Storie di ordinaria crescita affettiva

 Quando un uomo ha grossi problemi

dovrebbe rivolgersi ad un bambino;

sono loro, in un modo o nell’altro,

a possedere il sogno e la libertà.

(Fjodor Dostoevskij)

Dicembre 2012. Mio figlio ha appena compiuto 40 mesi. 4 anni fa giusto domani, due barrette rosse mi svelavano il Mistero a cui andavo incontro. Era san Nicola, che nella tradizione è Babbo Natale, e mi dissi che quello sarebbe stato il dono più bello della mia vita, nonostante le incredibili condizioni avverse in cui mi era stato dato.

Dicevo. 5 Dicembre. KIM gioca col mio galaxy tab ad angry birds ed io lavo i piatti. Alcune gocce d’acqua rimbalzano su di una padella e bagnano le mattonelle tra me e mio figlio sul divano.

Mio figlio mi getta un’occhiata clamorosa, io lo guardo appena per sincerarmi che non si sia bagnato, e senza dire una parola torno a sciacquare padelle.

Mi giro e mio figlio è sparito.

Non faccio nemmeno in tempo a chiedermi che fine abbia fatto che lo vedo sbucare dal buio del corridoio con l’asta e lo straccio per lavare a terra.

Lo guardo a bocca aperta.

Lui senza dire una parola e ignorando volontariamente il fatto che lo guardi inebetita  viene, si mette e asciuga l’acqua che è per terra.

Poi poggia l’asta a terra come se fosse la spada di un guerriero e finalmente mi guarda, soddisfatto.

Risponde al mio sorriso muto,  non ci diciamo una parola.

Torna nel buio e posa l’asta, poi torna a sedersi sul divano e riprende il tab.

A me, come al solito, viene da piangere. In un attimo ho pensato a tutti gli idioti che si dispiacevano per me perchè dicevano “una femmina te la trovi”.

Mi asciugo le mani e mi vado a sedere vicino a lui. Gli chiedo se posso guardare come gioca, e lui per tutta risposta si gira e appoggia la schiena verso me, come per essere stretto.  Mi dice “ma certo mamma che puoi vedere. Guarda come sono diventato un campione”.

L’ho abbracciato e baciato, e mi ha detto “ah, che bello mamma, sono felice che mi hai dato un bacio!”

Sei mesi fa nemmeno avrei pensato che mio figlio potesse sviluppare un’articolazione lingustica  così precisa, perfetta. Mi ha detto poco fa “andiamo a recuperare la palla che è caduta dalle scale”.

Io non gli avrei mai detto “andiamo a recuperare” ma “andiamo a prendere”…

…certi momenti pensa così veloce che le parole gli escono come escono a me, troppo veloci per essere capite.

La sua energia oltre a sfiancarmi paradossalmente mi dà energia. Come quando il suo piccolo cuore che mi batteva dentro dava forza al mio di battere ancora, spappolato com’era.

Lo guardo, e quando mi guarda so che lui sente tutto quello che sento io e che non dico. Lo sente e lo dice lui a parole, con la magia dei mentalisti, e col suo piccolo vocabolario di parole ed il suo immenso repertorio di emozioni gli dà un nome.

Allora mi accorgo di me stessa e mi correggo, mi guardo dentro attraverso i suoi occhioni immensi e in cerca di risposte sul mondo e sul cuore.

E divento una persona migliore.

22062012019

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