Riflessioni di mezza estate di un ottenne neuro-a-tipico

Chiedo ad un bambino “normale”: “Come sai che questo è un uccello?” Il bambino mi guarda con un’aria come per dire che si tratta di una domanda veramente stupida e risponde: “Perché vola, ovviamente”.
Faccio a Thomas la stessa domanda:”Come sai che questo è un uccello?” Thomas -con la massima serietà: sottolineo questo aspetto, perché molte persone che non hanno familiarità con l’autismo pensano che gli piaccia scherzare – mi risponde: “Prima di tutto guardo se è un essere umano o un animale. Quando so che è un animale, guardo se ha quattro o due zampe. Se ne ha due, allora è un uccello”
(H. De Clercq)

Io leggo libri sulla neurodiversita’, mio figlio mi insegna.

Il bimbo considerato “ingestibile” a scuola, nonostante la mia allergia ai compiti, per due estati ha finito i libri delle vacanze a metà agosto. Questione di giochi e di musica di sottofondo, con una cantata ed una ballata tra una pagina e l’altra. Ora andrà in terza, con i prodromi -tanto per non farci mancare nulla- di un disturbo dell’apprendimento. E tuttavia la sua capacità percettiva e organizzativa compensatoria -unita alla creativita – è impressionante.

Ho pulito il frigorifero. Viene in cucina, e mentre beve butta un occhio alle calamite sul frigo (circa una settantina) e esclama, serafico”non erano così”. Ed io:”cosa?” E lui:”Le calamite”. E le risistema. Come cavolo faccia a ricordare l’ordine, io non lo so. D’altronde se lo aiuti leggendo i versi due a due, impara le poesie in due giri. Ma non riesce ad imparare le tabelline. Nonostante sia bravo con i numeri. Sarà che inverte le cose. O meglio, penso le codifichi male. Con le lettere riesce a compensare “immaginando” le parole, visto il suo vocabolario forbito. Ma con i numeri è dura. E va in panico.

L’altra sera ad un certo punto, mentre guardiamo la TV, mi dice: “Non pensi sia strano, mamma? Abbiamo un’apertura del nostro corpo, un’apertura che dà all’interno, che introduce nutrimento all’interno e che fa uscire i nostri pensieri e i nostri sentimenti”. Stavo per rispondere che non abbiamo una apertura sola, ma vista la peculiarità della sua analisi ho preferito approfondire. “Perché è strano amore?” “Perché mette in contatto dentro e fuori, come due mondi”.

E che gli rispondi? Lui che sa che il mare è immenso ma non infinito, perché infinito è ” l’Universo, i numeri e l’Amore” , dice lui, e che chissà quanti mondi ci sono…

…Avere a che fare con un bambino è un’immensa ricchezza. Avere a che fare con un bambino che vede il mondo da una prospettiva un po’ diversa dagli altri, un’immensa fortuna. Ti insegna a guardare con i suoi occhi e a pensare a più dimensioni.

Anche alle dimensioni che non vedi.

Se solo non fosse per lui così difficile farsi degli amici… il difficile di pensare diverso è che per gli altri lo sei, diverso.

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29 luglio 2017

Alcuni dicono che la felicità bisogna cercarla lontano; altri dicono che dimora vicino, nella casa; ma la felicità perfetta è nella culla di un bimbo.
(Proverbio cinese)

​…Nessuno può prepararti veramente alla rivoluzione che porta un bambino nella tua vita. È come la creazione: prima il nulla, poi il Big Bang.

Fiat lux. 

E luce fu. 

Negli occhi di un bambino. 

Dopo, nulla è come prima.

E non c’è un settimo giorno, dove ci si può riposare…eppure ogni giorno è domenica. Perché il filtro è quello sguardo curioso e arcobaleno sul mondo. 

Dove tutto è possibile.

Dove anche una casa vecchia e in disordine è una grande avventura, quel labirinto o quella “villa villana” infestata di spettri curiosi.

E anche quando ti senti Noè sull’arca, dove non sai proprio se stai facendo giusto…quello sguardo è come la colomba con l’ulivo tra il becco: fai pace con Dio e con il mondo. 

E ti senti benedetto.

Rinasco ad ogni tuo compleanno, e grazie a te non mi pento degli errori.

Perché l’Amore porta sempre frutto. Perché il tuo amore è la mia casa.

