Ricordi d’estate

Passi echeggiano nella memoria, lungo il corridoio che mai prendemmo, verso la porta che mai aprimmo. (T.S. Eliot)

Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni.(J. Irons)

…In questa sera un po’ “down”, dove l’eco della valle rimanda un piano bar estivo, dove ci sarebbe bisogno di un’ uscita di sicurezza da questa vita troppo “storta” – così, giusto per una boccata d’aria di un minuto- mi viene in mente che domani è luglio. Prima del 2008, era per me un mese di dolci malinconie…

Luglio/col bene che ti voglio/vedrai non finirà…

…Poi ha significato tante cose insieme. La rabbia per chi se ne va volontariamente da te dicendo di amarti…più in avanti, invece la nascita di quel figlio che doveva nascere in Agosto…ma evidentemente con me ne ha condiviso l’odio, ed è nato prima.

Un Agosto cercai di addolcire la rabbia di un Luglio doloroso e partii per la Spagna in un tour meraviglioso. Partii con una persona speciale, probabilmente una delle poche persone al mondo che mi abbia amato veramente, seppur a suo modo, come a mio modo l’ho amato io. Il mio migliore amico, anche. Una persona con cui, forse, se non avessi ascoltato la “voce di sirena” di un falso bugiardo (difficile perché ci lavoravo insieme….non avevo le chances di Ulisse di tapparmi le orecchie) sarei riuscita a recuperare un rapporto difficile. Ma come dice saggiamente lui, “Se la ma nonna avea le rote, era un carretto”…

Stasera mi viene in mente come abbia vissuto quel viaggio tra sogno e realtà, come non fossi molto realmente lì. Dormendo in castelli, vedendo posti fuori dal tempo…incantati. Vedendo in volo quella cicogna che uno spagnolo mi disse presagio di un figlio.

E ricordo come non fossi felice.

Come fossi stupidamente infelice. Pensando ad un falso bugiardo. E invece avevo quasi tutto. L’unica mancanza allora è l’unica mia gioia oggi.

Ecco perché mi piacerebbe avere “quei soldi da buttare”, come allora, per andare a fare lo stesso tour. Con l’unica mia gioia oggi. Che sarebbe felice: adora viaggiare. Sarebbe una grande avventura per lui.

Per ora, però, mi tocca solo sognarlo. Allora sorridevo in braccio a Don Quichote, ad Alcala’, fuori la casa di Cervantes.

Non immaginavo che per i successivi nove anni avrei dovuto lottare contro i mulini a vento…

…Questione di contrappasso… eh già.

Magari tra poco vado con Astolfo sulla Luna…chi può dirlo…

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Breve favola triste convertita in dolcezza

Se vuoi cambiare il tuo destino,
cambia il tuo atteggiamento.
(Amy Tan)
Come trasformare una breve storia triste in una cosa buona buona 🙂
Giorno libero al lavoro e sveglia alle 5 e 30 perché, giustamente, per la gita del bimbo si parte alle 7 proprio quando a lavoro non devi andare.
Ne approfitti per andare a trovare il tempo e andare a fare quella maledetta rx esofago stomaco duodeno in trendelenburg …alle 7 e 50 sei in un centro laser deserto…
…e la macchina per gli rx non funziona.
Ho cominciato a bestemmiare in aramaico antico.
Volevo andare dal dottore, ma apre alle 9e30.
E che ci faccio un’ora e mezza tra il traffico di una città svegliatasi con un cielo così carico d’acqua che per farsi luce il sole spara pezzi di arcobaleno qua e la ?
Me ne risalgo sulla montagna, và.
Ma prima…visto che per quel maledetto esame SONO A DIGIUNO…mi merito una bella colazione.
Tra liceali ad aspettare la campanella e clacson assordanti per auto fuori posto, mi rifugio in un bar. Un cornettino, un cappuccino…e qualcosa mi fa l’occhietto dalla vetrina.
La scintillante, avvolgente, carta di un uovo di Pasqua.
Cioccolato fondente con nocciole.
“Ma sai che ti dico, Amalia?
Visto che nessuno te lo regala, mò sto uovo te lo regali da sola!
Rendiamo utile questa luuunga mattinata!”
Ci ho messo quasi 42 anni, ma ho imparato.
Ho imparato che la persona che ti ama di più devi essere sempre tu.
🙂
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2 Aprile

Un tipo sta volando in mongolfiera e si perde. Si abbassa sopra un campo di granoturco e grida a una donna:  
risponde la donna. <E’a 41 gradi, 2 minuti e 14 secondi a nord, 144 gradi, 4 minuti, 19 secondi a est; è a un’altitudine di 762 metri sopra il livello del mare, e in questo momento sta volando a punto fisso, ma era su un vettori di 234 gradi a 12 metri al secondo>
<Sorprendete! Grazie! A proposito, lei ha la sindrome di Asperger?>
<Sì!> risponde la donna.
<Perché tutto quello che ha detto è vero, è molto più dettagliato di quanto occorre e me l’ha detto in un modo che non mi serve affatto.,>
La donna aggrotta la fronte.
<Sì> risponde l’uomo.
 (Jodi Picoult)

Hans Asperger dichiarò, cito testualmente, che “un pizzico di autismo è necessario per il successo nelle arti e nelle scienze“. E, considerando il numero di persone che hanno avuto successo nelle arti e nelle scienze le cui abitudini e la cui capacità “altra” sociale ha fatto pensare all’Asperger, direi proprio che aveva ragione.
Basta fare un giro in rete per capire a quanta gente illustre si lega l’Asperger: perfino ai più storicamente vicini Steve Jobs e  Bob Dylan.
Mi sono avvicinata all’Asperger, in particolare da poco: laureanda in psicologia, i disturbi dello spettro li ho visti sotto innumerevoli punti di vista… ma è accaduto, ad inizio anno, che un notevole neuropsichiatra infantile, sensibile ed attento,  ha visto – in quel bimbo che solo a settembre scorso un altro competente e lungimirante medico aveva definito essere “tante cose” e la cui composizione variegata avevo personalmente identificato fin da piccolino- i pezzi del puzzle della complessità Asperger.
E’ ancora tutto da definire, ma quando la prospettiva ti cambia e non studi le cose ma le vivi, accade che cerchi persone con cui parlare della cosa…persone che le vivono anche loro.
In particolare, in questi mesi ho conosciuto giovani donne (forse perché ai maschi non piace molto parlare di sé) cui è stato diagnosticato la sindrome di Asperger o quanto meno un autismo ad alto funzionamento (che non è proprio la stessa cosa, ma i confini identificativi sono parecchio labili). Raccontandomi la  loro infanzia, ci ho visto tante cose del mio bimbo.
Sono giovani donne complesse e meravigliose.
Qualcuna di loro mi ha rappresentato la difficoltà-e sovente il male- di vivere. Il peso di essere diverse. Di non capire le battute, di non condividere gli interessi dei coetanei, di essere un pò più irascibili degli altri.
Oggi vorrei dire a queste giovani donne che la difficoltà e il male di vivere è di tutti noi, e soprattutto che per chi funziona in modo diverso (non solo autismi, asperger ma anche tanti altri neurofunzionamenti e altro ancora) è sempre più difficile vivere. Non perché siano “fatti male”, ma perché tutto ciò che è diverso non viene mai fino in fondo compreso da chi non ci somiglia. 
E lo so che per alcuni è davvero difficile vivere. Ma oggi ho visto una mamma con tutti e  due i figli nello spettro autistico, con interazione sociali diverse,  che raccomandava di impegnarsi ogni giorno per migliorare la propria vita e quella dei propri figli.
Non è una malattia, è un modo d’essere.

E c’è questo bellissimo video di Marco Ripà che dice quanto sia “borderline” ai neurotipici l’eccentrico, profondo, e variegato universo dei neurofunzionamenti altri.
Vi invito infine a sentire quanto colpisca al cuore il quadro ed i versi di Zegalvis Torukh ,  nei “moti del sentire” della neurodiversità.

Adam, capire l’Asperger

Castelluoni’s Karma, Occidentali’s Karma made in Stabiae

Item in Stabiano quae Dimidia vocatur calculis medetur
Con l’acqua che nel territorio stabiano chiamano Dimidia si curino i calcoli
Plinio il Vecchio
Naturalis Historia 31, 2, 9

Una perla rara incastonata tra i monti ed il golfo di Napoli, annerita dal tempo e dall’incuria di chi non l’ama, Castellammare di Stabia, in passato una delle “cento città” di Italia, medaglia d’oro al merito civile, madre della nave-scuola Amerigo Vespucci   e della nave da battaglia Caio Duilio , l’antica e gloriosa Stabiae , grande città prima sannitica, poi etrusca, poi greca, sede privilegiata dei patrizi romani all’epoca dell’eruzione del 79 d.c., custode di uno dei più famosi affreschi dell’area pompeiana, la Primavera di Stabia, o “Flora”.
Piena d’Acqua , la mia città, vantando storicamente 28 sorgenti di acqua minerale, sede privilegiata di imperatori (Federico II aveva un casino reale, i d’Angiò ci avevano tutta la corte, gli Aragonesi e i Borboni non sono stati da meno), location per opere d’arte ed artisti (una di queste: la VI novella della X giornata del DECAMERON di Boccaccio) un tempo città industriale e turistica al contempo, viene da decenni di latrocinio e depauperamento da parte di malavita organizzata e autorizzata, ovvero amministrazioni disastrose.
Ma i veri stabiesi non si arrendono, la città è viva, si organizza in gruppi pro-città, e i Social aiutano il coinvolgimento degli “uomini di buona volontà”, come SOS Stabia.
E a volte anche una canzone, o meglio una parodia, aiuta a pensare sorridendo e a prendere maggior consapevolezza.

Se volete fare un tuffo nel cuore della nostra città, andate su questo bellissimo sito:

Castellammare di Stabia: Storia, Cultura, Natura e Tradizioni Stabiesi

E adesso, Castelluoni’s Karma!!

TESTO                                              TRADUZIONE

Mago del gelo o K2?
Il dubbio amletico
contemporaneo come l’uomo del neolitico
e mo’ sta Smart 2×3                     (ed ora questa smart 2×3)
dove la colloco
quanto stress per un caffè,
chiamo la neuro
c’è l’abusivo minaccioso
ca vo’ l’euro                                       (che pretende l’euro)
ormai il grattino è démodé
parcheggi facili,
problemi inutili
AAA cercasi (cerca sì)
un po’ di strisce bianche
sperasi (spera sì)
e non è certo una follia
si a lasc mmiez ‘a via                    (se la lascio per strada)
Marò che settimana                      (Madre, che settimana)
tra auto e vesuviana
mi serve un’ora d’aria, che noia
(alè)
qualcuno se la rischia
c’è il vigile che fischia
sì bbell e nun abball                     (Sei bella ma non balli)
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
sì bbell e nun abball                      (Sei bella ma non balli)
mo vac a parking stabia               (ora vado al “Parking Stabia”)
piovono graffe di pupett’
in corpi obesici
Mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili.
Tutti tuttologi col web
ncopp a sto fesabukk                      (Sopra a questo Facebook)
occhio a sti comici                           (occhio a questi comici-i politici-)
AAA cerca di (cerca dì)
non fare l’animale
spera che (spera che)                                                        
di non trovarla miez’ a via          (di non trovare per strada)                             
a sacchett’ e zi maria                    (la spazzatura di zia maria)
Marò che settimana                       (Madre, che settimana)
tra auto e vesuviana

