Frammenti di vite

Dialogare significa un’accoglienza cordiale e non una condanna preventiva. Per dialogare bisogna sapere abbassare le difese, aprire le porte di casa e offrire calore umano.
(Papa Francesco)

Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in se stesso.
(Wen Tzu)

Mi piace parlare con la gente a telefono. In quei pochi minuti di telefonata, molto spesso si incrociano frammenti di vite.
Sorrisi.
Battute.
Rabbia o pazienza.
Bambini che ridono in sottofondo.
Gratudine.
Cose che fanno ridere come stufe che comunicano via App.
Ma anche cose molto dolorose, come una madre alla quale una comunicazione sulla numerazione del figlio, perso quarantenne, riaccende un dolore che in fondo non può mai sopire e che necessita di condivisione e di accoglimento….anche con un’estranea come me.
“Soprattutto con un estraneo, quando sei impegnata a far vedere a tutti che sei forte e che stai andando avanti dopo tanti anni”…
…Incroci di frammenti di vite, che ti lasciano sempre qualcosa.

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Published in: on 18 novembre 2017 at 2:36 PM  Lascia un commento  
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Piccola storia di Novembre, dal semi-epilogo promettente

…’cause I don’t care if I ever talk to you again
this is not about emotion
I don’t need a reason
not to care what you say
or what happened in the end
this is my interpretation,
and it dont dont make sense….
…And it don’t have to make sense to you at all
‘cause this is my interpretation!
(Mika)

 

C’era una volta una ragazza trentenne.
Aveva penato a laurearsi perché la mamma era stata ammalata a lungo, fino a morirne, e la serenità dentro e fuori casa era stata compromessa da tempo. Si era laureata con lode sul far dell’estate, e fu chiamata, nove giorni dopo la laurea, per l’unica richiesta di lavoro interinale cui aveva fatto richiesta in regione -perché le altre erano state fatte in giro per l’Italia.
Fu chiamata per un lavoro da diplomata -nemmeno sapevano del recente traguardo- e a lei andava bene così: il suo sogno era prendere la laurea che “da piccola” gli era stata interdetta dal padre, perché avrebbe richiesto di essere fuori sede.
Da grande, più grande, voleva fare la psicologa.
Il lavoro sarebbe dovuto durare poco (massimo due anni) e la ragazza  trentenne aveva lasciato il più precario -ma amato e pieno di soddisfazioni – insegnamento privato per poter sostenere questi altri studi: tuttavia, già dai primi giorni, tutto sembrò veramente bello dall’alto del venticinquesimo piano della grande torre di vetro. La ragazza trentenne parlava con le persone, risolveva piccoli problemi, e questo in una grande azienda ed in un edificio all’avanguardia.
Quasi una favola, per chi come lei ha sempre visto l’azzurro tra le nuvole ed oltre, o l’unico fiore tra il cemento.
In quel periodo riprese a cantare e a suonare; a viaggiare e a scrivere.
Nemmeno undici mesi dopo , e l’interinale divenne assunta stabilmente: la ragazza trentenne nemmeno si pose il problema se accettare o meno, lei che nel frattempo aveva avuto la possibilità di frequentare in altra regione la scuola per gli insegnanti, a cui così avrebbe rinunciato.
Ora aveva la fortuna di un lavoro stabile, una splendida vista sul golfo dall’ufficio del customer care ed un sogno, ancora, da coltivare.
Accadde un Novembre, dopo il trasferimento in un altro edificio lavorativo.
In un giorno come questo, esattamente dieci anni fa:  d’improvviso, la ragazza trentenne sentì una voce nei corridoi tra gli uffici, che le sembrò quella di una persona perduta da tempo. Come se avesse riconosciuto quella voce da un’altra vita, di qualcuno che aveva amato, e che oggi finalmente ritrovava.
Non conosceva ancora quella persona, e non sapeva nemmeno che le avrebbe cambiato per sempre l’esistenza….e compromesso tutto, inclusa la vita lavorativa.
Questa, è, però, un’altra storia.
La storia di un Amore a senso unico ma così grande da mettere al mondo un bimbo.
La serenità, alla ragazza trentenne, le fu sottratta da questa persona che aveva un posizione lavorativa superiore, che fece precipitare il suo rendimento lavorativo attivamente – non solo in modo indiretto-  la sua emotività e probabilmente anche la possibilità di poter avere un avanzamento di carriera.

Ma, cosa più grave, questa persona le ha compromesso, nel tempo, anche attraverso il tramite di persone disturbate come lei, la possibilità di potersi muovere nell’edificio serenamente senza il timore di poter essere ancora una volta attaccata verbalmente o fisicamente.

