Quel sottile dispiacere.

“…quando cade la tristezza in fondo al cuore

come la neve non fa rumore…”

(Mogol/Battisti)

…Dovrei dare più frequentemente retta al mio sesto senso.
Invece sono così stupidamente ancorata al razionale, che dimentico che troppe volte quel sottile dispiacere che sento in un momento apparentemente felice mi sta mettendo all’erta.
Vuol dire che devo dire o fare qualcosa, e in fretta, perchè sta per succedere qualcosa che sconvolgerà completamente la situazione… e nulla sarà più come prima. In genere non è uno sconvolgimento bello, anche se devo dire che qualche volta, per fortuna, è andata diversamente.

Così quel  tredici agosto scorso, dopo mezzanotte, alla vigilia della loro partenza per le vacanze al nord, io dovevo entrare a salutare mia zia, che come me ne ha, di sesti sensi.
Lei che è ancora pratica dei riti sacri della terra, legati a culti superstiziosi, tendenzialmente pagani. Ma molto affascinanti. Oggi si direbbe che è una wiccan, ma in realtà è cattolica praticante, solo di quella chiesa più antica, che agli albori radicava i suoi cicli su quelli pagani- come il Natale sulla festa dell’Inverno –  salvo poi dimenticarsene…
…Stranamente mi fece sapere che era dispiaciuta che non eravamo entrati a salutarli, ancora una volta…e non era da lei dispiacersene.
Ma ti  dici che saranno via solo un battito di giorni… il tempo che le giornate tornino malinconiche e gialle di foglie morenti, con i bimbi assonnati con i loro grembiulini pronti nell’ odore di terra bagnata…

…Mio figlio mezzo addormentato  in auto…loro che dovevano partire presto…feci sapere che ci saremmo rivisti appena ritornati…promesso…

…Dovevano essere un pugno di giorni.
Sono diventati quattro mesi.
Dovevano vagliare una diversa cura per il tumore al fegato di mio zio,  ma si è sentita male lei.
Un tumore in zona frontale-parietale del cervello.
Inoperabile, pare.
Due giorni prima del malore che ha portato alle indagini, una sua strana telefonata-lampo mentre ero al lavoro.
Poche parole…confuse…un “ho sbagliato numero…poi ci risentiamo…ho sbagliato…”. Le figlie riferivano che la vedevano strana, forse per lo stress di accudire il marito… Non feci caso e la rassicurai che l’avrei richiamata per capire cosa c’era…forse non poteva parlare davanti al marito…
…Ma non ho fatto in tempo.

Nove ore di treno di distanza, il lavoro ed un figlio piccolo…come fare per andare da lei? Ho passato giorni bui, temendo se ne andasse senza potessi nemmeno salutarla, mentre tutto il resto, salvo mio figlio, mi complicava la vita.
La zia era con me all’ospedale quando a mia madre venne l’arresto cardiaco che la fece spegnere tra le mie braccia. Questo la legò ancora di più a noi, e in questi otto anni è sempre stata molto vicina e presente.
Specie da quando è nato Kim, è stata sempre pronta come una nonna…

Qualche giorno fa è stata trasferita all’ospedale qui. Si spera la facciano tornare a casa, e spero di capire presto con quali prospettive.
Ho analizzato a lungo la mia difficoltà a chiamare le mie cugine e farmi dire come stava veramente la mamma, il quadro completo insomma. Questo non è da me, chiedere le cose a terzi, visto che mi informo direttamente in genere. Perchè devo “capire, razionalizzare” e difendermi separando chirurgicamente il problema da me e facendolo divenire un insieme di parole.
Ho scoperto che ultimamente ho cominciato a soffrire in maniera più profonda – abbattendo le difese- del dolore e della perdita.
Così, non sono riuscita ad entrare in chiesa all’esequie di quell’angelo di due anni…come non sono riuscita fino ad ora ad affrontare l’idea che anche mia zia se ne vada, e in questo modo così doloroso, e improvviso.
Così l’unica difesa che mi è rimasta è mitigare la pena, frazionarla,  affrontarla a piccoli passi.
Perchè non sono una persona COSi’ forte.
E’ l’unica cosa che mia madre, alla fine, non ha capito. E non lo capisce un bel pò di gente. Mea culpa. Ho cercato di farmi accettare compiacendo gli altri, facendogli credere che ero abbastanza forte da sopportare qualsiasi cosa. Ecco perchè sono a questo punto di fragilità, ora.

Oggi sono andata in ospedale. Ho rimandato cinque giorni.
Avevo promesso che ci saremmo riviste subito, ma quella era un’altra situazione.

La verità è che non avevo il coraggio. Perchè sapevo quanto sarei stata male.
Ed è stato così.

Gonfia dai medicinali, immobilizzata a letto,  piena di lividi per gli errori che solo il personale qui al sud sa fare…e incapace di formulare frasi complete. Parole, spot.
Imprigionata dentro di sè.
Sedata per evitarle il dolore, complicanze hanno generato una trombosi ad una gamba già precaria.
Non sono riuscita a capire dove finiva la sedazione e dove cominciava la sua confusione dello stato vigile.
Ma probabilemente i sesti sensi e la telepatia funzionano anche quando hai un tumore al cervello.
O forse si acuiscono, chi lo sa.
O forse basta l’Amore a spiegare certe cose, e lo si legge negli occhi.
Nei suoi occhi  quando ha visto le foto di Kim, nel suo sorriso e nella sua impossibilità a dire a parole qualcosa che si sforzava disperatamente di formulare…e che poi si è rassegnata a non poterle pronunciare.
Una rassegnazione che mi ha spezzato il cuore.
Nei miei occhi, che ho cercato di non far collassare perchè non le hanno detto del tumore…ma sento che lo sa.
Nella mano che mi ha voluto tenere stretta tutto il tempo…era l’unico modo che aveva per parlarmi. E del bacio che mi ha dato, quando mi sono avvicinata al suo viso per dargliene uno io.
So che era un modo per dirmelo, tutto quello che non riusciva a dire a parole. Somigliava più che mai a mia madre e a mia nonna, in quel letto, vinta.

Mi piacerebbe svegliarmi domani mattina e sapere che mi aspetta a casa sua, con le braccia aperte per accogliere l’abbraccio di mio figlio, nell’amenità della sua campagna d’estate, dai pomodori giganti e dalle migliaia di lucciole sopravvissute, dagli scarabei di san Giovanni sgraziati e dai corni imponenti.

Vorrei che ci fosse un miracolo e ci possa essere, un’altra estate così.

In questo mese che ha concluso il 2010, ho avuto delle lezioni importanti dalla Vita. Ma chissà perchè le lezioni più importanti sono spesso le più dolorose.
Per fortuna, non sempre.
Oggi mio figlio ha imparato a soffiare. E a dire grazie. Nonostante abbia una dolorosa infezione, che a tratti gli causa un lamento e uno spasmo, lui sorride.
Un’altra lezione di Vita.

Annunci
Published in: on 30 dicembre 2010 at 2:10 AM  Lascia un commento  

The URI to TrackBack this entry is: https://esperia75.wordpress.com/2010/12/30/quel-sottile-dispiacere/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: