AlessandroCriscuolo

*Pensieri sparsi in una mezza vigilia*

Non rimpiango le persone che ho perso col tempo, ma rimpiango il tempo che ho perso con certe persone, perché le persone non mi appartenevano, gli anni sì.
(Carl Gustav Jung)

 

…Questo pomeriggio ho incrociato una apecar. Di quelli veramente vecchi.                            Come l’ aveva mio nonno.                                    Ha avuto il potere, il rumore gracchiante del suo motore, di riportarmi tantissimi anni indietro.                                                  Riconoscevo il suo rumore da lontano, dalla salita, prima del viale.

L’ho incrociata, l’apecar, questa mezza vigilia…e tornando indietro nel tempo ho pensato anche alla fortuna di molti di avere ancora i nonni.
E di avere una madre, si intende.
Mia madre che, secondo me, si sta rivoltando nella sua cassettina di 1 metro quadrato per un bel po’  di cose…e col cavolo che questo giorno sarebbe stato “mezzo” per lei.
Col cavolo che sarebbe andata  così.
Pensieri. Un pensiero tira l’altro.
La gente si chiede come mai le persone si deprimono fino a morirne.
Gente che dice di amarti come un figlio e poi pensa solo ai caxxi tuoi. Tu servi solo quando sono sole. Quando hanno compagnia  tu non fai parte della compagnia, ovviamente.
Gente che ti chiama solo quando servi, e per quello che servi.
Per il resto, di che morte muori non è un loro problema.
Gente che non sei proprio sul loro albero di Natale, sei solo per i giorni feriali.
Eppure questa gente è gente che sa che famiglia di cacca che hai. Famiglia di cose finte, se proprio si deve. Altrimenti, lontani anni luce. Ed è  gente che si sbatte e si dichiara mamma/padre, sorella/fratello amica/o… gente che ti vuole bene!
E si vede, proprio in questi giorni qui.
… Ma… tant’e’.
Fortuna  che nel mio nucleo essenziale(me e il filosofo decenne neuroatipico) certe cose scivolano  via senza che un bimbo se ne accorga.
Non ci sono canoni necessari, riti obbligatori. Così  tradizioni non rispettate non esistono.
Quando si vuole diventa domenica il lunedi, se necessita. Si salta la scuola, il lavoro  e ci si ricorda che Natale deve essere tutto l’anno.
Così  sto educando mio figlio. Mio figlio che ieri ha detto “vorrei sapere quanto costa una casa…per quei poveri senzatetto che non ce l’hanno”.
La sua ipersensibilità incanalata per cose grandi, non per “gente” come faccio io…
Il tempo si brucia come il fuoco di una candela. Le persone vanno via, e la gente se le perde.
Non se lo ricorda se non quando è  troppo tardi.
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Normali e diversi

“Ho la sindrome di Asperger e questo vuol dire che qualche volta sono un po’ diversa dalla norma. E, date le circostanze, essere diversa è un superpotere” (Greta Thunberg)
Ieri sera, prima di dormire, mio figlio mi ha detto:

“Mamma, all’inizio, quando mi conoscono, mi credono normale…vero? Perché così mi pare. Poi dopo un po’ se ne accorgono…”
Ieri veniva dall’open day di una scuola di ballo, e aveva conosciuto nuovi bambini.

So bene che solo alcune persone potranno comprendere come mi sono sentita.

Una grande intelligenza ha il contrappeso di una grande consapevolezza, sempre.
E parliamone ancora, della tua neurodiversitá…
…Ho pensato alla piccola grande Greta Thunberg.
“La normalità non esiste. Nessuno è normale, siamo tutti diversi. Qualcuno ha capacità diverse di fare le stesse cose…quindi è diverso, non “non normale”. Tu è come se avessi un superpotere, ma non lo sai ancora bene gestire. Quando avrai imparato a farlo, capirai quello che voglio dire.”
“È come quando dici che ho una grande memoria, mamma?”
“Eccezionale, hai una memoria eccezionale. Quando imparerai ad usarla bene, tante cose ti riusciranno più facili…perfino più facili di altri bambini”.
“Ah…vabbè, ci dormo su…”
“…Bravo.”
E lui e’ scivolato beato nel mondo nei sogni, mentre a me resta il dubbio se sto facendo tutto il possibile perché si renda conto che si sente un pulcino nero , ma è un cigno… e se ci crede, un giorno, volerà anche lui.

