Fenomenologia di una favola estiva

Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.
(Gianni Rodari)

Questa mattina è una bellissima giornata di agosto. Asciutta, calda, con il golfo che soffia una lieve brezza.
Mentre andavo in stazione, scendendo dalla collina tra un coro composito di vari uccelli e cicale, mi sono ricordata della felice disquisizione col mio filosofo ormai settenne che, edotto dalle favole e dalla natura in cui vive, ogni tanto si mette ed esprime qualche perla di saggezza.

L’altro giorno sentiva l’esigenza di difendere la cicala. “Mamma, ma la cicala canta perché deve cantare. Quello deve fare. E poi muore a fine estate. Non deve conservare per l’inverno. La formica conserva perché quello deve fare. E a fine estate non muore come la cicala, perciò non canta, ma lavora per l’inverno”

Insomma, in 3 secondi ha smantellato la morale di una favola nota da millenni.
Vede cicale che muoiono in giro e formiche sempre vive, qui in collina.
E questa è la sua deduzione empirica, tutt’altro che trascendentale.
Esopo aveva sottovalutato la variabile filosofica…ma forse le favole non erano per i bambini.

Per i più: vi è una distinzione tra favola e fiaba. La favola e’ un componimento breve, senza elementi magici, con protagonisti per lo più animali antropomorfizzati, dal chiaro intento allegorico-morale.
La fiaba invece si dipana lungo una trama più articolata, con elementi fantastici e magici, spesso basata su credenze popolari. Non da ultimo vi si scorge qualche sorta di insegnamento insito in esse.

E poiché dai bambini non si smette mai di imparare, ci ho pensato un po’ su su questa perla di saggezza di mio figlio.
Lui che mi smantella Esopo ma crede fortemente che ci sia uno spirito nascosto in ogni cosa.

Ho ripensato alla mia ansia di progettualità, al cercare di dover far quadrare tutto, alle mie preoccupazioni per l’autunno, alla paura di falle incontrollabili…
…E mi sono detta che tutte queste cose, per una volta, le affrontero’ al momento.
Per un’ estate.

Ora mio figlio vuole andare a cantare e a cercare yokai in giro per i boschi di grilli e cicale e sulle spiagge affollate di gabbiani.

“Tanto il tempo passa comunque, mamma”, mi ha detto ieri, “è un peccato sprecare l’estate”…
Nessuna favola ha mai avuto una morale più forte.

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