Ricordi d’estate

Passi echeggiano nella memoria, lungo il corridoio che mai prendemmo, verso la porta che mai aprimmo. (T.S. Eliot)

Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni.(J. Irons)

…In questa sera un po’ “down”, dove l’eco della valle rimanda un piano bar estivo, dove ci sarebbe bisogno di un’ uscita di sicurezza da questa vita troppo “storta” – così, giusto per una boccata d’aria di un minuto- mi viene in mente che domani è luglio. Prima del 2008, era per me un mese di dolci malinconie…

Luglio/col bene che ti voglio/vedrai non finirà…

…Poi ha significato tante cose insieme. La rabbia per chi se ne va volontariamente da te dicendo di amarti…più in avanti, invece la nascita di quel figlio che doveva nascere in Agosto…ma evidentemente con me ne ha condiviso l’odio, ed è nato prima.

Un Agosto cercai di addolcire la rabbia di un Luglio doloroso e partii per la Spagna in un tour meraviglioso. Partii con una persona speciale, probabilmente una delle poche persone al mondo che mi abbia amato veramente, seppur a suo modo, come a mio modo l’ho amato io. Il mio migliore amico, anche. Una persona con cui, forse, se non avessi ascoltato la “voce di sirena” di un falso bugiardo (difficile perché ci lavoravo insieme….non avevo le chances di Ulisse di tapparmi le orecchie) sarei riuscita a recuperare un rapporto difficile. Ma come dice saggiamente lui, “Se la ma nonna avea le rote, era un carretto”…

Stasera mi viene in mente come abbia vissuto quel viaggio tra sogno e realtà, come non fossi molto realmente lì. Dormendo in castelli, vedendo posti fuori dal tempo…incantati. Vedendo in volo quella cicogna che uno spagnolo mi disse presagio di un figlio.

E ricordo come non fossi felice.

Come fossi stupidamente infelice. Pensando ad un falso bugiardo. E invece avevo quasi tutto. L’unica mancanza allora è l’unica mia gioia oggi.

Ecco perché mi piacerebbe avere “quei soldi da buttare”, come allora, per andare a fare lo stesso tour. Con l’unica mia gioia oggi. Che sarebbe felice: adora viaggiare. Sarebbe una grande avventura per lui.

Per ora, però, mi tocca solo sognarlo. Allora sorridevo in braccio a Don Quichote, ad Alcala’, fuori la casa di Cervantes.

Non immaginavo che per i successivi nove anni avrei dovuto lottare contro i mulini a vento…

…Questione di contrappasso… eh già.

Magari tra poco vado con Astolfo sulla Luna…chi può dirlo…

Epifanie del Dio nascosto

Dio dovunque nascosto e dovunque palese. Colui che a nessuno è permesso di conoscere così com’è e che a nessuno è concesso d’ignorare. (Agostino da Ippona)

​Questa sera mi è stato fatto un regalo.

Mi è arrivato un messaggio privato in cui mi è stato scritto:

“…anche se non ci conosciamo di persona ho una grande stima per te che riesci sempre ad emozionarmi. Grazie per quello che scrivi e complimenti per COME lo scrivi. Vorrei solo dirti che la benedizione di cui parli si sente anche da qui, sei una donna benedetta. Grazie”

Quando nella vita, in momenti difficili come quello che sto vivendo, mi arriva un messaggio del genere (a volte mi e’ arrivato un gesto, a volte una parola, a volte un sorriso) io so che è il modo che quel “Dio nascosto” usa per potermi dire “ci sono, ti seguo, non ti stancare di strappar spine, di seminare all’acqua e al vento…fidati. Non mollare”.

Questo messaggio mi ha fatto pensare anche a Lucia e Pietro, che non taggo questa volta, i quali gratuitamente e solo per genuino amore verso il prossimo, donano senza ricevere nulla in cambio se non la mia assoluta, incondizionata e profonda riconoscenza ed affetto.

Grazie infinite a loro…e alla persona del messaggio, che mi ha ricordato quel “messaggio di tenerezza” dell’anonimo brasiliano, questa sera.

Nei momenti difficili, non potendo la Grazia divina portarmi in braccio, mi manda persone che mi tengono per mano.