mi serve un’ora d’aria, che noia
(alè)
qualcuno se la rischia
a mappina se ne infischia           (la “mappina”se ne infischia!)
sì bbell e nun abball                      (Sei bella ma non balli)
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
sì bbell e nun abball                      (Sei bella ma non balli)
chiamm a sos stabiaaa                 (Chiamo SOS Stabia!!)
Senza rispetto pa città,                 (Senza rispetto per la città)
non siamo uomini
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
la cacca si riaaaalza
E chest’è… Alè !                                 (E questo è/Tutto qui ..Alè)
Marò che settimana
tra auto e vesuviana
mi serve un’ora d’aria, che noia
(alè)
qualcuno se la rischia
c’è il vigile che fischia
sì bbell e nun abball
è il castelluoni’s karma
è il castelluoni’s karma
sì bbell e nun abball …
…è il castelluoni’s karma …
omm!

*Ed ecco il video musicale eccezionale!!! (Cliccate sul link se non vi appare il video)*

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FSplitLab%2Fvideos%2F1141909342605121%2F&show_text=0&width=560

   youtube:     CASTELLUONI’S KARMA
Canta: Alessandro Criscuolo
Testo: Stabia 2020 – Giochi olimpici / Alessandro Criscuolo
Musica: Francesco Gabbani  Filippo Gabbani, Fabio Ilacqua, Luca Chiaravalli
Progetto, riprese e montaggio: Split Lab

Legenda:

Castelluono, o meglio Castelluoneco , come ben dice il nostro “scugnizzo” stabiese, Raffaele Viviani , è uno dei modi dialettali per definire quelli che ufficialmente vengono definiti “Stabiesi” per distinguerli dai “Castellammaresi” di Castellammare del Golfo(TP), termine questo, “castellammarese”, usato spesso anche per noi .

Si’ bell ma nun abball stabiese per il dialettismo partenopeo  sì bell ma n’ abball’ , si usa in genere per indicare una ragazza molto bella ma che ha un carattere così scontroso da renderla insopportabile. Utilizzo anche metaforico per dire che qualcosa che è “bello”, di fatto, non riesce a splendere della sua bellezza.

Il Mago del Gelo  e il K2 sono le gelaterie storiche della città, che da sempre si contendono il titolo di miglior gelato.

Pupetta è il posto migliore al mondo per le “graffe”, cornetti, ciambelle e quant’altro al cioccolato. Se non la provate, non potete saperlo.

La Vesuviana, o meglio Circumvesuviana, croce e delizia del trasporto campano, collega praticamente tutta la zona vesuviana. In particolare, per quanto riguarda Castellammare di Stabia, è servita dalla linea Sorrento-Napoli, che attraversa luoghi di interesse paesaggistico, storico  e culturale come, tra i vari, Vico Equense, Pompei (e gli scavi), Oplontis/Torre Annunziata, Torre del Greco ed i suoi magnifici coralli, Ercolano Portici/Pietrarsa, e permette di arrivare al palazzo di Giustizia di Torre Annunziata.

Mappina è un termine denigratorio partenopeo: persona di poco conto, sporca, che vale niente.

SOS Stabia è un’associazione di stabiesi per Stabia.

Il traffico di Castellammare, che ha un’alta densità demografica se consideriamo i metri quadri di superficie della città, è famoso…addirittura Pino Daniele lo ha cantato °_°

…E chest’ è … That’s all folks! Enjoy!!!

