Di scioperi, di donne e grandi amori. Di Marzo

Va-come va, va-come va ,come va
Va bene anche se male
Va-come va, va-come va , come va
Il trucco è farla andare
Bevo il bicchiere mezzo pieno finché mi ubriaco
E poi svanisco in un sorriso… come fa il mago[…]

Ringrazio mia madre per le sue parole sante
Figlio mio, la vita è dura, lo confesso
Proverà a metterti in ginocchio troppo spesso
Tu sorridi lo stesso
Magari domani ci svegliamo
Tutti e due sotto a un cipresso

(Mudimbi)

Ci sono cose, che , lo sappiamo, non si possono comprare. Per esempio la salute.
O il tempo.
Per il bene di entrambe, oggi non sono andata a lavoro. Ho “scioperato”.
Avevo tante incombenze da poter fare solo di mattina…e, sinceramente, la morte dello sfortunato capitano trentunenne della Fiorentina, addormentatosi tranquillo, la sera, pensando alla sua bimba e pronto per una nuova grande partita, ignaro che non avrebbe più aperto gli occhi… Beh, come talvolta accade, mi fa fermare e pensare…cosa che nei vortici assorbenti della quotidianità facciamo veramente poco.
E c’era tanto sole…quel sole di Marzo, con quegli azzurri sul golfo accecanti di luce, così belli perché durano poco, rincorsi come sono dalle nuvole che regalano acquazzoni intermittenti…
Quando non vado a lavoro vado a prendere il bimbo a scuola. La gioia che ha, per il semplice fatto che all’uscita ritrova la sua mamma invece che il pulmino… anche quella non ha prezzo.
Mi sarebbe piaciuto poter prendere un caffè su uno chalet sul mare questa mattina. Preferibilmente in compagnia.
Ma…ahimè, essendo “una e trina”, ho dovuto fare altro. Mio figlio è stato il mio chalet pomeridiano in collina. Molto opportunamente, lui che vede forme di cuori ovunque, ha pensato bene, come spesso fa, di trovarmi due ciottoli e dire: “ecco i nostri cuori”.
Eh già.
Il mio grande amore.
Il pomeriggio, diventato nuvolo, ha scoraggiato passeggiate.
Così siamo rimasti ad oziare sul divano, fuori i merli a cantare, mentre scorreva via un altro giorno di fine inverno.
Mio figlio non vede l’ora sia primavera.
Per me oggi un poco lo è stato già.

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Come ogni anno, da dieci anni

Silenzio prima di nascere, silenzio dopo la morte, la vita è puro rumore tra due insondabili silenzi.
(Isabel Allende)

Come ogni anno… un bacio leggero leggero come i fiocchi di neve a quel bimbo nato con le ali e volato via in silenzio dopo appena trentotto settimane … con la mamma che immaginava il suo sorriso ma che lo ha visto solo nei suoi sogni.
Oggi avresti dieci anni.
Il tempo di tornare al cielo e subito sei diventato l’angelo custode di mio figlio.
Ecco perché sei sempre qui, in un angolo del cuore.

San Valentino e dintorni

Ieri era carnevale. E mio zio ha fatto il più brutto scherzo che qualcuno possa fare: se ne è andato, all’improvviso.

Così il mio san Valentino è cominciato in ferie con una esequie. Ripensamdo a tutto il passato, a ciò che è irrimediabilmente andato. Ed è proseguito con una pioggia incessante…con me senza ombrello, dall’altra parte della città rispetto a dove era l’auto.

Traffico e pioggia, e sono corsa a prendere il mio grande amore a scuola. Ed eccolo là, con gli occhi umidi sotto la pioggia, perché non mi ha visto all’uscita. Non ero io in ritardo, sono quelli che normalmente vanno via col pulmino che erano usciti prima per evitare l’intasamento con le auto.

