Note (e memorie) di viaggio – part 3-

Una volta che sei stato dentro un terremoto, anche se sopravvivi senza un graffio, sai che esso, come un colpo al cuore, rimane in seno alla terra, nella sua orribile potenzialità, sempre pronto a tornare e colpire di nuovo, con una forza ancora più devastante.
(Salman Rushdie)

-24 agosto-
…Mi sveglio in Romagna nel cuore della notte. Un rumore, la TV dimenticata.
Vado in bagno.
Bevo un sorso d’acqua, mi rimetto a letto, gli altri dormono come sassi, incluso il mio bimbo a me di fianco.
Mentre tra veglia e sonno immagini si rincorrono, improvvisamente il letto in tutta la sua lunghezza comincia a tremare per un tempo che a me è sembrato eterno.
Le travi in legno scricchiolano.
Alzo la testa, ascolto rumori: praticamente sono l’unica che se ne è accorta. Nessuno ha sentito niente in casa. Dormono.
Lampadari non ce ne sono…non posso verificare l’eco di qualche oscillazione.
Per una come me che ha vissuto piccolissima il sisma del Friuli e -abbastanza grande dopo da non poter dimenticare – quello dell’Irpinia, il terremoto è come l’eterno nemico. E più lo conosci, più hai speranze di sopravvivergli.
Lo riconosci subito.
Lo pesi.
Valuti che fare.
Se qualcosa si può fare.
Ovvero fuggire…o ripararsi.
La mia parte razionale ha lavorato meglio di quella limbica, per una volta.
Mi sono detta che ero in Romagna da due giorni e che quel tremore poteva essere qualsiasi cosa; mi sono detta che se fosse stato un terremoto non era comunque così forte; mi sono detta che la casa era bassissima -solo un piano- e di recente costruzione, dalle solide travi in legno…e che difficilmente sarebbe crollata.
Tendo l’orecchio ancora un poco, il mio corpo ancora teso.
Niente.
Non succede più niente.
Mi risolvo a dormire…che al mattino altra giornata campale coi bimbi.
E col sole il ricordo del tremore notturno è quasi svanito.
Per caso leggo un post…solo per caso.
#Terremoto
Comincio a cercare l’ora. L’ epicentro.
Mi viene in mente l’ora sul telefono quando mi sono rimessa a letto: tre e venti.
Resto basita.
Tante cose mi passano per la mente.
Anche tanti ricordi. Come ogni volta sento di un terremoto.
Ricordi di eventi che a 5 anni erano difficili da elaborare.
Mi ricordo -la seconda volta in sei giorni, i giorni delle mie vacanze: l’ultima il 18 agosto, quando ho saputo si una ventitreenne morta dello stesso LNH di mia madre- che la vita può cambiare in ogni momento.
Che è un soffio.
E che non va sprecata, per quanto possibile.
Mio figlio non si è accorto di niente. Io alla sua eta’, dopo il terremoto dell’80, avevo gia’ dentro un senso di precarietà che derivava da chi si era già incontrato con l’Ineluttabile.
E ho lasciato non si accorgesse di niente.
C’è stata una giornata campale nel mondo delle fiabe.
Mentre bimbi la notte scorsa sono rimasti a dormire per sempre sotto le macerie per un terremoto…Mentre bimbi muoiono sotto le macerie ogni giorno in guerre senza senso, o in mare per non morire sotto le macerie.
Noi abbiamo fatto la nostra giornata campale nel mondo delle fiabe.
Perché la Vita è questo. Un continuo rincorrersi di dolore e speranza.
Cerchiamo di proteggere i nostri figli ma non dipende tutto da noi.
L’ Ineluttabile ci colpisce quando meno ce lo aspettiamo, e l’unica arma che abbiamo contro la disperazione, oltre alla fede, è la speranza, speranza che in certi casi veramente non si sa da dove prenderla.
A quel punto c’è la solidarietà, la carità intesa come amore del prossimo, che spesso ci aiuta a non soccombere.
Nutrire la speranza insegna anche l’importanza della solidarietà e della carità.
Ci saranno sempre altri terremoti ed altri crolli.
Quello che ci fa andare avanti sono questi sentimenti…la religione le chiama “virtù”…dare il meglio di sé…e non solo per sé, ma anche per gli altri.
Finché si è vivi.

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