La giornata dei bimbi mai nati

«Cercavo una parola che mi definisse, […] ma non c’è ‘genitore di un figlio morto’. C’è chi sostiene che questa parola non sia stata coniata perché un dolore così non è definibile in nessun modo che non diventi riduttivo, c’è chi pensa che non sia logico cercare di definirsi in qualche altro modo se non ancora genitore, perché genitori si è sempre, anche se i propri figli muoiono e c’è chi sostiene che questa parola nella nostra cultura non esista perché la nostra cultura rifiuta di affrontare questo tipo di lutto, di dargli il peso che ha, di dargli lo spazio di cui necessita». 

(Erika Zerbini)

Pochi lo sanno, ma oggi è la giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale.
Un giorno la mia psicologa mi disse che uno dei più grandi doni che avevo, l’empatia, era anche una delle mie maledizioni. E che avevo così condiviso la sorpresa, la gioia, l’emozione della pancia che cresce, del bimbo che si muove…e poi il grande dolore della perdita di un bimbo alla nascita, che era diventato tutto mio.

Come si quel figlio l’avessi perso io, alla trentottesima settimana.

Il silenzio assordante del blocco parto. Quel bimbo che dormiva, e che non avrebbe mai sorriso.Le braccia vuote. Nessuna culla. La lacerante sensazione che il cuore ti sia stato strappato e buttato via. Le persone che non sanno che dire, se non uno scomodo”dai, ne fate subito un altro…”

Mentre tu sai che nulla sarà più come prima.

“E che sarà mai”, dice qualcuno. 

Forse una volta, quando si moriva per una bronchite, questo lutto era necessariamente elaborato alla velocità di una stagione che passa: troppi figli cui badare, ma soprattutto cui trovare da mangiare.

Oggi, invece, un figlio per molti è quasi un privilegio. Per altri un miracolo. Il rapporto con la vita e con la morte è diverso. La donna ha un altro rapporto con se stessa, il proprio ruolo ed il proprio corpo.

Altro che “e che sarà mai”…

…Fu come se lo persi io, quel bimbo. Così tanto che tra le varie difficoltà emotive della mia, di gravidanza, ci fu il terrore di perdere quel maschietto che mi cresceva-già iperattivo- dentro. Avevo davanti agli occhi sempre l’immagine di quell’angelo, che come un santo pregai tutti i giorni affinché fosse il custode di mio figlio.

Forse proprio quel dolore vissuto per procura ha aiutato il mio istinto di vita-è quello di mio figlio-ad esser forte in una prospettiva di monogenitorialita’.

E quell’angelo è sempre nei miei pensieri.

Il lutto perinatale

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