#tim4code @school (Di un giorno che ha realizzato due sogni)

“La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare”
(John Lubbock)

…In una splendida e mite giornata di dicembre sono stata a lavoro in un posto speciale.
Quando mi candidai come volontaria #timambassador avevo appena cambiato magistrale di psicologia: da”Sviluppo, Educazione e Benessere” (la mia idea è stata sempre lavorare con i bambini) a “Processi cognitivi e tecnologie”, riavvicinandomi così al mio sogno di bambina decenne innamorata del commodore 64 e del Basic e liceale allo scientifico: la mente artificiale.
Adesso lato neuroscienze e psicologia sono tornata ad occuparmi di modelli computazionali e dell’interazione uomo-macchina.
Dicevo, avevo appena cambiato magistrale quando mi proposi.
E non avrei mai immaginato che mentre preparavo gli esami di modelli computazionali e di interazione uomo-macchina, proprio allora fossi chiamata  a fare una lezione sul pensiero computazionale e sullo “scriviamo il codice” con un labirinto e dei personaggi di giochini noti ad adulti e bambini.
Nulla è per caso: avevo poco più di loro quando mi avvicinai per la prima volta al pensiero computazionale…
Sono stata con due terze della primaria di un plesso stupendo…e semi deserto per popolazione di studenti.
Questa e’ l’Italia.
Classi bellissime, luminose…e vuote. Pochi bimbi in una zona nemmeno tanto periferica della città, ma nell’idea di molti stabiesi lo è ancora troppo.
Abbiamo avuto un po’ di problemi con i computer di cui manca manutenzione ed aggiornamento (siamo sempre in Italia)…ma ho incontrato persone splendide e bambini speciali.
Forse proprio perche’ le classi non sono numerose, i bambini sono seguiti in modo esemplare.
Di maestri ne abbiamo, a quanto pare, in Italia.
Sarebbe sano ripensare la numerosità dei bambini per classe.
Ho incontrato circa una trentina di bambini divisi su due classi.
Dei bambini veramente smart. Sarà pure che mi riconoscono subito, i bambini, perché sono come loro…e ci sintonizziamo subito per lavorare.
Ho chiesto loro se giocavano con computer/telefono/pad…loro che non erano mai entrati in quella sala informatica… abbiamo discusso sul fatto se il computer pensasse o meno come noi e su come secondo loro funzionavano quei giochi.
Non ci avevano mai pensato, ma hanno capito subito che funziona per “blocchi” e “comandi” quando abbiamo fatto qualche giochino…
Si sono divertiti un sacco.
La prima terza aveva un genietto matematico, ma il gruppo era più omogeneo ed erano molto più attenti a capire le sequenze dei blocchi di comando per far camminare l’uccellino degli angry birds che ad andare avanti.
Nell’altra terza invece c’erano bimbi proprio forti. Sembravano nati per il coding.
Sono volati fino al livello 17. Sono rimasta sconvolta dalla disinvoltura con cui capivano la serie di comandi necessari, l’opportunità o meno di usare blocchi “ripeti fino a che…” , “se…altrimenti”.
È proprio vero che gli artefatti modificano anche la nostra plasticità mentale.
Quei bambini provengono non dalla cosiddetta”borgesia”ma da un quartiere che si potrebbe dire “popolare”.
E ho visto nella loro curiosità e capacità il grande contributo umano, sociale e civile della scuola, che rende gli esseri umani liberi e uguali.
C’era una bimba un po’ sulle sue.
Mi diceva che non hanno computer a casa, e che la mamma ha un telefono senza giochi.
Le ho detto che non aveva niente di meno degli altri, e che secondo me un giorno grazie alla scuola potrebbe anche esser capace di costruirlo, un computer.
Il suo sorriso alle mie parole non lo dimenticherò mai più.
La cosa più bella è stata che alla fine della lezione, nonostante mi abbiano chiamato tutto il tempo come richiesto “Amalia”, nessuno dei bimbi della seconda classe  incontrata se ne è andato senza correre incontro abbracciandomi, dicendomi “grazie maestra!” e baciandomi.
Ho realizzato così due piccoli sogni: io che ho rinunciato alla ssis perché avevo trovato lavoro, ho insegnato per un giorno in una scuola pubblica.
E paradosso più grande, con tutte le materie che potrei insegnare(tra la laurea in filosofia e quella in psicologia), ho fatto un po’ di informatica…proprio il mio sogno di bimba decenne innamorata del commodore64 e del Basic, che sognava da grande di costruire le menti dei robot come quelli di #starwars.

I casi (belli) della vita…

#hourofcode 
#tim4coding 
#ilfuturoèditutti
#programmailfuturo

image

image

The URI to TrackBack this entry is: https://esperia75.wordpress.com/2015/12/11/tim4code-school-di-un-giorno-che-ha-realizzato-due-sogni/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: