Crescendo

Gli alberi che sono lenti a crescere portano i frutti migliori.(Molière)


Crescere è difficile. Sembrerebbe facile: tanto, vuoi o non vuoi, tu cresci. Ma cresci fuori. Crescere dentro, evolvere come essere umano, fare della tua vita il tuo personale compimento facile non lo è per niente.

Specie per bambini speciali come te. Con un mondo, una sensibilità ed un funzionamento peculiari.

Tu senti i colori dell’arcobaleno quando gli altri vedono solo un cielo di nuvole. Ed il sole, troppo sole, quel sole che tanto ami, pur ti ferisce troppo lo sguardo. La musica, che ti risuona dentro ore dopo che è finita, che impari e ricordi come se fosse poesia nel ritmo e nelle parole, quando è troppo alta pare ti accechi lo sguardo come l’udito, come se fosse luce.

Sta finendo la tua seconda, pur con difficoltà: e ti fai un po’ più grande, più saggio (troppo per la tua età, per quello che senti) e forse un po’ più triste.

Ed è per questo che mamma cammina curva al tuo fianco, e quando ti parla ti parla in ginocchio. Perché possa ascoltare le tue paure ed i tuoi sogni. Per fugare le tue paure o perlomeno affrontarle insieme. E per aiutarti a realizzare i tuoi sogni. Che per adesso sono un salto in un cerchio ed una giornata di mare.

Per quello che non posso realizzare, come poterti dare quella famiglia “normale” spero tu non me ne voglia mai…

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Fase di latenza on

Che cosa si può dunque scoprire del complesso edipico mediante l’osservazione diretta del bambino, all’epoca della scelta oggettuale che precede il periodo di latenza? Ebbene, si vede facilmente che il maschietto vuole avere la madre soltanto per sé, avverte come incomoda la presenza del padre, si adira se questi si permette segni di tenerezza verso la madre e manifesta la sua contentezza quando il padre parte per un viaggio o è assente. Spesso dà diretta espressione verbale ai suoi sentimenti, promette alla madre che la sposerà. Si penserà che ciò è poca cosa in confronto alle imprese di Edipo, ma di fatto è già abbastanza, in germe è la stessa cosa. L’osservazione viene spesso offuscata dalla circostanza che in altre occasioni lo stesso bambino manifesta contemporaneamente una grande affezione per il padre; tuttavia, simili atteggiamenti emotivi opposti  o per dire meglio, “ambivalenti”  – che nell’adulto porterebbero al conflitto, nel bambino sono del tutto compatibili tra loro per un lungo periodo, così come più tardi trovano posto permanentemente l’uno accanto all’altro nell’inconscio.

(Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi )

 

“Mamma…non ti dispiacere…ma non voglio sposare più te…vorrei sposare un’altra persona…solo una però!”
“Ah meno male che è una sola! (Almeno non hai preso da chi so io…)
  Ma no, amore…sono contentissima! E -ridendo-l’hai già scelta?”
“Si…mamma…ma non glielo dire!”
“Sarò una tomba(serissima)! Ma la conosco?”
“Si…è Alice…(tutto rosso)…è bellissima”.
“Bene…e perché ti piace?”
“Perché è bellissima”
“E solo questo? Tutte le tue amiche sono bellissime…”
“No…lei è gentile…e non mi prende in giro…ed è bellissima..:”
“Tutto chiaro amore!”
“Ah…sono contento che te l’ho detto!”
“Pure io amore, che me l’hai detto!”
E ci siamo abbracciati.
Edipo andato.
Fase di latenza on.

 

 

2017-02-26 18.21.55 marioluigi

 

Cose che non tornano (ed è meglio tenerele strette dentro)

Non c’è alcun fiore, in nessun giardino del mondo, bello come un bambino seduto sulle ginocchia della madre.
Nel cielo ci sono stelle splendenti, sul fondo dei mari perle meravigliose, ma la bellezza del mondo è nel sorriso dei bambini.
Romano Battaglia

…Finché verrà, non gli dirò di no.
Facile a dire “ma sei grande!”.
Il fatto e’ che, se lo chiede, grande non si sente ancora.
Un giorno lo sarà, e chiedera’ perfino di non essere tenuto per mano, che si imbarazza…e allora lascero’ la mano, nonostante il tonfo al cuore, con un sorriso, perché allora si, che stara’ cercando di diventare grande…e questo grazie al fatto che e’ stato tenuto stretto tra le braccia tutto il tempo che lo ha richiesto.
Mio figlio ieri sera è venuto in braccio come un gatto, ha appoggiato la testa sul mio petto, si è raggomitolato e si è addormentato.
Era tanto tempo che non lo faceva.
Non l’ho posato subito a letto, l’ ho tenuto a lungo.
Lo guardavo e ogni tanto gli davo qualche bacino in fronte.
Ho ricordato come, di pochi mesi, lui guardasse me di uno sguardo severo e fiero con i suoi immensi occhi, recuperando la mia anima alla vita dall’abisso buio in cui stava sprofondando con il solo potere del legame…con la sua manina con unghiette appuntite mentre stava al seno.
Lo guardavo dormire, ieri, e mi sono detta che capiterà sempre più di rado il privilegio di tenerlo in braccio, perché ha sei anni e mezzo ormai.
Forse per il carattere che si ritrova non smetterà mai di chiedere e dare abbracci.
Ma sentire di poterlo proteggere tutto, stretto in  braccio…beh, sta crescendo.
E poiché queste sono tra le cose che non tornano, io me le tengo strette al cuore quando capitano, a dispetto di tutto il resto. Di tutto.
Mi tengo stretta a lui.

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Come è difficile crescere

Tutti i bambini crescono, meno uno.
Sanno subito che crescono, e Wendy lo seppe così.
Un giorno, quando aveva tre anni, e stava giocando in giardino,
colse un fiore e corse da sua madre.
Doveva avere un aspetto delizioso,
perché la signora Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò,
-Oh, perché non puoi rimanere sempre così!-
Questo fu quanto passò fra di loro circa l’argomento,
ma da allora Wendy seppe che avrebbe dovuto crescere.
Tu sai questo quando hai due anni.
Due anni sono l’inizio della fine.

James M. Barrie, Peter Pan

Mio figlio questa sera mi ha fatto tanta tenerezza.
Avendo, come ogni anno, due regalini per la festa dei nonni, per la prima volta ne ha voluto portare uno sopra dalla zia dichiarando che voleva darlo a lei e recitare la poesia anche per lei.
Mia zia si è commossa, ed io mi sono commossa due volte.
Quando l’ha recitata a lei e quando l’ha recitata a mio padre.
Perché c’era nel suo volerlo recitare a nonno e a zia(e così dare un senso al fatto che ne avesse ricevuto due), nel suo tono, e al contempo nel suo sguardo perso, rivolto alla stanza dentro sé, la stanza con l’eco delle paroline che si susseguono, quasi la necessità solenne del rito, della formula magica.
Di quelle che esorcizzano fantasmi e paure.
Di quelle che celebrano gli affetti che senti.
La verità è che comincia veramente a crescere, a pensare e sentire il vuoto dell’assenza di chi non c’è, a cercare di “normalizzare” la sua famiglia atipica.
A non aver paura che le domande siamo più dolorose delle risposte.
A non aver paura che le persone, altre persone, ti abbandonino.
E come’ è difficile crescere…