“Suo figlio è tante cose”

Mostratemi un eroe
e vi scriverò una tragedia.
(F.S. Fitzgerald)

“Suo figlio è tante cose”.
Non “ha” tante cose.
Lo è.
Me l’hanno detto in tanti, con diverse umanità e professionalità.
Dal “è un piccolo principe” al “è un asperger mancato”.
Passando dal “è un bambino plusdotato”.
E tutto perché ha una fantasia fuori dal comune. A causa della sua memoria prodigiosa, della sua incredibile, grandiosa capacità creativa, e del movimento che necessita per liberare questa spinta creatrice: ritmo, anche senza musica.
Inventa storie.
O rivive storie che ha visto: ne prende i personaggi ed inventa nuovi copioni, che interpreta e vive in prima persona.
Oggi mi è stato detto che questa grande fantasia e creatività vanno “contenute”.
Mi è venuto un tuffo al cuore, ho visualizzato una gabbia e ho pensato a questa canzone di De Crescenzo.

“…non si incatena la fantasia”

 

Evidentemente la mia espressione parlava da sé, perché lo specialista si è corretto subito “ehm…incanalate”
Incanalate.
Okkei.

Ma le storie…le storie hanno un potere fortemente curativo.
Il “ritiro” (per usare un termine caro alla psicologia) in un mondo immaginario corrisponde alla necessità che gli esseri umani manifestano di poter sognare ad occhi aperti e che tanti adulti mantengono vivo proprio con la lettura, diventando protagonisti di storie che leggono.
Nei bambini, questa cosa è ancora più vera perché insegna loro che ci sono ostacoli e ci sono soluzioni…che ce la possono fare.
Poco importa se la storia sia di fantasia…basta che sia verosimile.
E non importa il tipo di personaggi coinvolti…
…Non lo dico mica io, l’ultima laureanda in psicologia.
Lo dicono un bel pò di psicologi e psicopedagogisti.
Dice Levorato: “Le proprietà minime richieste perché si possa dire che un certo testo è una storia sono che un personaggio principale, che si trova di fronte ad una situazione nuova, inattesa, problematica o non desiderata, metta in atto delle azioni per fronteggiarla e pervenga a uno stato di cose che può essere considerato una risoluzione del problema iniziale “.
Ed ecco un bimbo che a 7 anni non si accontenta di ascoltare e riascoltare storie, di tentare di leggerle o di guardarle in tv: Deve anche crearle e ricrearne di nuove.
In questo bisogno di dominare la realtà e dirsi che sì, ce la può fare.
A trovare il tesoro, a catturare il fantasma, a sconfiggere il mostro…a trovare la chiave giusta che apre la porta magica.

Certo, mio figlio è tante cose.
Indubbiamente è un inventore di sogni.
E i sogni sono tanta roba…

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Note ( e memorie) di viaggio -part 6-

-28 Agosto-

…I commiati sono sempre dolorosi. Ma si deve trovare sempre il lato positivo: in questo caso, due persone conosciute per caso su un gruppo online di supporto che per caso hanno organizzato di fare alcuni giorni insieme con i propri bimbi, si sono “innamorate” e, come se si conoscessero da sempre, sono legate più che mai.

Ho trovato questo passo di Gibran, stamattina, che ha addolcito la mia tristezza:

“L’amico è il vostro bisogno corrisposto. E’ il campo che seminate con amore e mietete rendendo grazie. E’ la vostra mensa e il vostro focolare; perché a lui giungete affamati e in cerca di pace. Quando l’amico vi dice quel che pensa, non abbiate timore di dire il no, o il sì, che sono nella vostra mente. E quand’è silenzioso, il vostro cuore non cessi di ascoltare il suo cuore; giacché nell’amicizia, senza parlare, tutti i pensieri e desideri e aspettative nascono e vengono condivisi con gioia non acclamata. Quando lasciate l’amico non rattristatevi; perché ciò che di più amate il lui può sembrarvi più chiaro durante la sua assenza, come la montagna allo scalatore appare più nitida dal piano. E fate che nell’amicizia non vi sia altro fine, se non l’approfondimento dello spirito. E che il meglio di voi sia per l’amico vostro. S’egli deve conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca pure il flusso. Poiché che amico è mai il vostro che lo dobbiate cercare nelle ore d’ammazzare? Cercatelo sempre nelle ore da vivere. Giacché è il suo bisogno a colmare il vostro bisogno, ma non il vostro vuoto. E nella dolcezza dell’amicizia fate che vi siano risate e piaceri condivisi. Perché è nella rugiada delle piccole cose che il cuore trova il suo mattino e si ristora.”

