Memorie di Aprile

E’ una sera di rondini che sfidano il tramonto e di civette che si alzano nelle ultime luci.

Il canto del passero sotto il lampione  canta la sera.

Una luna argentea sfida il grigio della notte imminente, attendendo la sua eclissi.

E’ un giorno che ho scelto per la memoria.

La memoria collettiva, certo, del 25 aprile, di gente che ha sacrificato la sua vita per un ideale superiore, senza capire che gli ideali non sono eterni, e che forse non valgono l’unicità di un’esistenza. Le idee, quelle si, non muoiono.

Ma nel piccolo, dopo una notte insonne, è il giorno della mia memoria.

Di quei 25 aprile con il nonno.
Il nonno c’era sempre.
Le candeline da spegnere insieme.

Quegli aprile nel cortile tra tartarughe e farfalle, ed il suono rassicurante del treno che ha accompagnato tutta la mia esistenza.

Quell’aprile del diploma, a Parigi, con pollo, patate, panna e fragola per una settimana intera da far venire la nausea…quei momenti e quelle amicizie che fermano il tempo, e ti rendono eterno.

…Se penso un pò più avanti…dopo tanti aprile…un aprile di dolore, al quinto mese di gravidanza, quando mi sono sentita allo stesso momento la persona più fortunata e sfortunata al mondo, quando piangevo fino a vomitare ma a farmi vomitare non era la mia meravigliosa gravidanza, perfetta quasi fino alla fine, quando forse il buco nero del dolore ha attaccato il soma.

E poi ci sono questi aprile con mio figlio.

C’è stato l’aprile dell’anno scorso, che è stato bello perché troppo spesso è più bella la menzogna e l’illusione che l’arido vero.

 

…Ci sono gli aprile che verranno, e so come li vorrei.

 

E poi c’è questo aprile. Che non è stato come desideravo. Che ha visto un serio, severo confronto quotidiano del mia parte emotiva e della mia parte cerebrale.
Nel quale sono riuscita a godere dei giorni di sole, nonostante le lacrime che non avrei più voluto versare per gli antichi  – ed inutili – dolori.
In quei momenti di sole, quasi sempre con una cuffia in testa e la musica a gareggiare con il vento, in questo mese in cui stranamente mi sono tornate a mente almeno 35 primavere (prima di tre anni non ho molto ricordi), forse perché il mio inconscio cerca di dirmi di trarre monito dal passato, ho vissuto un’istantanea temporale, che ha bloccato nella percezione di un attimo il senso di quello che la vita può essere: per dare un’idea, quello che si può sentire stesi su un prato a guardare un cielo pieno di luce, con uccellini e brezza come colonna sonora.

Ed è da questa istantanea che comincerò il mio trentanovesimo anno, domani.

...alla vigilia del mio compleanno.

…alla vigilia del mio compleanno.

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