Il privilegio della normalità

Quel che proviamo quando siamo innamorati
è forse la nostra condizione normale.
L’amore mostra all’uomo quale dovrebbe essere.

Anton Čechov

Un soggetto normale 
è essenzialmente uno 
che si mette nella posizione di non prendere sul serio 
la maggior parte del proprio discorso interiore.

Jacques Lacan

Non si deve misurare la virtù di un uomo dalla sua eccezionalità
ma nel quotidiano.

Blaise Pascal

…Il quotidiano non è affatto,
come talvolta si ritiene,
un semplice “luogo” di eventi banali e ripetitivi,
bensì il “mondo-ambiente” dove,
fra prevedibilità e imprevedibilità,
si snoda la nostra esistenza.  

Maurizio Ghisleni

Quando la vita diventa un dialogo d’amore,
quando trionfa su tutte quelle forze cieche
che fanno di noi semplicemente un pezzo di universo,
questa vita allora diventa eterna. 

Maurice Zundel

 

… Il fatto è che le persone non si rendono conto di quante cose, nella propria vita, ritengono scontate, banali, financo fastidiose e avvilenti…solo perché le ritengono naturali, di diritto, congenite,  quotidiane…acquisite come uno ius sanguinis.

A volte è una malattia che cambia questa visione del mondo.
Le persone si accorgono che camminare, uscire al sole cocente come sotto la pioggia battente non è normale, è un privilegio.
Meglio: il privilegio della normalità.

Il maestro di vita, sia nel caso di una malattia fisiologica che di una esistenziale, o dell’anima, è sempre uno:
il Dolore.

Indubbiamente le filosofie orientali hanno molto da insegnarci. Il dolore è l’altra faccia della medaglia, e proprio per questo necessaria.

C’è stato un periodo della mia vita che quando sentivo colleghi o amici sbuffare per “il pranzo di famiglia”, “la madre che rompe le scatole ogni giorno”, “la suocera invadente”, “la solita domenica”, “la noia della spesa”, “sempre le solite cose”… rabbiosa, gliel’avrei volute togliere giusto per un mese, quelle solite cose, per vedere dopo cosa ne avrebbero pensato.

Avrei voluto lasciare quelle donne senza la chiamata lagnante della madre, tutti i giorni, per sapere il bimbo come stava, sapendo che la madre avrebbero solo potuto parlare in sogno, visto che ormai da  cinque metri sotto terra non rispondeva più.
Non solo, ma quella madre rompiscatole nemmeno poteva tenere il loro bambino come solo loro potevano fare lasciandole libere di rilassarsi dal parrucchiere o dall’estetista, o solo a fare una passeggiata con quell’uomo che si erano sposate e che ora era praticamente solo il padre dei loro figli o con qualche amica per qualche ora scanzonata.
Le avrei volute lasciare sole il giorno di natale e di capodanno con un bambino ammalato, con parenti che ti ignorano invece della noia della rimpatriata, della mangiata, della tombolata…
Le avrei volute lasciare ad una cassa con un carrello pieno che non riesci a portare ed un figlio che non ti dà tregua…a fare tutto da sole, senza poter nemmeno condividere la scelta di un acquisto.
Avrei voluto lasciare quegli uomini senza la sicurezza di quella scelta  di madre, donna e amica che avevano fatto, avrei voluto lasciarli con i figli e senza nemmeno l’idea di come sopravvivere …senza compagna, ma anche senza la mamma da cui rifugiarsi.
Avrei voluto lasciare entrambi da soli, di notte, con un figlio che sta male senza potersi confrontare e avendo paura sul dafarsi.
O a passeggiare con prole, non riuscendo a stare in due posti contemporaneamente per inseguire bimbo e palla…

…Poi, col tempo, alla rabbia è subentrata la com-passione.
Della serie “non sanno quello che dicono”…

E’ che quando elabori il dolore e la solitudine, ne scopri il valore ed il significato.
Non è un significato in sé, statico, ma proiettivo. In tensione.
Il significato è nella visione del passato, nell’accettazione del presente, ma soprattutto nell’attribuzione del senso nel futuro.

E non sei più lo stesso.
Così quando la “normalità” rientra nella tua vita, per te non è più la normalità.
E’ come se fossi stato immobilizzato per anni senza poter camminare e all’improvviso torna il dono della deambulazione.
All’inizio fa pure male camminare, come il sole che trafigge solai bui da secoli. Ti sfianca, coinvolge e sconvolge tutto il tuo Essere.
Ma sei felice.
Quindi, quando un mattino ricominci  a camminare sempre più veloce, fino a prendere e correre, il mondo che ti scorre attorno e attraverso non è più quello “scontato” che hai lasciato.

Noti tutto: i comignoli con i galli  che girano al vento, le pietre accalcate a bordo parco, un gabbiano che galleggia sul fiume con un topo tra il becco, un fiore in una crepa di muro di città, una nuvola sospesa troppo in basso che sembra l’improbabile fumo di un falò in spiaggia, mentre la notte si impossessa delle ombre delle cose…

… Ieri sera ero in un bar sul mare.
Tutto normale.
Un tavolino per due, il mormorio delle onde della cala sotto le palafitte, un tramonto su scogli di casa, un tulipano finto in un vaso di sabbia ed una candela a pile, di ultima generazione, a creare atmosfera…
…Io ero lì, a ridere, a guardarmi attraverso gli occhi in cui ora riposa la mia felicità.
E più di una volta mi sono ritrovata a pensare alla straordinarietà  della normalità di quel momento.

E se tutto è straordinario, è perché ho sofferto molto e a lungo, così che io noti ogni piega dell’acqua come dei sorrisi della persona che ho di fronte, e nulla sembra scontato, banale.
E’ solo normale.
Il privilegio della normalità.

... il privilegio del normale.

… il privilegio della normalità.

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2 commentiLascia un commento

  1. L’ha ribloggato su Lilith.e ha commentato:
    “Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.”

  2. Come non condividere questa riflessione… Ciò che ci appare scontato alla fine è ciò che ci salva nella nostra umanità, nel nostro sorriso…


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