Cose che ho imparato in 42 anni (ma a portare i tacchi no)

​Cose che ho imparato in 42 anni:

1) che ogni giorno è un dono;

2) che Michelangelo ha fatto una faticaccia a modellare il marmo per quei capolavori (me ne sono accorta quando, scalpellino e martello alla mano, ho dovuto rimodellare il marmo sulla finestra) e secondo me era un dio;

3) che nell’era 2.0, 3.0 etc. basta un tutorial su Utube e puoi da sola stuccare pareti e legno, dipingere pareti e legno…peccato  che poi sempre a te tocca pulire il pavimento…

4) che da’ più soddisfazione una porta pitturata o un pavimento lucidato da te che un 30 e lode;

5) che troppo spesso la gente preferisce la ruffianeria alla genuinità, forse per l’incapacità di mettersi in discussione o di costruire legami reali;

6) che un conto è tirare avanti ed un conto è non arrendersi. Perché ci sono momenti che proprio non sai come andare avanti.Ma non ti arrendi.

7) che no, non li riuscirò mai a portare i tacchi. Il massimo è 5 cm e a blocco,  belli larghi. Forse perché sono sempre di corsa. Forse perché mi piace poter saltare gli ostacoli, non farmi fermare da una storta. E mi piace camminare per chilometri a piedi.Forse perché mi piace guidare l’auto, e il traffico non mi stressa.Forse perché con unghie lunghe e tacchi alti non si può suonare la chitarra e poter ballicchiare sulle scarpe camminando con la cuffia nelle orecchie. 

Forse perché non posso improvvisare una partita di calcio con un sasso con mio figlio…

…Mio figlio che è la lezione più importante di questa vita. Innanzitutto d’Amore. Poi di tante altre cose. Per esempio per la lotta per l’inclusione.

?) tante cose ancora da imparare…

Il destino di un’illusione

Non siamo mai così indifesi verso la sofferenza,
come nel momento in cui amiamo.

L’amore è il passo più vicino alla psicosi.

Sigmund Freud

Una settimana di passione, la mia.
Fai il pittore, il falegname, la donna delle pulizie, l’arredatore di interni.
Oggi, che è Pasqua, butta le cose e conserva, imballando, quelle che magari potranno servire un giorno… ma che ora stanno in mezzo per niente.

Pulisci, pulisci, e trovi un piccolo bouquet nascosto, lasciato ad essiccare.
Da romanticona quale sono, adoro i fiori.
In verità, anche le piante, visto che considero come regalo più bello che abbia mai ricevuto (mio figlio a parte)  una pianta di gelsomino del madacascar recapitatami dal fiorista da parte di un mio carissimo amico il giorno del mio quarantesimo compleanno, che cresce rigogliosa.
Aveste visto la mia faccia, quel giorno, quando arrivo’ la consegna davanti alla porta nelle prime ore del mattino, io che dormivo ancora… No, non era del mio ex partner che era impegnato a cornificarmi da mesi, ovviamente facendo attenzione a non farsi scoprire e approfittando dei miei problemi familiari e lavorativi.
Era di questo mio amico, che mi fa pure da commercialista a gratis … quel giorno sono arrivata ad invidiare (sentimento che mai mi appartiene) la moglie.

Mancano dieci giorni al mio quarantaduesimo compleanno, e… tornando a quel piccolo bouquet essiccato che è la ragione di questo post, bouquet con una rosa sola, che per me valeva quanto un intero giardino in fiore… esso mi fu regalato al mio compleanno di cinque anni fa.
Un brevissimo momento in cui una persona forse incapace di amare veramente -o forse semplicemente immensamente egoista – divenne l’illusione di un destino finalmente felice, dopo cinque anni precedenti trascorsi in perenne via crucis.

Il destino di quell’illusione oggi mi pare rappresentato egregiamente nei colori sbiaditi, quasi tetri, di foglie e bocciolo.
Se solo lo avessi capito allora, non avrei sprecato anni di lacrime.
Una mia carissima amica qualche tempo fa ha visto le mie foto prima e dopo l’incontro di questa persona e mi ha detto che questa anima maledetta mi aveva rubato il sorriso… che da quando ho conosciuto lui il mio sorriso ha perso luce… per questo, solo per questo, sicuramente non poteva avermi amato nemmeno per un giorno… mi disse che sicuramente aveva sempre mentito.
Ora so che ha ragione.

Quindi ecco: io che speravo di conservare un ricordo prezioso come un anello mai ricevuto in dono, oggi ho aperto la pattumiera.

Ecco la fine che fanno le illusioni.
Sognate in grande, ma non illudetevi mai.
Felice rinascita a tutti.

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Cara mamma…

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto,
sento i tuoi passi esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
Fernando Pessoa

Cara mamma,
sono già passati 14 lunghi anni…ma certi giorni sembra ieri.
Non che morivi, ma che vivevi.
Così a volte ti scrivo sull’etere, invece che nella mia mente, perché spero forse che le “onde” possano bucare questa dimensione e divenire una foglia dorata, lieve tra le tue mani di luce, come un regalo…sai…a volte non basta il pensiero…
…Ultimamente ti sogno spesso…sarà per il momento molto molto difficile.
Penso che se ci fossi stata tu di problemi ne avremmo avuti la metà… specie KIM.
Ma le cose stanno così. Tu sei oltre l’orizzonte, e noi siamo qui.

Come ti ho detto, sembra ieri. Ma il tempo, curiosamente, conserva quasi tutto, nei sensi…eppure la tua voce, così squillante che certe volte era così forte che quando chiamava sembrava un soprano nel suo acuto migliore, quella, col tempo, si affievolisce nei ricordi. 
Le parole, quelle non le scordo: specie le ultime.
Ma il suono della tua voce…beh, forse dovresti trovare il modo di farmi una telefonata…uno streaming via skype…un fonogramma via seduta spiritica, che so…
…scherzo, dai.

Così in questi giorni mi è girata una cosa per la testa.
Il difficile è stato trovare un mangianastri funzionante…Alla fine, l’ho dovuto comprare in un negozio vintage. 
Ho scovato qualche cassettina. KIM era incantato dal nastro, che non aveva mai visto dal vivo: su uno di quelli c’era la sua mamma a 4 anni che cantava “Goldrake” con il suo nonno alla chitarra e al controcanto.
Ed su uno di quelli, ho sentito la parte migliore di te.
Avevi vent’anni. E cantavi. Con papà e lo zio.
Fin da piccola quando ti ascoltavo cantare su quel nastro immaginavo a cosa pensavi, così spensierata.
D’altronde, hai cantato finché potevi.

Così, vedi, ho recuperato un altro “senso” di te.
Ho riascoltato la tua voce.
Ho cantato insieme al nastro.
E ho sorriso.
Perché sono sicura che riascoltandola,stasera, hai sorriso anche tu.


PER
 ASCOLTARE LA CANZONE CLICCA QUI:  26gennaio2017

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Madre e figlio nel settimo autunno

La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro.
(Frank A. Clark)

…Questa mattina l’aria aveva un odore nuovo, di quelli che ti riportano a trent’anni indietro…quelli della terra di collina pesta di foglie colorate, umida e fresca, che ti resta dentro assieme ai mattini sempre meno luminosi, alle sgridate di mamma perché non ti alzi, alle corse al pulmino nel viale di ippocastani.
Ovviamente a mio figlio non poteva sfuggire l’odore della nuova stagione. Ne abbiamo parlato mentre andavamo a scuola, con un cielo stratificato, di azzurri e grigi, camminando mano nella mano.
Gli ho preso la cartella, me la sono messa sulle spalle con la mia borsa. Mi ha ringraziato, ma ha aggiunto che era preoccupato che tutto il peso fosse sulle mie spalle, mentre mi baciava la mano, ogni tanto: è il suo modo per farmi carezze.
Mi è venuto da pensare che è così, anche simbolicamente: tutto sulle mie spalle.
Gli ho detto sorridendo che non c’è problema, che ce la faccio, che quando sarò “vecchiarella” e non ce la farò sarà lui a portare le borse per me.
Lui mi ha dato un altro bacio sulla mano e mi ha detto che da grande si prenderà lui cura di me come io faccio con lui.

Nessun autunno è mai stato così mite.

Mentre camminiavamo, poi, mi  ha chiesto quanti anni avrà quando io sarò vecchia come il nonno.
Gli ho risposto che ne avrà quasi quanto me ora.
Mi ha poi chiesto come ho fatto io…senza la mamma.
Gli ho detto che avevo il papà…
Lui contrariato mi ha ribattuto che non è lo stesso. Che la mamma non è il papà. Che lui non saprebbe come fare…
Mi ha chiesto se mi sono sentita sola.
E’ difficile rispondere ad un bambino di sette anni riguardo una cosa del genere. Specie ad un bambino come mio figlio.

