Ri-cordare. Memorie

Mentre che fra le tende scolorate
vagherà qualche odore delicato,
(m’odi tu?) qualche cosa come un fiato
debole di viole un po’ passate,

sonerò qualche vecchia aria di danza,
assai vecchia, assai nobile, anche un poco
triste; e il suono sarà velato, fioco,
quasi venise da quell’altra stanza.

Poi per te sola io vo’ comporre un canto
che ti raccolga come in una cuna,
sopra un antico metro, ma con una
grazia che sia vaga e negletta alquanto.

Tutto sarà come al tempo lontano.
L’anima sarà semplice com’era;
e a te verrà, quando vorrai, leggera
come vien l’acqua al cavo de la mano.

(Gabriele D’Annunzio, da “Consolazione”)

Oggi sono stata a casa, emicrania a grappoli e la mia gastrite erosiva non mi permette di abusare di analgesici.
Nello spazio della casa, tra la pioggia e gli addobbi di natale ancora da sistemare,  c’è stato lo spazio per pensieri sparsi.

Tra quattro giorni sarà domenica 26, come undici anni fa.
Beh, gli anniversari sono fatti per ricordare.
Li celebriamo sempre. Tra l’altro, i cristiani poi celebrano più quelli di morte che di nascita. I santi si festeggiano più o meno intorno alla data di morte. La pasqua è il tempo della gioia. E tutte le fedi celebrano i passaggi.
Ci pensavo oggi, mentre io e KIM ascoltavamo (fiabe sonore) libro alla mano il soldatino di piombo.
E mi chiedeva oggi della nonna, che strano.
A volte penso mio figlio mi legga nel pensiero.

Così ci si prepara, agli anniversari.
A volte nemmeno te ne accorgi, che lo fai.
Invece è bene che tu li porti alla coscienza, i tuoi preparativi emotivi.
Così magari ti spieghi perché sei più nervoso o più fragile.
Perché certi momenti ti senti più piccola o senti tutto più precario.

Magari lo senti perché ri-cordi e conosci mille sfumature di precarietà.
Dalla mamma troppo impegnata a fare altro quando eri piccola per farti sentire al sicuro a quella che ti chiede perdono giusto quattro giorni prima di morire per non averti mai capita, e che poi ti muore tra le braccia, dopo che hai visto morire bambini e giovani madri attorno a lei nel reparto di ematologia.
Magari è per questo che ora che tuo figlio balbetta e che disegna bloccandoti vicino a lui per timore che tu vada via, pur  in un periodo per lui di così grandi cambiamenti che ti viene l’umano, legittimo dubbio se tu stia facendo tutto il necessario e possibile per aiutarlo a camminare nel cambiamento sentendosi sempre a portata di mano una solida base sicura…dubbio che ti fa sentire un pò più piccola.

Così alla fine devo ringraziare l’emicrania  se oggi ho guadagnato una giornata con mio figlio tra Lego e fiabe, con lui che mi aiutava a sistemare gli addobbi natalizi e che c’è stato un momento in cui è rimasto stretto a me per almeno cinque minuti, in un lungo abbraccio, in silenzio, mentre gli sussurravo la nenia delle fiabe sonore “a mille ce n’ è, nel mio mondo di fiabe da narrar…” 
…se oggi ho guadagnato anche lo spazio per ri-cordare.

E per costruire la memoria per un altro anno.

“Come stai”? Mi ha chiesto la mia supervisor a telefono stasera.
Sto bene, le ho detto, mentre lei già mi parlava di quell’ altro per cui mi aveva chiamato.

Sto meglio, adesso, senza volerlo.

KIM e Mamma, 21 gennaio 2014

KIM e Mamma, 21 gennaio 2014

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