Non è mai stato facile

Essere donna è così affascinante. 
È un’avventura che richiede tale coraggio, 
una sfida che non annoia mai. 
Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. 
Per incominciare,
avrai da batterti per sostenere
che se Dio esiste 
potrebbe anche essere una vecchia 
coi capelli bianchi o una bella ragazza. 
Poi avrai da batterti per spiegare 
che il peccato non nacque il giorno
in cui Eva colse la mela: 
quel giorno nacque una splendida virtù
 chiamata disubbidienza. 
Infine avrai da batterti per dimostrare 
che dentro il tuo corpo liscio e rotondo 
c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata.

Oriana Fallaci

 

… Non è mai stato facile essere donna, personalmente.
Socialmente e psicologicamente parlando.
Fin dalla nascita.
Mia madre non ha mai fatto mistero che avrebbe voluto un maschio.In linea con la concezione patriarcale della società, nonostante (e forse proprio per questo) fosse adolescente nel famoso ’68 delle libertà, lei era in gabbia. Invidiava il maschio, certo, i suoi cinque fratelli, il suo amatissimo padre, e quale riscatto più grande per una donna  generare un uomo e crescerlo come si desidera! Ma il desiderio del maschio era anche eminentemente psicanalitico, a mio parere, in relazione al suo essere donna ma anche in relazione al mio papà.

Ad ogni modo ha avuto una femmina.
Quindi non è che andavo bene. Sono stata cresciuta più come un maschietto che una femminuccia, anche perché mi è stato insegnato che essere donna non è che era funzionale. Eri più debole, più esposta. Con tutti i bigottismi -e il peggio della religione- annessi  all’essere femmina.
Mia madre trascurava la mia femminilità e lo ha fatto anche dopo aver avuto il maschio desiderato perché non mi vedeva molto, come forse vedeva male se stessa…e nonostante questo aveva una “rivale in amore”.
Mio padre era innamorato della sua bimba.
Almeno lo è stato fino a quando non ha capito che ero un maschiaccio, che volevo essere una ribelle ed una persona indipendente… come gli uomini.Non ero arrendevole e accondiscendente come la mamma.
Insomma, fuori sembravo Calimero e dentro sembravo un rivoluzionario in guerra perenne.

Quindi: non andavo bene come uomo e non andavo bene come donna. Di questo ho preso consapevolezza abbastanza presto.Quando al liceo, in un seminario sull’erotismo, ho scoperto la psicanalisi, ho imparato anche a dare un nome a quello che dentro di  me pareva assomigliare alla “idiozia” che mi attribuiva stabilmente mio padre – a suo dire, solo per non farmi credere di poter fare e diventare chissà chi o cosa.
Sono sempre stata con pantaloni.
Da più piccola li desideravo, i vestitini e le gonne. Mia madre, invece, diceva che non era il caso e che dovevo vestirmi in modo più serio e pratico.Solo che lei era in sovrappeso, ed io ero quasi androgina.
Addirittura mi comprava maglie 48 quando vestivo 42.
Col tempo avevo smesso di pensare di poter essere a mio agio con una gonna, e ho cominciato a preferire maglie larghe ed evitato cose attillate.
Come fosse un peccato.E mi ci sentivo pure, nel peccato, quando ci provavo…

…Sui tacchi  non so andare, sono trampoli per me.
In questa identità apparentemente vacillante, c’era pure l’aggravante dell’emotività. ” Non piangere sempre, non dire stupidaggini, sembri una cretina, non ti vergogni?”.
Non era accettato nemmeno per il lato psicologico, il mio essere donna. L’avere quella sensibilità fuori dal comune, la maggiore capacità di accogliere e sorprendersi per le piccole cose, la predisposizione all’amore, alla pazienza e al perdono…”
Dicevo “apparente identità vacillante” perché in queste situazioni la differenza la fa il temperamento, e con quello ci nasci, come una anomalia genetica.O ti perdi o ti metti, e fai della tua vita la ricerca di te.
Nella ricerca ovviamente ti fortifichi. Cosi passi dal fatto che ti dicono “fai la ragioneria che con la testa vuota che ti ritrovi a 18 anni trovi un deficiente e ti sposi” al “se ti bocciano una sola volta al liceo ti mando a fare la sarta come tua madre” al “si, ma che stupidaggini sono la filosofia e la psicologia” al “voglio capire quando ti fermi, prendi pezzi di carta su pezzi di carta “…