Sandali a Settembre

Non preoccuparti se gli altri non ti apprezzano. Preoccupati se tu non apprezzi te stesso.
Confucio

Stamattina, primo lunedì di settembre, alla stazione tutti muti alle sette del mattino. Facce di chi deve ricominciare.

C’è chi sbuffa, con le maniche corte sotto un cielo triste e piovigginoso.
Io ho uno spolverino leggero addosso, antipioggia, con cappuccio. Meglio dell’ombrello per quattro gocce. Fa caldo, piove e c’è umido. E tutti sono chiusi nella loro solitudine, guardando a terra. Peggio di così…
…Rompe il mutismo una signora, mentre arriva l’odiato metrostar, che ci costringerà tutti in piedi e senza aria condizionata in quella scatoletta.
Non so perché lo rompe con me. Forse per il cappuccio anti-pioggia o le mie sketchers (fuori luogo) color ghiaccio pronte a sporcarsi nelle possibili pozzanghere…
“Mi prenderanno per pazza!” esordisce lei, rivolta a me.
La guardo sorpresa, con un mezzo sorriso.
“E perché?”
“Perché sono l’unica coi sandali! Eh già, l’unica, ma per me fa ancora troppo caldo, non posso pensare di tenere scarpe chiuse! È settembre, ma è ancora estate!”
Vi era un implicito bisogno di approvazione, in quella frase. Il tono era di chi era quasi in colpa, per non essere come gli altri. Per non sentirsi come gli altri. Per non aver chiuso fuori la bella stagione per un Settembre sul calendario ed un po’ di grigiore.
Guardava le mie scarpe da ginnastica.
“Io le porto tutto l’anno, le scarpe da ginnastica, signora, non ci faccia caso”, solidalizzo, “è perché sto comoda”.
“Si lo so, ma forse io…”
“Ma signora, Lei ha fatto bene! Tanto tra poco uscirà il sole!”
La “signora”, più o meno coetanea, ha fatto un gran sorriso.
Ci siamo perse nel treno.
Ho pensato stranamente molto a lei, oggi.
Al suo volersi giustificare per essere se stessa. Per le sue scelte.
Lo facciamo in tanti.
Lo faccio anche io.
E non va bene.
Anche perché oggi è Settembre, fa un caldo esagerato, il cielo è grigio ma ora sì, c’è il sole… e i sandali ci stanno molto bene, anche se i più preferiscono le scarpe chiuse!

Non dovremmo dimenticarlo mai, che le nostre scelte sono solo nostre, e non da giustificare.

Agosto

Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.(G.Leopardi, Il sabato del villaggio)

Alcune persone si rifugiano in chiesa; altre nella poesia; io nei miei amici.
(Virginia Woolf)