Una volta un collega le disse “sei prigioniera nel tuo palazzo!”
Considerazione amara, ma vera, considerando che specialisti avevano consigliato l’allontanamento dall’edificio a seguito di attacchi d’ansia.

C’era una volta, e c’è ancora, dieci anni dopo.
L’ormai quarantenne che sta crescendo il figlio da sola e, per essere un genitore “quasi imperfetto” -ma forse anche un po’ per difesa emotiva- sta più fuori che dentro il lavoro, con relativa compromissione economica. Ora canta di meno, non suona quasi più, e quando può evitare gli sguardi attenti del suo bimbo, non sorride.
Scrive ancora, però: ed è forse l’unico modo per lenire la fatica ed il dolore.
Dopo dieci anni, cerca ora di stare alla larga dalle persone narcisiste con chiare tendenze borderline. Ma anche da chiunque non sembri abbastanza maturo per la propria età anagrafica.
Ha quasi concluso la prima parte del suo sogno…manca un capitolo alla tesi magistrale.
Nonostante tutto. Nonostante la depressione, gli attacchi di panico, l’ansia. La tristezza.
La tristezza. Soprattutto.

Il suo bimbo è stato la mano di Dio costantemente poggiata sul suo capo, è stato la Grazia della capacità di accettare le cose che non può cambiare e quella di affrontare le cose quasi insormontabili.

Ed eccola…dopo dieci anni…ora finalmente riacquistera’ anche la serenità di poter muoversi per l’edificio lavorativo.

Finalmente LIBERA.
Potrà tranquillamente recarsi al bar senza temere “brutti incontri”.
Questo perché si cambia palazzo.
Eh già.
E non ci saranno più quei lunghi ponti-corridoi a ricordarle quando era stata costretta a rintanarsi per isolarsi con chi la prendeva a sberle o a lattine di tè in faccia, dicendo che la amava.

Non ci saranno più quei più ballatoi dove doveva nascondersi a causa di quella persona.

Ci sarà ancora un panorama mozzafiato, ed il tempo passato sarà finalmente andato.
Già sorride, la ragazza quarantenne, a pensarci.
A pensarsi come allora, ma più forte.
Non più vecchia. Forse un pò più triste…ma in senso buono. La tristezza di chi ne sa un pò di più di ieri.
Ora, finalmente, la accompagna un sorriso più grande di lei.
Quello di un saggio bimbo neurodiverso di 8 anni e mezzo quasi…che, ironia della sorte, fu concepito in Novembre.
In un giorno come questo, esattamente nove anni fa.
E che con lei, questo Novembre, trascorrerà il primo giorno lavorativo nella nuova sede grazie all’iniziativa aziendale delle porte aperte ai figli dei dipendenti.Eh si… Il golfo la accecherà di luce, ancora, nel gioco degli specchi del centro direzionale, dall’alto della Torre.
Molto più di come faceva dieci anni fa.
Di più.
E forse…ma sì, ecco…la ragazza quarantenne ora tornerà a cantare Mika o i Beatles negli ascensori.
Chissà, forse ricomincerà anche a suonare…
#happyending
#adayinthelife
old position

Il tempo che abbiamo

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?” Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.

(Lewis Carrol)

L’altro giorno sono andata a fare dei controlli in ottica di prevenzione. Mentre attendevo il mio turno, ho notato alcuni volti bui. Attese per referti che ti cambiano la vita. Una persona aveva gli occhi lucidi, e la giovane figlia le teneva la mano in silenzio, sui divanetti di fronte ai miei.

Mi è venuta in mente mia madre, che ha pensato bene di fare una vita di guerra con me e poi, l’ultima settimana della sua vita, rendersene conto e scusarsi e stringersi a me…tanto da morirmi in braccio.

Dovevo fare altre cose quel giorno e tornare che sarebbe già stato buio a casa, mentre mio figlio doveva tornare dal doposcuola col pulmino. Ricordavo ancora il suo visino al mattino: mogio mogio, lui che ha problemi di risveglio, e con una faccia delusa quando gli ho detto che ci saremmo visti direttamente di sera. Mi aveva accompagnato tutto il giorno, quello sguardo. Così, mentre i miei occhi non si staccavano da quelle mani strette sul divanetto, ho realizzato quanto spesso ci dimentichiamo che questo tempo è un dono. Che per vivere senza angoscia pensiamo come se non dovessimo mai morire, ma così rischiamo di trovarcela addosso, la Morte, portando un carico di “se avessi saputo”…rimpianti vari più annichilenti del trapasso stesso, che rendono il tempo e la vita “passati”, non vissuti.

