Piccoli guerrieri della luce crescono

L’attitudine mentale determina l’azione.
Nelle Arti Marziali si vince con la mente,
molto più che con il corpo, l’abilità o altro.
   Y. Mishima

Saper attendere è altrettanto importante che saper colpire.
E’ nella staticità che potrai trovare la pace
e la serenità delle tenebre.
Nell’azione potrai abbracciare la luce.

Detto delle Arti Marziali

Spero sinceramente
che attraverso il Taekwon-Do
ogni uomo possa acquisire la forza sufficiente
per arrivare ad essere il guardiano della giustizia,
opponendosi ai conflitti sociali
e coltivando lo spirito umano
al livello più alto possibile.
Gen. Choi

… Da madre e da studiosa di psicologia, vedendo crescere mio figlio, osservando attitudini e carattere, mi sono detta fin da quando aveva tre anni circa che appena avesse avuto l’ età avrebbe seguito un’arte marziale. Come una filosofia, una religione, avrebbe dovuto imparare la “spirituale disciplina” che recano in sé prima di poter invece approcciare a qualsiasi altro sport con regole annesse.
Sono stata sempre affascinata dal Karate, lo stesso significato del termine giapponese mi prendeva, ma un mio cugino, un essere umano così luminoso che ho sempre visto nella mia testa come un personaggio a metà tra Goku e il guerriero della luce di Coelho, è maestro di Taekwondo e la mia scelta, occhi negli occhi con il mio piccolo filosofo violinista, è andata senza indugio sull’arte marziale coreana.

Mio figlio, per le vicende della vita da cui non sono riuscita a proteggerlo totalmente perché indipendenti dalla mia volontà (come la scostante indifferenza paterna) è emotivamente un pò più piccolo degli altri bimbi: lui va avanti a Topolino, Peter Pan e i Pirati dell’isola che non c’è, mentre coetanei simulano combattimenti dei power rangers o conoscono le regole del calcio, i falli e quant’altro.

Il mio bimbo non sa cos’è la lotta. Come se avesse paura che arrabbiarsi sia un peccato, pare deviare su una balbuzie emotiva e sublimare con una fine attività cognitiva aggressività e rabbia.
Anche per questo ho scelto il taekwondo.

Ma lui sulle prime non ha mica capito che è combattimento.
No.
L’aveva presa un pò come una danza, una serie di mosse da fare davanti ad uno specchio.
Poi è diventato cintura gialla, e sono cominciati i primi allenamenti con corazza, caschetto e quant’altro.

Al primo combattimento con una bimba sono rimasta basita dalla sua espressione mista a sorpresa e shock quando l’avversario ha cominciato a mollargli calci.

Lui non ha reagito, non ha capito che lo sport/gioco è quello.
Semplicemente, è restato male perché secondo lui l’avversario lo picchiava senza motivo.
E non rispondeva nemmeno per difendersi. Non era in grado, non voleva colpire, o non lo sapeva fare, ma nemmeno cercava di parare i calci, come se fosse scioccato dall’incomprensibile fatto che qualcuno lo picchiasse senza che lui facesse nulla per meritarlo.
Al secondo combattimento, con un coetaneo che non vedeva l’ora di fare il power ranger, ne ha prese tante che dallo stupore ha cominciato a piangere a singhiozzi, con il maestro che se l’è preso in braccio e ha cominciato a spiegargli che le mosse che stava imparando servivano a questi incontri, che ce la può fare, che diventerà sempre più forte…
…Mi ha fatto una tenerezza! Avrei voluto correre sulla pedana, abbracciarlo e piangere con lui e invece sono stata forte, l’ho guardato tutto il tempo in modo assertivo e al contempo accogliente.
Sono qui, amore. Coraggio…
Alla fine dell’allenamento, lui ha cominciato a dire che non voleva andare più, che solo quando si faceva più grande e più forte sarebbe andato…e che voleva un’ascia per gestire la questione con quel poveretto dell’altro bimbo… Giusto perché i personaggi delle favole che vuole sentirsi raccontare ogni sera hanno asce e picconi come i sette nani…
…Non so se qualcuno possa immaginare come sono stata io.
Sono stata male male.
L’ho visto nel Mondo, come è il Mondo, come quella pedana, lui così piccolo e indifeso e il Mondo che il più delle volte ti prende a calci.
L’istinto è dire che è troppo piccolo e amen, ritirarlo.
Ma è la Vita, in qualche modo devo anche prepararlo…
… A me non mi hanno preparato, e  il risultato è stato “pianto e stridor di denti”.
Tanto vale prepararlo con lo sport, mi sono detta…in un ambiente che in un certo senso è ancora protetto perché alla fine è un gioco, ma impari…
…Ecco perché non ho pianto e piango mentre scrivo, tanto lui non mi vede…
…Anche oggi ho pianto un pò, perché mi sono commossa, e per non farmi vedere sono andata a prendere un pò di aria fuori la palestra.
Perché oggi il mio piccolo guerriero, pur chiedendo a mia cugina (anche lei maestro) se non si sarebbe fatto troppo male, pur se parecchio impaurito ha fatto il saluto, si è messo il caschetto e…ha combattuto.
Si è fatto coraggio e ci ha provato.
Ed è diventato un pò più grande.
Ne ha prese molte, ma ha capito che deve fare con quello che ha imparato davanti allo specchio, ed è stato felice di fare qualche punto.E questa volta è uscito sorridente, dicendomi:”Visto, mamma? Sto diventando più forte!!!”

Si, amore, stai diventando più forte e coraggioso…

“Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore”.
(P. Coelho)

kimmino 21feb2015

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