Grilli silenziosi questa sera.
Arriva il rumore di fondo della città.
Non ho mai amato Agosto.
È un mese di vuoti, mese di partenze e separazioni, mese di ritorni e nostalgie per l’estate che ti scivola dalle mani.
È un mese di lacrime dal cielo, di una luna che s’appoggia sul mare, di notte, per rinfrescarsi mentre fa luce ad onde placide e calde.
È il mese di grilli e cicale, che muoiono presto come comincia a morire il giorno, pian piano, ora dopo ora…e tu senti che in un batter di ciglia camminerai tra l’odore di terra bagnata, zaino in spalla, di corsa verso le classi e gli impegni tutti incastrati tra loro.
Ho sempre pensato ad Agosto come la domenica leopardiana.
È finita la festa, anche se è il giorno di festa.
Perché la vera festa dell’anima è il sabato…il Luglio cuore della bella stagione.
Perfino mio figlio, che doveva nascere ad Agosto, l’ ha scansato come la peste ed e’ nato in Luglio 🙂
E le brevi notti di Agosto…Le brevi notti, sono notti torride e afose. Sono notti cariche di pensieri, mentre il caldo non ti fa dormire.
Ma ci sono anche pensieri belli.
Quelli di aver ritrovato un’amica, di poter passeggiare con lei come se il tempo si fosse fermato… e di aver fermato anche questa sera di Agosto, come un’istantanea, su di un terrazzo dal quale mancavi da anni, e sul quale hai passato i giorni più cari di questa ultima dozzina d’anni.
Così mi viene da pensare che un poco -giusto un poco- forse puoi fare della domenica leopardiana una parentesi tra i due sabati, con un po’ di fantasia, di fortuna…e di amicizia.
Grazie Lory 🙂

“Un compleanno a due cifre”

Se non cambiamo, non cresciamo.
Se non cresciamo, non viviamo davvero.
(Anatole France)

 

… Sono una mamma molto fortunata.
Il mio bimbo bellissimo, intelligentissimo, sensibilissimo e neuroatipicissimo mi insegna ogni giorno qualcosa di nuovo.
E’ il mio miglior filosofo, il miglior insegnante di psicologia, il miglior filtro con cui guardare il mondo, scorgendo dimensioni e sfumature altrimenti invisibili.
Oggi compie dieci anni….è nato alle 16:50 del 29 luglio.
Ed è la prima volta che l’entusiasmo del “suo giorno” come dice lui, è stato surclassato da una curiosa preoccupazione… ” peterpanesca” direi.
– “Mamma…ma non avrò più nove anni”
– “Ma anche l’anno scorso non avevi più otto anni. Non capisco dov’è il problema…”
– “Non capisci mamma…diventano due! Due numeri!”
– “Cosa due numeri? Dove?”
– “Ho dieci anni!! 1  0 !”
– “Ahhhh… Due cifre! I tuoi anni!”
– “Si, mamma…e non mi piace…”
– “E perché non ti piace? Io sono felicissima che compi dieci anni!”
– “Perché sono finiti gli anni con un numero…vuol dire che sto diventando veramente grande…”
Gli ho spiegato che quando chiedono a me quanti anni ho, nemmeno me li ricordo. Gli ho chiesto se mi considera grande, e se per lui fa differenza se avessi 24 o 34 invece che 44 anni. Lui ha fatto spallucce.
Gli ho detto che non importa quanti anni ha, importa quelli che si sente.
Che crescere non vuol dire per forza invecchiare.
Lui è rimasto pensieroso, ma capisce sempre quello che gli dico.
Così ha ricominciato a dire “è il mio giorno”. 
La festa ha ricominciato a prevalere sul timore di crescere.
Poco importa se la sua fosse realmente una profonda riflessione.
Di quelle che facciamo noi “grandi”, quando ad ogni giro di “enti” ,”enta”, “anta”, ci soffermiamo a pensare a ciò che è trascorso ed al nuovo periodo che ci aspetta.
Lui, che è già così grande che nemmeno lo sa. Molto più grande dei suoi 10 anni, anche se la sua anima è un po’ più bambina della sua età.
L’importante è che ora c’è di nuovo il suo sorriso, che è il mio sorriso. Quel faro nel buio che illumina a giorno…
…Buon compleanno a due cifre, amore mio ❤

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“Giovanni”

“Giovanni” è uno dei nomi che amo di più. Anche per i due santi principali che lo avevano. Vuol dire letteralmente “Dio ebbe misericordia”.

