Cicatrici invisibili

Non scorderò mai mia madre,
perché fu lei a piantare
e nutrire
i primi semi del bene dentro di me.
(Immanuel Kant)

L’amore non va mai perduto
Torna sempre indietro.
(Giuseppe Moscati)

Il dolore che abbiamo sofferto in passato
ha molto a che fare con ciò che siamo oggi.
(William Glasser)

… Di tutti i difetti, i peccati che mi caratterizzano, uno certo non mi appartiene, ma ha comunque fatto la sua apparizione nella mia vita in due sole occasioni, e per quanto abbia cercato di cacciarlo la sua perniciosità mi ha pervaso fino a lasciarmi cambiata, se non più cattiva di certo più grande –e forse  più piccola –  quando sono riuscita a svincolarmi dalla sua morsa.

Quando ho cominciato ad elaborare veramente che mia madre era morta, dieci anni fa, dopo qualche mese, nel buco lasciato dalle stanze senza l’eco della sua voce, ad un tratto odiavo una bella fetta di persone che sentivo parlare a telefono – o per interposta persona- con la loro mamma.

Tutte quelle che chiedevano il menu della giornata, bofonchiando che questo o quello non gli piaceva.

Tutte quelle che si lamentavano che la madre chiedeva insistentemente a che ora tornassero.

Tutte quelle che si lamentavano che le madri  sembrava volessero quasi sequestrar loro i figli.

Avevo 28 anni da compiere, e mio figlio era solo nei miei sogni, la prima laurea da finire.
Ed io odiavo questa gente che non si fermava un minuto a pensare di che diavolo si lamentavano.

Le odiavo perché le invidiavo.

Io non avrei trovato mai più un piatto caldo a tavola.

Nessuno si sarebbe preoccupato più perché facevo tardi, a che ora sarei tornata, se avevo bisogno di qualcosa, nessuno mi avrebbe strapazzata all’improvviso con un abbraccio che serviva forse più a lei, alla madre, per ricordarsi il senso del suo vivere, di quanto servisse a me…

Mia madre non avrebbe mai potuto tenere per me i miei figli dodici ore al giorno mentre sarei andata a lavorare serena, perché sarei stata sicura sarebbero stati bene.

Con il passare dei mesi e del nero messo a simbolo del lutto secondo il dictat di mia madre, questo sentimento ha lasciato posto a quella tenerezza malinconica che ho radicata dentro fin da quando ho memoria, e ogni volta che ascoltavo discorsi del genere sorridevo, talvolta di un sorriso amaro, pensando che nemmeno capivano di cosa si lamentavano.

Quella tenerezza malinco-amara è scomparsa quando madre lo sono diventata io.

C’è un cordone tagliato che ti condanna per sempre ad essere solo, quando ti staccano da tua madre.
Non lo ricordi, questo dolore, ma in certe vite emerge quando la madre, per motivi quasi sempre indipendenti dalla sua volontà, non riesce a tenerti abbastanza vicino da ricucire nel modo migliore quella ferita inevitabile.
Quando però aspetti un bambino, durante i nove mesi, è come se per magia sentissi che solo non lo sei mai stato. E’ come se una memoria atavica ti riportasse alla mente il silenzio cadenzato di quando vivevi di luce soffusa e un battito ti cullava in un posto che era la tua Terra, e che non sapevi che presto avresti dovuto lasciare. Quando il tuo bambino nasce, specie se nasce con un cesareo d’urgenza, quel taglio diventa un’altra cicatrice invisibile, ma la tua preoccupazione principale è ovattare il più possibile quel distacco a tuo figlio, prima che a te…perché ora è come se ne ricordassi il dolore, e speri che a lui riuscirai a fargli sentire meno male.

Certo, ci sono dei giorni in cui parlo come una cretina al dio sopra di noi per chiedergli che diavolo ha in testa, perché ogni tanto le sue vie non possano convergere  con le mie vie… poi mi rispondo che ho avuto tanti doni preziosi, il più grande dei quali è mio figlio, per cui non posso lamentarmi, sebbene la mia vita si caratterizzi per una erta salita davanti al mio cammino.

 Solo un’altra volta sono stata invidiosa.

Più o meno per un mesetto.
Fu il periodo, penso, di maggior sofferenza per mio figlio che nemmeno poteva fuggire da me, perché ero al sesto mese di gravidanza, periodo che ho cercato di addolcire con cuffia e chitarra sulla pancia…ma il dolore del cuore penso gli arrivava direttamente, assieme a tutta la rabbia,alle lacrime, alla tristezza, al senso di vuoto.
Fu quando capii che chi mi aveva detto che mi amava tanto da incendiare il mondo per me, in realtà non aveva nemmeno interesse a tenermi semplicemente per mano tutti i giorni della mia vita, perché era sua intenzione fare altro.

Per quel periodo non potevo sopportare le famigliole al parco, vederle scegliere i mobili da Ikea,   vederle fare la spesa insieme.
E’ passata poi perché la mia fisiologicamente bellissima gravidanza si era tramutata in qualcosa di pericoloso, tanto che ha portato al cesareo, e allora dovetti concentrare le mie energie emotive sul proteggere me e mio figlio.
Rimase dopo, a lungo, quella malinco-amara sensazione ogni volta che vedevo dei fidanzati, le loro promesse e i loro sogni che troppe volte sarebbero finite in un laghetto di lacrime.

Oggi pensavo a tutto questo, mentre mettevo sotto spirito il mio primo dente estratto per disperazione. Un dente del giudizio che mi faceva male, appunto, da quel sesto mese di gravidanza, e che io ho cercato in tutti i modi di salvare, ma che più di un dentista mi ha detto che era una missione inutile:  non impossibile, inutile. Ed ora che mi doleva in maniera costante, l’ho dovuto estrarre.

Il giorno del decimo anniversario della morte di mia madre. Che coincidenza.
Ora, forse proprio perché questo ottavo inferiore sinistro mi lascerà una cicatrice invisibile (tolgo i punti la settimana prossima, ed io che ho una soglia del dolore molto alta, questo “fastidio”, questo retrogusto di ferro e questo sangue che goccia a goccia gronda tra le pieghe della piccola cucitura lo sopporto-come sempre- come se lo stesse passando qualcun altro) e proprio perché la simbologia dei denti è tanto legata all’affettività degli esseri umani a livello popolare, mi sono capitate queste considerazioni emotive, oggi…non so precisamente perché.
Forse perché alcune posizioni jungiane legano l’estrazione del dente al parto al livello inconscio, quindi alla sfera della maternità…che poi si risolve nella sfera dell’affettività.

Forse solo perché le cicatrici invisibili, in fondo, hanno tutte qualcosa che le accomuna,  nella nostra anima.
Ecco perché basta un niente per ricordarle a catena.
Per esempio un’estrazione dolorosa legata ad un doloroso anniversario.

 

8°sin inferiore

8°sin inferiore

 

http://www.youtube.com/watch?v=WIVh8Mu1a4Q

 

Annunci

The URI to TrackBack this entry is: https://esperia75.wordpress.com/2013/01/26/cicatrici-invisibili/trackback/

RSS feed for comments on this post.

2 commentiLascia un commento

  1. …è un piacere leggerti….

  2. Ti ho riletta stanotte per caso…in un momento d’insonnia…e ho provato tanta tenerezza per la tua anima ferita…che mi ricorda tanto la mia….un abbraccio…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: