L’ultimo giorno del 2014

…ti auguro di avere sempre
maggiore forza d’animo
e non solo
per superare con grinta

ogni avversità…
(Anna M.)

…Lasciate che vi parli di questo 2014.

Lasciate che vi racconti che, talvolta, la realtà sembra più dura e più infelice di quella che realmente è, semplicemente per le nostre aspettative.
Per la nostra asticella troppo in alto, come chi ha una malattia cronica e si augura che il nuovo anno gli porti il miracolo della scienza…che puntualmente non arriva.
La verità è che, come per la salute, il nostro stato normale non dovrebbe essere della sofferenza ma della gioia.
Sei anni fa, in dicembre, appena incinta, mi colpì l’omelìa di un sacerdote di una chiesa molto importante della costiera, dove ero andata per pregare il santo, io che ero preoccupata per il mio bimbo, ma soprattutto perché sola in questa grande avventura.
Chiedevo forza e luce.
Questo sacerdote disse che purtroppo si era andato un pò perduto il messaggio genuino del cristianesimo concentrato solo su alcuni aspetti.
Perché il nostro è il Dio della gioia-disse- ma spesso ce lo dimentichiamo.
Quando chiedo al divino un abbraccio, esso arriva sempre in qualche modo, a prescindere dal credo e dai messaggeri.
Quella frase sembrò per me, e da allora torno ogni anno in quella chiesa, lo stesso giorno, per ringraziare per il dono della Vita e della gioia di un figlio.

Così, negli ultimi giorni, quando mi sono chiesta perché, per la prima volta in vita mia invece di essere speranzosa per un “anno migliore” ho il disincanto che possa essere invece “deludente” quando non “doloroso”, rispetto al 2014, sono poi riuscita, nelle ultime ore, a trovare una risposta.

Perché la mia asticella era troppo alta.

Si è alzata con l’età, con le sofferenze precedenti, con l’essere più esigente verso una Vita che non me ne ha fatte di tutti i colori, ma di colori me ne ha fatti parecchi, tendenzialmente in monocromatico, piuttosto.
E ho preso a dimenticarmi che i miracoli avvengono ogni giorno, solo che nemmeno ce ne accorgiamo.
Magari non sono quelli e come ce li aspettavamo… ma sono la speranza, costituiscono la speranza che tutto può accadere, sempre.
E che c’è il piccolo miracolo di ogni giorno, che ci vede arrivare alla fine di un’altra giornata un pò più vecchi, un pò più stanchi, talvolta più tristi, ma sicuramente più ricchi.

Così la tattica di questo fine anno è accogliere il disincanto, non respingerlo. In modo che tutto quello che arriverà di buono sembrerà sicuramente più bello.

Il successo del 2015 sarà soprattutto poter scrivere tra 365 giorni che è stato un anno migliore del precedente, e sentire che il bello potrà ancora e sempre venire…

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