Genetliaco

Vivere significa nascere a ogni istante.
La morte subentra quando il processo della nascita cessa.
(Erich Fromm)

 

Mi piace molto Mark Twain quando dice che i giorni più importanti di una persona sono due: quando nasci e quando capisci perché sei nato.
Io sono nata in tarda mattinata, con comodo, in un sabato mattina di fine aprile di ben quarantatré anni fa, in una città per un giorno piena di sole invece che di vento, con un cimitero di fronte a casa mia dove riposano alcuni tra i miei poeti e scrittori preferiti. Con l’odore del mare a circondare ogni respiro, e i gabbiani in alto.
E non sono nata a Napoli, ma sono Stabiese.
Ci ho messo parecchi anni per cominciare a capire perché sono nata, io: e forse, se mi sbrigo, riuscirò a capirlo meglio prima di diventare troppo vecchia per pensarci o morirci prima 🙂
Diciamo quindi che ho cominciato: ho preso coraggio, anche il coraggio di dire che non ce la faccio, quando tutto e tutti dicono che sei forte e ce la devi fare.
Ho preso coraggio per ritirarmi, se sento che non riesco a finire una competizione.
Ho preso coraggio per dire che ci sono cose più importanti, e che la cosa più importante, oltre a mio figlio, sono io.

Per il mio compleanno vorrei dire grazie. 
Grazie innanzitutto a chi mi ha fatto e a chi continua a farmi male: perché finalmente ho imparato a mandarli a quel paese e metterli al loro posto (che è più o meno un bagno pubblico). Se non lo avessero fatto, o se avessero smesso, forse non sarei mai evoluta in questo senso.
E poi grazie invece a chi, da vicino e da lontano, mi aiuta. Al preside e alle maestre di mio figlio, che mi aiutano a formare un piccolo grande uomo. A qualche psicologo e ad un neuropsichiatra speciale, che ci supportano. Al musicoterapeuta, e alla maestra Ausilia che è il nostro angelo custode. Al gruppo doposcuola, che è anche il campo estivo.
Vorrei dire grazie al sincero affetto di pochi. Ai loro sorrisi. A zia su, e al mio cugino famoso che è stato il primo a darmi gli auguri, stanotte 🙂
Alla parola cara di una collega e del capo. All’affetto di Tina. All’abbraccio di Emilia.
Alla mano tesa di Lucia, ogni giorno da otto anni, quella sponda che aiuta il  fiume a non esondare anche nei giorni di diluvio.
A Pietro che mi risponde sempre e mi aiuta con il suo grande cuore.
A Mariangela con i suoi cuori che non mi abbandonano mai.
Ai Maurizio che da lontano mi pensano sempre, come Tonia.
A Maria mia cugina e al cugino Antonino. E a Mary, dal cuore grande che trova sempre un attimo per me.
Grazie alla serata di ieri. Al tramonto sul porto, alle amiche e ad una mezza luna capovolta e luminosa. 
Vorrei dire grazie a molti di voi lontani e vicini grazie ad internet. Alle mamme della casa del sole. Ai gruppi di ADHD e Autismo che mi fanno vedere le cose molto più chiare.
Grazie a mio figlio che è il mio faro, quello che sei chiatta e brutta e ti dice, appena sveglia, “mamma, ma lo sai che sei bellissima?”
Il fatto è che ci crede veramente, lui, a quello che dice.
E grazie a Dio, che mi aiuta a non mollare…e a vedere sempre il mondo come quando ero piccola piccola.
Con gli stessi colori, anche se un po’ sbiadite dalle tristezze occorse nel tempo.
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29 luglio 2017

Alcuni dicono che la felicità bisogna cercarla lontano; altri dicono che dimora vicino, nella casa; ma la felicità perfetta è nella culla di un bimbo.
(Proverbio cinese)

​…Nessuno può prepararti veramente alla rivoluzione che porta un bambino nella tua vita. È come la creazione: prima il nulla, poi il Big Bang.

Fiat lux. 

E luce fu. 

Negli occhi di un bambino. 

Dopo, nulla è come prima.

E non c’è un settimo giorno, dove ci si può riposare…eppure ogni giorno è domenica. Perché il filtro è quello sguardo curioso e arcobaleno sul mondo. 

Dove tutto è possibile.

Dove anche una casa vecchia e in disordine è una grande avventura, quel labirinto o quella “villa villana” infestata di spettri curiosi.

E anche quando ti senti Noè sull’arca, dove non sai proprio se stai facendo giusto…quello sguardo è come la colomba con l’ulivo tra il becco: fai pace con Dio e con il mondo. 

E ti senti benedetto.

Rinasco ad ogni tuo compleanno, e grazie a te non mi pento degli errori.

