“Mamma scusa, scusami tanto”- Appunti sull’avventura di crescere

Riguardo alla teoria che sia giusto abituare il bambino a ritmi regolari il più precocemente possibile, tale imposizione non ha alcun senso finché il bambino non comincia a riconoscere il mondo esterno e a venire a patti con esso. Le fondamenta di questa accettazione della realtà devono essere costruite nel breve periodo iniziale, durante il quale la madre asseconda in maniera naturale i desideri del figlio.

Una delle funzioni essenziali della madre consiste nell’introdurre il mondo a piccole dosi, un compito che non richiede le doti intellettuali necessarie ai filosofi, ma semplicemente la devozione nei confronti del proprio bambino.

(D. W. Winnicott)

Crescere un bambino è un’esperienza straordinaria.

Per chi li ha studiati e li ama a priori, poi, avere il privilegio di crescere ed amare un figlio diviene l’avventura evolutiva principale della propria anima.
Mio figlio a sei mesi quasi non si teneva diritto con la schiena, ma la testa la alzava come una tartaruga fin dal terzo giorno della sua nascita, con i suoi grandi fari sul mondo che incantano anche la gente per strada. Lo portai dalla neurologa ma, nel frattempo che avevo prenotato, si era eretto come Lazzaro, una mattina, ma mi preoccupava ancora il fatto che usava poco la prensilità alla mano destra. Prima di visitarlo la neurologa lo osservò a lungo, mentre gli raccontavo della mia gravidanza psicologicamente ed emotivamente molto sofferta- con un figlio pur desiderato e amato fin dal primo attimo- ma biologicamente e fisiologicamente perfetta fino ad un rischio gestosi e al picco ipertensivo che mi ha portato al cesareo d’urgenza alla 38°settimana. E mi disse: “Signora, io glielo visito, ma non ho mai visto un bambino di sei mesi osservare con tale attenzione ogni angolo del mio studio. Mai visto, gliel’ assicuro. Non muove un ciglio, ma osserva come un gufo ovunque, penetra ogni cosa, incluso me che lo guardo. Meglio di lui neurologicamente non sta nessuno”
Strano, mio padre diceva che sembrava un allocco, che si incantava. Io ovviamente sono di parte, e non dicevo niente, restavo in attesa.
Poi non gattonava. Non strisciava, niente. Ma saltava come un forsennato nel “jumperoo” della fisher price, glielo presi apposta, visto che sembrava la sua passione, tentare di saltare. Ad un anno lui era in piedi. Direttamente, senza preavviso. Mio padre e mia zia, ansiosi ed ansiogeni, non gli mettevano molta fiducia nel lasciare un mobile e camminare. Così lo ho osservato, come sempre. L’ho ascoltato, come quando lo sentivo muovere fin dai tre mesi di gravidanza, lui che sfrecciava come Nemo della Disney in quel posto che doveva essere il suo nido e troppo spesso forse, a causa dei miei umori, è stata la sua prigione…Ecco perchè reca ancora dentro di sé un” timor panico” dell’Acqua…
E quando l’ho visto pronto io, di camminare, intendo,ho preso 10 giorni di astensione a lavoro, gli ho comprato su ebay uno di quei simpatici caschetti che i saggi cugini d’oltremanica usano per i loro toddlers  e l’ho staccato dal mobile.
In dieci giorni camminava, in venti correva. Aveva 13 mesi. Due mesi dopo saliva e scendeva le scale, A due anni mangiava già da solo con le posate piccoline.
Poi è  stata la volta del linguaggio. Non parlava. Ha lallato appena.
Osservava ed ascoltava, lui che ha sentito il ritmo delle canzoni quando ancora non aveva  orecchi e ha ascoltato musica, lezioni di lingue e matemaatica e poesie quando ancora non vedeva la luce, con una cuffia sulla pancia che gli filtrava il mondo. Ma di parlare, non se ne parlava.
Ho sempre pensato che l’ho “drogato troppo” prima che nascesse, o che parlassi troppo e troppo  poco motherese e troppo da persona adulta, quindi non mi riuscisse a stare dietro…
…La sua prima parola l’ha detta appena ha messo i piedi sulla palla…ed era “palla”. Vive di palla, in pratica. Nel frattempo ballava e mugolava le canzoni. Ho dovuto aspettare che arrivasse alla soglia del suo terzo compleanno per l’esplosione del suo vocabolario.
E anche qui si è distinto. O parla bambinese (non si capisce un’acca…ma a volte temo imiti me che parlo veloce…)o tira fuori frase intere con particelle pronominali, verbo coniugato e complemento, avverbi e aggettivi. A volte sembra posseduto. Kim ha un carattere deciso e determinato, secondo l’astrologia e l’angelologia (due scienze esatte, diciamolo…) era inevitabile visto il giorno in cui è nato, il quadro astrale in quel momento, la latitudine etc…e certi giorni il suo carattere da leader(o da dittatore, diciamo anche questo) emerge in tutta la sua indomabilità. Ci vuole autorevolezza, ma non autoritarismo con lui, diversamente lo spezzi, perchè lui non si piega. Ieri nello specifico, sarà stato il caldo esagerato, era intrattabile. Lanciava l’impossibile in aria solo per vedere che effetto faceva quando ricadeva, sfrecciava con il triciclo senza fermarsi agli ostacoli ma sbattendoci volontariamente contro, si lasciava “casualmente” cadere oggetti da mano…l’ultimo dei quali è stata la forchetta con i maccheroni attaccati.
Ad ogni evento lo richiamavo in modo bonario, lo guardavo dritto negli occhi e lui con quel sorrisino di sfida si aspettava la mia risposta, mentre io cercavo di fargli capire di stare più attento (nemmeno ad un anno mi lanciava e si lasciava cadere ogni cosa…)
Infine è stata la volta del bicchiere di acqua, volontariamente  sporto fuori dalla tavola e finito come ogni cosa del giorno per terra. A quel punto io, che sono famosa per una pazienza alla Giobbe,  sono esplosa.
Gli ho urlato che potevo capire il caldo, il mal d’orecchio,  in mal di pancia, quello che gli pareva, ma che lui sa bene quello che non-si-fa, ed ora eravamo al limite!
“E basta di mettere alla prova la mia pazienza!”
A quel punto ha smesso di ridacchiare a mò di sfida, mentre io mi sono dovuta mettere in ginocchio per terra ad asciugare tutta l’acqua.
Mi si è venuto a parare davanti, io ho alzato lo sguardo e mi sono ritrovata i suoi immensi occhi che parlavano ancor prima che aprisse la bocca.
Aveva un panno da cucina in mano.
“Mamma scusami, scusami tanto. Ti chiedo scusa, ti aiuto aaaasciugare”.
L’ha detto così.
E si è messo in ginocchio di fronte a me con la sua pezza.