Quando non hai nostalgia della tua terra pur essendo lontana, allora vuol dire che ti senti veramente a casa.
La mia casa è stata il cuore  e l’abbraccio di Samantha in questi giorni, dove ora io e il mio bimbo lasciamo un pezzettino di noi.

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Giornate di Luglio

Da bambini, il “forse” ha la cifra della Speranza.
Da grandi lo deturpiamo come sinonimo di “no”.
(Don Dino Pirri)

…Ci sono giorni che sembrano infiniti. Settimane senza fine.
Il Tempo, avaro, centellina la frescura dell’anima in mezzo ad un’afa di paure e preoccupazioni.
Passerà, certo.
Come l’estate.
E vorresti avere una sfera magica per sapere se la Verità potrà avere giustizia, per esempio…e dormire finalmente la notte.
O per capire se riuscirai a trovar pace per ogni “giorno dopo”…per la serenità di tuo figlio prima che della tua.
Nel frattempo, una pausa di colori ed emozioni sono riuscita a crearla.
Anzi due.
La prima, tra appena una settimana: mio figlio compirà sette anni, e alla sua festa riceverà un regalo che lo illuminerà come il sole…una cosa che desidera tanto e che si aspetta solo ad inoltrato autunno.
Immaginare la sua meraviglia e la sua gioia fuga ogni nebbia del cuore.
La seconda riguarda sempre il suo sorriso. Lui che sogna solo parchi di divertimento, che vede il mondo come se indossasse perennemente delle lenti multicolorate, multisonore e multidimensionali… forse grazie ad un’amica speciale quest’estate potrò realizzargli un altro piccolo grande sogno: la riviera dei parchi.

E allora Luglio che scorre pigro rivela il suo animo generoso.
Perché basta non perdere la speranza, che piccoli miracoli possono avvenire ogni giorno.
E c’è ancora estate…

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40+1

Negli ultimi 7-8 anni ho avuto compleanni pessimi.
Compleanni con l’unico faro… mio figlio.
Compleanni con persone finte o malate al fianco, che dicevano di amare senza essere capaci di farlo, mentre quelle vere erano sullo sfondo, un pò più lontano, a cercare di sostenermi da quella posizione.

Avrei voluto che specie il 40simo fosse un nuovo inizio…ma un omino narcisista e meschino lo ha impedito.
Allora quest’anno mi è venuto in mente l’ultimo anno bisestile.
L’anno del 365+1…chissenefrega! Come ha scritto Elena Orlandi.
Anche quest’anno è bisestile…ed è anche l’anno del mio 40+1.
Così mi sono detta: ripartiamo dal 40+1…chissenefrega!

Ripartiamo dalle persone vicine: per esempio, dopo 10 anni in Azienda, festeggiamo con i colleghi!
Ripartiamo dalle persone vere: quelle, per esempio, che non si sentono da tempo, che leggono sul Social di una visita, e grazie al potere della Rete scrivono, come se non avessero mai smesso, per sapere se va tutto bene; o quelle, ad esempio,  che scrivono veramente ogni giorno, da quasi un anno, convinte come sono che “nonostante tutto” riusciranno a rubare un sorriso…ed hanno ragione.
Ripartiamo dai punti luce: dalla stella polare (mio figlio), innanzitutto, seguita dal “cielo stellato sopra di me” (Kant insegna)
Ripartiamo dalla Filosofia, ora che si avvicina la specializzazione in Psicologia: e capire di essere sempre, orgogliosamente, un filosofo specializzato in psicologia, mai il contrario…un pò come Fromm.
Ripartiamo dai colori e non dal bianco e nero, dalla musica randomica della radio, da quelle canzoni che non fanno più male ad ascoltarle ma fanno sorridere… e da quelle che si sanno suonare per impararne di nuove.
Dal canto a squarciagola e dai respiri profondi nelle correnti ascensionali della collina sospesa tra il canto dei merli e quello ciclico delle rondini, tra il silenzio del vento ed il suo arpeggio tra le fronde del platano antico, tra il verde dei monti e il blu cobalto del golfo.

