Impressioni di Aprile

« Un cavalier, chiamato messer Neri degli Uberti, con tutta la sua famiglia e con molti denari uscendone, non si volle altrove che sotto le braccia del re Carlo riducere; e per essere in solitario luogo e quivi finire in riposo la vita sua, a Castello a mare di Stabia se n’andò;
e ivi forse una balestrata rimosso dall’altre abitazioni della terra, tra ulivi e nocciuoli e castagni, de’quali la contrada è abondevole, comperò una possessione, sopra la quale un bel casamento e agiato fece, e allato a quello un dilettevole giardino, nel mezzo del quale, a nostro modo, avendo d’acqua viva copia, fece un bel vivaio e chiaro, e quello di molto pesce riempiè leggiermente. »

(Giovanni Boccaccio, Decameron, VI novella, X giorno)

Vi invito ad un viaggio, un viaggio da fare in Aprile.
In Aprile in una sera uggiosa, di pioggia lieve, che scivola come neve sui platani e i castagni, gli ulivi e i tetti, e sulle strade, accaldati da uno scirocco bizzarro che ha rubato la scena allo zefiro.
Un viaggio in collina, con un piano in cuffia, per esempio “Lake Eire Rainfall” di Jim Brickman.
Un viaggio a piedi, non abbiate paura di bagnarvi.  Copritevi con un antipioggia leggero, con un bel cappuccio che avvolga testa e cuffia.
Non aprite l’ombrello, se lo avete.
Quello no.
Lasciate l’auto, copritevi bene come vi ho detto, e cominciate a camminare.
Lentamente.
A testa bassa, come pensierosi, nella sera di collina.
Sotto la pioggerella, avviate la musica con il volume che copra appena i passi.
E sentite.
Sentite la pioggia che attraversa il pianoforte, che vi carezza leggera il capo.
Sentite il profumo di sparuti camini, ultimo baluardo della fredda stagione, che non si arrendono all’esplosione di glicini e gelsomini.
Sentite l’odore di terra bagnata, che sembra autunno e invece è solo un capriccio del mese incipiente.
Sentite l’eco della città nelle luci distanti del golfo, mentre tra le viuzze pallidi lampioni proiettano l’ombra degli alberi del viale come giganti a guardia del mondo, e di quell’ unico angolo di cielo rischiarato da cui si affaccia il pianeta rosso.
Il piano è diventato i vostri passi ora.  Che sono leggeri come la pioggia.

Vi verrà voglia di guardare il cielo, credetemi.
Allora vi bagnerete il viso…ma sarà come un bacio per voi.
E non avrete più voglia di smettere di camminare.
Almeno fino a quando il calpestìo delle foglie, di quell ‘inverno scivolato tra le pieghe del tempo,  tornerà la nota dominante del vostro viaggio.
E saprete che sarà tempo di tornare a casa.

stabiae

Boschi di Quisisana

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