Appena aveva cominciato a camminare si metteva con una pezza in mano e mi imitava, o con lo swiffer voleva pulire per terra.
Ma era da tanto che non faceva.

Potete immaginare la mia faccia quando mio figlio mi ha argomentato le sue scuse in questo modo.
Ovviamente per come sono fatta ho abbassato la testa e immagino, anche se non mi abbia visto in faccia in quel momento, che il mio”grazie amore” a voce rotta gli abbia fatto capire che mi ero commossa.

Appena finito mi ha chiesto “Mamma, vuoi giocare con me con la valigetta?”
La valigetta è una cosa che cercavo da tempo, è quella con le forme logiche: o le lezioni di matematica e fisica che tra le varie cose  ha ascoltato “via fetale” hanno attecchito sul suo cervello o non so da chi ha preso (forse dal nonno…) perché ha una propensione naturale per i numeri e le forme geometriche…
…Tardava ad imparare i colori, ma “la casa di topolino” gli ha insegnato bene i numeri (conta pure al contrario °_°) e due o tre forme geometriche base…
Con la valigetta delle figure logiche in soli tre giorni ha imparato a costruire da due triangoli un rombo(la sua figura preferita, come l’aquilone, insieme al cerchio, come la luna e la palla), la differenza tra grande e piccolo e i colori base.
E poi dicono che non servono gli stimoli giusti per l’apprendimento…
Insieme con la valigetta prende le figure, le nomina, dice il colore, e dice se sono grandi o piccole.
Oggi per esempio l’esercizio era sul mazzo di carte napoletane. Distingue i semi, conosce assi, cavalli, re e donne, e il due e tre li riconosce a volo. Gli altri sta imparando a contare per dire se è un cinque o un sei di coppe, per esempio …ogni tanto però prende spade per fiori…influenza delle carte francesi…
Una bambina di otto anni al parco stasera mi ha chiesto quanti anni aveva.  Le ho detto che aveva appena compiuto tre anni, e lei ha detto che è fenomenale come parla…Ho riso e le ho detto che fino a due mesi fa non è che era un gran campione…ma lei è rimasta scioccata non da come parlava, sono certa, ma per quello che diceva,  lui che sull’altalena gridava contento “Guarda, volo fino al cielo! E vedo la luna, marte, saturno con gli anelli, le stelle…”
Abbiamo anche un cannocchiale a casa, e mio padre è un appassionato di astronomia…se vede il pianeta rosso, Kim sa che è Marte, e se ha gli anelli è Saturno…
…La verità è che imparo più io da mio figlio che lui da me.
Imparo la paura e la meraviglia che dà coraggio, lui che scopre il mondo ogni momento. Ed io scopro che il libro della vita si scrive vivendo, con quel continuo “che cos’è?” che ormai è il suo Mantra: lo dice anche quando sa che cos’è una cosa, perché come diceva una massima ebraica, “la domanda contiene una potenza che la risposta non contiene più”.