Ripartiamo da quel +1 …per ricordare che ogni punto d’arrivo è sempre un nuovo punto di partenza, mai viceversa, e che il viaggio è lo scopo, non la meta, con tutti i sogni che raccogli per strada come tappe, e che non lasci indietro senza doppiarli.
Quest’ ultimo anno mi ha insegnato che ogni giorno può essere un nuovo inizio…ed è con questo spirito che ho deciso di vivere da questo +1, auspicando innanzitutto la salute per me e chi amo. Poi tutto il resto “ci si fa”… Perché se si resta a piedi, si potrà sempre fare l’autostop per continuare il viaggio, no? E perché finché ci sono le gambe, si può sempre andare  🙂

Creatore di collage di foto_emGDDA

Pensieri sparsi

Pensieri sparsi.

E’ notte di primavera.
Forte, lo scirocco urla alle finestre.
Cuffia a basso volume: un pianoforte
che nella mia testa
danza con il vento
e con il respiro regolare del mio bimbo.
Sorride, mentre dorme: saranno bei sogni.
Momenti in cui il mondo
comincia e finisce in una melodia
nella certezza
che Tutto dura il tempo di un accordo
in bemolle:
l’imperativo
è non perdersi una nota.

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Filosofia da seienni#2

Non chiederti di cosa ha bisogno il mondo
Chiediti che cosa ti rende felice e poi fallo
Il mondo ha solo bisogno di persone felici.
(dal film “Il piccolo Principe”)

Due giorni fa, nel giorno della Memoria, mi figlio e’ andato con la classe a vedere “Il piccolo principe” al cinema.
Conosce la favola del Piccolo Principe da quando aveva quattro anni.
Quando era tornato, entusiasta per questa particolare versione, mi ha raccontato tutta la trama.
Ieri sera, pero’, prima di andare a letto, ha tirato fuori una frase del film.
O, meglio, l’ho dedotto, che era del film…poi l’ho trovata su internet quasi letteralmente.
Come sempre, lui prende quello che vede, sente e tocca nel mondo e ne fa una particolare declinazione nella sua esistenza.
Così, ieri sera, mentre parlavamo degli amichetti che non vede più e che gli mancano, e del fatto che dovessi rassicurarlo che non ci sarà pericolo che non li riconosca quando si rivedranno (per esempio di recente ha rivisto un amichetto che non vedeva da più di un anno, e non è che non si sono riconosciuti) lui mi ha spiazzato sospirando, all’improvviso:

” Infatti il problema, mamma, non è diventare grandi. Il problema è dimenticare”.

Ho guardato mio figlio.
Mi sono seduta di fronte a lui, l’ho guardato negli occhi e gli ho detto “Pochi se ne ricordano…ma se vuoi ricorderai. Per esempio, mamma non ha mai dimenticato. Ce la puoi fare anche tu”, e gli ho sorriso, col suo viso tra le mie mani.
“Hai ragione mamma!” ha sorriso lui.
“Ma come faccio?” Insiste poi.
“Come stai facendo, KIM…non preoccuparti…continua così…”
“Ho capito, mamma: per non dimenticare mi devo dire che devo ricordare…”
” Una cosa del genere amore. E ora che ce lo siamo ricordati, andiamo a letto.”
Ha sistemato dietro di lui ben bene i suoi peluches preferiti (un ariete, un leone, un gufo) e contento delle considerazioni si è tuffato sotto le coperte.

Lo so.
Lui non dimenticherà.

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Il piccolo principe e la sua volpe.