Sogni di sogni

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, passerà la sua vita a credere di essere stupido.
(Albert Einstein)



​Mercoledì la manifestazione finale del taekwondo. Oggi la pagella. Andrà in terza elementare con tutti 8 e 9 nelle materie che dicono tutto di lui: musica, educazione fisica, tecnologia.
Chi mi conosce sa che dei voti me ne cale nulla: a me interessa la felicità del mio bimbo. E la conocenza non passa per un voto. I ragazzi dovrebbero capire che non sono il voto che prendono, il quale e’ sottoposto ad innumerevoli variabili.  Ad esempio il mio voto di diploma, basso esclusivamente per i capricci di due insegnanti incapaci, è stato compensato dal 110elode della prima di due lauree.

Dicevo: a me i voti non interessano… ma i suoi li ho fatti leggere a lui, e per la prima volta l’ho visto consapevole che la sua “pazienza” ed il suo impegno lo hanno premiato. E contento.

Quando siamo andati andati a prendere la pagella, gli ho chiesto”sei contento almeno per oggi di tornare a scuola?” Il suo secco e deciso “NO!” mi ha fatto ridere di cuore.

Io ho sempre amato la scuola. Ma per lui è cominciata in salita: spero solo che la sua passione per i computer e per la tecnologia lo porti a cambiare idea sull’importanza dello studio.

Oggi, forse per la prima volta, ha espresso compiutamente un “da grande farò…” Lui vuole creare giochi al computer. “Voglio usare la mia grande fantasia” ha detto.

Lo dissi anche io, una volta. Avevo dieci anni, ed incontrai il commodore 64 e il Basic. Poi al liceo incontrai Kant e Freud e cambiai miei piani.

Ora quello che creo sono soluzioni. E creo sogni per mio figlio. Mi manca solo di poter aiutare anche gli altri a creare soluzioni e sogni. Allora potrò dire di essere riuscita a fare quello che volevo fare da grande.

E spero di poter aiutare mio figlio a fare altrettanto.

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La scuola insegna ad inventare nuove storie

“Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.”(Gianni Rodari)

KIM ieri ha rappresentato con i compagni di classe uno spettacolo di fine anno sul progetto di tecnologia.  Un progetto particolare, dallo spirito postmodernista, “io, pinocchio…reloaded”. Il mio bimbo ha avuto la felice responsabilità di aprirlo con una presentazione, responsabilità che ha preso veramente sul serio, per la quale si è sentito importante e bravo, e questo ha aiutato molto la sua autostima e la sua percezione del senso di andare a scuola.

E si è divertito tantissimo.

Visto che mio figlio “funziona” in modo diverso rispetto a molti altri bambini, condivido con voi le sue principali considerazioni sulla esperienza.

In primo luogo, la rivisitazione di Pinocchio gli ha fatto intavolare una dissertazione filosofica con la madre: dice che ha ragione lui, che le storie non finiscono, mentre la mamma cerca di spiegargli, quando mette in scena con le marionette o con i pupazzi delle”storie” che queste hanno una trama… con un inizio e una fine. Ma lui no. Dice che le storie in fondo non hanno una fine.

E non è un fan de”La storia infinita” come la mamma😐

Ora lui ha detto che aveva ragione lui. Che le storie continuano e continuano, e le puoi cambiare e reinventare. Che puoi ripartire da dove sembrano finire e ricominciare a raccontare.

In secondo luogo, KIM mi ha detto che la scuola dovrebbe essere sempre così. Per uno come lui che non riesce a stare fermo in un banco, uno a cui la mente è sempre in movimento, che crea e ricrea storie e se le canta pure, spesso non solo nella testa, uno che vive di ritmo e che è sempre un po’ tra le nuvole del suo mondo a dare la caccia a mostri e farfalle, questa esperienza è stata la cosa più ricca, intellettualmente ed emotivamente, che abbia vissuto in tutto l’anno scolastico…

… Vorrei ringraziare il preside e le maestre sia per il progetto ma anche e soprattutto per l’impegno e la volontà di fare della parola “inclusione” un qualcosa di vivo e dinamico, che tenga conto dell’unicità di un bimbo come il mio.

Grazie❤

Robe inspiegabili

Talvolta un pensiero mi annebbia l’io: sono pazzi gli altri o sono pazzo io.(Albert Einstein)

Della serie: “Suo figlio è tante cose(ma la psicomotricità serve sempre)”.

Il settenne comincia la scuola il 19. Nel suo plesso stanno facendo i lavori.
Nel frattempo, durante i mesi estivi, aveva finito quasi tutto il famigerato “libro delle vacanze”: un libro giocoso, non impegnativo. Peraltro, il tipo di libro adatto a questo bimbo che vede indovinelli e misteri da svelare in ogni cosa, e solo così di motiva alla risoluzione.
Lo ha finito al doposcuola, dove va da inizio mese per giocare e fare un graduale reinserimento nei ritmi scolastici ma, poiché mancava ancora una settimana buona all’inizio effettivo della scuola, gli ho chiesto di leggere almeno sei paginette al giorno del libricino uscito in allegato, per poi raccontarmi cosa narra.
E’ una favoletta, di quelle che piacciono a lui, sui mostri, scritta a grandi caratteri e con poche righe a foglio, visto che ci sono le illustrazioni.
Una quarantina di pagine in tutto.
Primo giorno della richiesta: niente, tutta la giornata con giochi e disegni.
Secondo giorno: torna e gli chiedo se ha letto le sei paginette.
“L’ho letto tutto, mamma”.
“TUTTO? Ma non è possibile…”
“Oh si, mamma, così almeno l’ho finito…”
Prendo il libricino in mano, e vedo che ha finito anche gli esercizi di comprensione alla fine.
Mi dirà che quel giorno una nuova maestra lo ha ascolato tutto il tempo…cosa per lui necessaria alla performance.
Gli chiedo di cosa parla la storia…e mi fa un riassunto breve e conciso…senza saltare nulla.
Mentre guarda la TV.
Senza parole.
Qualunque cosa “sia” o “abbia”, di sicuro il “problema” più grande è che ha tempi tutti suoi per raggiungere gli obiettivi.
E questo, in una società in cui l’imperativo è l’ omologazione, è un bel problema…

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