… Ti fortifichi anche perché se sei una femmina e mamma preferisce il maschio, e a papà non vai bene perché sei una femmina venuta male, impari fin da piccola a prenderti cura da sola di te e a prenderti cura dei tuoi genitori e degli altri, che forse  tanto bravi a farlo non sono.Quindi da un lato diventi forte e indipendente troppo presto solo perché non hai alternative, perché non hai il diritto di essere piccola, di essere femmina e via dicendo…col tempo, però, diventi anche troppo preoccupata di lasciarli soli.
Ho lasciato volontariamente fuori l’argomento della sessualità perché ovviamente chi ha letto tra le righe avrà capito che è stata legata alle problematiche del femminile.
Ma una persona che è sempre alla ricerca di se stesso non si arrende mai.E col tempo scopre che il grosso di quello che cerca fuori di  sé è in realtà è sempre stato dentro.

Come l’Amore.
Con il tempo impari anche ad amare meglio le persone.
Lo impari nel dolore,  specie quando ami perché riconosci negli altri quella linea d’ombra che ti fa sentire a casa.

Ad un certo punto della mia vita, mi sentivo pronta a diventare madre e non lo sapevo, anche perché le condizioni sociali erano di certo atipiche. Era perché la ricerca del mio esser donna era arrivato a buon punto, inconsapevolmente. Ma anche allora, con sensibilità ed amore mai provati prima che mi ritrovavo, la persona che amavo  non riconosceva il mio essere donna.
Anzi, faceva di peggio.
Mi trattava come un oggetto: che è di proprietà o non è niente, non ha valore, non ha dignità.
Anche per lui, non si capiva bene se come uomo o come donna, ma non avevo molto senso.

Fu allora che avvenne il miracolo, e poiché credo molto nel fenomeno della sincronicità, so che non è avvenuto a caso, ma è avvenuto proprio nel momento migliore, quando di fatto stavo peggio. Ho scoperto di essere donna dal di dentro.

Diventando madre.

Per la prima volta mi sono guardata allo specchio e mi sono vista. Non mi sono vergognata di indossare scarpe con la zeppa o vestitini, mi sono vista anche del genere femminile oltre al fatto che, da donna, me l’ero sempre cavata da sola, e, oltre ad altre milioni di passioni (come la musica)   mi ero laureata col massimo dei voti rispetto a molti maschi -incluso mio fratello- e non smettevo di studiare perché avevo tanti sogni,  avevo sempre lavorato formando bambini che ora sono uomini e donne che mi adorano, mi ero trovata da sola un lavoro stabile. Proprio nel momento in cui il mio corpo cambiava riconoscevo tutto questo.

Per tante donne l’ essere “donna” è una consapevolezza che hanno fin dalla nascita. Fin dall’asilo, le differenzi per carattere dai maschietti.
Non hanno bisogno di un figlio per riconoscersi donna allo specchio, anzi molte ne fanno a meno per necessità o scelta. Io non lo sapevo, non l’ho cercato, un figlio in quel momento della mia vita, anche se ho sempre desiderato dei bambini… e per di più avevo sempre desiderato una femmina, ovviamente.

Invece ho un figlio maschio, e nemmeno per un minuto, appena ho scoperto di aspettare un bambino, mi sono fatta il problema del suo sesso. Avrei cresciuto un uomo o una donna.

Che avessi raggiunto un buon risultato nella ricerca del mio esser donna è stato chiaro dopo aver messo mio figlio in piedi e ho cominciato a vederlo correre felice: guardandomi allo specchio, l’ho riconosciuta ancora, quella persona che ha faticato a crescere, che ha dovuto combattere anche contro se stessa, che rispetto ad altre donne del mondo è stata comunque fortunata tanto da poter decidere, a dispetto di quanto volesse chi l’ha generata, che tipo di persona essere, e che ogni giorno sceglie e combatte per il suo posto nel mondo, anche se per natura ama la pace della collina.
Quella donna che da sola è cresciuta e che a quasi 40 anni, da sola sta crescendo un figlio, affinché lui sia un uomo che sia rispettoso ed amante dell’Alterità, come della Divinità.

mumekim

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