Cinque minuti

…Cinque minuti fanno la differenza. Specie tra Gragnano e Castellammare.
Se tardi cinque minuti, te ne toccheranno trenta di coda con la complicità di due città.
In mezzo casa tua, la scuola di tuo figlio e la stazione.
Bell’affare.
Specie di lunedì mattina.
Specie un lunedì mattina di fine settembre.
Quando già di tuo fai uno sforzo per alzarti.
Perché è lunedì.
Perché la malinconia d’autunno  si respira nell’alba fresca e ritardataria.
Perché ti aspetta un anno di cose appena cominciato come la scuola ed un anno difficile, in fondo, sta per finire.
Perché la scorciatoia principale al traffico è chiusa a tempo indeterminato per le cose che fanno terribile il Sud: un palazzo pericolante, metafora dell’attuale amministrazione della mia città.

Mentre accompagnavo mio figlio a scuola, lottando contro l’orologio per quei cinque minuti di differenza, il golfo brillava di colori e luce, come uscito da una cartolina.
E quando mi sono resa conto che il traffico stabiese aveva già bloccato l’arteria principale per arrivare alla stazione, essendo riuscita miracolosamente a scampare quello gragnanese, ho deciso di cambiare percorso.
Ogni tanto mi viene in mente quello che i maestri mi hanno insegnato a Filosofia, a Napoli.
Il professore di storia Medievale mi ha insegnato a cambiare strada, per esempio.
A non preoccuparsi se è più lunga o tortuosa. Ma di cambiare strada ogni tanto, per arrivare allo stesso posto.
Per scoprire con occhi nuovi cose che normalmente  ci passano accanto anonime, invisibili.
Per uscire dagli automatismi da GPS 
del nostro cervello e costringerci a prestare attenzione.

E ho fatto così.
Ho girato attorno alla mia collina e sono uscita dal lato opposto della città, per scendere dalla via del mare.
Ovviamente senza un’anima.
Ci ho messo trecento secondi per fare il giro ed arrivare nel lento tran tran del centro antico.
Cinque minuti.
Quei famosi cinque minuti che fanno la differenza.
In mezzo, l’abbraccio mozzafiato del semicerchio della baia vesuviana, di quella tavola azzurra luccicante sotto il sole della primavera d’autunno, con il tripudio dei colori delle foglie morenti frammisto al verde degli ulivi, con i gabbiani a livello strada, a gareggiare con la mia auto che praticamente scendeva a folle.
Solo il vento e la radio.
E un maremoto di pensieri a sommergermi.
Ricordi lontani.

Un sospirone…ed eccoci tra il lento sobbalzare dei sampietrini del centro antico.

Avrei perso il treno comunque.
Ma ho rischiato di prenderlo…per un soffio.
Ho preso quello dopo.
Col cuore aritmico dopo il bagno emozionale e di sole.

Perché c’è ancora, il sole…

Che saranno, poi, cinque minuti di ritardo…

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#Stabiae

#Stabiae

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