Cose che ho imparato in 42 anni (ma a portare i tacchi no)

​Cose che ho imparato in 42 anni:

1) che ogni giorno è un dono;

2) che Michelangelo ha fatto una faticaccia a modellare il marmo per quei capolavori (me ne sono accorta quando, scalpellino e martello alla mano, ho dovuto rimodellare il marmo sulla finestra) e secondo me era un dio;

3) che nell’era 2.0, 3.0 etc. basta un tutorial su Utube e puoi da sola stuccare pareti e legno, dipingere pareti e legno…peccato  che poi sempre a te tocca pulire il pavimento…

4) che da’ più soddisfazione una porta pitturata o un pavimento lucidato da te che un 30 e lode;

5) che troppo spesso la gente preferisce la ruffianeria alla genuinità, forse per l’incapacità di mettersi in discussione o di costruire legami reali;

6) che un conto è tirare avanti ed un conto è non arrendersi. Perché ci sono momenti che proprio non sai come andare avanti.Ma non ti arrendi.

7) che no, non li riuscirò mai a portare i tacchi. Il massimo è 5 cm e a blocco,  belli larghi. Forse perché sono sempre di corsa. Forse perché mi piace poter saltare gli ostacoli, non farmi fermare da una storta. E mi piace camminare per chilometri a piedi.Forse perché mi piace guidare l’auto, e il traffico non mi stressa.Forse perché con unghie lunghe e tacchi alti non si può suonare la chitarra e poter ballicchiare sulle scarpe camminando con la cuffia nelle orecchie. 

Forse perché non posso improvvisare una partita di calcio con un sasso con mio figlio…

…Mio figlio che è la lezione più importante di questa vita. Innanzitutto d’Amore. Poi di tante altre cose. Per esempio per la lotta per l’inclusione.

?) tante cose ancora da imparare…

Il mio pensiero,questa mattina

…Il mio pensiero questa mattina va ad un bambino che il 29 febbraio avrebbe compiuto nove anni…
…che invece è nato angelo e non bimbo, e che ci protegge dall’alto con le sue immense ali.

Gli auguri per papà

Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.
(Umberto Eco)

…Oggi è anche il compleanno del mio papà.

Nacque sessantanove anni fa che “schiariva san Giuseppe” ed è stato l’ultimo maschio…ma mia nonna, già quarantenne, voleva una femmina…
Ha il nome di un santo medico che giù, alla marina, proteggeva e dava speranza.

Non so, se fosse stato femmina, che tipo di madre oggi sarebbe.
Fatto sta che, visto che era un maschio, sicuramente gli è stato faticoso, affermare il suo spazio nel mondo.

Di mio padre ammiro la capacità di lasciare che la vita gli scivoli addosso e non lo ferisca più di tanto, anche se ricordo capodanni in cui ci insegnava miti e malinconie della storia del mondo.
Forse non lo sa, ma se ho preso filosofia all’inizio è per il suo essere tra lo stoico senecano e il pessimista schopenaueriano. Per cercare di trovare la radice del buio, scoprendo poi che la filosofia è la scienza della ricerca della luce della mente.

Per sua stessa ammissione, i maschi non nascono padri. Imparano a farlo. Mi raccontava come si abituava, giorno dopo giorno, a quel fagottino che teneva in braccio. Alla paura di sapere che dipendeva anche da lui. Al cammino senza manuale di istruzioni ma con il buonsenso ed il proprio modo d’essere e di fare.

Non mi ha mai dimostrato di essere fiero dei miei traguardi e delle mie scelte, ed io con il tempo ho imparato a capire perché. Questo è forse il motivo per cui mi sono specializzata in psicologia. Crescendo, ha perso quel grande amore che manifestava alla sua primogenita, c’è stato il tempo della rabbia da fidanzato tradito…ma, invecchiando, la dolcezza per un nipote inaspettato ha dato a tutto un sapore diverso.

Oggi, il meglio nella mia vita mio padre oggi lo fa con mio figlio, a cui fa anche da papà.
Come con me da bambina, poi, gli insegna nella biblioteca-babilonia che è la nostra casa  la curiosità per il mondo e per le stelle. A sei anni e mezzo mio figlio conosce tutti i pianeti e ha risposte a mille domande sulle cose dentro e fuori di noi perché mio padre è la sua migliore enciclopedia.

Auguri papà e grazie per il doppio lavoro di padre e di nonno. Ti auguro che la dolcezza del rapporto con il nipotino sia sempre più il caleidoscopio attraverso cui il mondo ti appaia più colorato e la vita più degna d’esser vissuta.

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