Chiedimi se sono felice

Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.
(Il Piccolo Principe)
Felicità 
dichiarata fac-simile 
dal giudizio che ha 
rilasciato un orefice 
quella vera sarà 
senza un graffio di ruggine.
(Samuele Bersani)

La giornata lavorativa di oggi è scivolata via tra la delusione e il disincanto.
Certe cose non possono, per quanto finalmente ti sia data nuovi obiettivi ed altri orizzonti, lasciarti indifferente ed incurante dell’ipocrisia e del paradosso.  Certe cose, appunto, non fanno altro che rinforzare demotivazione e dis-investimento … cosa cui un datore di lavoro – attraverso i suoi preposti- dovrebbe combattere con ogni mezzo, specie se per sbaglio o per accidente ti riconosce “talent”…

…Ma questa è un’altra storia, che forse non vale nemmeno la pena di raccontare.

Quella che mi ha fatto pensare a lungo è quello che mi è stato detto a fine giornata lavorativa da parte di una persona che mi vuole bene:

“IO NON TI VEDO FELICE”

 
Ci ho pensato tutta la serata.
Da buon filosofo penso che la felicità sia una chimera.
Ma tra pochi giorni compirò 40 anni, e penso di aver imparato qualcosa, seppur di piccolo.
Ho sofferto molto, ma onestamente molto meno di tante altre persone…proprio per questo non mi sono mai lamentata.
Ho avuto in dono, piuttosto, la capacità dei bimbi di vedere la gioia delle piccole cose, che nonostante tutte le mie cicatrici non è mai venuta meno. La mia indimenticabile psicanalista freudiana lo chiamava molto più prosaicamente “il mio istinto di vita”.
E quando questa capacità ha rischiato di scivolare nell’oblìo della depressione, l’istinto di vita si è trasformato in scintilla di vita, che con le sue piccole manine mi ha preso per i capelli come Davide con Golia e mi ha riportato, attraverso i suoi immensi occhi, davanti alla bambina che vede la gioia nelle piccole cose.

Ora, so che ciò che ha visto-chi-non-mi-ha-visto-felice è sicuramente: delusione, perché mi rendo che in Italia una donna non ha il diritto di essere madre senza perdere la sua integrità di professionista; disincanto, perché se sei divergente e laterale vuol dire che sei caotica e disorganizzata; preoccupazione, perché in fondo per mio figlio, ormai è chiaro, ci sono solo io, con uno stipendio non proprio rassicurante e con tutte le difficoltà logistiche e di scelta tra un euro in più e un’ora in più con il bimbo; ansia, certo, perché è evidente che sta diventando difficile gestire delle criticità vita-lavoro e non sai quale può essere la scelta migliore, ma sai che urgentemente devi scegliere, anche per gli scenari nebbiosi che si profilano all’orizzonte.

In quarant’ anni ho amato e soprattutto donato in un modo esagerato e spericolato facendo quasi sempre la fine della rana nella fiaba con lo scorpione…eppure, l’ombra delle ali di Dio si è sempre vista nei momenti di maggior solitudine e dolore con i “samaritani” più inaspettati e disparati.
Ho imparato che la Misericordia e la Provvidenza probabilmente le vedi solo se ci credi. Se credi che i miracoli avvengono. Se hai fede, come dice mio figlio di avere…
In quarant’anni ho fatto scelte di cui non mi sono mai pentita ma che forse avrebbero dovuto essere sottoposte ad un vaglio più accurato, a partire dal dottorato rifiutato fino alla rinuncia della ssis con lo scritto superato: io che ho sempre amato insegnare e avere a che fare con bambini e ragazzi, ho preferito la grande azienda ed inseguire al contempo il sogno della psicologia…

…E mentre ora ascolto una compilation randomica di youtube, mentre mio figlio mette apposto le pentoline di plastica con cui abbiamo fatto la nostra cena con lui come chef, pronti a giocare a nascondino, mi sono chiesta se, nonostante tutto, io sia felice.

Una delle prime scelte “serie” degli ultimi due anni che ho fatto è stato cercare di essere felice per crescere un bambino ed un uomo felice.
E nonostante le ferite  e le difficoltà quotidiane, che di certo preghi diminuiscano ma che realisticamente quanto meno non muteranno, non ho cambiato idea.

Quindi, cara amica che mi hai parlato a lungo del tuo affetto, so che purtroppo, in fondo, mai potrai comprendere quanto le mie difficoltà non possano per definizione essere quelle di altri per una lunga serie -purtroppo- di ragioni; posso dirti però, con serenità, che se dire “sono felice” è un parolone forse irraggiungibile perché dovrebbe essere supportato da un abbondante senso di serenità che ovviamente non ho, “vedo la gioia” nella mia vita te lo posso dire.
E poiché sostanzialmente passa per lo sguardo di mio figlio, la mia gioia,  se arrivo a lavoro mezzora/un’ora più tardi in permesso sicuramente non sarò considerata performante come chi spacca il minuto in entrata ed uscita, e resterò probabilmente sempre la ruota di scorta del carro…però almeno avrà un senso, venire a lavoro, e continuare a profondere impegno ed entusiasmo nonostante ormai pare chiaro che per una serie di ragioni sia un pesce fuor d’acqua.

Ha il senso del sorriso di mio figlio, la mia gioia, che si sente il centro del mio mondo.
E ha il senso del coraggio che ho a credere ancora nei sogni.

 

#‎worklifebalance‬

‪#‎pensierolaterale‬

‪#‎pensierodivergente‬

‪#‎unconventionalthinking

‪#‎creativethinking‬ 

#theresnowaytohappinesshappinessistheway

#happiness

‪#‎pescefuordacqua‬

#connessiallavita

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