Ho dovuto abbracciare mio figlio sotto l’ombrello che si affrettava a dire “io lo sapevo che venivi: non mi deludi mai. Ma è stato brutto non vederti mentre scendevo le scale”. Lui che mi chiede di andarlo a prendere, come fanno gli altri genitori, appena non vado a lavoro. Ed io lo faccio sempre.

Ma oggi è andato tutto grigio.

Volevo portarlo al cinema, e poi sulle giostre: ma c’era pioggia, vento e freddo.

Così il nostro san Valentino è andato così. Sul divano con copertina a guardarci i cartoni, mentre il grido del vento ci ricordava che l’inverno ancora deve finire.

E poi, ecco, mi dice:”Devo farti un regalo…ma non ho soldini. Io ti amo, oggi è san Valentino, perciò ti faccio un disegno con tutto il mio amore”

Ed eccoci qua, in un disegno che è il contrario di oggi. Un grande sole ed io con gli occhi neri perché gli occhiali non possono mancare…

…È stato bello avere gli auguri di qualcuno che mi ha detto”San Valentino è la festa di chi si ama, quindi auguri”.

Dopotutto, e nonostante tutto, il cielo è blu sopra le nuvole. È importante ricordarselo spesso, considerato che non sappiamo quanto è il tempo a nostra disposizione.

…Quasi imperfetta

L’empatia, così importante perché un adulto possa comprendere un bambino, comporta che si consideri l’altro nostro pari; non per ciò che riguarda il sapere, l’intelligenza o l’esperienza e men che meno la maturità, bensì rispetto ai sentimenti e alle emozioni che ci muovono tutti, adulti e bambini.
Bruno Bettelheim, Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli Editore, Milano, 1987

Fai da madre e da padre.
Fai notti intere sveglie quando non sta bene, e quando lui si preoccupa che non dormi tu gli dici che non hai sonno.
Mantieni viva la magia in ogni cosa, anche in quelle cose che non credi più.
Ti inventi sorprese ogni giorno, per non fargli sentire il vuoto di chi non vuole esserci, e di chi non c’è mai stato.
Ti smazzi (come un mazzo di carte, in due) per essere in un luogo e poi in un altro il più velocemente possibile, fai le corse, il traffico, corri a piedi, speri di non perdere il treno, perché se lo perdi devi inventarti come fare.
Vorresti finire di studiare per un futuro migliore, ma la sera, dopo dodici ore fuori casa, crolli come un temporale in agosto: inquieta e veloce.
Se ti ammali pazienza, come fare non sai.
Se si ammala lui è lo stesso, con la differenza che vorresti essere malata tu per non vederlo così.
Non piangi, qualsiasi cosa succeda, perché se piangi tuo figlio, turbato, ti chiede di non farlo sennò gli viene da piangere anche a lui.
Rispondi a domande inrispondibili, e quasi sempre lo fai facendo rispondere a lui.
L’ultima, millenaria, sul perché il tempo a volte va lento e a volte no… E vai a spiegargli Agostino da Ippona e che l’uomo, come dice Gorgia, è misura di tutte le cose.

Ma c’è una domanda cui, anche se rispondi, non ti suona bene. Anzi, ti fa male rispondere.

“Mamma, perché non vieni a prendermi più spesso a scuola?”

E’ curioso, non me lo ha mai chiesto più piccolo. In psicologia si dice che in genere un bambino fa domande “emotive” quando è pronto a “sopportare” le risposte. 
Lui lo sa, che per andare a lavoro prendo il treno.
Sa che quando non ci vado a prenderlo io perché so quando lo rende felice, non andando così con il pulmino al doposcuola, dove mangia e lo in-trattengono finché non torno da lavoro.
Non sa che ho dovuto scegliere il part-time, con tutte le ripercussioni economiche, proprio per cercare di esserci di più.
Sempre io.
Solo io.
Non comprende che per i suoi disturbi di sonno ogni giorno ritardo di un’ora e sono tutti addebiti sullo stipendio.
Tutto questo, ovviamente, gli viene spiegato fino ad un certo punto.

