Mani

Le mani, gli strumenti della mente, senza le quali il pensiero è una chimera.
(Alain Aslan)

17 settembre.
Il mio percorso comincia da Napoli per ritornare in provincia, nella zona vesuviana  marittima.
Sembra Agosto.
Trentacinque gradi all’ombra, e nella Circumvesuviana dei vecchi e scomodi etr stracolmi di stranieri saranno quaranta.
Fuori un cielo azzurro impressionante, di quegli azzurri che profumano di aria nuova, di quel sole basso sull’orizzonte nel pieno pomeriggio -le giornate si accorciano- che trafigge lo sguardo e al contempo ti abbraccia di luce, e che solo alle porte dell’autunno puoi respirare (“Mamma, la senti che aria? Respira forte anche tu!” mi dirà mio figlio seienne più tardi, sul far del tramonto)
… Non cosi’ in treno.
Siamo tutti bagnati come appena usciti dalla sauna.
Una sauna lunga due elettrotreni per almeno quattrocento persone.
… Vagoni stracolmi di vacanzieri e pendolari cotti a fuoco lento alle sedici del pomeriggio in cinquanta minuti di viaggio.
La vista sfocata come l’asfalto a mezzogiorno d’estate…siamo in molti come in coma.
Ma non tutti.
Sopra sguardi mezzi addormentati, sopra teste poggiate ai finestrini roventi, senza tende e apribili men che la metà,
le mani.

Un bambino neonato che carezza il viso della madre sfatta, e ad ogni carezza muove il palmo per aria come se cercasse di ovattare il tocco.
Due non udenti che si toccano e sorridono, e si raccontano con ampi movimenti il loro mondo silenzioso.
Una giovane inglese cerca con una sola mano di fermare se stessa e il Vesuvio in un’improbabile istantanea in movimento.
Due anziani si parlano sottovoce in tedesco e si stringono le mani. Li guardo e mi chiedo quale mistero li tiene ancora così stretti.
Forse proprio quel tenersi per mano…
…Un uomo tradisce la sua donna a telefono. Agita l’unica mano libera nervoso, come se volesse spiegare l’inspiegabile.
Riaggancia arrabbiato.
Incontra il mio sguardo, si passa la mano sulla fronte come per scrollarsi i pensieri, si alza e sguscia verso le porte.
Una delle mie mani mi permette di tenermi in piedi in piattaforma.
Guardo le linee dell’altra.
Un tempo ero molto brava a leggere il futuro…
….La volgo sul dorso.
Un compagno di viaggio, madido di sudore, mi chiede che ore sono, come se cercasse nel passaggio del tempo lo spazio di un’ oasi.
Lo guardo, e mentre gli mostro il polso, oltre il suo viso, un ragazzo con sulle spalle una custodia rigida di violino legge un libro di poesie in pentagramma: pause, semi minime, e poi minime, e mentre lo sguardo scorre quell’alfabeto non a tutti noto, la mano che tiene lo spartito si muove come se tessesse accordi nell’aria, come una tela invisibile musicale.
Poi chiude il quaderno.
Puccini.
Mi viene in mente Lucca, ed il labirinto a San Martino che seguivo con la mano, cercando con l’indice di inventare il percorso per Teseo…

…Le porte ora si aprono per me.
Il fresco umido di Stabia soffia sul viso come un bimbo che inventa una bolla di sapone.
Rinvengo un poco, finalmente…

Questo è stato il mio viaggio di mani, sul far dell’ autunno di Napoli, raccontato per voi.

image

The URI to TrackBack this entry is: https://esperia75.wordpress.com/2015/09/17/mani/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: