Della sindrome del brutto anatroccolo e altre storie

…Negli ultimi tre giorni sono accadute cose tutte particolari, tutte importanti per me.

Il 17 è sempre stato per me un giorno fortunato. Ora, va detto che al massimo mi sono sempre vista, se andava bene, “normale”, perchè in genere se posso evito gli specchi. Una esasperazione del genere si inquadra, ne sono consapevole, in una distima abbastanza patologica.
In ogni caso c’è un tempo in cui ti imponi di sorridere perchè solo se sei positiva, probabilmente, ti accadrà qualcosa di bello.
In un bar vicino al lavoro entro e un simpatico barista mi apostrofa con un linguaggio pressocchè colloquiale, ossia “ciao bella signorina, che ti dò?”
Al che io mi sono un attimo cristallizzata sul termine “bella” e sorridendo ho ringraziato per la luminosa disponibilità nonostante “la bugia”-bella- en passant .
Al che il ragazzo ha aggiunto, gentile e serio: “lo dici tu, che non sei bella. Io la penso diversamente”.
Il modo in cui me lo ha detto mi ha fatto ridere. Mi sono dovuta scusare e l’ho ringraziato con un mezzo inchino, che a lui sarà sembrato ancor più canzonatorio.
Lui non lo sapeva, ma mi aveva messo di buon umore.

Il giorno dopo mi hanno dato, al master, la relazione del test di Rorschach a cui mi sono sottoposta a Novembre.
Una tragedia.
Annunciata, comunque, in ogni suo punto (debbo dire che come analista sono perfetta, riesco ad essere oggettiva anche su me stessa)… e straordinariamente ridimensionata rispetto a quello che mi aspettavo(con me stessa sono fin troppo critica…leggi il 17)
Mentre la leggevo mi venivano in mente tante cose, ma nessuna mi ha sconvolta veramente. Anzi. Mi sono sentita più sollevata, perchè non soffro di ansie persecutorie, ma i miei disagi si basano su qualcosa di oggettivo, che ha un nome, e che non è come dicono profani come mio padre o mia zia, che “sono io”…Non sono io.
Il buio c’è, non sono io che vedo buio.
E una volta trovato il  suo volto, ci potrò far pace e andare avanti.
Anzi…a tratti si evince dalla relazione che ci sto già cercando di far pace.

Domenica 20 mio figlio ha finalmente imparato a dire “si” e “no”.
A quasi 19 mesi. Fino ad ora il suo “no” era gestuale…e perenne.
Kim preferisce la gestualità e il ritmo del corpo, alle parole.
Ora contemporaneamente esprime il gesto del “si” e il suono.
Sta abbandonando il gesto del “no”a vantaggio di un sonoro e spiritosissimo “nunununuuuuuu”…lo dice sempre così…E’ stato bello portarlo in villa con il vestitino da scimmietta. E ho avuto la fortuna di poter prendere il caffè con un amico che in questo periodo mi regala pensieri e sorrisi gratuiti, di cui avevo dimenticato il grande calore;  e nei suoi bei e cari occhi mi sono trovata stranamente molto in  pace, e mi sono sentita di poter essere me stessa, e a casa.

Negli ultimi giorni non ricordo i miei sogni. Anche per questo c’è un motivo…probabilemnte non voglio ricordarli 🙂

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Grazie perchè…

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Published in: on 21 febbraio 2011 at 3:33 PM  Lascia un commento  

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