Tipico e a-tipico

 

I limiti del mio linguaggio
costituiscono i limiti del mio mondo.

Ludwig Wittgenstein

 

Oggi la mia logopedista ha fatto un test di valutazione ed identificazione di eventuali difficoltà in ambito pre-lettura e pre-scrittura a mio figlio su mia pressante richiesta, perché un monitoraggio di novembre scorso a scuola da parte di un ente esterno che mi ha dato feedback giusto una decina di giorni fa aveva , a loro dire, identificato alcune difficoltà linguistiche in mio figlio.
Mio figlio che sembra un libro stampato per la sua ricchezza di vocabolario, che sa già dire “acronimo” per spiegare il suo nome.
Mio figlio che sta riuscendo a far riassorbire la sua balbuzie che aveva toccato punte terribili a fine anno trascorso.

Ma per come sono fatta io (prevenire è meglio che curare) ho subito cercato un confronto per identificare precocemente eventuali difficoltà che a me (formatore e psicologo, tra l’altro) magari come madre sfuggono.

La risposta è stata che mio figlio riesce anche in cose superiori alla sua età, e che il problema sono io che mi faccio troppi problemi (Ma no!)
Sarà che fino a quando non cominciava a farlo a scuola, l’alfabeto lo conosceva solo in inglese…

…più preoccupante e che mio figlio manifesta tutto il disagio di un filosofo di quattro anni e mezzo che si interroga sulla sua famiglia atipica.
Me ne accorgo dai suoi disegni o dei sogni che dice di fare, anche perché non ne parla apertamente, per esempio, di quel papà volontariamente lontano ed incapace di stabilità psichica ed emotiva che ogni tanto, quando viene obnubilato da chissà quali malinconie, vuole semplicemente sentirlo a telefono e che non risponde mai alle sue domande sul perché non viene mai a giocare con lui.
Tanto che mio figlio ha perso interesse a parlargli pure a telefono quelle rare volte, bimbo saggio.
Preferisce parlare con chi ora c’è per lui, con chi lo abbraccia e lo porta a scuola, con chi gioca con lui a calcio e a basket,  con chi lascia che si addormenti al suo fianco…anche se percepisco che il bimbo sente ancora tutto il timore della precarietà, in una fase di crescita e di cambiamenti (scolastici, affettivi suoi e della madre, evolutivi) che la sua mamma cerca di stabilizzare con fasi (e basi) sicure e routinarie, e scegliendo di mettere tutto, anche il lavoro, dietro alle sue necessità di accoglimento.

Tuttavia, temo che per quel filosofeggiare sull’a-tipicità ci sia un’unica terapia, un’unica formula, che spero serva, con il tempo, a rendere qualcosa di atipico valido come il tipico.
L’unica terapia è l’Amore.

Annunci

The URI to TrackBack this entry is: https://esperia75.wordpress.com/2014/02/02/tipico-e-a-tipico/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: