Tra lutti e ferite

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”
(K. Gibran)

Sto imparando sulla mia pelle che un conto è elaborare un lutto (morte, separazione) ed un conto è elaborare quella sorta di “micro-traumi” relazionali ad esso talvolta connessi.
E non mi riferisco ad un “lutto trumatico”.
Intendo elaborare cose che quando accadevano – e magari si ripetevano- sembravano tollerabili, sopportabili, troppe volte anche normali in seno alla relazione con quella persona.
Poi col tempo, anche dopo tanto tempo, quando il lutto pare avviato alla risoluzione, in quel punto in cui al dolore si sostituisce l’accettazione ed il ricordo emotivamente connotato, come visioni appaiono spettri di eventi che ti sorprendono e ti basiscono per l’insospettabile presenza e per la veemenza con cui  ti sommergono ora, cosa che non avveniva in passato, in quel copione così tante volte dolorosamente provato che mai avresti detto “mi sto traumatizzando”. . .

“Trauma”è un termine greco. Vuol dire “ferita”.
Vi è mai capitato di graffiarvi senza nemmeno accorgervene? E, dopo un tempo più o meno ravvicinato, sentirne il bruciore, guardare quel punto. . . e trovare il sangue ancora vivo, o comunque un bel segno rosso che vi dice quello che nemmo sapete spiegare?
Questo intendo…
. . ..Intendo qualcosa che, nonostante la tua innata”resilienza” ti trafigge perché sei in una fase molto vulnerabile. Come dire, la corazza te l’hanno fatta a pezzi, e mentre ti stai ricostruendo la nuova (o forse non la stai costruendo perché ti hanno convinto e ti sei convinto che non ti serve in quel momento e con quella persona) è proprio là , è proprio allora, che ti feriscono e nemmeno te ne accorgi.

E così accade che finisci per associare cose bellissime a visioni dolorose. Così accade che improvvisamente, senza nessun apparente elemento ansiogeno in giro, ti manca l’aria.
Così accade che ti fermi, e ti guardi indietro e ti guardi dentro.
E la porta in fondo alla casa che ormai tieni chiusa senza timore ma perché è normale che lo sia, la cui stanza ti sembrava aver ripulito per bene, spalancando finestre, disinfettando da ragni, scarafaggi e topi, lucidando e sistemando in modo sobrio ed essenziale ma per te grazioso, scopri che nasconde un passaggio segreto dietro il camino ormai spento, che va giù  buio come se scendesse all’inferno, da cui tira un vento freddo e da dove ne è già uscito uno scorpione.
Ti ha ferito per caso, mentre ti affacciavi all’uscio della porta sempre chiusa perché ti era parso di sentire un rumore… e tu non hai paura dei fantasmi…
Infatti non è stato un fantasma a pungerti. È stato qualcosa di vivo e nascosto dall’apparente normalità.

Per questi scorpioni, e per questi passaggi segreti, ci vuole più perizia nella pulizia.
E forse anche un antidoto.
Sicuramente il supporto di qualcuno specializzato…
… e la cosapevolezza che non era nella stanza per caso.
Bisogna cercare da dove viene. E scoprire quell’impensabile passaggio da affrontare.

Così compaiono spettri di calci che hanno fatto male, schiaffi che hanno lasciato l’impronta per ore, urla all’ orecchio che eri un cancro, un pozzo nero, senza diritto al rispetto. . . compaiono dinieghi agli abbracci, abbandoni come uno straccio in camere semibuie, accuse ingiustificate, l’essere ignorati per ore, per giorni. . . l’essere invisibile. . .
. . . così si scopre l’acqua calda, ovvero che da alcuni genitori ad alcuni partner, certe persone non sanno proprio che cos’è, l’amore.

Poveri loro certo, ma fanno danno.

E scopri che hai sottovalutato tante cose di ieri.
Te ne accorgi dalle cicatrici di oggi, che finalmente riesci a vedere.

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