E ti suona come un rimprovero, la sua richiesta, anche se sai che non lo è. E forse fa più male.
Gli ricordi che quando non va a lavoro corri sempre a prenderlo. Lui ti chiede di promettergli che andrai più spesso, perché sa che tu le promesse le mantieni.
Ma non puoi prometterglielo. Non gli prometti mai cose che non puoi mantenere.
Lui lo sa… ma non puoi evitare l’ombra nei suoi occhi.

Basta poco per sentirsi incapaci.

Allora gli ricordi che ogni volta che puoi, però, ci andrai. Gli proponi di giocare (drammatizzare il suo videogame preferito), così per spostare il suo sguardo su quello che insieme si può fare, sempre.

E ride.
E ti senti meno incapace, solamente imperfetta.

 

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Domenica con un ottenne(e mezzo)

Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere

Francois Rabelais

***Two moments of life***

In braccio, faccia a faccia, seduti sul divano.

Bimbo guarda mamma.
“Mamma…mi viene quasi da piangere”

“E perché, amore?”

“Perché sei troppo bella!”

**Mamma lo guarda, lo stringe e non riesce a capire da dove le tira fuori.**

***

“Mamma, ma Gesù ha un limite di preghiere?”

“In che senso, amore?”

“Nel senso che, se uno prega troppo, Gesù non le ascolta più?”

“Amore…pregare non è mai abbastanza…non ti preoccupare…”

“Ma è più potente Gesù o Dio?”

“Amore, Gesu’ per i cristiani è figlio di Dio, quindi sono potenti uguali…ricordi la trinità? Padre, Figlio e Spirito Santo… sono tre…”

“Ah…meglio tre che uno!”

Vi assiciro che non parliamo mai di religioni, a meno che non lo chieda lui.

Preferisco coltivare la spiritualità…ma lui fa domande sempre troppo teologiche 😅

Published in: on 28 gennaio 2018 at 7:23 PM  Lascia un commento  
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15 anni

Ho preferito la malinconia che sperasse, che avesse delle aspirazioni, che cercasse qualcosa, ad una disperazione cupa e stagnante. (Vincent Van Gogh)

Come sai, mamma, anche stanotte ti ho sognato.
In verità ti sogno spesso.
Negli ultimi mesi anche di più.

Sarà che più la vita si fa difficile e più avresti bisogno della mamma. In questi giorni il cielo è freddo e azzurro, proprio quando decidesti di arrenderti.

Ci leggerai una nota di colpa.
Penso che un figlio -almeno fino ad una certa età- non possa ammettere che un genitore ti faccia capire che non ne può più di soffrire e preferisca che la vita (o meglio, la morte) faccia il suo corso. Il fatto è che veramente eri stanca….combattere dieci anni contro una malattia.

E nel frattempo ne sono passati 15. Ma ricordo ogni parola che mi dicesti le ultime ore. E quando credo di non farcela, quando mi sento soffocare, allora penso a mio figlio e alle parole che mi dicesti tu, quando nemmeno immaginavi che avresti mandato dal cielo quel nipote che tanto desideravi.

C’è tanto sole oggi, con quelle paffute bianche navicelle giù, sul mare, che si rincorrono con i gabbiani. So che mi sorridi sempre, da ogni angolo di quest’orizzonte, un abbraccio di colori… e che vieni nei sogni per accorciare lo spazio che ci separa.

Tanto basta per potermi chiudere nel cappotto fino alle guance, col naso all’insù invece che ad occhi bassi, ed affrontare oggi come un giorno qualsiasi.

Ecco una farfalla: in gennaio non puoi che essere tu! ♡

Published in: on 26 gennaio 2018 at 10:05 AM  Lascia un commento  

Pausa 626

…Mi hanno tolto la macchinetta per il thè al piano.

Così, l’unico modo per poterne prendere uno è farsi 14 piani in su, se non vuoi andare al bar.
Ci vado in pausa 626.
15 minuti.