Quando ho finito sono andata in un negozio di giocattoli, ho preso due di quei cosi che a mio figlio piacevano, uno per me ed uno per lui, e mi sono presentata a doposcuola. La luce del suo sorriso, a vedermi a sorpresa lì, avrebbe potuto illuminare interamente la notte artica. Siamo andati a casa, e siamo andati a giocare con quei due aggeggi… a farci la guerra per gioco, nascosti dietro a fortini di sedie, mentre mi raccontava che era felice perché ora riusciva a finire i compiti in tempo. Il Sostegno, con persone competenti, fa veramente la differenza.

E così ecco, mi dico che non voglio aspettare che qualcuno mi dica che sto morendo per poter vivere il mio tempo il più possibile con chi amo.Bisognerebbe, almeno una volta al giorno, ricordarsi che dobbiamo morire e che non sappiamo quando. Forse riusciremmo a fare cose che ci danno un po’ più di gioia.

29 luglio 2017

Alcuni dicono che la felicità bisogna cercarla lontano; altri dicono che dimora vicino, nella casa; ma la felicità perfetta è nella culla di un bimbo.
(Proverbio cinese)

​…Nessuno può prepararti veramente alla rivoluzione che porta un bambino nella tua vita. È come la creazione: prima il nulla, poi il Big Bang.

Fiat lux. 

E luce fu. 

Negli occhi di un bambino. 

Dopo, nulla è come prima.

E non c’è un settimo giorno, dove ci si può riposare…eppure ogni giorno è domenica. Perché il filtro è quello sguardo curioso e arcobaleno sul mondo. 

Dove tutto è possibile.

Dove anche una casa vecchia e in disordine è una grande avventura, quel labirinto o quella “villa villana” infestata di spettri curiosi.

E anche quando ti senti Noè sull’arca, dove non sai proprio se stai facendo giusto…quello sguardo è come la colomba con l’ulivo tra il becco: fai pace con Dio e con il mondo. 

E ti senti benedetto.

Rinasco ad ogni tuo compleanno, e grazie a te non mi pento degli errori.

Perché l’Amore porta sempre frutto. Perché il tuo amore è la mia casa.

Sogni di sogni

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, passerà la sua vita a credere di essere stupido.
(Albert Einstein)



​Mercoledì la manifestazione finale del taekwondo. Oggi la pagella. Andrà in terza elementare con tutti 8 e 9 nelle materie che dicono tutto di lui: musica, educazione fisica, tecnologia.
Chi mi conosce sa che dei voti me ne cale nulla: a me interessa la felicità del mio bimbo. E la conocenza non passa per un voto. I ragazzi dovrebbero capire che non sono il voto che prendono, il quale e’ sottoposto ad innumerevoli variabili.  Ad esempio il mio voto di diploma, basso esclusivamente per i capricci di due insegnanti incapaci, è stato compensato dal 110elode della prima di due lauree.

Dicevo: a me i voti non interessano… ma i suoi li ho fatti leggere a lui, e per la prima volta l’ho visto consapevole che la sua “pazienza” ed il suo impegno lo hanno premiato. E contento.

Quando siamo andati andati a prendere la pagella, gli ho chiesto”sei contento almeno per oggi di tornare a scuola?” Il suo secco e deciso “NO!” mi ha fatto ridere di cuore.

Io ho sempre amato la scuola. Ma per lui è cominciata in salita: spero solo che la sua passione per i computer e per la tecnologia lo porti a cambiare idea sull’importanza dello studio.

Oggi, forse per la prima volta, ha espresso compiutamente un “da grande farò…” Lui vuole creare giochi al computer. “Voglio usare la mia grande fantasia” ha detto.

Lo dissi anche io, una volta. Avevo dieci anni, ed incontrai il commodore 64 e il Basic. Poi al liceo incontrai Kant e Freud e cambiai miei piani.

Ora quello che creo sono soluzioni. E creo sogni per mio figlio. Mi manca solo di poter aiutare anche gli altri a creare soluzioni e sogni. Allora potrò dire di essere riuscita a fare quello che volevo fare da grande.

E spero di poter aiutare mio figlio a fare altrettanto.

