Perché amo (anche) il mio lavoro #1

Oggi in una delle pause di un quarto d’ora ho richiamato una cliente che richiedeva delle spiegazioni.
Laura si scoprirà che oltre ad essere una conterranea è anche una collega.
Non nel senso di operatore caring/sales.
Una collega universitaria.
Una collega nell’ambito dell’insegnamento…ci è scappato un momento di scambio di vite, di scelte e rinunce fatte da ambo i lati, di destini incrociati. Laureate nello stesso anno, lei in lettere io in filosofia, lei ha fatto la precaria per anni nel Lazio, io ho rinunciato alla ssis in toscana e all’insegnamento perche’ ero stata assunta nella mia azienda e  nella mia terra. Un lavoro preso per caso 9 giorni dopo la mia, di laurea, doveva essere precario ed invece sono stata assunta per caso -e un po’ di merito dimostrato- come era arrivata l’opportunità di lavorare. Lei ha seguito i suoi sogni in diretta ed io li sto seguendo in differita, ed entrambe abbiamo fatto sacrifici enormi. Ora lei è finalmente di ruolo a Napoli ed io forse presto avrò raggiunto uno dei miei più grandi sogni, eppure abbiamo entrambe per ragioni diverse vite “complicate”.

Ma la cosa più bella di questo scambio di vite è stato sentirsi dire che anche senza vedermi si sentiva, che “le sorrido dal cuore”. Che sentirsi accolti ed ascoltati nelle proprie richieste da un estraneo che fa sentire che ha come solo scopo due interessi da conciliare -quelli dell’azienda e quelli del cliente- cambia l’umore di una giornata. Io le ho spiegato scherzando che sono meteoropatica, e che è stata fortunata perché abbiamo un novembre pieno di sole… che non è stato facile, specie quest’anno, sorridere… E lei ha risposto che allora spera che il sole  duri un altro poco, così quando ci risentiremo le porterò un altro po’ sorrisi nella sua giornata troppo spesso difficile, e che il mio sorriso merita tante benedizioni.

Sono questi i giorni in cui amo quello che faccio.
Quando sento che, facendo quello che mi riesce meglio, cambio di una almeno una virgola in positivo il mondo.
Penso fermamente che una “virgola” positiva si tiri dietro tanti altri segni di punteggiatura positivi da parte di altri.

Un po’ come le gocce del mare…

#work
#life
#caring

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4 commentiLascia un commento

  1. Bello. Temo però che nei call center chiedano sopratutto quantità, o più precisamente che si dia fino all’ultima goccia di sangue. In più per diventare leader devi avere le “qualità” di un rozzo capocantiere anzichè quelle di un fine intellettuale. Le aziende poi non sono più interessate ad avere i call center in Italia ma li vogliono solo all’estero.

    • Non sono al call center strictu sensu da qualche anno. Sono a vendite, preminentemente al post-sales e al back- office.

      • Allora la tua azienda si è accorta che ami il tuo lavoro e ha deciso di valorizzarti.🙂

      • Non è proprio così… Ma non è per la mia mansione che ho fatto il post.


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