Nei miei lunghi viaggi nelle letture di ogni tipo, alcuni esoterici sostengono che il messia fosse lui. Il Battista, che nacque da una madre anziana e sterile perché Dio esaltò la sua misericordia nella sua fede.
Poi c’è l’evangelista, del Vangelo più misterioso e gnostico.
Infine, il Giovanni dell’Apocalisse…che molti pensano non sia quello del vangelo, vista la differenza filologica dei testi.
La festività del Battista, che oggi ricorre, è stata cattolicamente inserita a copertura dei riti pagani del solstizio d’estate.
Ancora oggi, la vigilia, il 23 giugno, viene considerata una notte “magica” in molte terre.
Ma a me resta la magia del nome.
“Misericordia, voglio, e non sacrifici”, scrive Matteo per riportare le parole di Gesù.
La parola “Misericordia”, che in latino vuol dire”pieta’ nel cuore” dovrebbe essere riscoperta.
Perché se la può muovere un dio verso gli uomini, la possono e la devono muovere anche gli uomini verso i propri simili.
E’ un imperativo etico.

Nel cuore di una madre

Nel cuore di una madre ci sono sempre due mani che giocano al tiro alla fune. Una saluta il proprio bambino che prende un pulman e va ad esplorare il mondo; l’altra si tende per poterlo tenere ancora un poco con sé, preoccupata per come affronterà tutto da solo.
Sarà per la disattenzione, per l’iperattività, per il suo essere per metà tempo in un mondo fuori dalla realtà… o sarà semplicemente perché è così.
È sempre così per una madre.
E quindi vince la mano che saluta, e che accompagna un bus che va via con il sorriso di una splendida giornata di maggio♡

#25aprile

La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l’uomo è ridotto al rango di animale inferiore.” (Malcom X)

…Mi raccontavi di Vittorio Veneto. Hai anche fatto il cuoco per i soldati. Mi dicevi che la vita in quel periodo era un soffio nel vento. Ricordavi le corse sotto i bombardamenti. E ridevi, sempre, perché un po’ buffone hai fatto tutto facile…Tanto era passato.

Ma il 25aprile era il tuo compleanno, per me.
Solo questo.
Il giorno in cui festeggiavamo insieme.
Oggi, in un sole che sembrava estate, mi sono ricordata ancora una volta delle nostre passeggiate qui in collina a cercare piantine ad ombrello e pratoline.

Ovunque tu sia, nonno, li’ con mamma, buon compleanno ♡

Passare

Pasqua tanto desiata
in un giorno è già passata.
(Antico Proverbio)

…Quest’ anno gli auguri vorrei farli a chi non ha niente da festeggiare.
A chi non si sente amato, a chi anche solo vagamente sta pensando che non ne vale la pena.
A chi sente di aver perduto tutto, incluso se stessi.
A chi vorrebbe svegliarsi al martedì in Albis.
A chi è solo, o si sente esattamente così anche in un casino di gente.
A chi è considerato fuori di testa, e a chi non viene mai visto per quello che è veramente.
A chi è di altra religione, e agli atei.
A chi, come me, è disincantato e forse con Dio ci parla di meno.

E poi vorrei fare gli auguri agli invidiosi, che per essere felici devono guardare alla felicità degli altri.
A chi serra i figli in casa per paura di malattie al primo cielo grigio o per un raffreddore del vicino e poi li imbottisce di vaccini e farmaci, senza sapere quanto li massacra.
A chi sta sempre a guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro senza guardare la trave nel proprio.
A chi serra la manina all’estraneo e al parente, quando dovrebbe e potrebbe essere più generoso, e pare che goda alla sofferenza di chi stenta.
A chi disprezza gratuitamente, a chi si sente superiore ed esclude con leggerezza gli altri… Ai superbi, secondo le Scritture la peggior razza, di angeli e di umani.

A tutte queste persone, io auguro che la rinascita della bella stagione aiuti la propria rinascita interiore.
Ci sarà un motivo per cui la Pasqua si festeggia in primavera…