Perché l’Amore porta sempre frutto. Perché il tuo amore è la mia casa.

Cose che ho imparato in 42 anni (ma a portare i tacchi no)

​Cose che ho imparato in 42 anni:

1) che ogni giorno è un dono;

2) che Michelangelo ha fatto una faticaccia a modellare il marmo per quei capolavori (me ne sono accorta quando, scalpellino e martello alla mano, ho dovuto rimodellare il marmo sulla finestra) e secondo me era un dio;

3) che nell’era 2.0, 3.0 etc. basta un tutorial su Utube e puoi da sola stuccare pareti e legno, dipingere pareti e legno…peccato  che poi sempre a te tocca pulire il pavimento…

4) che da’ più soddisfazione una porta pitturata o un pavimento lucidato da te che un 30 e lode;

5) che troppo spesso la gente preferisce la ruffianeria alla genuinità, forse per l’incapacità di mettersi in discussione o di costruire legami reali;

6) che un conto è tirare avanti ed un conto è non arrendersi. Perché ci sono momenti che proprio non sai come andare avanti.Ma non ti arrendi.

7) che no, non li riuscirò mai a portare i tacchi. Il massimo è 5 cm e a blocco,  belli larghi. Forse perché sono sempre di corsa. Forse perché mi piace poter saltare gli ostacoli, non farmi fermare da una storta. E mi piace camminare per chilometri a piedi.Forse perché mi piace guidare l’auto, e il traffico non mi stressa.Forse perché con unghie lunghe e tacchi alti non si può suonare la chitarra e poter ballicchiare sulle scarpe camminando con la cuffia nelle orecchie. 

Forse perché non posso improvvisare una partita di calcio con un sasso con mio figlio…

…Mio figlio che è la lezione più importante di questa vita. Innanzitutto d’Amore. Poi di tante altre cose. Per esempio per la lotta per l’inclusione.

?) tante cose ancora da imparare…

Il mio pensiero,questa mattina

…Il mio pensiero questa mattina va ad un bambino che il 29 febbraio avrebbe compiuto nove anni…
…che invece è nato angelo e non bimbo, e che ci protegge dall’alto con le sue immense ali.

Gli auguri per papà

Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.
(Umberto Eco)

…Oggi è anche il compleanno del mio papà.

Nacque sessantanove anni fa che “schiariva san Giuseppe” ed è stato l’ultimo maschio…ma mia nonna, già quarantenne, voleva una femmina…
Ha il nome di un santo medico che giù, alla marina, proteggeva e dava speranza.

Non so, se fosse stato femmina, che tipo di madre oggi sarebbe.
Fatto sta che, visto che era un maschio, sicuramente gli è stato faticoso, affermare il suo spazio nel mondo.

Di mio padre ammiro la capacità di lasciare che la vita gli scivoli addosso e non lo ferisca più di tanto, anche se ricordo capodanni in cui ci insegnava miti e malinconie della storia del mondo.
Forse non lo sa, ma se ho preso filosofia all’inizio è per il suo essere tra lo stoico senecano e il pessimista schopenaueriano. Per cercare di trovare la radice del buio, scoprendo poi che la filosofia è la scienza della ricerca della luce della mente.

Per sua stessa ammissione, i maschi non nascono padri. Imparano a farlo. Mi raccontava come si abituava, giorno dopo giorno, a quel fagottino che teneva in braccio. Alla paura di sapere che dipendeva anche da lui. Al cammino senza manuale di istruzioni ma con il buonsenso ed il proprio modo d’essere e di fare.

Non mi ha mai dimostrato di essere fiero dei miei traguardi e delle mie scelte, ed io con il tempo ho imparato a capire perché. Questo è forse il motivo per cui mi sono specializzata in psicologia. Crescendo, ha perso quel grande amore che manifestava alla sua primogenita, c’è stato il tempo della rabbia da fidanzato tradito…ma, invecchiando, la dolcezza per un nipote inaspettato ha dato a tutto un sapore diverso.

Oggi, il meglio nella mia vita mio padre oggi lo fa con mio figlio, a cui fa anche da papà.
Come con me da bambina, poi, gli insegna nella biblioteca-babilonia che è la nostra casa  la curiosità per il mondo e per le stelle. A sei anni e mezzo mio figlio conosce tutti i pianeti e ha risposte a mille domande sulle cose dentro e fuori di noi perché mio padre è la sua migliore enciclopedia.

Auguri papà e grazie per il doppio lavoro di padre e di nonno. Ti auguro che la dolcezza del rapporto con il nipotino sia sempre più il caleidoscopio attraverso cui il mondo ti appaia più colorato e la vita più degna d’esser vissuta.

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