Cose che ho imparato in 42 anni (ma a portare i tacchi no)

​Cose che ho imparato in 42 anni:

1) che ogni giorno è un dono;

2) che Michelangelo ha fatto una faticaccia a modellare il marmo per quei capolavori (me ne sono accorta quando, scalpellino e martello alla mano, ho dovuto rimodellare il marmo sulla finestra) e secondo me era un dio;

3) che nell’era 2.0, 3.0 etc. basta un tutorial su Utube e puoi da sola stuccare pareti e legno, dipingere pareti e legno…peccato  che poi sempre a te tocca pulire il pavimento…

4) che da’ più soddisfazione una porta pitturata o un pavimento lucidato da te che un 30 e lode;

5) che troppo spesso la gente preferisce la ruffianeria alla genuinità, forse per l’incapacità di mettersi in discussione o di costruire legami reali;

6) che un conto è tirare avanti ed un conto è non arrendersi. Perché ci sono momenti che proprio non sai come andare avanti.Ma non ti arrendi.

7) che no, non li riuscirò mai a portare i tacchi. Il massimo è 5 cm e a blocco,  belli larghi. Forse perché sono sempre di corsa. Forse perché mi piace poter saltare gli ostacoli, non farmi fermare da una storta. E mi piace camminare per chilometri a piedi.Forse perché mi piace guidare l’auto, e il traffico non mi stressa.Forse perché con unghie lunghe e tacchi alti non si può suonare la chitarra e poter ballicchiare sulle scarpe camminando con la cuffia nelle orecchie. 

Forse perché non posso improvvisare una partita di calcio con un sasso con mio figlio…

…Mio figlio che è la lezione più importante di questa vita. Innanzitutto d’Amore. Poi di tante altre cose. Per esempio per la lotta per l’inclusione.

?) tante cose ancora da imparare…

Il mio pensiero,questa mattina

…Il mio pensiero questa mattina va ad un bambino che il 29 febbraio avrebbe compiuto nove anni…
…che invece è nato angelo e non bimbo, e che ci protegge dall’alto con le sue immense ali.

Cara mamma…

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto,
sento i tuoi passi esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.
Fernando Pessoa

Cara mamma,
sono già passati 14 lunghi anni…ma certi giorni sembra ieri.
Non che morivi, ma che vivevi.
Così a volte ti scrivo sull’etere, invece che nella mia mente, perché spero forse che le “onde” possano bucare questa dimensione e divenire una foglia dorata, lieve tra le tue mani di luce, come un regalo…sai…a volte non basta il pensiero…
…Ultimamente ti sogno spesso…sarà per il momento molto molto difficile.
Penso che se ci fossi stata tu di problemi ne avremmo avuti la metà… specie KIM.
Ma le cose stanno così. Tu sei oltre l’orizzonte, e noi siamo qui.

Come ti ho detto, sembra ieri. Ma il tempo, curiosamente, conserva quasi tutto, nei sensi…eppure la tua voce, così squillante che certe volte era così forte che quando chiamava sembrava un soprano nel suo acuto migliore, quella, col tempo, si affievolisce nei ricordi. 
Le parole, quelle non le scordo: specie le ultime.
Ma il suono della tua voce…beh, forse dovresti trovare il modo di farmi una telefonata…uno streaming via skype…un fonogramma via seduta spiritica, che so…
…scherzo, dai.

Così in questi giorni mi è girata una cosa per la testa.
Il difficile è stato trovare un mangianastri funzionante…Alla fine, l’ho dovuto comprare in un negozio vintage. 
Ho scovato qualche cassettina. KIM era incantato dal nastro, che non aveva mai visto dal vivo: su uno di quelli c’era la sua mamma a 4 anni che cantava “Goldrake” con il suo nonno alla chitarra e al controcanto.
Ed su uno di quelli, ho sentito la parte migliore di te.
Avevi vent’anni. E cantavi. Con papà e lo zio.
Fin da piccola quando ti ascoltavo cantare su quel nastro immaginavo a cosa pensavi, così spensierata.
D’altronde, hai cantato finché potevi.

Così, vedi, ho recuperato un altro “senso” di te.
Ho riascoltato la tua voce.
Ho cantato insieme al nastro.
E ho sorriso.
Perché sono sicura che riascoltandola,stasera, hai sorriso anche tu.


PER
 ASCOLTARE LA CANZONE CLICCA QUI:  26gennaio2017

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Madre e figlio nel settimo autunno

La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro.
(Frank A. Clark)

…Questa mattina l’aria aveva un odore nuovo, di quelli che ti riportano a trent’anni indietro…quelli della terra di collina pesta di foglie colorate, umida e fresca, che ti resta dentro assieme ai mattini sempre meno luminosi, alle sgridate di mamma perché non ti alzi, alle corse al pulmino nel viale di ippocastani.
Ovviamente a mio figlio non poteva sfuggire l’odore della nuova stagione. Ne abbiamo parlato mentre andavamo a scuola, con un cielo stratificato, di azzurri e grigi, camminando mano nella mano.
Gli ho preso la cartella, me la sono messa sulle spalle con la mia borsa. Mi ha ringraziato, ma ha aggiunto che era preoccupato che tutto il peso fosse sulle mie spalle, mentre mi baciava la mano, ogni tanto: è il suo modo per farmi carezze.
Mi è venuto da pensare che è così, anche simbolicamente: tutto sulle mie spalle.
Gli ho detto sorridendo che non c’è problema, che ce la faccio, che quando sarò “vecchiarella” e non ce la farò sarà lui a portare le borse per me.
Lui mi ha dato un altro bacio sulla mano e mi ha detto che da grande si prenderà lui cura di me come io faccio con lui.