Vado lì invece cha al bar perché c’è una saletta a vetri che ti dà un assaggio della Bellezza. In quello spicchio di città (e di mare) che si vede ho contato almeno 16 cupole di chiese. Alcune, tra le più antiche di Napoli. Sotto una di quelle una leggenda dice fosse sepolta la sirena Partenope.

Ci sono andata l’altro giorno in quella della sirena, tornando dopo tanti anni nelle strade in cui ho cominciato l’università. E’ stato strano, andarci con mio figlio per la mano.

Suggestivo, anche.

Mio figlio che si guardava intorno e chiedeva quando avrebbe visto i quadri di Van Gogh.

La chiesa magnifica, riaperta sei anni fa quando per troppi è stata chiusa. Van Gogh ovunque, in una suggestiva mostra immersiva.

Mio figlio incantato dalla grandezza dell’architettura e della pittura.

La cosa più bella, il viaggio in realtà virtuale col visore. Un viaggio ad Arles insieme a Van Gogh, dove la bellezza è diventata opera d’arte.

Qualcosa di indicibile.

Penso a questo e ad altro, mentre assaporo il thè col naso al vetro.

Sole ovunque, gabbiani alti nel cielo.

I grandi vetri lasciano fuori il chiacchiericcio del mondo…e quello delle sale.

Un silenzio magico. Ti fa dimenticare le difficoltà del bimbo, le tue, le corse, i tornelli che non ti leggono il badge, la prenotazione dell’ascensore e la corsa per non perderla, i colleghi che invece bloccano l’ascensore quando sarebbe vietato e ti fanno fare ancora più tardi perché tu hai la timbratura da postazione ma loro no, il thin client che non si connette e la timbratura addirittura va a farsi benedire.

13 minuti di pace.

Fuori e dentro.

Che bello.

Arrivo in postazione: 02:02.

Questo doppio 2 mi perseguita ultimamente.

Qualcuno dice che sono messaggi angelici.

Forse è così, visto il momento di grazia vissuto.

Benedizione di un thè sul tetto di Napoli.

Once upon the 2017

Non amare, né odiare la tua vita: ma il tempo che vivi, Vivilo bene, lascia al cielo decidere quanto sia breve o lungo.”(J. Milton)

…Chissà perché, le ore del giorno di San Silvestro capitombolano sempre veloci. Sembrano gli ultimi granelli di una clessidra che, ormai radi, sembrano precipitare più velocemente nell’abisso

Ti aspetti sempre che sia un anno migliore. Un anno che è cominciato con pensieri bui ed è terminato con una certa dose di incazzatura verso la vita, proveniente da demotivazione e stanchezza cresciute nei mesi.

Ma, si sa, l’anno nuovo è sempre foriero di speranza. Per questo, speriamo.

Speriamo una nuova partenza. Con l’entusiasmo del viaggio, più che per la meta. E con la salute per le scarpinate necessarie 🙂

Auguri a tutti voi che condividete un pezzo di viaggio con me ❤

Frammenti di vite

Dialogare significa un’accoglienza cordiale e non una condanna preventiva. Per dialogare bisogna sapere abbassare le difese, aprire le porte di casa e offrire calore umano.
(Papa Francesco)

Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in se stesso.
(Wen Tzu)

Mi piace parlare con la gente a telefono. In quei pochi minuti di telefonata, molto spesso si incrociano frammenti di vite.
Sorrisi.
Battute.
Rabbia o pazienza.
Bambini che ridono in sottofondo.
Gratudine.
Cose che fanno ridere come stufe che comunicano via App.
Ma anche cose molto dolorose, come una madre alla quale una comunicazione sulla numerazione del figlio, perso quarantenne, riaccende un dolore che in fondo non può mai sopire e che necessita di condivisione e di accoglimento….anche con un’estranea come me.
“Soprattutto con un estraneo, quando sei impegnata a far vedere a tutti che sei forte e che stai andando avanti dopo tanti anni”…
…Incroci di frammenti di vite, che ti lasciano sempre qualcosa.

