Della morte che ha preso commiato con l’ospite e di un braccio atrofizzato

Permettetemi una nota tragicomica in una notte di profondo dolore.

Appena dieci giorni fa (https://esperia75.wordpress.com/2011/07/17/la-morte-seduta-tra-la-gente/ ) raccontavo di averla vista lì, nostra sorella Morte, che si era impossessata del corpo di mio zio e attendeva che lui stanco si lasciasse andare, mentre carezzava con immensa tenerezza mio figlio, nell’ultima volta che siamo andati a visitarlo.

Ricordo che rifiutava le amarissime medicine: disse “tanto ormai è inutile”.
Ed io conosco quelle parole, le ho sentite dire da mia madre, sono di chi ha deciso di andarsene, e prega solo accada nel modo meno doloroso possibile.
Non l’ho salutato, quando sono andata via. Ci dava le spalle nel letto da ospedale insediato nel suo soggiorno. Aveva gli occhi chiusi, sapevo non dormiva ma forse un commiato gli era troppo doloroso.
E me ne sono andata con l’illusione che non sarebbe finita lì.

Invece è finita.
Se ne è andato stasera, senza fare rumore.

Pareva, onestamente, io lo sapessi che oggi era nera come la Notte Artica.
Mi sentivo sepolta, dopo peraltro una giornata a lottare con una persona che ha indegnamente il titolo di “padre” e con le corse tra centro analisi e pediatra per un conto interminabile di medicine per mio figlio. Che, in quanto avente come me una soglia del dolore molto bassa, si lamenta per un capriccio ma per i dolori seri, a meno che non lancinanti, non te ne accorgi nemmeno li abbia.

E così, alla funerea notizia di cui sopra, ho chiamato l’indegno soggetto per informarlo  della situazione riguardo domani (risparmio ai lettori l’annoso perchè dell’incontro previsto… diciamo per la “visita mensile”, mettiamola così) e ovviamente per condividere un dolore. Dopo cinque minuti di telefonata, sono stata liquidata con “…Vabbè, mi fai sapere domani. Attacco perchè mi si sta atrofizzando il braccio, non ho l’auricolare”.

Per uno che se deve litigare sta anche ore a telefono, o se deve riparare ad una situazione schifosa che ha creato resta in silenzio per tre quarti d’ora interi in linea(per non parlare di prima che monopolizzava quasi pomeriggi in toto o notti via cellulare), il tutto senza auricolare, direi che ha dato esempio di grande umanità e sensibilità, lasciamo stare rispetto e affetto che possono anche essere un optional in individui disturbati come quello in questione…

…non sapevo se ridere o piangere. Piangevo per altro, ma onestamente non sapevo se ridere di me per essere caduta in un gran canyon avendo fatto di lui un giorno il mio grande amore condannando ad una tale genetica mio figlio (e pure l’ambiente servirà a qualcosa…) o piangere per il fatto che non sia in grado, come tutte le donne normali, di collocare lui e quello che è stato nel posto per esso più adeguato  – che anche gli accademici della crusca chiamano “latrìna”-  e col trattamento più consono alla propria condizione.

Tanto importa quello che ho sentito io.

Penso che milioni di papà single, a sentire la mia storia e la mia situazione, mi farebbero santa.
Ebbene, ho deciso di adeguarmi al must  delle madri rimaste single.
Solo un folle sceglierebbe l’omicidio volontario…

 

 

 

 

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Published in: on 28 luglio 2011 at 1:41 AM  Lascia un commento  

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