Nessun autunno è mai stato così mite.

Mentre camminiavamo, poi, mi  ha chiesto quanti anni avrà quando io sarò vecchia come il nonno.
Gli ho risposto che ne avrà quasi quanto me ora.
Mi ha poi chiesto come ho fatto io…senza la mamma.
Gli ho detto che avevo il papà…
Lui contrariato mi ha ribattuto che non è lo stesso. Che la mamma non è il papà. Che lui non saprebbe come fare…
Mi ha chiesto se mi sono sentita sola.
E’ difficile rispondere ad un bambino di sette anni riguardo una cosa del genere. Specie ad un bambino come mio figlio.

Ho baciato io la sua mano.
Gli ho detto che la mamma mi è mancata, ma non mi sono sentita sola perché sapevo che mi vuole bene ovunque ora lei sia,  e che avevo altre persone che mi volevano bene… poi è nato lui, la mamma sono diventata io, quindi sola non potevo proprio mai sentirmi.
Allora lui mi ha detto che non vuole che io muoia prima di diventare vecchia, come ha fatto mia madre.
Io gli ho risposto che ce la metterò tutta ma non dipende da noi, la vita come la morte…e che l’importante è che quando ami e sei amato non sei mai solo, anche se le persone non sono più vicino a te.
Il mio profondissimo bambino di sette anni a questo punto ha risposto che lo sa, che la vita e la morte non dipendono da noi…ma di preoccuparmi di me per fare in modo di non ammalarmi…che almeno questo lo potevo fare, per poter stare il più possibile con lui.
Tipo non farmi venire mal di schiena anche con la sua borsa.
A questo punto gli ho stretto la mano nel sole, e ho fatto una cosa che non faccio mai con lui: cambiare discorso.
“Visto che bello, il primo giorno di autunno?”
E lui mi guardava come un saggio, mentre io guardavo il cielo per non piangere.

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Note ( e memorie) di viaggio -part 6-

-28 Agosto-

…I commiati sono sempre dolorosi. Ma si deve trovare sempre il lato positivo: in questo caso, due persone conosciute per caso su un gruppo online di supporto che per caso hanno organizzato di fare alcuni giorni insieme con i propri bimbi, si sono “innamorate” e, come se si conoscessero da sempre, sono legate più che mai.

Ho trovato questo passo di Gibran, stamattina, che ha addolcito la mia tristezza:

“L’amico è il vostro bisogno corrisposto. E’ il campo che seminate con amore e mietete rendendo grazie. E’ la vostra mensa e il vostro focolare; perché a lui giungete affamati e in cerca di pace. Quando l’amico vi dice quel che pensa, non abbiate timore di dire il no, o il sì, che sono nella vostra mente. E quand’è silenzioso, il vostro cuore non cessi di ascoltare il suo cuore; giacché nell’amicizia, senza parlare, tutti i pensieri e desideri e aspettative nascono e vengono condivisi con gioia non acclamata. Quando lasciate l’amico non rattristatevi; perché ciò che di più amate il lui può sembrarvi più chiaro durante la sua assenza, come la montagna allo scalatore appare più nitida dal piano. E fate che nell’amicizia non vi sia altro fine, se non l’approfondimento dello spirito. E che il meglio di voi sia per l’amico vostro. S’egli deve conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca pure il flusso. Poiché che amico è mai il vostro che lo dobbiate cercare nelle ore d’ammazzare? Cercatelo sempre nelle ore da vivere. Giacché è il suo bisogno a colmare il vostro bisogno, ma non il vostro vuoto. E nella dolcezza dell’amicizia fate che vi siano risate e piaceri condivisi. Perché è nella rugiada delle piccole cose che il cuore trova il suo mattino e si ristora.”

Quando non hai nostalgia della tua terra pur essendo lontana, allora vuol dire che ti senti veramente a casa.
La mia casa è stata il cuore  e l’abbraccio di Samantha in questi giorni, dove ora io e il mio bimbo lasciamo un pezzettino di noi.

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