Giugno

Il dolore
è ancor più dolore
se tace.
(Giovanni Pascoli)

ore 17:30 del 3/06/2015

…Cammino a testa bassa nel sole cristallino di Giugno. Lo vedo, il cielo azzurrissimo di un centro direzionale pieno di biciclette e pattini a rotelle, ma troppi pensieri mi appesantiscono.
Giugno ha sempre significato tanto per me. La fine della scuola, che mi vestiva di malinconia, le feste di fine anno, ma anche i miei primi baci importanti, quelli “del grande amore”.
Tutto questo fa attrito con il calore attorno, il luminoso, accecante l’anima, calore di questo pomeriggio di Giugno.
Cammino col pilota automatico, i miei piedi conoscono la strada, persone mi sfiorano appena. Un enorme gabbiano mi lambisce il braccio, va a posarsi sulla fontana.

Lui che può avere il mare, si accontenta di un insignificante specchio d’acqua per un paio di briciole dai passanti…

…Sembra una metafora.
Sembra parlarmi, la metafora.

Il traffico del corso…e sono tra i binari della stazione.
Ci sono nata, tra i binari. Viaggio da sempre. Da quando ero neonata.
Ci sono pochi posti al mondo in cui mi sento a casa come in una stazione.
È un paradosso, lo so.
Ma una stazione gia’ racchiude in sé il concetto di “ritorno a casa”. Le rotaie, poi, sono il lungo filo di pensieri ed emozioni che ti lega al ritorno.
Un bimbo poco più piccolo del mio non vuole farsi trascinare via dal papà. È volto all’indietro e caparbiamente agita la manina verso il treno che ha appena lasciato e che ora va via. Suo padre non capisce. Si ferma e lo rimprovera, cambia la mano con cui lo tiene che prima era al vento per trascinarlo meglio.
Il bimbo non si arrende. Pur scomodo con l’altra mano, si torce e saluta ancora una volta in modo vigoroso il treno.
Sorrido.
I bambini non si arrendono. Mai.
Anche quando non li capisci o non capiscono.
Ecco perché prendo tante batoste, mi sono detta.
Come i bambini. Sempre. Troppo.
E chi mi guarda negli occhi se ne accorge.
Non penso sia un bene.
Riuscire  a vedere ancora i colori di Giugno, e sentirne la malinconia per quello che è perduto. Sentire che proprio perché ami come un bambino qualcuno si prende la briga di essere falso con te fino all’ultimo giorno e di buttarti via quando non servi più, senza preavviso, salutandoti come se fosse normale, baciarti come Giuda fino al giorno prima, solo per la libertà di una nuova emozione- effimera come l’abitudine che ha a procurarsi emozioni – e di venire meno a responsabilità di sorta. Una persona perbene. Una persona che brandiva come baluardo della propria anima valori e onestà che invece aveva solo sapientemente ricamato sul suo vestito per farli credere appartenenti alla sua pelle.
Ci hanno creduto tutti (e molti nemmeno se ne sono accorti ancora).
È l’unica cosa chè mi consola.
Ma nemmeno tanto.
E il treno ora mi riporta a casa.
Il pomeriggio volge al tramonto.
Mi attraversano ricordi di moto e camper.
Ruote diverse.
E mi chiedo se per una volta, finalmente, una ruota girerà mai nel verso giusto…
…Come culla, non come schiacciassassi sotto cui provare la resilienza e la pulsione di vita.

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  1. Ora ho capito perché tuo figlio è così meraviglioso: è perché tu sei così, meravigliosamente bella, Ora io lo dico a te tu sei speciale e la tua vita è un dono prima per te stessa e poi per tutti gli altri che incrociano i tuoi binari.


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