Published in: on 18 novembre 2017 at 2:36 PM  Lascia un commento  
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Fortune doppie

La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.

(A. Einstein)

Essere madre è già una fortuna. Alcune persone però lo sono un po’ di più.

Quelle che hanno un bambino speciale, per esempio.

L’ atipicita’ è sempre una sfida: genio o follia, il difficile è adattarsi ad una società che parla tanto di inclusione ma alla fine non sa gestire nemmeno il divergente. Quindi ti fa sentire sempre diverso, se va bene. Quasi sempre, sei anche “ai margini”.

Attualmente mio figlio è inquadrato con un po’ di etichette, per cercare di rendere la sua neuro-atipicita’ da filosofo in erba il più possibile adattabile.

La verità è che finché non ci si metterà a guardare le cose sottosopra, da tutta altra prospettiva scoprendo nuovi modi e nuovi mondi, con i pensieri sempre in movimento… ed i piedi che non possono fare a meno di seguirli; finche’ non ci si immedesimera’ in una iper-sensibilita’ che ti acceca gli occhi ad ogni cambio di luce o suono repentino, che ti innervosisce ad ogni variazione non prevista dalla routine… non si comprenderà che cosa significhi per un bambino con tutto questo -a cui si deve aggiungere le fatiche di un genitore solo e la consapevolezza di una famiglia atipica- essere sereno… felice… o, perlomeno -e soprattutto- sentirsi normale.

Per questo, a dire il vero, la conquista più grande degli ultimi due mesi non è tanto il complesso delle valutazioni scolastiche più che soddisfacenti che ho potuto verificare dalla tecnologica app del registro on line. Più che altro, e’ importante quello che significano.

Rappresentano un bambino che dice con una dolcezza fuori dal comune, indicando l’orario scolastico, “in queste ore qui la maestra Ausilia mi aiuta” e con pari fermezza “ma non voglio fare compiti diversi dagli altri”, con la chiara consapevolezza di essere un bimbo “speciale”.

Rappresentano un bimbo che ora non mi dice più “mamma, ma devo andare per forza a scuola?” come mi ha detto ormai con l’autostima sottoterra a fine prima elementare. Un bimbo che ora va sereno a scuola.

Un bimbo su cui ora è più facile lavorare sulle rigidità, sugli schemi. Questo grazie a due cose. Grazie all’amore e alla musica. Perché come dice Sebastiano, un altro che lo ama oltre ad essere il suo musicoterapeuta, “dove finiscono le parole, inizia la musica”. Che apre porte che nessuna altra “terapia” può aprire.

Tra i tanti schemi su cui è possibile lavorare, il voto più alto va alla sua prima costuzione lego senza istruzioni. È un appassionato di mattoncini fin da piccolo…e fin da piccolo non c’era verso di costruire nulla senza guida. Se non c’erano, ma erano indicate sulla scatola, andava a cercarle da solo su YouTube.

Pazzesco.

Ed ecco, dopo tanti tentativi di convincerlo ad applicare la sua straordinaria immaginazione che usa per inventare storie sui suoi personaggi preferiti ai Lego… eccolo in un primo tentativo.

Una cosa, ovviamente, stranissima, a cui ha dato un nome così strano che non lo ricordo, ma ha spiegato da dove è venuta l’idea: ha pensato alle varie costruzioni possibili con le guide e ha pensato di crearne una che le rappresentasse tutte.

Gli ho detto che era così bella che gli facevo una foto.

Immagino che la madre di Kandiskij abbia detto lo stesso dei quadri del figlio… Prossimo passo, una scatola di mattoncini classic, senza guida…per poter inventare e basta.

Per poter fare dell’atipicita’ il trionfo della divergenza…che forse non rende adattabili, ma più accettabili.

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