Ho baciato io la sua mano.
Gli ho detto che la mamma mi è mancata, ma non mi sono sentita sola perché sapevo che mi vuole bene ovunque ora lei sia,  e che avevo altre persone che mi volevano bene… poi è nato lui, la mamma sono diventata io, quindi sola non potevo proprio mai sentirmi.
Allora lui mi ha detto che non vuole che io muoia prima di diventare vecchia, come ha fatto mia madre.
Io gli ho risposto che ce la metterò tutta ma non dipende da noi, la vita come la morte…e che l’importante è che quando ami e sei amato non sei mai solo, anche se le persone non sono più vicino a te.
Il mio profondissimo bambino di sette anni a questo punto ha risposto che lo sa, che la vita e la morte non dipendono da noi…ma di preoccuparmi di me per fare in modo di non ammalarmi…che almeno questo lo potevo fare, per poter stare il più possibile con lui.
Tipo non farmi venire mal di schiena anche con la sua borsa.
A questo punto gli ho stretto la mano nel sole, e ho fatto una cosa che non faccio mai con lui: cambiare discorso.
“Visto che bello, il primo giorno di autunno?”
E lui mi guardava come un saggio, mentre io guardavo il cielo per non piangere.

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Ma che ne sanno

…Che ne sanno.
Che ne sanno se non l’ho scritto, se l’ho nascosto dietro ad un sorriso, quello schiaffo o quel sottile violentarti l’anima ogni giorno, perché alcune cose le riesci a dire: di altre te ne vergogni troppo…per troppo tempo.
Che ne sanno se ho cercato il lato positivo,
se ho scavato nei cuori di pietra come se fossero quei punti X sulle mappe del tesoro…con l’illusione che ci fosse qualcosa di prezioso…
Che ne sanno di briciole cercate come nelle favole alla ricerca di un posto che ti facesse sentire a casa…umiliando la tua dignità ogni giorno…
…Che ne sanno.
No, non si sa…
Non si sa  dire…
Non si riesce ancora a dire…
…non si può dire.

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Published in: on 11 agosto 2016 at 1:17 PM  Comments (1)  
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Seppellire due volte

“La tomba è un monumento posto al confine tra due mondi.”
(Jacques-Henri Bernardin De Saint-Pierre)

…per capire di cosa sto parlando dovete leggere questo eccezionale articolo di paleopatologia.it , in particolare al punto 2.2:

Doppia sepoltura: esperienza popolare della morte nella Napoli contemporanea

…Avevo saltato la ricognizione, nel 2010, in un freddo giorno di gennaio, gravido di pioggia.
Avevo un bambino di pochi mesi e cercavo di tenere a bada sconforto e depressione dovuti al fatto di dover crescere un bambino da sola.
O forse, semplicemente, non ero ancora pronta.
L’elaborazione del lutto è un processo lungo e doloroso. Ed era stato riattivato, allora, dalla perdita dell’ “amore della vita”.

Sono passati sei anni.
Tre giorni prima mi hanno comunicano la riesumazione.
Fino all’ultimo mi sono chiesta se fossi pronta a rivivere e poi a lasciare andare quel carico di immagini e di emozioni.
Quel dolore che prima e’ sordo e poi diviene sottile e sotterraneo…e che col tempo diventa caro ricordo.
Le sue istruzioni per le esequie.
La sua morte tra le mie braccia.
La veglia.
Il canto che desiderava e la sepoltura.
E i giorni a venire, tutti quelli senza mia madre, che diventano poi anche senza la nonna di mio figlio.

Mi hanno aiutato a capire che fare Lucia e Annarita.
E il ricordo delle parole di quella mamma che aveva la quinta elementare, ma così curiosa ed intelligente che mi dico che ho preso tutto da lei. Che senza avere lauree in antropologia culturale o psicologia, un giorno mi disse che doveva esserci, per suo padre, che anche se ne aveva dolore per rivederlo in quello stato “mortifero” di teschi ed ossa da raccogliere in una scatolina doveva farlo: altrimenti, nel suo cuore, non sarebbe mai riuscita a seppellirlo veramente.
E su questa frase (e sul rituale in genere, comune solo ad alcune parti di Italia ed Europa) Freud ci avrebbe scritto un trattato.

Così, in una meravigliosa giornata di maggio, con farfalle, pratoline e papaveri al vento, ho potuto rivivere tutti questi tredici anni…e lasciare andare il residuo dolore. Lasciarlo fluire nella consapevolezza che al suo posto ondeggiano come le spighe al sole l’amore e il ricordo.
E ho imparato che non bisogna avere paura delle proprie emozioni, anche quando hai il terrore che non riuscirai a gestirle…fuggire non serve, decidere di accoglierle ti arricchisce e ti trasforma in una persona migliore.

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