Kim porta ancora con sè qualcosa che chiamo “condotte autistiche” come alcuni comportamenti stereotipati e l’ossessione di mettere tutto in fila o in pila…comincio  pensare che siano parte del suo temperamento…le tengo d’occhio,  tanto mi dicono tutti che l’esagerata sono io…

Restano tre “problemi” all’attuale.
Il pannolino, il ciuccio e il timor Panico per l’acqua.
Per l’acqua, lui che fin dai primi giorni di nascita è stato terrorizzato dal bagnetto e non  riesce a stare completamente immerso in acqua senza andare nel panico pìù totale, la cura è amore e pazienza.
Quest’anno abbiamo fatto passi avanti. ma ora che ha imparato la parola “aiuto”, sembra sempre che voglia farlo fuori, se lo abbraccio e piano piano ci bagniamo in acqua… Almeno ora con l’acqua fino al culetto gioca senza fuggire…
Il ciuccio dicono tutti che glielo devo togliere.
Ma è la sua copertina di Linus,  nient’altro.
E non si può sottrarre la copertina a Linus.
Inoltre lui che soffre sovente di otite lo usa come analgesico, masticandolo sul lato dell’orecchio incriminato. Ma si addormenta e si sveglia tranquillamente senza, quando gli sono vicino, sta per la casa senza, lo usa in momenti topici, come quando si sente solo, o ha paura.
Qui non c’è storia, lo toglierà gradulmente, quando “uscirà dall’esperienza transizionale”completamente, per dirla alla Winnicott. Frattanto, vedo che lo usa sempre meno. La bottiglia l’ha abbandonata da mesi, preferisce bere dal bicchiere.
Per il pannolino, la cosa mi si presenta più complessa del camminare e del resto.
Fisiologicamente è pronto, la mattina il pannolino è asciutto.
Psicologicamente no. Un pò legata alla paura del bagnetto, un pò a quella della manovra per un’aderenza balano-prepuziale che ebbe ad un anno e mezzo ( e ho dimenticato di sottolineare la MEMORIA DA ELEFANTE che caratterizza mio figlio), teme di stare senza pannolino. Non ne vuole sentire parlare, se provo a metterlo sul vasino quando si va a a nascondere in un angolo della casa per fare la cacca( lo fa da quando cammina, si va ad appartare per fare il suo atto grande)si blocca e tanti saluti. La cacca passa al giorno dopo, è de coccio…La pipì lui lo sa quando la fa, è certo, ma si rifiuta di dirlo…meglio, si rifiuta di restare senza pannolino.
E sì che il bimbo è come perdesse parte di se stesso quando perde i suoi elementi che vanno a finire nella “terribile” realtà esterna…
La pediatra dice di togliere il pannolino e basta, e portarlo in bagno ogni mezz’ora.
Come dire, comportamentismo.
Io non  che lo vedo”pedagogicamente” molto positiva stà cosa…dovrebbe essere portato in bagno capendo che deve andarci quando deve fare pipi o cacca…su richiesta insomma…

…Tutto questo mi fa vivere sulla mia pelle quanto sia vero che ogni bambino è in fondo un universo a sé…e che quello che conta, lato mio, come ci insegna Winnicott, è la capacità non di essere perfetta come madre, ma di sapere cosa fare dei propri errori.
In realtà con un bambino si cresce in due.  Adulto incluso, che sperimenta l’avventura che ha in parte scordato, per potere andare oltre, e con la possibilità, unica e irripetibile, di migliorarsi.

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Published in: on 22 agosto 2012 at 12:05 AM  Lascia un commento  

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