Il cuore a colabrodo e il sonno della ragione

“I mostri sono reali, e anche i fantasmi sono reali.
Vivono dentro di noi, e a volte vincono.”
(Stephen King)

 

…Non penso sia formalmente corretta l’espressione di Goya “Il sonno della ragione genera mostri”, titolo di quel meraviglioso dipinto che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo.

Non è il sonno della ragione a generare i mostri.

Ci pensavo stanotte.

Invece di dormire…già, perchè un pò è per mio figlio e i suoi piccoli problemi, e un poco è l’ansia che non mi fa dormire.

Pensavo, stanotte, alle gemelline svizzere e al papà suicida.

Pensavo a tutti i casi più o meno analoghi dell’ultimo periodo.

Pensavo – e quel caso mi è rimasto nel cuore, occorso  in quei giorni in cui cominciavo a rialzarmi dalla lunga e profonda depressione – a quella mia coetanea che poco meno di un anno fa si è suicidata nella Dora Baltea trascinando con sé il figlio di otto anni.

Si pensa, in merito a questi casi, ai mostri generati dal sonno della ragione.

Si pensa a quanto sia improvvisa e inaspettata la nascita di questi mostri.

Ma chi lo pensa è un cieco, quando non è un ipocrita.

I mostri non arrivano come un incubo improvviso, nel cuore della notte.

I mostri vengono da più lontano. Crescono lenti, tra il sonno e la veglia.

Una veglia spesso penosa e prolungatamente mesta.

E quasi sempre – salvo in casi di congenita o in alcuni casi di sopravvenuta malattia mentale- hanno a che fare con un cuore ridotto a colabrodo, e un sopravvenuto senso di solitudine e abbandono, che spesso risveglia antichi mostri nascosti sotto i letti di bambini in una luce spenta nella notte, mai fatti sparire dalla luce di un sorriso e di un abbraccio al momento giusto.

I mostri crescono nella vergogna. La vergogna di sentirsi in questo modo, spesso. Di non essere in grado. Di deludere. L’incapacità di comunicare il dolore, quasi sempre, perchè si teme biasimo, o derisione.  Perchè ci si aspetta che sei forte, perchè “sei grande”.

Comunicare la fragilità è come farsi sparare addosso.

Sapeste che rabbia, ad ogni day after , quando sento parenti e amici che dicono ” chissà cosa gli è passato per la testa in quel momento…” come se loro non fossero responsabili.

Responsabili di mancato ascolto e accoglimento.

Si, perchè siamo tutti responsabili.

Siamo responsabili se muore un bambino di fame in Africa, figuriamoci se non lo siamo se ci arrocchiamo nelle nostre comode egoistiche solitudini, volontariamente ignorando quelle penose di chi ci sta accanto, che mandano segnali di fumo perfino, ma spesso sono scambiati per nuvole passeggere.  Questo perchè “no man is an island ,entire of itself”, come diceva il signor Donne. Il che non significa “siamo tutti crocerossini e consumiamoci per l’altro fino al midollo”…ma si ricordi che,  d’altronde, “egoismo” non dovrebbe mai significare “amore di sé”  ma “amore per sé”… che è forse il miglior modo per riuscire poi ad amare gli altri…

…Pare che in questa società, a cercare di comunicare un disagio come minimo non sei ascoltato, e al massimo ti giudicano male o ti ridono dietro.

Allora meglio darsi fuoco, o incatenarsi sopra un palazzo…o fare la rivoluzione. Come “forme” di protesta e malcontento a livello sociale, intendo.

Ma non tutti i disagi esplodono. Sovente, specie nelle solitudini individuali e non sul piano dei problemi di impatto sociale, implodono.

I mostri sono come la goccia che scava la roccia.

La carie che arriva al nervo.

Non scoppiano mai da un giorno all’altro.

E più sei abituato a dimostrare che sei forte, perchè non ti sei mai potuto permettere di essere piccolo, e più è facile che quei mostri siano più subdoli…e la de-responsabilizzazione di chi ti circonda si incentra proprio sulla tua capacità di essere “tutto di un pezzo” e di voler per forza nascondere il vuoto,  il buio, il “Nulla” -per parafrasare il cancro del mondo di Fantàsia del Neverending Story – che sta divorando ogni cosa.

E a cui non vuoi dare un nome.

Ma finchè non gli dai un nome, lui avrà capacità di divorarti.

E se ti avrà divorato, arriverà il sonno della ragione…e tutti vedranno il mostro generato da quel cuore a colabrodo.

Quando, probabilmente, sarà troppo tardi.

El sueño de la razón produce monstruos

« La fantasía abandonada de la razón produce monstruos imposibles: unida con ella es madre de las artes y origen de las maravillas. »

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Published in: on 10 febbraio 2011 at 11:35 PM  Lascia un commento  

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